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La cavalleria, la Chiesa Rossa di Voghera, Il Tempio Sacrario della Cavalleria Italiana

Il Tempio Sacrario è visitabile liberamente tutte le domeniche dalle ore 10:00 alle ore 12:00.

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La visita di Maria Gabriella (visualizza qui i ritagli del giornale dell'epoca) (secondogenita di Maria Josè e di Umberto e sorella di Vittorio Emanuele) ospite, nella lussuosa villa di Rocca de Giorgi, dei Conti Giorgi Vimercate di Vistarino, in visita al Tempio. Maria Gabriella poi diede la mano ad un bambino, supportata da una piccola nota e da alcune immagini, questo per ricordare un piccolo episodio che mi vede coinvolto assieme alla mia mamma.

 

Qualche nota di storia del Tempio (A gentile concessione del Priore del Tempio Sacrario della Cavalleria Italiana, il Generale Dario Temperino)

Motivi sentimentali, uniti al desiderio di degnamente onorare l'Arma, fecero sorgere, forse già nel 1951 allorché la città allestì con entusiasmo la "Mostra della Cavalleria Italiana", l'idea di realizzare in Vogherà il Tempio Sacrario.
Il Tempio nacque quindi da una iniziativa della sezione culturale dell'Ente pro Oltrepò che, d'intesa con la Presidenza Nazionale dell'Associazione Nazionale dell'Arma di Cavalleria, portò la proposta al vaglio del Consiglio Comunale, il quale, con delibera del 24 giugno 1952, destinava la "Chiesa Rossa" a Tempio Sacrario col titolo di S. Ilario, l'antico patrono, e di S. Giorgio celeste patrono dei cavalieri italiani.
Il 15 settembre 1952 i reparti in armi e tutte le sezioni dell'Associazione venivano informati che con apposita delibera era stata decisa l'istituzione del Tempio; pertanto detta decisione rappresenta il vero e proprio atto di nascita dell'ente. Con le prime offerte si dava inizio nella primavera del 1953, sotto il controllo della Soprintendenza ai Monumenti della Lombardia, all'opera paziente di restauro.
La chiesa, la più antica di Voghera, viene fatta risalire, ma non vi sono elementi probanti, al IV secolo. Alcuni datano la fabbrica A.D. 732 attribuendone la fondazione al Re longobardo Liutprando; l'appiglio a questa tesi è offerto da un'anonima annotazione posta nell'inventario, datato 1877, dell'ufficio tecnico comunale.
Il perché e su quali basi storiche sia stata redatta non è dato sapere; quasi certamente ciò fu dettato dal convincimento ottocentesco che considerava monumenti longobardi edifici chiaramente di stile romanico pavese.
Il motivo per cui la chiesa fu dedicata a S. Ilario è ignoto; forse si è voluto onorare un Santo che tanta parte ebbe nella condanna al movimento eretico di Ario e che con le sue tesi permise nel VII sec. ai Longobardi l'abbandono progressivo dell'eresia. Altre fonti identificano Ilario nel Vescovo di Pavia (358-376), quindi contemporaneo del primo, di cui storicamente non è provata l'esistenza, anch'esso santo e fustigatore della dottrina ariana.
Altra leggenda vuole la chiesetta sorta sul su un Locus Sacer  su cui posavano i resti di un tempio pagano.
Non lontano dalla verità l'ipotesi che prima del mille sia esistita una chiesuola, che successivamente sia stata rimaneggiata o comunque trasformata nell'attuale edificio in stile romanico. La costruzione sorgeva entro proprietà terriere del monastero di S. Maria e Aureliano di Pavia, volgarmente detto del Senatore, che aveva succursale in Vogherà con propri edifici anche alla Porta di S. Ilario.
I primi documenti risalenti al XII sec. testimoniano, unitamente a quelli dei sec. XIII - XIV, che la chiesa di S. Ilario fu indipendente dall'ingerenza temporale e spirituale della Curia di Tortona e della Pieve di S. Lorenzo di Voghera.
Va detto che la presenza del monastero a Porta S. Ilario fu determinante allo sviluppo urbanistico della zona, che ebbe nei possedimenti delle suore tutte quelle strutture produttive (forni, mulini, torchio, ecc.) che ne fecero un centro di potere finanziario, determinando così anche diatribe con il comune di Vogherà, composte nel 1230 con l'arbitrato del Podestà di Pavia
Scarsissime le testimonianze riguardanti i sec. XV - XVI - XVII; per lo più trattasi dei rapporti intrattenuti dal cenobio con il comune di Vogherà a proposito di diritti, doveri e affitti, (tracce nell'archivio civico - notarile).
Circa l'esercizio del culto o di una presunta sconsacrazione giova ricordare che tra il 1445 e il 1533, e cioè per quasi un secolo, si trovano annotazioni relative al pagamento di somme spettanti al sacerdote concelebrante la Messa in occasione dell'anniversario di S. Ilario. Altra notizia che conferma l'attività religiosa, datata 1543, riguarda l'invito rivolto dal sindaco Bonamici, su istanza della Badessa, al Consiglio Comunale a che questi doni all'oratorio, in sostituzione di quella a suo tempo asportata da rappresentanti del comune, una campana di piccole dimensioni necessaria per l'uffizio divino che si celebra nei giorni festivi.
Situazione del tutto mutata nel 1561. Dai documenti di una visita pastorale si legge: "La cappella è stata abbandonata", cosa questa che viene anche confermata negli scritti relativi alla diatriba con la curia di Tortona a proposito di decime; oltretutto la comunità monastica di S. Ilario rientrò definitivamente a Pavia nel 1563, per disciplina alle disposizioni del concilio di Trento.
Quanto sopra ci induce a credere che l'edificio fosse in decadenza e che probabilmente in quegli anni le mura presentassero lesioni e crepe. Durante la peste detta di S. Carlo - 1630 -  nel cimitero annesso e nella stessa chiesa trovarono riposo i borghigiani deceduti a seguito del morbo.
E' molto dettagliata la relazione sull'edificio redatta a seguito della visita del Vescovo Andujar nel 1754 .  Lo stato della infrastruttura descritto è simile a quello testimoniato dalle foto scattate nel 1932 in occasione del sopralluogo commissionato dalla Sopraintendenza.
La sconsacrazione definitiva ci fu in epoca napoleonica, a seguito della confisca dei beni religiosi, e l'immobile con i terreni annessi divennero proprietà del Comune. Dapprima S. Ilario servì da magazzino; in seguito, come riportato nell'inventario redatto nel 1877 dall'ufficio tecnico - comunale: "da oltre un secolo non fu più officiata e serve da deposito delle polveri piriche del Distretto Militare".
Risale al 1878 la totale demolizione dell'abside.
Solamente nel 1916 ci si rese conto dello scempio fatto e che era necessario salvaguardare il monumento da ulteriore degrado; le vicende belliche non consentirono di por mano al progetto.
Al termine della l^ Guerra Mondiale iniziarono i lavori per il recupero della struttura originaria; infatti a causa delle piene dello Staffora era stato giocoforza rialzare i pavimenti e di conseguenza i muri perimetrali, la copertura inoltre era stata trasformata a volte rinascimentali.
Il 27 gennaio 1933 la Soprintendenza, dopo un sopralluogo, dette il beneplacito ai lavori per il restauro analogico, lavori che si protrassero sino al 1938; la ricostruzione dell'abside avvenne nel '37 o '38. Le vicende belliche connesse al secondo conflitto mondiale determinarono, purtroppo, una sosta forzosa.
Con la delibera comunale datata 24 giugno 1952 che accoglieva l'istanza di destinare la "Chiesa Rossa" a Tempio Sacrario della Cavalleria Italiana, iniziavano i definitivi lavori di ripristino e quindi la riapertura al culto.
La chiesa al termine dei lavori si presentava così come oggi appare: "Facciata quadrata di 8,10x8,10m, tetto a due spioventi con cornice a dente, sotto un ordine di archetti pensili che incastona una decorazione di piatti in ceramica colore verde antico.
La luce entra da un'apertura a croce posta sopra la bifora che in origine era una trifora, al di sotto il portale ad arco semplice a tutto sesto.
Sui fianchi due porticine anch'esse a tutto sesto e tre finestrelle per lato strombate all'interno; completano il ritmo delle luci tre identiche finestrelle nell'abside, il tutto sormontato da un campanile a vela, di epoca certamente posteriore alla costruzione ma comunque anteriore agli interventi seicenteschi".
Nelle antiche celle campanarie fu sistemato un concerto di tre campane dedicate: una alla Vergine e le altre rispettivamente a S. Giorgio e S. Ilario. Il battesimo delle campane ebbe luogo in forma semplice il 4 settembre 1955, allorché la contessa Jolanda Calvi di Bergolo visitò il Tempio: dopo la formula di rito e la benedizione impartita da un sacerdote, la madrina, con un colpo di martello, fece vibrare i tre nuovi bronzi.
La struttura architettonica, anche se modesta, ma organica ed esemplare, richiama gli stessi schemi della Pieve di S. Zaccaria presso Godiasco e delle chiese di S. Michele, S. Lanfranco e S. Lazzaro di Pavia.
Da segnalare all'interno, sul sottarco dell'arcata Trionfale, i tre frammenti di un affresco, probabilmente del XIII sec.; sul frammento più grande si nota il volto di un uomo barbuto con in testa la mitra vescovile, con tutta probabilità S. Ilario.
Alla Cappella bisognava però conferire il carattere per cui era stata destinata: "Tempio Sacrario della Cavalleria Italiana". Il problema venne risolto:

  1. incassando in alto, lungo le due pareti laterali interne, gli stemmi policromi in cotto, a rilievo, della Scuola di Cavalleria, dei Reggimenti montati a cavallo e degli squadroni Sardo e Coloniali più quelli, in numero di sette, dei Reggimenti di Cavalleria Blindata;
  2. collocando nei pressi dell'entrata le lapidi con i nomi dei cavalieri decorati dell'Ordine Militare di Savoia e d'Italia e di quelli decorati di Medaglia d'Oro al v.;
  3. murando lungo il terrapieno gli stemmi in pietra offerti dalle province italiane e dalle città che ospitarono scuole e reparti dell'Arma e quelli dei Comuni che diedero il loro nome ai Reggimenti di Cavalleria.

Completano l'arredo interno, oltre all'altare, una bronzea via crucis, la pila dell'acqua santa, un seicentesco coro ligneo, un'antica statua della Madonna con Bambino, una scultura lignea raffigurante S. Giorgio e lampade votive.
Il 21 aprile 1956 il Tempio venne riconsacrato ed il giorno successivo, presenti i sette Stendardi dei Reggimenti ricostituiti nel dopoguerra, celebrante il cardinale Piazza, già cappellano militare dei "Cavalleggeri di Padova" (21°), venne inaugurato dal Capo dello Stato On. Giovanni Gronchi.
Il Tempio dalla sua costituzione, a somiglianza degli ordinamenti di alcuni antichi Ordini Cavallereschi, è retto da un Priorato, che ha, oltre ai compiti amministrativi, quello di tener vivo il ricordo dei Caduti dell'Arma.
Nel Tempio, riconsacrato nell'aprile del 1956, si celebrano - occasionalmente o a richiesta - la Santa Messa ed altri riti per soddisfare la pietà dei devoti.
Non disponendo, attualmente, di un cappellano proprio, si conta sulla collaborazione dei Padri Barnabiti sotto la cui parrocchia ricade la struttura. Pertanto è necessario richiedere la funzione con un certo anticipo, onde consentire il coordinamento o la ricerca di un ministro diverso.
Su richiesta, possono celebrare anche sacerdoti indicati dai fedeli.
In particolare, nel Tempio si tengono funzioni:
- in occasione delle ricorrenze dei Santi Patroni delle Associazioni Combattentistiche e d'Arma;
- in memoria di Caduti per la Patria o di Cavalieri mancati all'affetto dei loro cari;
- matrimoni di Cavalieri, loro familiari e di Patroni del Tempio.
 Il Tempio Sacrario è visitabile liberamente tutte le domeniche dalle ore 10:00 alle ore 12:00.
Si apre, tuttavia, anche a visite organizzate dalle Associazioni d'Arma, da Scuole, da Sodalizi di servizio e quant'altri ne facciano richiesta, in giorni ed orari diversi dalla domenica.
In tali casi è necessario contattare preventivamente il Priore in modo che questi possa pianificare ed organizzare opportunamente l'avvenimento.
 Il Priorato autorizza, altresì; manifestazioni culturali in armonia con lo spirito dei compiti istituzionali del Tempio, nonché compatibili con la dignità ed il decoro dello stesso.
Sono, pertanto, ammessi in linea di principio:
- concerti strumentali o vocali;
- mostre d'arte;
- conferenze;
e qualunque altra iniziativa nel rispetto dei limiti appena sopra enunciati.