ZONE | Il Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo

Itinerari nel Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo
I comuni interessati sono Bosio, Casaleggio Boiro, Lerma, Mornese, Tagliolo Monferrato, Fraconalto e Voltaggio. Il Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo è una piccola parte di Piemonte che volge, attraverso le giogaie, a pochi chilometri dal mare ligure. L’area è attraversata dai torrenti Piota e Gorzente, l’alta Val Lemme e un tratto della Valle Stura. Il parco è attraversato, tra le Valli Scrivia e Stura, da una strada che dalla pianura porta, attraverso i Piani di Praglia, al mare lungo le Valli Verde e Polcevera. Zona montuosa a ridosso del mare, dove il clima crea condizioni particolari con contrasti termici. Non a caso il parco è ricco di torrenti e rii sempre in movimento e mai secchi, alimentati dalla pioggia. Chi attraversa questo territorio noterà la presenza massiccia di rocce che in molti punti non permette lo sviluppo della vegetazione e crea un paesaggio spoglio. Caratteristica di questo territorio sono le tante cascine dislocate lungo tutto il parco: molte erano abbandonate fino a pochi anni orsono, ora stanno seguendo un percorso di ristrutturazione e trasformazione a villette private, tanto che alcune strade sterrate sono state ampliate a loro spese. Molte conservano la struttura a due corpi: abitazione e la stalla o fienile. Finestre piccole, tetti spioventi e la immancabile scala per accedere al piano superiore. La funzione delle cascine cambiò durante gli anni passando da centri agricoli con lo sfruttamento, seppur mediocre, della terra alla produzione di castagne, abbandonata per lo sfruttamento dei boschi come fonte di energia per le ferriere e la costruzione dei remi e delle navi. Richiesta sempre più pressante da parte dei nobili della Repubblica di Genova. In pratica gli imprenditori locali erano diventati dipendenti e affittuari delle cascine che lavoravano appunto per i nobili. Lo stemma degli Spinola, i maggiori possidenti, è ancora visibile su alcune cascine. La situazione rimase invariata per moltissimo tempo fino a quando la drastica riduzione della costruzione delle navi ha costretto gli abitanti a lasciare il territorio: la mancanza di lavoro, unita alla diffusione della malattia dei castagni, ha messo in crisi tutto il territorio, con il seguente abbandono. Addirittura, e soprattutto nella famiglia degli Spinola, le terre erano ridotte a una semplice riserva di caccia. Al centro parco si trovano i laghi artificiali del Gorzente che, unito a quello della Lavagnina, hanno cambiato profondamente l’aspetto del territorio. Ne parliamo più avanti. Il paese di riferimento è la frazione di Capanne, che in tutto il Medioevo è stato il centro e l’incrocio delle tante strade commerciali che collegavano Genova al Monferrato attraverso l’Oltregiogo. Caso a parte è il Passo della Bocchetta che collegava la Pianura Padana. La frazione del Comune di Bosio è costituita da un insieme di cascine sparse e da un nucleo principale dove si trova la Chiesa di Santa Croce e la Locanda degli Olmi dove si può fare una sosta. Nelle vicinanze si trova la Sede Operativa del Parco e Centro Visitatori. Da qui partono i percorsi verso i Laghi del Gorzente (Cascina I Foi) e per il Monte Pracaban. Le Capanne Superiori di Marcarolo, chiamata anche Capannette, sono vicine alle Capanne di Marcarolo. Luogo immerso su splendidi prati, è composto da alcune cascine. Da qui partono (Cappella dell’Assunta) i percorsi verso i Laghi del Gorzente.  Alle Capanne Superiori si trovano le Cascine Saliera e Salera, entrambe sede medievale di depositi del sale, che ci portano alle antiche vie del sale. Nei pressi, lungo la strada per i Piani Praglia, si trova la “Benedicta”, antico insediamento monastico che aveva anche funzione di ospitalità per i mulattieri e per i religiosi.

Itinerari nel parco

Il Parco è un’area montana dominata dalla vetta del Monte Tobbio, raggiungibile, da tutti i versanti, tramite sentieri ripidi che culminano alla vista della chiesetta posta sulla cima. Dal Parco, in età medioevale, transitava la “Via Cabanera” una alternativa di passaggio per commercianti del sale, pellegrini e guerrieri, un segno di questo passaggio rimane nel monastero della Benedicta, tra l’altro nota per essere stata teatro di un eccidio di partigiani.
La scoperta delle prime pagliuzze d’oro risale all’epoca romana nelle acque del Gorzente, ed ancora oggi sono campo di battaglia per inesuribili cercatori d’oro. Molti sono i torrenti che alimentano i Laghi artificiali, il Piota, il Gorzente, il Lemme lo Stura, il Lavagnina.
La storia medioevale di queste zone ricalca di molto quelle già descritte per le valli Curone e Staffora, ma vale la pena ricordare le già citate Vie del Sale usate anche dai pellegrini che deviavano dalla via Postumia dove, i Signori della valle Scrivia, imponevano pesanti pedaggi, che costringevano i carovanieri a creare nuove vie di passaggio per il genovese. Se abbiamo la fortuna di fare un giro attraverso i numerosi sentieri di collegamento, possiamo notare che le vette del Monte Tobbio, del Monte delle Figne, del Monte Leco e del Monte Pracaban, che compongono l’assetto montuoso del Parco, sono spoglie di vegetazione, questo si spiega con il fatto che il legname è stato tagliato ed anche sfruttato per la costruzione delle flotte genovesi, se poi ci mettiamo il fatto che il vento da queste parti è sempre molto sostenuto, capiamo perché la nuova crescita di vegetazione è molto difficoltosa. Torniamo per un attimo al nome del parco “le Capanne di Marcarolo”, non ci vuole molto a capire le origini del nome. In tutto il Parco si possono notare case isolate e piccoli borghi di origine contadina, dalla antica caratteristica forma a capanna. Se guardiamo poi la cartina del Parco (recuperabile dai punti di informazione del Parco) si possono notare una serie di nomi di queste costruzioni, chiamate “cascine”, oggi in piena rivalutazione e recupero da parte di tanti privati che qui trovano grandi spazi verdi immersi nel verde della vegetazione. Le tante cascine sono collegate tra loro da larghe carrarecce che permettono ai tanti bikers di raggiungere i punti più importanti del parco, al limite dei sentieri che raggiungono le già citate vette montuose del Parco. Ma ciò che appassiona gli amanti della bicicletta da montagna sono i tanti sentieri che partono appunto dalle vette più alte per raggiungere i paesi posti lungo le valli sottostanti. La rete dei sentieri del parco si presta moltissimo ad escursioni invernali. Sterrate che anche dopo poche ore assorbono piogge anche torrenziali, dalle più svariate conformazioni insomma un vero paradiso della MTB. L’ambiente è quello dell’Appennino Ligure anche se in alcuni punti, ad esempio le zone intorno al Monte Tobbio hanno un sapore che ho riscontrato solo nelle valli piemontesi, in un ambiente selvaggio, anche se le altitudini non sono proibitive. I percorsi non sono solo nel parco ma partono, verso il parco, anche dalle due valli che lo circondano: la Valle Stura e la Valle Scrivia. Limite a sud è la Alta Via dei Monti Liguri che da accesso ai sentieri, al di là dei gioghi e verso la costa ligure, non inclusi in questa parte di territorio.

La valle Lemme

La valle del Lemme ha origine dal Passo della Bocchetta. La storia di questa valle ha origini molto antiche. I Romani la usarono come via preferita per gli spostamenti militari. Nel 148 a.C. nacque la Via Postumia, che partiva da Genova, risaliva da Pontedecimo e, attraverso il Passo della Bocchetta, scendeva lungo la Val Lemme. In questo tratto però non seguiva esattamente la valle ma restava sul crinale che porta a Fiaccone, l’odierna Fraconalto. Nei pressi del passo esisteva il “Castelus Alianus”, luogo fortificato fatto costruire dai Romani. La via correva verso il Passo di Castagnola e, attraverso il Monte Porale, scendeva in Valle Scrivia, transitando a Libarna, centro romano di notevole importanza. Gli scavi hanno evidenziato le antiche porte di accesso e la via strata. Teatro e terme confermano una presenza stabile del popolo romano. Probabilmente tra Arquata Scrivia e Serravalle Scrivia le costruzioni odierne hanno seppellito una parte di questa storia. La Via Postumia però durò pochi decenni e, per qualche motivo sconosciuto, probabilmente un’alluvione che distrusse tutto, si pensò di spostare il passaggio verso le Gallie usando una nuova via: la Via Æmilia Scauri che da Vado Ligure (Vada Sabatia) attraverso il Colle di Cadibona, la Valle Bormida, la romana Acqui Terme (Acque Statielle), portava a Tortona dove riprendeva sulla Via Postumia e la Via Emilia Lepidi. Questo ha declassato la via rendendola passaggio locale. È con il XII secolo che i Genovesi, battendo i Saraceni e consolidando il loro predominio sul mare, rivolsero la loro attenzione ai mercati più importanti della pianura, aprendosi le giogaie sulle dorsali dell’Appennino. Una di queste era senza dubbio il Passo della Bocchetta. Il tracciato in questo tratto veniva chiamato della “Veèa”, nome che lascia intendere che esistevano delle vetrerie; una cava per l’approvvigionamento del materiale da fondere e la fornace viene indicata ai piedi del Monte Leco. Una pista senza opere di sostegno, quindi non seguiva più il crinale ma il corso del torrente. Nel 1121 la Repubblica Genovese acquistò Voltaggio e conquistò Gavi, luogo che apriva le vie verso l’Oltregiogo (Monferrato) e la Valle Scrivia verso i mercati del nord. Era il chiaro intento di voler rendere sicure le strade e commerciare direttamente con le famiglie nobili più importanti garantendo privilegi e pedaggi. La via commerciale veniva identificata come la Via della Bocchetta, che deviava dai “Feudi Imperiali”, territorio Obertengo, vasto ma diviso tra tante famiglie nobili che avevano particolare interesse al passaggio sulle loro proprietà dei mulattieri e al conseguente pagamento delle gabelle. Una di queste famiglie era quella dei Malaspina. La via però era scomoda e infestata di rovi e solo verso il 1580 divenne carrettabile e nel XVIII veniva consolidata dal doge Michelangelo Cambiaso di Genova con opere di sostegno e ponti che ancora oggi si possono ammirare. Da Genova alla Val Lemme prese il nome dal doge diventando “Cambiagia”. Il tratto fino a Voltaggio respirava del possesso genovese. Poco sotto il valico esisteva il “Posto dei Corsi”, postazione militare per controllare il passaggio e proteggere le carovane. Nei pressi di Fiaccone e sulla antica Via Postumia c’era un punto di ristoro (Cascina di Ventiporto). L’abitato di Molini mano a mano diventò sempre più importante con mulino e varie locande che servivano da ristoro e sosta. Punto nevralgico della Via della Bocchetta, è in Voltaggio, dove esisteva la Casa dei Grimaldi, appaltatori dell’imposta di pedaggio per conto della Repubblica di Genova. Ancora oggi visibile è posta nel punto strategico di congiunzione tra la Via della Bocchetta, che seguiva la odierna provinciale e la via di crinale proveniente da Fraconalto, e la via che seguiva il Rio Morsone proveniente dai Piani di Praglia, identificata come una delle Vie di Marcarolo (Cabanera). Nei pressi della Casa dei Grimaldi si trova il ponte dei Pagani o dei Paganini, via di passaggio per proseguire il cammino. Altro punto nevralgico della Val Lemme è Gavi: la sua fortezza dominava le vie verso la Valle Scrivia. Gavi acquisì più importanza dopo la conquista dei Genovesi, rendendola di fatto porta verso i mercati lombardi (già Via Postumia) e la Via della Valle Lemme verso i mercati piemontesi. Questa via, anche se non ci sono prove certe, era già solcata dai Romani e si collegava alla Æmilia Scauri nei pressi di Sezzadio passando per Basaluzzo, antica colonia romana. La via divenne parte integrante delle Vie d’Oltregiogo. Per questo motivo Gavi sostituì Voltaggio, diventando sede di pagamento del pedaggio. Tra Gavi e Voltaggio esisteva l’antico feudo di Carrosio, da sempre ostile alla Repubblica di Genova, che a metà del Settecento incaricò l’ingegnere Matteo Vinzoni di predisporre una via che unisse Gavi a Voltaggio senza passare da Carrosio: tale via venne individuata sui monti laterali della Bruseta (la odierna Bruzeta), ma risultò scomoda, tanto da indurre la Repubblica a pagare il pedaggio con venti soldi. La presenza genovese in questo tratto è testimoniata da alcune ville cinquecentesche come la Toledana (Villa Cambiaso già Lercari) e la Centuriona, oggi altrettanto magnifici luoghi di produzione del Cortese di Gavi. La Valle Lemme perse man mano importanza con l’apertura della Strada Regia dei Giovi (completata nel 1823) che portava a Genova attraverso il Passo dei Giovi. Gavi, Carrosio e Voltaggio rimasero quindi escluse dalle importanti direttrici di traffico fra Genova e il retroterra, comportando l’abbandono della Bocchetta e l’isolamento della Valle del Lemme. Anche Novi rimase al margine di questa nuova direttrice, che segna la rivincita della Valle Scrivia e in particolare di Arquata e Serravalle, che acquisirono tutto il commercio di spedizione. I paesi della Val Lemme persero la loro peculiarità di passaggio commerciale, ma acquisirono la importante fascia del movimento turistico. Restando nel parco con i due paesi di Voltaggio e Fraconalto si prosegue con i due paesi rimanenti della Valle Lemme: Gavi e Carrosio.

I Laghi artificiali

Itinerari dai Laghi del Gorzente

Lago Lungo (o Bigio)
Lago Badana (de Föggiariônda)
Lago Bruno (o Lavezze)

Nell’ultimo quarto di secolo il paesaggio dell’Alta Valle del Gorzente è sconvolto dalla costruzione di tre laghi artificiali ai quali si aggiunge il bacino della Lavagnina. Siamo nel cuore del parco, ricco di torrenti e rii che, per la maggior parte, si gettano nelle acque limpide del Gorzente.

Negli anni immediatamente successivi all’Unità d’Italia (1861), la lenta ma costante crescita demografica di Genova imponeva di rivedere la strategia di approvvigionamento idrico, fino a quel momento limitata agli apporti della vecchia condotta di origine medievale e dell’acquedotto Nicolay. Questo, sebbene fosse stato realizzato pochi anni prima, era già insufficiente a coprire le necessità imposte dall’espansione industriale in atto in Val Polcevera. Per sopperire a tali necessità furono proposte alcune soluzioni, tra le quali un progetto riguardante la valle del Gorzente, elaborato dagli ingegneri Nicolò Bruno e Stefano Grillo. L’impluvio del Gorzente, nella parte più elevata della valle, era scarsamente abitato, comprendeva poche terre produttive. Del resto si stava verificando un importante abbandono delle cascine un tempo adibite allo sfruttamento dei pascoli e dei boschi. Quindi il luogo scelto aveva molti requisiti per questo tipo di costruzione, oltre al fatto che era molto vicino alle Valli Verde e Polcevera. Argomento ulteriore alla scelta era che qui le precipitazioni, create dal contrasto termico tra il golfo ligure e le terre al di là del crinale appenninico, erano abbondanti. Le problematiche però erano tante, legate ad alcune controversie con alcuni proprietari terrieri ma anche, e sopratutto, per questioni di mancanza di fondi. Con la proroga della concessione fino al 1879, una società belga accettò di impegnarsi per i 4/5 del valore attribuito alla concessione, al quale si unirono alcuni imprenditori genovesi con capitali privati. Sulla spinta dei capitali stranieri e dell’adesione degli industriali si mossero finalmente i finanzieri cittadini e in particolare il marchese Lazzaro Negrotto Cambiaso e Antonio Bigio, rispettivamente presidente e vicepresidente della Banca Provinciale. Il 12 febbraio 1880, riacquistati due terzi della quota del gruppo belga, veniva costituita la “Società anonima Acquedotto De Ferrari Galliera” per la riorganizzazione dell’approvvigionamento idrico di Genova e il rilancio dell’industria in Val Verde. La Società dovette risolvere le controversie e fu costretta a scendere a patti con i proprietari dei terreni, le cui richieste erano esagerate rispetto al valore commerciale di terreni acquistati per poche lire da alcuni privati che avevano intravisto un’allettante prospettiva di speculazione. A queste difficoltà si aggiunsero le opposizioni degli utenti di fondo valle del Gorzente, compresi altri proprietari che, pur avendo diritti formali sull’attingimento delle acque, non se ne avvalevano da molto tempo. Anche i comuni della Val d’Orba attraversati dalle acque provenienti dal Gorzente si opposero al progetto. Gran parte dei contenziosi fu risolta con una transazione soddisfacente per proprietari e Comuni, comunque per evitare rischi di decremento della media portata del torrente. Fin dal 1873 il Ministero aveva imposto di integrare il progetto con la costruzione di un serbatoio di compensazione sul Rio Lavagnin: ecco spiegata l’aggiunta dell’odierno Lago della Lavagnina. Le difficoltà aumentarono perché la popolazione dovette subire seri disagi per il continuo transito di carri pesanti e il conseguente dissesto delle strade. Per la costruzione arrivarono centinaia di manovali (soprattutto sterratori) provenienti dal basso Piemonte e dal Veneto.  Questo aveva provocato un ulteriore disagio perché la domenica si riversavano nelle osterie e nelle balere di Isoverde, generando immaginabili attriti e problemi di convivenza. Come sempre quando si modifica radicalmente il territorio le conseguenze sono profonde dal punto di vista sociale, economico e ambientale, con una drastica ridefinizione dell’assetto e degli equilibri ecologici. Ora le acque limpide dei laghi fanno parte della bellezza di questi luoghi e sono una importante risorsa paesaggistica di cui possono godere gli escursionisti.

Laghi della Lavagnina

Lago artificiale che divide le sorti costruttive dei Laghi del Gorzente. Da qui partono alcuni itinerari che portano verso Lerma e Casaleggio Boiro e, dalla parte opposta, si unisce agli itinerari che partono dalla Cascina Cirimilla. Si tratta di due invasi artificiali situati in territorio piemontese, lungo il basso corso del Torrente Gorzente, la cui costruzione è diretta conseguenza della costruzione dei Laghi del Gorzente più a monte. Infatti, nel 1884, a causa della costruzione del primo invaso del Gorzente (il Lago Bruno), le genti della parte bassa della valle – e in particolare i proprietari dei numerosi mulini – iniziarono a lamentarsi a causa del ridotto apporto idrico del torrente. La società dell’Acquedotto de Ferrari-Galliera decise di costruire un invaso nella parte bassa per compensare. Quindi venne completato il Lago Superiore della Lavagnina, con una diga ad arco alta 15 metri; la riserva d’acqua doveva servire appunto a garantire un minimo deflusso per gli abitanti della bassa valle anche nei periodi di magra. Il Lago Superiore andò incontro subito a evidenti problemi di interramento (anche perché la società stimò un interramento medio di 600 mc all’anno, quando quello reale era di 20000 mc all’anno), e presto diventò praticamente inutilizzabile. Oggi il Lago Superiore esiste ancora, anche se quasi completamente interrato (la profondità massima è di soli 3 m, la media è decisamente inferiore), e viene utilizzato come bacino di sedimentazione per preservare il Lago Inferiore dal riempimento. Con il Lago Superiore ormai inutilizzabile già all’inizio del ’900, era evidente la necessità di costruire un secondo bacino artificiale per continuare a garantire i servizi agli abitanti della valle. Così, tra il 1911 e il 1917 venne eretta la diga del Lago Inferiore della Lavagnina: si tratta di una diga a gravità massiccia, alta 34 metri, che trattiene un lago artificiale esteso per circa 170.000 mq. Il lago, oltre che per la fornitura di acqua potabile, viene utilizzato anche per la produzione di energia elettrica nella centrale subito a valle (che sfrutta anche una condotta forzata proveniente dalla valle del Torrente Piota); parte dell’energia elettrica viene poi trasferita sul versante marittimo dell’Appennino Ligure, alla centrale di Gallaneto. All’abbassamento programmato del livello del lago emergono dai bassi fondali i ruderi un piccolo insediamento.

La valle Stura

La vallata prende il nome del torrente che non è l’unico a chiamarsi così. Il tratto di Valle Stura che a noi interessa è l’alto bacino che parte da Masone e arriva a Ovada. Nasce dal Monte Orditano nei pressi dei Piani di Praglia e muore nell’Olba. Partiamo dal Passo del Turchino, punto di incontro con la Alta Via dei Monti Liguri. La Valle Stura, nel ’600, era caratterizzata dalla presenza di molte ferriere, situate per la maggior parte sul fondo valle per sfruttare la forza del torrente che dovevano alimentare i magli. Questo generava anche un indotto che ruotava attorno alle ferriere. Non solo, ma da qui transitavano anche le carovane di muli in marcia verso Voltri per il trasporto del minerale, smistato a Masone e usato alla trasformazione del ferro in utensili e chiodi. Le ferriere avevano un incubo, le piene dello Stura che hanno messo a dura prova le genti, tanto che dal ’700 all’800 si vide la inesorabile decadenza tanto che oggi non ce n’è più traccia. Restano i toponimi e i ricordi delle genti. Il primo paese che si incontra è San Pietro, punto dove lo Stura volge verso Nord. Ci affacciamo quindi a Masone paese di origine antiche; il toponimo deriva da castrum mansionis, da castrum “accampamento” e mansionis “stazione di posta”. Quindi si presume fosse luogo di sosta per le legioni romane. Ma come è accaduto spesso sull’Appennino Ligure a ridosso della costa, si può andare più indietro con il tempo e ai Liguri che, come risulta dai tanti ritrovamenti, hanno abitato queste zone. La località di Cappelletta di Masone è posizionata in un punto privilegiato a terrazza sulla Valle Stura. Cappelletta è inoltre posizionata sulla via per il Passo del Turchino, il Giovo di Masone e Passo della Canellona, tre passi che hanno visto il passaggio di tanti mulattieri o trasportatori di materie prime come gli stracci per ricavarne la carta. Ma proseguiamo e arriviamo a Campo Ligure (anticamente Campofreddo) allineato sulla la strada provinciale. Il paese è posto alla confluenza allo Stura del Ponzema e del Langassino che ne danno una protezione naturale. Il castello è posto a difesa, ai suoi piedi una piazza dove si faceva mercato. Le vicende di Campo Ligure si perdono nella notte dei tempi e, nel periodo feudale, fu sempre conteso tra i feudatari della marca Obertenga e Aleramica. Poi vi furono contese tra i feudatari fedeli alla causa imperiale e la Repubblica Genovese. Anfraone Spinola ottenne dall’Impero l’investitura di feudatario e Campo batte moneta propria diventando anche punto di incontro tra i commerci del Monferrato e la Repubblica Genovese. Degli antichi magli e delle botteghe dei chiodaroli ha raccolto in eredità l’arte della filigrana, importata nel 1884, anno in cui il paese cambiò il nome di Campofreddo in Campoligure. Artigianato di grande importanza, esportato in tutto il mondo.

La valle Scrivia

Per quanto ci riguarda tratteremo solo la Alta Valle Scrivia, L’intero percorso della valle è stata una delle più importanti valli usata dai Romani ma anche in periodo medievale. Nasce dal Monte Prelà e si getta nel Fiume Po nei pressi di Castelnuovo Scrivia.  Lungo il Torrente Scrivia si è scritta una delle pagine più importanti di queste zone. I Romani la usarono per gli spostamenti militari con l’apertura della Via Postumia. A Tortona vi era la deviazione più importante che portava le milizie verso est lungo la Pianura Padana a percorrere al fianco del Fiume Po la Via Emilia Lepidi, per poi raggiungere Aquileia. Ma Tortona è stata anche la via di svincolo della via Æmilia Scauri (poi Julia Augusta) che proveniva dalla Val Bormida e dalla romana Acqui Terme. Lungo questa direttrice invece in epoca medievale si muovevano i mulattieri e i commercianti che avevano in Genova il loro punto di riferimento. Nella valle Scrivia si svilupparono notevoli centri di strade provenienti da altre valli e conseguenti vie di comunicazione. Gli elementi – strada, castello e borgo – che si ritrovano in tutti i centri più importanti della Valle Scrivia, rappresentano la sintesi del centro medievale di strada. I castelli della Valle Scrivia risultano essere sorti soprattutto in funzione del controllo degli itinerari più facili e obbligati e in posizione dominante rispetto a un villaggio quasi sempre preesistente e che già sfruttava possibilità commerciali offerte dal passaggio delle vie di comunicazione. Importante è l’isola di Precipiano (isola in quanto situata alla confluenza del Borbera nello Scrivia-oggi Villa Cauvin), sede di un castello e di un monastero. Il nostro percorso si limita a quest’ultima località, ma la Valle Scrivia poco più avanti si apriva a molte possibilità di arrivare a Genova. Abbiamo già detto del Passo dei Giovi, ma a Ponte Savignone e Casella, provenienti da Crocefieschi e Savignone, si aprivano le vie verso altri due valichi: il Passo del Pertuso, dove si trova il Santuario di Nostra Signora della Vittoria, probabile passaggio del Re Liutprando per il recupero delle spoglie di Sant’Agostino; il Passo della Crocetta di Orero, lungo la Via della Salata (o dei Feudi Imperiali); verso  Montoggio e Torriglia dove dal Monte Prelà si trovano le sorgenti della Torrente Scrivia, ma anche del Fiume Trebbia. Siamo vicini al Passo della Scoffera, altro storico passaggio per i mulattieri provenienti dalla vicina Val Trebbia. Il Monte Prelà regala anche le sorgenti al Fiume Trebbia, ma questa è già un’altra storia.

Andremo a visualizzare i paesi che compongono il Parco delle Capanne di Marcarolo e delle valli Stura e Scrivia che sono interessati agli itinerari proposti

Paesi del Parco delle Capanne di Marcarolo

◾VIDEO: Paesi del Parco delle Capanne di Marcarolo

PAESI | A | B | C | D | E | F | G | I | L | M | N | O | P | R | S | T | V | Z

PAESI | A

ARQUATA SCRIVIA

◾VIDEO: Arquata Scrivia e Frazioni

◾Le frazioni: Rigoroso, Varinella, Vocemola, Sottovalle. Campora, Moriassi, Pessino, Traveghero, Val d’Arquata, Libarna

Come per Serravalle Scrivia, il Comune ha preso le influenze della romana Libarna, essendo posizionato sulla via Postumia, ma di tutto ciò non rimane niente. Infatti il paese conserva solo una sua forte impronta medievale. Sorge ai piedi della ben visibile torre facente parte del castello ora demolito, mentre il palazzo del Comune era il vecchio palazzo degli Spinola. Di particolare interesse è la “casa del Tranquillo” o “casa gotica”, un particolare edificio risalente al sec. XIV, con una caratteristica struttura portante in legno e decorazioni in laterizio. Arquata Scrivia con il suo castello e il Palazzo Spinola e la vicina frazione di Rigoroso aprivano la porta sia verso la Valle Scrivia, quella più tortuosa e stretta, sia alla Val Lemme: in epoca romana con la Via Postumia, in epoca medievale con la Via della Bocchetta.

PAESI | B

BELFORTE MONFERRATO

◾VIDEO: Belforte Monferrato

◾Le frazioni: San Criste

Fin dall’epoca longobarda il territorio era inserito nei possedimenti dell’abbazia di San Colombano di Bobbio. Conserva ancora la topografia medioevale, traendo origine da un primitivo nucleo cristiano aggregatosi nelle adiacenze di un monastero di epoca lontana, fondato da monaci di Bobbio. Il monastero si trovava in una località chiamata del Faldellino, tra la statale del Turchino e la sponda sinistra del torrente Stura. La comunità laica si dovette insediare invece sulla sponda destra del torrente, nella sottostante pianura, nell’attuale zona di San Colombano, ove fu eretta una cappella che, nonostante le numerose ristrutturazioni, si riconosce ancora di epoca alto-medioevale. Un primo centro abitato sorse con il nome di Bellum Fortium nel X secolo con lo spostamento della popolazione dal fondovalle, per occupare la zona del Castello. Successivamente, per motivi di sicurezza la popolazione abbandonò il fondovalle e la chiesa di San Colombano servì solo come cimitero. Parte degli abitanti si stabilì sulla collina, nei pressi di costruzioni difensive, ove attualmente è presente l’oratorio. Nel 934, i re borgognoni d’Italia Ugo di Provenza e Lotario II concessero questi fondi ad Aleramo del Monferrato. La concessione fu confermata nel 967 da Ottone I. In quell’epoca nei documenti ufficiali appare spesso il nome Bellum Fortium (Belforte), nome che richiama la fortificazione difensiva di questa vallata appenninica. Dopo diverse vicende, in cui si inserì anche la Repubblica di Genova interessata ai transiti verso la Pianura Padana, Belforte Monferrato passò sotto il dominio dei Malaspina di Cremolino. Nel 1328, la zona e il castello passarono sotto gli Spinola di Genova. Nel 1539, morì Giambattista Spinola, e il territorio passò ai Grimaldi fino al 1652, quando subentrò come marchese Patrizio Cattaneo della Volta. I Cattaneo della Volta saranno gli ultimi signori di Belforte. Il territorio passò infine sotto i Savoia fino all’Unità d’Italia. Il castello di Belforte venne edificato tra il ’400 e il ’600 attorno alla massiccia e alta torre a pianta quadrata, fatta erigere dalla Repubblica Genovese, attorno al 1100, per il controllo del confine con il Monferrato e a difesa di una delle strade alto-medievali, che da Genova via Capanne di Marcarolo scendeva a Ovada e proseguiva verso Acqui Terme. Nei pressi nel sito dove originariamente esistevano sia il monastero di San Colombano sia la chiesa di San Benedetto, ancora esistente, venne a costituirsi il primo borgo, la località Pastori, residenza dei feudatari che si sono succeduti nel possesso del feudo: Obertenghi, Malaspina, Spinola, Grimaldi, Cattaneo della Volta.

BOSIO

◾VIDEO: Bosio e frazioni

◾Le frazioni: Capanne di Marcarolo, Costa Santo Stefano, Maietto, Mogreto, Serra, Spessa, Val Pagani

L’origine di Bosio (Beuso in piemontese, Bêuxo o Bêuzo in ligure) sulla base dell’attestazione del toponimo ci porta all’epoca medievale. Dopo la conquista genovese dell’Oltregiogo ha seguito, come Gavi, le sorti della Repubblica ligure. Del comune fanno parte le zone delle Capanne di Marcarolo, zona naturalistica di importanti e antiche vie commerciali tra Genova, l’Oltregiogo e la Pianura Padana, verso Acqui Terme e Novi Ligure. Oggi è la sede del Parco delle Capanne di Marcarolo dove trovare documentazione e informazioni.

BUSALLA

◾VIDEO: Busalla e frazioni

◾Le frazioni: Bastia, Camarza, Sarissola, Salvarezza, Semino

Un tipico centro di strada, che, fra la Scrivia e la collina del castello, si stende parallelamente al fiume, di cui, secondo una efficace rappresentazione del Vinzoni, sembra utilizzare il greto come strada carrettabile. Il centro è nato in funzione dell’utilizzazione del valico dei Giovi. Fin dall’epoca longobarda il territorio era inserito nei possedimenti dell’abbazia di San Colombano di Bobbio attraverso il controllo dell’abbazia di Precipiano. Nel 1239 era sotto il dominio feudale degli Spinola del ramo di Luccoli, che vi costruiranno un castello. Il feudo nel 1242 venne assediato dalle truppe genovesi che conquisteranno l’intero comprensorio, obbligando alla fuga e all’esilio Guglielmo Spinola, alleato di Federico II. Nel 1315 la lotta tra guelfi e ghibellini trasformò il territorio compreso tra Ronco Scrivia e Busalla in un vero e proprio campo di battaglia, tanto è vero che fu più volte saccheggiato nel 1392 e nel 1418. Nel XVI secolo il castello venne duramente devastato da armi nemiche e le sue fondamenta vennero messe a servizio per la costruzione del neo palazzo marchionale. Dal 1728 Busalla divenne parte integrante della Repubblica di Genova a seguito della cessione degli stessi Spinola.

PAESI | C

CAMPO LIGURE

◾VIDEO: Campo Ligure

◾Le frazioni: Maddalena

Dagli scavi durante la costruzione della linea ferroviaria Asti-Genova riaffiorarono ritrovamenti archeologici come vasi e utensili di origine romana. La posizione del paese è posta in luogo strategico tanto che nel III secolo le legioni romane edificarono qui un accampamento, sotto la guida dell’Imperatore Aureliano, come presidio sull’Appennino Ligure contro le prime invasioni dei popoli germanici. Da qui la derivazione del toponimo Campofreido. Il luogo venne ulteriormente fortificato dai Bizantini nel VI secolo contro i Longobardi.Diventato dominio feudale di Bonifacio del Vasto, nel X secolo fu sotto influenza sicuramente longobarda. Tra il XII e il XIII secolo fu terra di diverse famiglie nobiliari del tempo quali i Vento e i Del Bosco, che nel 1217 cedettero il feudo alla Repubblica di Genova. Con diploma del 27 giugno 1329, Ludovico IV il Bavaro, Imperatore del Sacro Romano Impero, investì la famiglia Spinola della linea di Luccoli del feudo di Campo. Durante la seconda parte del XVI secolo, i feudatari Spinola, caduti in bassa fortuna in Genova, furono costretti a vivere quasi costantemente nel feudo, partecipando così al lungo conflitto per la determinazione dei confini con i vicini padroni del feudo di Masone, la potente famiglia Grimaldi Cebà. Dopo innumerevoli scontri e sanguinose battaglie tra abitanti, si giunse alla breve pace tra i due feudi. Nel XVI e XVII secolo a Campo Freddo cominciarono le prime ribellioni dei paesani contro i feudatari Spinola. Il lungo conflitto culminò nel luglio 1600 con l’invio da parte della Repubblica di Genova, alleati degli Spinola, di truppe mercenarie assoldate in Corsica. Dopo una strenua resistenza il borgo venne invaso, saccheggiato e incendiato; gli uomini di Campo subirono altresì il bando per 36 anni da parte della Repubblica Genovese. Il XVIII secolo fu un periodo prospero per l’economia campese: ferriere e fucine producevano manufatti di ferro (soprattutto sotto forma di chiodi) destinato all’edilizia e ai cantieri navali. Dopo anni di transizione, Napoleone Bonaparte nel 1797 abolì tutti i feudi. Queste zone passarono alla Repubblica Ligure e successivamente all’Impero francese. La storia poi decretò il passaggio di tutti i feudi imperiali liguri al Regno di Sardegna e al Regno d’Italia, tramutando il nome nel 1884 nell’odierno Campo Ligure. Il borgo di Campo Ligure fa parte del circuito dei borghi più belli d’Italia. Importanti sono le chiese ma, di gran pregio storico, è il ponte medievale di San Michele sul torrente Stura, dove in passato si riscuoteva il dazio. Nel paese spiccano il Castello, dominante il borgo, costruito nel 1309 per volere della famiglia genovese degli Spinola, e il Palazzo Spinola posto nella piazza della Parrocchiale.

CARROSIO

◾VIDEO: Carrosio

◾Le frazioni:

Soggetto al potere temporale dei vescovi di Tortona nel X secolo, poi dominio dei marchesi di Gavi. Il castello fu poi smantellato dai Genovesi nel 1197. Fu feudo delle famiglie genovesi dei Castagna, dei Grimaldi e dei Di Negro. Elevato al rango di feudo imperiale, fu attribuito agli Spinola e poi ai Salvago. Il nome “Carroxium”” appare, per la prima volta, in un documento del 1144. Nell’VIII secolo, in questa roccaforte, si svolse una terribile lotta tra Carlo Magno e Desiderio. Dominio genovese, passò ai Migliorati Gavotti e durante le guerre per la Successione del Monferrato fu teatro di violenti scontri. Nel 1625 Carlo Emanuele I riportò una memorabile vittoria sui Genovesi, Milanesi e Modenesi coalizzati. Passato ai Savoia nel 1735, divenne una enclave sabauda all’interno della Repubblica di Genova. Abolito il feudo nel 1798, fu protagonista di una rivolta giacobina contro il governo piemontese. Fra le molte costruzioni che hanno conservato l’aspetto medievale, ricordiamo il palazzo Migliorati Gavotti in cui sostò Papa Pio VII durante il viaggio verso Fontainebleau (attualmente sede del Municipio).

CASALEGGIO BOIRO

◾VIDEO: Casaleggio Boiro

◾Le frazioni: località Castello, località Cravaria

Citato in un documento di donazione al monastero di Santa Maria di Castiglione, appartenne agli Obertenghi di Parodi. Nel 1164, Federico Barbarossa ne confermò il possesso al marchese di Monferrato Guglielmo il Vecchio. Feudo, nel 1435, di Francesco Sforza passò poi agli Spinola che lo tennero sino al 1705, alternandosi per breve periodo ai Grillo (1589) e agli Scotti. Nel 1863 il comune di Casaleggio assunse la nuova denominazione di Casaleggio Boiro. Il castello fu costruito nel X secolo su un’impervia rocca e ampliato nel XII secolo. Nel maniero, venero girate alcune scene di una famosa versione televisiva dei Promessi sposi diretta da Sandro Bolchi e con attori di fama tra cui Tino Carraro, Marisa Merlini, Lilla Brignone, Paola Pitagora, Nino Castelnuovo. Nello sceneggiato il castello rappresentava il “nido d’aquila” dell’Innominato.

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PAESI | F

FRACONALTO

◾VIDEO: Fraconalto

◾Le frazioni: Castagnola, Molini, Tegli Località: Banchetta, Borgo Sereno, Campilunghi, Casasse, Chiappa, Freccia, Lià, Masareta, Pian dei Grilli, Sereta

Il paese non era solo una delle soste lungo la via Postumia, ma è da sempre un passaggio per transiti militari e mercantili delle famose “vie del sale”. In origine era chiamato Flaconum, poi Fiaccone, toponimo che è rimasto nel vicino monte sovrastante il paese, sul quale si trovano i resti del locale castello. Su istanza del podestà Giovanni Odino, il nome fu cambiato in Fraconalto (Regio Decreto n. 903 del 19 maggio 1927). Nel 1121 entrò a far parte della Repubblica di Genova, a seguito della fortunata campagna militare che assicurò a Genova il dominio dell’Oltregiogo. Fraconalto è stato uno dei paesi più importanti d’Oltregiogo, dove il Passaggio della Bocchetta era uno dei valichi principali. Su questa via si possono individuare alcuni luoghi importanti.

PAESI | G

GAVI

◾VIDEO: Gavi e frazioni

◾Le frazioni: Alice, Monterotondo, Pratolungo, Rovereto

Ritrovamenti di reperti su pietra levigata fanno risalire la presenza dell’uomo nelle terre di Gavi a oltre 2000 anni fa. Il nome deriva probabilmente dall’esistenza della stazione neolitica di Cavatium, da cui il latino Gavium. Si ritiene che Gavi ospitasse un presidio romano a difesa della via Postumia. Dominio dei Marchesi di Gavi, alleati del Barbarossa, che possedeva una parte del castello, la città fu ben presto oggetto delle mire della Repubblica di Genova per la sua posizione strategica sulle più importanti vie di comunicazione dell’entroterra che dalla Riviera, attraverso l’Oltregiogo, portano alla Pianura Padana. Nel 1202, il Comune fu formalmente ceduto alla Repubblica di Genova. Entrando in paese si respira storia romana e medievale. Gavi era un tempo completamente cinta da mura, oggi smantellate tranne per alcuni tratti ancora visibili che scendono dal Forte. Resta oggi il Portino, unico portale superstite di quelli che permettevano l’ingresso nella città. Il Convento di Nostra Signora delle Grazie della Valle posto appena fuori dal paese, è fondato su un preesistente ospizio per i pellegrini dedicato a San Bernardino. Ma ciò che colpisce maggiormente lo sguardo è il Forte di Gavi, un’impressionante roccaforte storica. Costruito dai Genovesi su una struttura anteriore di origine medioevale (ma certamente riconducibile già all’epoca romana), se ne nota l’aspetto prettamente difensivo. Secondo la leggenda popolare, fu fatto erigere dalla principessa Gavia o Gavina che in quella località aveva stabilito la sua residenza e che avrebbe poi dato il nome al paese. Sempre secondo la leggenda, la principessa era di origine francese, tanto che ancor oggi il viottolo che conduce al forte, salendo dal borgo, porta il nome di Monserito, dal francese mon cheri. La storia reale è che il Forte ha avuto una vita molto attiva attraverso i secoli, con una lunga serie di distruzioni e ricostruzioni, fino alla storia più vicina a noi quando, durante l’ultimo conflitto mondiale, diventò anche un carcere. Oggi si può visitare.

PAESI | I

ISOLA DEL CANTONE

◾VIDEO: Isola del Cantone e frazioni

◾Le frazioni: Borlasca, Creverina, Griffoglieto, Marmassana, Mereta, Montecanne, Montessoro, Pietrabissara, Prarolo, Vobbietta, Piazza Noceto, Tosse, Borgo, Spinola, Cassissa, Alpe Cassissa

L’attuale territorio comunale deriva dall’unione dei due borghi di Isola e di Cantone. Insula è il nome antico latino e trae origine dalla posizione alla confluenza di due fiumi: lo Scrivia e il Vobbia. In tempi più recenti l’area di Campolungo, dove sorge la locale chiesa parrocchiale sulla sinistra dello Scrivia, ha assunto il nome di Isola mentre la rimanente è diventata Cantone. L’abitato sorse intorno a un monastero benedettino, fondato nel 1216 lungo l’antica via Postumia e dedicato a San Michele Arcangelo. Appartenente a partire dal Medioevo ai marchesi di Gavi, fu terra di scontri tra la Repubblica di Genova e la diocesi di Tortona per il dominio sul territorio. Soltanto nel 1218 si avviò una trattativa tra le due fazioni politiche, dividendo in due parti il feudo. La sezione sinistra del torrente Scrivia fu attribuita alla repubblica genovese – a eccezione del borgo di Serravalle Scrivia – mentre la parte destra del fiume a Tortona. Nel 1235 divenne unico feudo della famiglia Malaspina e dal 1256 passò agli Spinola facendo parte, sino al 1797, dei Feudi imperiali dell’Alta Valle Scrivia, soppressi da Napoleone Bonaparte in seguito. Nel 1797 con la nuova dominazione francese la municipalità rientrò dal 2 dicembre nel Dipartimento dei Monti Liguri Occidentali, con capoluogo Rocchetta Ligure, all’interno della Repubblica Ligure. Dal 28 aprile del 1798 con i nuovi ordinamenti francesi, Isola del Cantone divenne capoluogo del VII cantone della Giurisdizione dei Monti Liguri Occidentali e dal 1803 centro principale del VI cantone dei Monti Liguri Occidentali nella Giurisdizione del Lemmo. Annesso al Primo Impero francese, dal 13 giugno 1805 al 1814 venne inserito nel Dipartimento di Genova. Nel 1815 fu inglobato nel Regno di Sardegna, così come stabilì il Congresso di Vienna del 1814, e successivamente nel Regno d’Italia dal 1861. Dal 1859 al 1926 il territorio fu compreso nel VIII mandamento di Ronco del circondario di Genova dell’allora provincia di Genova. Nel 1863 assunse l’odierna denominazione di Isola del Cantone. Al suo interno e quasi nascosto dalle rampe dell’autostrada, si vede il Castello Spinola.

PAESI | L

LERMA

◾VIDEO: Lerma

◾Le frazioni: Mascatagliata, Cà D’Abramo

Lerma è un paese situato su un colle dell’Alto Monferrato che domina la valle del torrente Piota. Proprietà dei marchesi di Morbello, passò a Genova nel 1233 e in feudo ai Malaspina. Feudo di Cassano Doria, sotto la signoria del marchese del Monferrato, tornò brevemente a Genova, per poi passare definitivamente agli Spinola. Nel 1691, alla morte di Luca Spinola, il feudo pervenne alla figlia Maria Vittoria moglie del marchese Francesco Grillo. Nel 1708 Lerma entrò a far parte dei possedimenti sabaudi. Il castello, riedificato dagli Spinola nel 1499, è posto in posizione pittoresca su uno strapiombo sul torrente Piota. Attorno alle mura del castello si sviluppa il ricetto: un borgo murato a cui si accede attraverso un arco. Era munito di due accessi, uniti dalla via principale da cui si diramano a pettine le vie che delimitano i vari isolati. Interessanti sono la parrocchiale di Lerma, costruita trasformando in abside una torre preesistente, e la Pieve, situata nel Cimitero di Lerma.

PAESI | M

MASONE

◾VIDEO: Masone

◾Le frazioni: Cappelletta, San Pietro, Val Masone, Val Vezzulla

A partire dai primi decenni del XIX secolo si è venuto a costituire un secondo nucleo urbano, ubicato nella piana alluvionale (391 m s.l.m.) chiamato “Paese nuovo” o “Piana” data la sua natura alluvionale. Questo territorio fu del tutto privo di insediamenti umani sino all’anno Mille. Nel corso dell’XI secolo divenne sede del monastero Benedettino di Santa Maria di Vesolla, quale luogo di sosta dei pellegrini diretti al porto di Genova con meta Roma o la Terra Santa. Il territorio masonese entrò a far parte del marchesato degli Aleramici marchesi Del Bosco a metà del XII secolo. I marchesi fecero costruire in questo luogo una Mansio, analoga alle stazioni di posta dell’età imperiale. In essa vennero fatti alloggiare uomini armati incaricati di presidiare il luogo, assistere i viandanti e riscuotere il pedaggio. Il feudo di Masone divenne della Repubblica di Genova dopo che i marchesi Del Bosco furono allontanati con le armi. Genova assecondò il desiderio di nobili famiglie della Città di possederlo per sfruttare a fini forestali e siderurgici gli estesi boschi e i molti corsi d’acqua di questo territorio. A fine Duecento Masone venne acquistato dalla famiglia Della Volta che fu investita del feudo dalla Repubblica, detentrice dell’alto Dominio. Nei secoli successivi i passaggi di proprietà si susseguirono numerosi. Nel 1343 Genova lo concesse in feudo ad Angelo Lomellino, commerciante della vena di ferro proveniente dall’Isola d’Elba. Angelo Lomellino fece costruire due ferriere per la cottura della vena con il metodo a “basso fuoco” alla catalana per la produzione di semilavorati di ferro necessari alla città di Genova. Nel 1376 il feudo venne acquistato da Raffaele Spinola, che ne intensificò lo sfruttamento a fini siderurgici con la costruzione di una nuova e più grande ferriera, in aggiunta alle due già esistenti. Il feudo, dopo una profonda crisi, venne rilanciato dal marchese Antonio Spinola negli anni Venti del Cinquecento. Egli fece costruire un nuovo e moderno castello per presidiare la nuova strada dei Giovi che dall’Ovadese raggiungeva Voltri attraverso la via Canellona. La svolta maggiore si ebbe con Lazzaro Grimaldi Cebà, futuro Doge di Genova, che comperò il luogo di Masone nel 1573 e promosse la costruzione di un Borgo compatto attorno al castello dove far alloggiare i nuovi lavoranti richiamati in feudo per rilanciarne l’economia principale: quella siderurgica e della produzione di carbone vegetale. Nella seconda metà del Seicento entravano in crisi le ferriere locali, il cui sistema di fusione, con il basso fuoco alla catalana, era superato da sistemi più moderni di fusione. La contrazione della siderurgia locale venne compensata con l’aumento delle cascine nel territorio e la conversione di molti sudditi al settore agricolo. Lo sviluppo delle cascine proseguì ininterrotto nei due secoli successivi, contestualmente con lo sviluppo delle fucine che si caratterizzarono in particolare per la produzione di chiodi fatti a mano. Nel primo Settecento il feudo passò nelle mani dei Centurione, famiglia vassalla dei Doria che erano anche a Gorreto in Val Trebbia. Da vedere è il Santuario di Nostra Signora della Cappelletta nella località della Cappelletta. Questo santuario è stato eretto in onore della Madonna perché si dice che abbia salvato la popolazione di Masone dalla peste di Genova del 1600, fermando una donna che portava del pane infetto proveniente dal capoluogo ligure. Alla fine dell’Ottocento il Genio militare dell’esercito costruì sulle alture del paese lungo il crinale dell’Appennino ligure il Forte Geremia, terminato nel 1890, per il quale Masone divenne Piazzaforte militare. Meritano una visita inoltre la chiesa di Santa Maria in Vezzulla e le cascate del Serpente, una serie di salti d’acqua creati dal rio Masone.

MORNESE

◾VIDEO: Mornese

◾Le frazioni: Mazzarelli e Nucleo Benefizi

Un nucleo del nostro paese sarebbe esistito già nel 1033 con il nome di Maurenico, come testimonierebbe un atto notarile in cui viene riportato che monaci cistercensi fondarono un monastero e molti eremi sui fianchi del Monte Tobbio. Una seconda ipotesi, la più attendibile, asserisce che l’antico nome di Mornese fosse Molanesio (Molonexius), una denominazione che, rifacendosi al vocabolo latino Mulio, mulionis, indurrebbe ad ipotizzare la sua fondazione da parte di mulattieri genovesi. L’attuale luogo di Mornese, durante il X e l’XI secolo, costituiva una tappa per coloro che, mulattieri e commercianti, attraversavano il giogo in direzione di Genova. Divenne punto di raccordo tra la costa e la pianura per il commercio del sale e di altre merci preziose, elementi che richiamarono nel 1065 un’attiva presenza dei monaci di San Siro, un potente monastero genovese. Si trattò di una delle prime mosse di penetrazione genovese nell’Oltregiogo. Con il vicino nucleo di Casaleggio, divenne un centro viario di notevole interesse. Secondo la tradizione, l’abate del Sant’Eremo di Ponticello nel 1271 ordinò la costruzione di un castello nel luogo dove oggi sorge la chiesa parrocchiale, a cui si affiancò un altro castello eretto nei medesimi anni dalla famiglia genovese dei Rosso della Volta sul colle di Berguato, oggi Borgo Alto, proprio di fronte alla fortificazione dell’abate. Il XIV secolo si aprì con una serie di lotte e conflitti in tutto il territorio e, dopo un cinquantennio di dominio dei Rosso della Volta e la pestilenza del 1348, Mornese passò sotto il comando della famiglia Doria, poi sotto la protezione dei Marchesi del Monferrato. Intorno alla metà del XVI secolo, tornò in possesso dei Doria. Il feudo venne venduto a Filippo da Passano, il quale, a sua volta, nel 1601, lo consegnò per ventimila scudi a Nicolò, della famiglia dei Pallavicino. Il paese è fortemente legato ai luoghi di Santa Maria Domenica Mazzarello, fondatrice con San Giovanni Bosco delle Figlie di Maria Ausiliatrice, che qui nacque nell’omonima frazione (loc. Mazzarelli). Di interesse sono i luoghi dedicati alla santa.

PAESI | O

OVADA

◾VIDEO: Ovada

◾Le frazioni: Costa, Gnocchetto, Grillano, San Lorenzo

Fin dall’epoca longobarda il territorio era inserito nei possedimenti dell’abbazia di San Colombano di Bobbio. I monaci diedero impulso all’agricoltura con il recupero e la diffusione di vigneti, castagneti, mulini, ecc. I monaci diedero, inoltre, un notevole apporto alimentare grazie agli allevamenti e alla conservazione degli alimenti, proteine e grassi, come olio, burro, formaggi, salumi, grazie a sale e spezie; inoltre si adoperarono per la riapertura delle vie commerciali e delle vie del sale e per il commercio lungo la pianura e verso la marittima ligure con scambi di merci varie come olio, sale, spezie, legname, carne, ecc. Ovada fece quindi parte della marca aleramica, menzionata per la prima volta nel 967 quando Ottone I dona al Marchese Aleramo una villa in territorio di Ovada, che era sottoposto all’Abbazia di S. Quintino. Passò poi sotto il dominio dei marchesi di Gavi, dei marchesi del Bosco e infine dei Malaspina, che in varie riprese (1272-1277) la cedettero a Genova. Occupata dai duchi di Milano e attribuita alla famiglia Trotti, fu infeudata agli Adorno, che la tennero fino al 1499, quando il re di Francia Luigi XII la restituì ai Trotti. Nel 1528, in seguito all’ascesa di Andrea Doria e al passaggio della Repubblica di Genova sotto la protezione dell’Impero, Ovada, che nel frattempo si era ribellata ai suoi feudatari, fu conquistata in questo momento di debolezza dalle truppe di Bartolomeo Spinola, poiché la Repubblica di Genova da molto bramava il controllo sulla città. Colpita da una grave carestia nel 1625 e poi dalla peste del 1630, Ovada perse i 4/5 della popolazione. Oltre alle molte chiese e oratori è il centro storico la parte più interessante. Di impostazione tipicamente ligure: arroccato attorno a un sistema difensivo, ha case dipinte e carruggi stretti che confluiscono nelle strade principali, che a loro volta collegavano le porte cittadine alla piazza della chiesa e delle istituzioni comunali. Vi sono poi da vedere il Palazzo Spinola e i due castelli di Lercaro, ormai in decadimento, e di Grillano, posti nelle frazioni omonime.

PAESI | R

RONCO SCRIVIA

◾VIDEO: Ronco Scrivia e frazioni

◾Le frazioni: Banchetta, Borgo Fornari, Cascine, Chiappari, Cipollina, Costa Lazzari, Curlo, Giacoboni, Isolabuona, Malvasi, Minceto, Panigasse, Pietrafraccia, Porale, Tana d’Orso e Vallecalda

Il toponimo Ronco deriverebbe dal verbo latino-medievale runcare, “dissodare nuove terre sino ad allora incolte”. Dei trascorsi romani giunge solo il toponimo Via Postumia, ancora oggi la via più antica del vecchio borgo di Villavecchia. In realtà da Ronco passava la via Zoia, variante bassa della Via Postumia. La proprietà del feudo imperiale di Ronco fu acquisita dalla famiglia Spinola, intrecciando la sua storia ai vicini borghi e villaggi dell’Alta Valle Scrivia. Come per Busalla da ricordare l’anno 1242, quando il podestà di Genova sconfinò nelle terre ronchesi per assediarne i borghi e quindi sottometterli al potere genovese. Vittoriosi, i soldati genovesi conquisteranno gli importanti centri di Ronco, Savignone, Costapelata e Busalla. La dominazione della Repubblica di Genova a Ronco, ma anche in altre località dell’Alta Valle Scrivia, non ebbe però esito facile e duraturo, tanto che già nel 1249 la comunità feudale ronchese ritornò sotto la signoria degli Spinola.

Borgo Fornari
Testimonianza del passato feudale ronchese sono oggi le vestigia dei castelli di Ronco – poco più di un toponimo ormai – e di Borgo Fornari. Il castello controllava sia la via alta dello spartiacque fra Lemme e Scrivia, sia la strada diagonale della Castagnola, che metteva in comunicazione le due valli. Il nome primitivo di Borgo Fornari è Ceta: ne deriva la probabile appartenenza della piccola chiesetta di San Gregorio di Ceta posto sul crinale di San Gregorio che porta al Passo della Bocchetta; siamo sulla via Postumia. La zona deve comunque i suoi più pregevoli monumenti al periodo aureo del marchesato Spinola alla metà del Seicento, quando il marchese ottenne il permesso dall’Imperatore Ferdinando III d’Asburgo di battere moneta presso la locale zecca. Ad allora risalgono il palazzo marchionale e lo stesso ponte monumentale, a lungo ritenuto dagli storici locali d’origine medievale.

ROSSIGLIONE

◾VIDEO: Rossiglione

◾Le frazioni: Garrone

Rossiglione fa parte del Parco naturale regionale del Beigua ed è diviso in due parti: Inferiore e Superiore. I primi insediamenti umani, secondo studi effettuati dagli storici, sembrerebbero risalire al V secolo a.C. Adiacente al monte Ciazze, ai confini territoriali tra il Comune di Rossiglione e quello di Ovada, sono stati trovati i primitivi resti di un antico villaggio, abitato quasi certamente dalla famiglia dei Liguri. Tali reperti sono oggi conservati presso il Museo di archeologia ligure di Genova Pegli. Seguì l’occupazione dell’Impero romano, seguito al dominio del Regno Longobardo in tutta la valle del fiume Orba e alle missioni dei monaci di San Colombano. In epoca medievale il feudo fu dominio del Marchesato del Monferrato e amministrato dai marchesi Del Bosco che, nel 1210, cedettero il borgo alla Repubblica di Genova. Nel 1225 il marchese Ottone Del Bosco divenne nuovo proprietario del paese che, solo in seguito, entrò in possesso degli Asinari di Asti. Da un documento del 1227, risulta che anche i Malaspina avevano giurisdizione in quella zona. Oltre alle tante chiese, oratori e palazzi di origine medievale, spiccano il centro storico di Rossiglione Superiore e il ponte sul Torrente Gargassa. Nel corso dello scorso secolo furono ritrovati alcuni resti di un’antica torre fortificata – castrum – su una collina nei pressi dell’odierno abitato di Rossiglione Inferiore. Paternità della costruzione incerta, ma la più probabile dalla Repubblica di Genova; sono state rinvenute tracce di antiche guarnigioni destinate al controllo del territorio, specie delle vie di comunicazione tra la costa ligure e l’entroterra.

PAESI | T

TAGLIOLO MONFERRATO

◾VIDEO: Tagliolo Monferrato

◾Le frazioni: Caraffa, Cherli, Crocera, Gambina, Grossi, Mongiardino, Pessino, Pianomoglia, Varo, San Pietro

Il Comune trae il proprio toponimo da taliolus, talliolus o taiolus, a indicare forse una zona di intenso disboscamento. In epoca longobarda vi operarono i monaci di San Colombano del vicino monastero di Belforte Monferrato, all’epoca noto col nome di Uxecium. Concesso nel 976 in feudo agli Aleramici dall’Imperatore Ottone I, fu possedimento di vari feudatari: i Malaspina, i Cattaneo della Volta, gli Spinola, i Doria, i Del Bosco. Fu conquistato armata manu dal condottiero militare della Repubblica di Genova Egidio di Negro, durante l’espansione genovese nell’Oltregiogo. Entrato nell’orbita del ducato di Milano, fu dato in feudo alla famiglia Gentile. Nel 1750 a seguito del matrimonio di Teresa Gentile con Costantino Pinelli, il feudo di Tagliolo passò alla famiglia Pinelli Gentile, attuale proprietaria del castello. Il castello di Tagliolo è uno dei meglio conservati dell’Alto Monferrato. All’interno sono visitabili le cantine del Castello, in cui da 500 anni vengono prodotti e conservati i vini del territorio.

PAESI | V

VOLTAGGIO

◾VIDEO: Voltaggio

◾Le frazioni:

Il paese fa parte del Parco delle Capanne di Marcarolo. Il nome risulta variamente modificato nel corso del tempo: in latino suonava Vultabium o Vultacium. Villaggio compreso nella Marca Obertenga, passò agli eredi di Oberto, i Malaspina. Nelle guerre con Genova alla fine del secolo XII, i Malaspina dovettero rinunciare al feudo che passò alla proprietà divisa tra il potere temporale dei vescovi di Tortona e i marchesi di Gavi, finché non passò definitivamente alla Repubblica di Genova. Il passaggio dal Passo della Bocchetta rendeva Voltaggio indispensabile ai Genovesi come punto di passaggio nel tratto della antica via Postumia che superava i Gioghi Appenninici, evitando i Feudi imperiali. L’antica via romana rimase il punto di passaggio per Genova, toccando i già citati paesi d’Oltregiogo: Fiaccone, Voltaggio, Gavi, per terminare a Novi. Il paesino conserva molto delle tradizioni liguri, a partire dalla parlata. All’interno si respira un’atmosfera ancora medievale; ricordiamo il già citato Palazzo Grimaldi, luogo dove venivano pagati i pedaggi per il trasposto delle merci che, da Genova attraverso la Via della Bocchetta e la Via di Marcarolo, qui si incrociavano e proseguivano per l’Oltregiogo. Ora non veste in buone condizioni. Il ponte romano, detto anche “Ponte dei Paganini”, rappresenta la più antica costruzione del paese tuttora conservata sostanzialmente nelle strutture originarie. I ruderi del castello, sull’altura, sovrastano il paese.

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