ZONE | Valli Nure, Arda e Chero

La Valle Nure

La Val Nure prende il nome dal fiume Nure, che la attraversa, ed è famosa per la sua natura incontaminata, i paesaggi pittoreschi e i piccoli borghi che conservano il fascino della tradizione. La valle è una meta ideale per chi ama la tranquillità, l’escursionismo e il contatto con la natura. Offre una varietà di sentieri che si snodano tra boschi, prati e montagne, adatti sia agli appassionati di trekking che a chi cerca passeggiate più rilassanti. È anche possibile incontrare animali selvatici e ammirare una ricca flora locale. Rinomata per i suoi piatti tipici piacentini, come i tortelli con la coda, i pisarei e fasö, e il salame DOP. Insomma, è una valle che sa conquistare il cuore e il palato di chi la visita. Zona ricca di storia e tradizioni. Oltre ai suoi paesaggi naturali e ai piccoli borghi, è interessante notare che la valle ha origini antiche. Era percorsa da vie di comunicazione fin dall’epoca romana e durante il Medioevo è stata un importante snodo per commerci e pellegrinaggi. Il fiume Nure ha un ruolo centrale: non solo ha modellato il territorio, ma ha anche influenzato la vita degli abitanti. Alcuni dei villaggi lungo la valle sono sorti proprio in prossimità del fiume per sfruttarne le risorse. Perfetta anche per gli amanti della fotografia: ogni stagione regala scorci mozzafiato. In autunno, per esempio, i boschi si tingono di colori caldi, mentre in primavera i prati e le colline si ricoprono di verde intenso e fiori. E d’inverno, spesso si può ammirare la neve che ricopre le vette circostanti. Se ami il ciclismo, la valle offre percorsi ideali sia per i principianti che per i più esperti, con strade che si snodano tra montagne e pianure. La valle è anche ricca di castelli, monumenti e sentieri che collegano i vari borghi, rendendola ideale per chi cerca un’esperienza autentica e rilassante. Se ti piace la natura, i laghi come il Lago Moo e il Lago Bino sono perfetti per una gita immersa nel verde.

La Valle d'Arda

E’ un luogo ricco di fascino, storia e bellezze naturali. Questa valle prende il nome dal torrente Arda, che la attraversa, e si estende dalle colline piacentine fino agli Appennini, regalando un paesaggio variegato e suggestivo. Uno dei luoghi più emblematici della valle è sicuramente il borgo di Castell’Arquato, famoso per la sua architettura medievale e per essere uno dei “Borghi più belli d’Italia.” Passeggiare tra le sue strade acciottolate e visitare la Rocca Viscontea offre un tuffo nel passato. La valle ospita anche il Castello di Vigoleno, un altro gioiello medievale che affascina con le sue mura fortificate e la vista panoramica. Dal punto di vista naturalistico, la Valle d’Arda è un luogo ideale per gli amanti del trekking e della natura. Qui si trova il Parco Regionale dello Stirone e del Piacenziano, un’area protetta che custodisce importanti fossili e testimonianze geologiche risalenti a milioni di anni fa. È un paradiso per i geologi e per chiunque ami scoprire le tracce del passato terrestre. Ricca di angoli suggestivi e attrazioni che meritano una visita. Rinomata per i suoi vigneti e prodotti gastronomici, rendendola una meta ideale per gli amanti del buon cibo e del vino.

Valle Chero

La val Chero è messa in comunicazione con la val d’Arda tramite il passo delle Donne e il passo dei Guselli e con la val Nure tramite il valico di Prato Barbieri. La val Chero anticamente era denominata Carius vallis o Carii vallis, dall’antico nome del torrente Chero. La val Chero è interessata da alcuni parchi: il Parco regionale dello Stirone e del Piacenziano e il Parco provinciale Monte Moria. Aree di salvaguardia naturalistica. La val Chero, più precisamente la zona di Veleia, frazione del comune di Lugagnano Val d’Arda, è abitata sin dalla preistoria, a testimonianza di ciò sono stati ritrovati i resti di alcuni sepolcri a cremazione, risalenti alla seconda età del ferro, a nord-est dei resti romani, oltre a questi sono stati ritrovati anche reperti risalenti all’età del bronzo. Nel 1747 viene ritrovata in circostanze casuali, in un prato situato di fronte alla chiesa di S.Antonino, la tabula alimentaria traianea, iscrizione bronzea risalente all’epoca di Traiano: il ritrovamento dà il “la” all’inizio degli scavi, avvenuto nel 1760, che hanno permesso la riscoperta del centro di Veleia. A partire dal 1866 cominciano in val Riglio e in val Chero, ricerche petrolifere, condotte inizialmente da una società genovese, poi dal conte Marazzani, dalla società francese Petroles de Montechino e, infine, dal barone francese Adolfo Zipperlen proprietario della Società Francese dei Petroli, sotto il quale l’attività d’estrazione diventa operativa nel 1888. L’insediamento vero e proprio di Veleia viene fondato dai liguri veleiati, da cui deriva il toponimo. Nel 158 a.C., con la definitiva sottomissione dei liguri al dominio di Roma, la zona viene occupata pacificamente dai romani. Dalla fine dell’VIII secolo la valle, così come altre valli limitrofe, fu soggetta al dominio dell’abbazia di val Tolla, situata a Monastero di Morfasso, rimanendovi alle dipendenze fino al 1535 quando, a causa della soppressione dell’abbazia, venne ceduta alla famiglia Sforza ad opera di papa Paolo III.

Maria Luigia d'Austria

Maria Luigia d’Austria, imperatrice consorte dei Francesi, è stata anche Duchessa di Parma e Piacenza. Qui famosi sono i ponti fatti costruire per ovviare alle continue piene dei fiumi del piacentino-parmense: Taro, Nure Arda, Tidone ed infine sul Trebbia. La origine del ponte sul Trebbia ci porta all’epoca romana, ponte di pietra e legno per supportare il passaggio dapprima della Via Postumia e Via Emilia. Nei pressi del ponte sorge l’osteria di “cà’d Roch”, l’osteria Case di Rocco: edificio seicentesco costruito su di un complesso preesistente a poche centinaia di metri dal fiume Trebbia come abitazione per i monaci che, con tutta probabilità, era una antichissima stazione di fermata per tutti i carichi, veicoli e passeggeri che dovevano attraversare il Trebbia dopo che era caduto in rovina il ponte in cotto costruito dai Romani. I resti del ponte di epoca romana esistevano ancora al tempo della costruzione attuale fatta erigere da Maria Luigia d’Austria. Infatti il 22 maggio 1819 Maria Luigia d’Austria ordina la costruzione di un ponte sul Trebbia tra Sant’Antonio e San Nicolò a Trebbia (dove inizia il nostro itinerario) e affida la stesura del progetto all’architetto Antonio Cocconcelli, ingegnere capo dei Ducati e progettista del ponte sul fiume Taro a Parma. Inizialmente pensato in legno, la duchessa opta per costruire un ponte in mattoni in seguito alle pressioni dei piacentini. Il ponte viene inaugurato nel giugno 1825 alla presenza dell’imperatore austriaco Francesco I. Per Ponte dell’Olio, per lo sviluppo del commercio, fu necessario provvedere allo studio e alla realizzazione, tra il 1835 e il 1836, di un ponte in sasso per i passeggeri, che fu detto “di Maria Luigia d’Austria”, dal nome della duchessa di Parma e Piacenza, che ne aveva ordinato la costruzione. Castello di Folignano: nel 1319 la famiglia Copallati lo vendette ai figli di Riccardo Anguissola, fratello di Bernardo Anguissola, che è stato proprietario anche del castello di Riva. Importante fu il contributo per la città di Velleia. Con l’ingresso di Maria Luigia d’Austria a Parma, nel 1816 è finanziata una nuova serie di scavi che, pur non portando a ritrovamenti di rilievo, vedono la costruzione della palazzina della direzione degli scavi, il futuro antiquarium e di una strada che rende più agevole l’accesso alla località.

L'abbazia di Val Tolla

o abbazia di Valtolla, o abbazia di Tolla o monastero dei Santi Salvatore e Gallo di Val Tolla, fu un’abbazia benedettina di rilevanti dimensioni situata nei pressi di Monastero, frazione del comune italiano di Morfasso, in provincia di Piacenza, edificata nel VII secolo e definitivamente demolita al termine del XVIII secolo, la cui giurisdizione si estese per alcuni secoli su tutta l’alta val d’Arda. Dopo secoli di oblio, viene considerata oggi dagli studiosi “un interessante caso di strumento di controllo politico‐militare e presidio religioso e assistenziale di una ‘area di strada’, oggetto di continua protezione regia e uno dei primissimi esempi di eccettuazione monastica”. Edificata in un luogo strategico dell’alta val d’Arda, in corrispondenza delle direttrici di traffico verso la Liguria come il passo del Pellizzone e la Bocchetta di Sette Sorelle, alternative al valico del monte Bardone che da Fidenza portava all’antica città di Luni e dove passava una stretta lingua di terra che collegava i rimanenti possedimenti bizantini in Emilia con quelli in Liguria, l’abbazia di Tolla fu edificata in un momento imprecisato del VII secolo, tra il 616 e il 680. Fondata probabilmente come semplice ospizio o cappella privata dalla comunità siriaco-orientale in fuga dalle persecuzioni dei re longobardi, l’abbazia appare per la prima volta nelle fonti storiche in un documento scritto risalente all’anno 744, quando il re longobardo Ildelbrando la confermò al vescovo di Piacenza – a seguito dell’incendio che aveva devastato la città, distruggendone i documenti precedenti – insieme ai monasteri di Fiorenzuola d’Arda e Gravago. Nell’arco di poco meno di un secolo, quindi l’abbazia di Tolla era cresciuta di importanza al punto da passare dalla condizione di luogo di culto privato a monastero soggetto alla protezione regia, pur rimanendo sotto la giurisdizione canonica della diocesi di Piacenza. Pur senza mai diventare uno stato a sé, la giurisdizione dell’abbazia di Val Tolla coincise per lungo tempo con un territorio dotato di ampia autonomia maturata attraverso un lento processo di acquisti, donazioni e legittimazioni imperiali e regie durato secoli. Nel momento di massima espansione territoriale, tra i secoli XI e XII, la giurisdizione dell’abbazia, presumibilmente, si estendeva comprendeva i comuni e le frazioni di Morfasso, Olza, Sperongia, Pedina, Settesorelle, Vezzolacca, Monastero, Castelletto, Vernasca e Lugagnano.

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VIDEO PAESI E CULTURA SONO IN AGGIORNAMENTO

PAESI | B

BETTOLA – Valle Nure

◾VIDEO: Bettola

◾FRAZIONI: Bramaiano, Calenzano, Ebbio, Groppoducale, Leggio, Missano, Olmo, Padri, Pradello, Recesio, Revigozzo, Rigolo, Roncovero, Rossoreggio, San Bernardino, San Giovanni, Spettine, Vigolo, Villanova Località: Badoni, Bellito, Bigotti, Bocito, Camminata, Casaleto, Case Camia, Castellana, Cordani, Costa, Costa Pradello, Forlini, Generesso, Grilli, Lugherzano, Maiolo, Montelana, Montesolio, Montosero, Murlo, Negri Olmo, Orlini, Padri Chiesa, Preventorio, Ronchi Revigozzo, San Boceto, Tollara, Vaio, Verogna, Vidonico, Zini

L’abitato di Bettola si sviluppò a partire dalla metà del Quattrocento come luogo di sosta sulle rotte commerciali tra Piacenza e Genova. Attorno all’anno Mille parecchi possedimenti e castelli del bettolese risultavano già dipendenti dal Monastero di San Pietro in Ciel d’Oro di Pavia, e da questi in dono al vescovo Folco Scotti di Pavia con bolla di papa Onorio III dell’11 maggio 1217; tra questi c’erano quello, successivamente scomparso, di Calenzano, in val Perino, il castello di Castelnardo caduto in rovina. La zona passò poi sotto il dominio della famiglia dei Nicelli, i quali edificarono il castello di Erbia crollato tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo; il castello di Villanova Valperino, crollato attorno all’inizio degli anni sessanta e la torre di S. Giovanni, posta nei pressi della località di Bacchetti. Dalla metà del XIV secolo Bettola e tutta la media val Nure furono soggette alla sfera di influenza politica del Ducato di Milano, retto dalla famiglia Visconti; la presenza viscontea ebbe l’effetto di ridimensionare le mire delle famiglie Nicelli e Landi di val Ceno. Intorno alla metà del secolo successivo cominciò a svilupparsi il centro di Bettola acquisendo importanza come luogo di sosta e ristoro lungo la strada che collegava Piacenza a Genova valicando la catena appenninica e che veniva chiamata via del pane da parte dei genovesi e via dell’olio da parte dei piacentini. La crescita di importanza fu favorita principalmente dalla posizione strategica tra montagna e pianura dove i mercanti piacentini incontravano quelli provenienti dal genovese scambiando cereali con olio d’oliva. A questo si deve anche l’origine del toponimo Bettola indicante un’osteria oppure un luogo di sosta in cui si fermavano i viaggiatori che percorrevano l’itinerario in entrambe le direzioni. Secondo alcune fonti, sarebbe originario del comune di Bettola il navigatore Cristoforo Colombo, a cui è dedicata una statua posta nella piazza principale del capoluogo. Nella frazione Pradello Colombo si trova una torre di origine medievale chiamata “Torre dei Colombo” o “Torre Colombo” che viene tradizionalmente indicata come dimora dei genitori di Cristoforo o, addirittura, come casa natale dello scopritore. Castello della Caminata: in frazione di Bramaiano, la sua presenza è testimoniata a partire dal XV secolo, quando era nelle disponibilità della famiglia Nicelli. Castello di Cianeto: risalente al Trecento, nel 1539 da qui partì la spedizione dei Nicelli finalizzata all’uccisione di Giovanni Camia. Castello di Erbia: costruito intorno al 1400 per opera di Pietro Nicelli con la funzione di avamposto lungo il percorso che univa la val Perino con la val Nure. Castello di Groppoducale: nel 1385, a Branca Fulgosio, signore guelfo di Fiorenzuola d’Arda, che lo utilizzò come base per la sua lotta antiviscontea. In seguito passò alla famiglia Nicelli. Castello di Lugherzano: citato nel 1576 come di proprietà di Gian Bartolomeo Nicelli e dei suoi fratelli, il castello è localizzato in posizione dominante rispetto alla località da cui prende il nome. Castelnardo: Originariamente di proprietà del monastero di San Savino di Piacenza, divenne poi di proprietà della famiglia Confalonieri. Dopo essere passato in possesso dei Nicelli, nel 1419 furono investiti i Radini-Tedeschi che vi rimasero fino ai primi anni del XVI secolo quando lo cedettero ad Antonio Maria Scotti che nel 1512 lo affittò a Niccolò Nicelli. Castello di Rossoreggio: dalla famiglia Nicelli, a cui fu concesso nel 1441, passò nel 1679 alla Camera Ducale, ma già nel 1687 venne concesso a un altro membro della casata Nicelli, Alberto. Castello di Spettine: realizzato per opera dell’omonima famiglia, nel 1396 venne comprato dal podestà di Pavia Antolino de Angusolis per conto di Gian Galeazzo Visconti. Nel 1440 subì l’assedio del conte Giovanni Anguissola, la cui famiglia entrò poi in possesso del castello, tenendolo fino al 1462, quando Francesco Sforza investì del possesso del bene il suo camerario Gian Francesco Attendolo. Castello di Vigolo: costruito come parte della struttura difensiva dei Nicelli. Nel 1636 fu occupato e danneggiato dalle truppe spagnole, mentre all’inizio del XIX secolo era di proprietà del capitano Gian Antonio Cavalli. Per la sua decadenza venendo trasformato a scopi agricoli. Lungo il territorio del comune vi sono molte torri usate a scopo di controllo della valle Nure ma anche a difesa delle dispute tra le famiglie nobili dei Farnese e dei Nicelli. La torre Colombo che ospita un museo dedicato a Colombo. La torre di Ebbio, la torre Farnese, la torre di Missano, la torre di Murlo, la torre di Olmo posta in posizione strategica sulla strada che risaliva la val Nure. La torre San Giovanni, struttura difensiva situata nella località Bacchetti, nei pressi della frazione di Villanova, era in origine collegata al locale castello.

PAESI | C

CARPANETO PIACENTINO – Valle Nure

◾VIDEO: Carpaneto Piacentino

◾FRAZIONI: Badagnano-Olmeto, Celleri, Ceradello, Cerreto Landi, Chero, Cimafava, Ciriano, Magnano, Montanaro, Rezzano, Travazzano, Zena

Parte del territorio comunale è stato incluso nel 1996 nella riserva naturale geologica del Piacenziano a seguito dei cospicui ritrovamenti di reperti fossili risalenti al Pliocene. Nel 2011 la riserva è confluita nel neocostituito parco regionale dello Stirone e del Piacenziano. Le origini del borgo sembrerebbero risalire all’epoca romana, periodo al quale sono stati ascritti diversi ritrovamenti archeologici in varie località del territorio tra cui sepolture, lastricati, oggetti in ceramica; il ritrovamento più significativo, avvenuto nella frazione di Badagnano, è un dolio che è conservato presso l’antiquarium di Veleia. Oltre a tutto ciò sono state rinvenute anche alcune tracce di centuriazione. Nel 1090 Carpaneto venne distrutto dalla fazione dei populares, all’epoca schierati in favore del papato. All’epoca era probabilmente già presente nel centro del paese una fortezza, costruita per volere della famiglia Malaspina, che nel 1180 venne ceduta ai canonici della basilica cittadina di Sant’Antonino. A quel periodo risale una pergamena del 1193 conservata all’interno dell’archivio parrocchiale che elenca i beni appartenenti alla pieve di Carpaneto. Successivamente Carpaneto fu teatro di scontri tra guelfi e ghibellini: nel 1216 truppe filoimperiali provenienti dalle città di Cremona e Pavia rasero al suolo diversi castelli della zona tra cui quelli di Carpaneto, Zena, Ciriano, Olmeto e Travazzano. Nel 1321 il castello del capoluogo venne di nuovo raso al suolo a seguito di una rappresaglia condotta dalle truppe viscontee contro il signore guelfo di Carpaneto Rolando Scotti. In seguito il possesso del castello passò alle famiglie Del Cairo, prima, e Anguissola, poi. Nel 1435 questi ultimi ne cedettero la proprietà ad Alberto Scotti al quale il 22 dicembre 1441 venne concessa l’investitura sul castello e sul feudo da parte del duca di Milano Filippo Maria Visconti. A seguito di ciò Alberto riedifico il forte e dotò Carpaneto di una cinta muraria dotata di fossato. Il castello di Badagnano: fondato probabilmente nel 1383, come testimoniato da un’epigrafe situata nella cantina, fu di proprietà delle famiglie Dal Pozzo, Landi, Forvici e Rossi. Il castello di Carpaneto: risalente al XII/XIII secolo, venne raso al suolo nel 1321 da truppe al soldo dei Visconti. Nei secoli successivi fu distrutto e ricostruito a più riprese fino a arrivare all’abbattimento di una parte consistente della parte più antica dell’edificio, nel 1930. La superstite parte quattrocentesca del complesso, con il loggiato che presenta colonne in granito e capitelli di arenaria, ospita la sede del comune. Il castello di Case Bruciate: complesso caratterizzato da una torre rotonda più antica, risalente all’XI secolo a cui si affiancano una torre dalla forma quadrata e il corpo centrale del maniero, risalente al XVI secolo. L’edificio, che presenta un ingresso a arco, è stato inglobato in una serie di altre costruzioni rurali. Castello di Cerreto Landi: il fortilizio presenta una struttura quadrangolare caratterizzata da un ingresso dotato di ponte levatoio. Castello di Chero: venne sottoposto a un assedio e quindi distrutto da milizie cremonesi appartenenti alla fazione ghibellina nel corso del XIII secolo. L’edificio fu, poi, di proprietà delle famiglie Dal Cairo e Scotti. Castello di Genepreto: situato nelle vicinanze della frazione di Magnano, è stato trasformato nel tempo in un’abitazione realizzata in sasso. Castello di Ciriano: conosciuto anche come castello Bracciforti, dal nome di una famiglia di banchieri piacentini che ottenne il feudo di Ciriano nel XV secolo per mantenerlo sino all’Ottocento. Castello di Magnano: le prime tracce storiche del castello risalgono al 1288 quando venne venduto dalla famiglia Mancasola alla famiglia Della Volta Landi; in seguito fu di proprietà degli Scotti dalla fine del XV secolo fino al 1877. Castello di Masana: situato non lontano dalla frazione di Travazzano, di origine trecentesca, appartenne alle famiglie Pallastrelli e Chiapponi. Castello di Olmeto: venne distrutto nel 1216 da parte di truppe cremonesi e parmensi. Successivamente fu di proprietà del vescovo di Piacenza, dei canonici di santa Maria in Gariverto, dei Visdomini, dei Mandelli e degli Zardi Landi, prima di diventare possesso della famiglia Gandolfi. Castello Pallastrelli: situato nella frazione di Celleri, viene citato per la prima volta nel 1315 quando è assediato da truppe ghibelline al soldo di Galeazzo Visconti; diventa, poi, di proprietà delle famiglie Confalonieri e, dal 1515 Pallastrelli, dalla quale prende il nome. Castello di Rezzano: di proprietà del vescovo di Piacenza, venne, poi, donato al monastero di San Savino. Fu distrutto una prima volta nel 1246 da Enzo di Svevia e, poi, nuovamente nel 1314 da parte di Galeazzo I Visconti. Nel 1636 vi si combatté una battaglia tra le forze locali guidate da Alfonso Pallastrelli e Cristoforo Confalonieri e l’esercito spagnolo in lotta contro Odoardo I Farnese. Castello di Travazzano: venne utilizzato da alcuni nobili piacentini in fuga dalla città, fu di proprietà della famiglia Sidoli fino al XIX secolo quando pervenne al seminario Vescovile di Bedonia come parte dell’eredità di Teresa Sidoli. Castello di Zena: costruito sopra a preesistenti edifici romani di cui sono state trovate parti nelle cantine, nel 1216 venne distrutto da un gruppo di fanti in marcia verso Pontenure. Nel 1373 venne conquistato da Francesco Confalonieri che ne tolse il possesso a Leonardo Dolzani, che aveva ottenuto il castello dal duca di Milano. In seguito fu di proprietà delle famiglie Sforza di Santa Flora, Anviti, Parolini e Allegri. Torre Confalonieri: situata non lontano dalla frazione di Celleri, sulle rive del torrente Vezzeno, era originariamente nota come Castello vecchio di Celleri. Divenuta di proprietà della famiglia Confalonieri, secondo alcune fonti ospitò nel 1290 la nascita di san Corrado Confalonieri.

CASTELL’ARQUATO

◾VIDEO: Castell’Arquato

◾FRAZIONI: Bacedasco Alto, Doppi, Pallastrelli, San Lorenzo, Sant’Antonio, Vigolo Marchese, Vigostano, Montagnano, Costa Stradivari

Castell’Arquato ha il titolo di città d’arte, è stato insignito della bandiera arancione dal Touring Club Italiano e fa parte del club de I borghi più belli d’Italia. In epoca longobarda la zona è attraversata dalla via dei monasteri che permetteva il collegamento, attraverso la catena appenninica, tra la pianura Padana e la Lunigiana. Il primo documento scritto che menziona il luogo è un atto di vendita datato 13 marzo 760, parte delle carte di Varsi in cui viene citato in finibus Castri Arquatense. In documenti successivi viene nominato come Castro Fermo, Castro Fermo Arquatense e Fines Castellana. In alcuni di questi documenti viene citato un nobile chiamato Magno, a cui si deve l’edificazione della pieve di Castell’Arquato dedicata alla gran Madre di Dio, tra il 756 e il 758, e del castello a base quadrata. Dal 1204 al 1207 Grimerio, vescovo di Piacenza, sceglie come dimora Castell’Arquato in seguito alle lotte con il comune di Piacenza. Di conseguenza il borgo comincia ad assumere maggiore autonomia rispetto al comune di Piacenza. Nel 1256 Castell’Arquato subisce l’assalto del nobile ghibellino Oberto II Pallavicino, il quale, tuttavia, non riesce a portare l’assedio a compimento. Nel 1290 Alberto Scotti, sostenuto dal partito guelfo, dal ceto mercantile e dalle corporazioni degli artigiani, diventa signore di Piacenza, insediando a Castell’Arquato il podestà Tedesio de’ Spectinis. Nel 1324 Manfredo Landi, uomo di fiducia dei Visconti che gli avevano concesso il governo di Castell’Arquato, è costretto a cedere Castell’Arquato al comune di Piacenza, in seguito all’abbandono di quest’ultimo da parte della nobile famiglia milanese dopo la rivolta guelfa guidata da Obizzo Landi. Nel 1403 Giovanni Maria Visconti concede a Borromeo de’ Borromei e alla sua discendenza l’investitura dei poteri feudali, comprendenti le rendite fiscali collegate, su Castell’Arquato. L’anno successivo Borromei tradisce i Visconti, schierandosi con Carlo VI di Francia e rendendo il borgo un feudo regio. Successivamente Castell’Arquato viene conquistato da Francesco e Giovanni Scotti che mantengono il potere fino al 1414 quando, sotto la minaccia dalla famiglia Arcelli, originaria di Fiorenzuola d’Arda, decidono di cedere tutti i loro diritti agli arquatesi, che, a loro volta, li rimettono al duca di Milano Filippo Maria Visconti. A partire dal 1416 il borgo cambia nome in Castel Visconti, mantenuto fino al 1470. Nel 1438 Filippo Maria Visconti, investe il capitano di ventura Niccolò Piccinino del feudo arquatese. Durante il suo governo si assiste alla promulgazione degli statuti comunali: gli Statuta et decreta Terrae Castri Arquati. Dopo Niccolò, il feudo rimane alla famiglia Piccinino tramite i figli Francesco e Jacopo. Nel 1447 Francesco I Sforza, signore di Milano, viene nominato signore di Piacenza e del contado; lo Sforza investe del feudo arquatese prima Bartolomeo Colleoni, nel 1453 e poi, in seguito al passaggio del Colleoni al servizio della repubblica di Venezia, a Sceva da Corte, e nel 1455 a Tiberto Brandolini da Forlì. Il feudo rimane ai Brandolini, a Tiberto e poi ai suoi due figli, fino al 1466. Nel 1466, alla morte di Francesco, il feudo viene inizialmente concesso e poi definitivamente venduto dalla moglie Bianca Maria Sforza al cognato Bosio I Sforza, conte di Santa Flora. Ospedale di Santo Spirito: situato nei pressi della piazza del Municipio, da cui vi si accede scendendo una scalinata, l’antico ospitale di Santo Spirito, documentato come ente già nel 1272, sorse per fornire ospitalità ai pellegrini che percorrevano una variante della via Francigena passante per il borgo.  Il Palazzo del Podestà: la costruzione fu voluta da Alberto Scotti nel 1292. Successivamente il palazzo fu sede del governo del podestà e abitazione del conte di Santa Fiora; dalla fine del cinquecento al 1850 fu sede della pretura. Il Palazzo del Duca: costruito nel 1292 da Alberto Scotti come palazzo di giustizia, deve la sua denominazione al fatto che nella prima metà del seicento divenne la residenza dei duchi Sforza. In un piccolo bassorilievo al piano terra è presente il braccio armato di spada, o brando, parte dello stemma della famiglia Brandolini, detentrice del potere a Castell’Arquato tra il 1455 e il 1466. La Rocca Viscontea: sorta su fondazioni precedenti tra il 1342 e il 1349 per volontà di Luchino Visconti, era adibita a sede della guarnigione militare. La rocca, ancora conservata nella sua immagine di cortine-recinto, ospita al suo interno il museo di vita medioevale. Torrione Farnese: detto anche del Duca, il torrione fu fatto erigere tra il 1527 e il 1535 per volere di Bosio II di santa Fiora e fu ultimato nel 1570 da Sforza I Sforza.

PAESI | F

FARINI – – Valle Nure

◾VIDEO: Farini

◾FRAZIONI: Boli, Boccolo Noce, Cogno San Bassano, Cogno San Savino, Costabiancona, Poggioli, Coletta, Groppallo, Groppazzolo, Le Moline, Liscato, Mangiarosto, Mareto, Vediceto, Montereggio, Monticelli, Pradovera, Stomboli, Unghia Sotto, Canova.

Nel Medioevo la zona di Farini è dominata dalla famiglia Nicelli: secondo un manoscritto ottocentesco la fortezza dell’omonimo borgo è donata ad un membro della famiglia Nicelli in seguito alla sua presenza al fianco dell’imperatore nella campagna per catturare il re longobardo Desiderio. Un contratto risalente al 999 riporta che un certo conte Ugo come possidente a Cogno San Savino, mentre nel 1047 questa stessa zona è contesa tra il monastero di San Savino e l’abbazia di Bobbio. Nel 1207 il signore di questa zona è Lanfranco Nicelli, mentre nel 1514 il castello di Cogno è sottomesso a Cristoforo Nicelli. Torre di Sant’Antonino: torre merlata situata a Selva di Groppallo; originariamente utilizzata come campanile della chiesa di Sant’Antonino. Castello di Pradovera: nel 1438 Pradovera venne elevato in feudo dal duca di Milano Filippo Maria Visconti e concesso alla famiglia Anguissola che lo tenne fino al 1473 quando Galeazzo Maria Sforza ne confiscò tutti i beni concedendoli a Antonio Caracciolo. Nel 1519 il castello venne conquistato da Pier Maria Scotti, contro di lui marciarono quindi un migliaio di uomini provenienti da Piacenza, Lodi, Alessandria e Cremona che conquistarono il forte e lo distrussero. Le torri erano state costruite a controllo e difesa del territorio. La torre Ghezzi: Torre di origine; la torre dei Nicelli; la Torre di Manfredello e la torre di Tornara.

FERRIERE – Valle Nure

◾VIDEO: Ferriere

◾FRAZIONI: Boeri, Boschi, Brugneto (Casale, Casella, Noce, Tornarezza), Canadello, Casalcò, Casaldonato, Caserarso, Cassimorenga, Cassimoreno, Castagnola, Castelcanafurone (Lovetti, Marchi), Cattaragna, Cerreto Rossi, Ciregna, Colla, Costa, Crocelobbia, Curletti , Centenaro (Guerra, Villa, Platè, Codegazzi, Pettenati, Vaio, Tognini, Sconini, Groppo, Casetta, Castello, Cassano, Bareto, Costapecorella, Casagrande, Lommi, Pasquali, Perotti, Spiaggio, Bolgheri, Sangarino, Bosconure), Edifizi, Gambaro, Grondone Sopra, Grondone Sotto, Pertuso, Prelo, Retorto, Rocca, Rocconi, Rompeggio, Salsominore, San Gregorio, Selva, Solaro, Sarmadasco, Torrio, Tornarezza, Toazzo.

Vedi anche la Valle Aveto

Il territorio comunale di Fontanigorda è condiviso tra l’alta val Nure e la val d’Aveto. Nel territorio comunale sono presenti tre laghi di origine glaciale: il lago Nero, il lago Bino e il lago Moo in diversi stadi di interramento, oltre a essi, sono presenti anche altri ambienti umidi, torbiere e prati, residui dell’interramento di laghi glaciali. La costruzione, negli anni ’20 del XX secolo, della diga di Boschi lungo il corso del torrente Aveto ha portato alla nascita di un lago artificiale, denominato lago di Boschi. Il toponimo è derivato dalle miniere per l’estrazione del ferro, attività particolarmente redditizia nei secoli scorsi; storicamente con il toponimo Ferriere non si indicava solamente il capoluogo, originariamente fondato nel XV secolo con il nome di Reate oppure Ariate a causa delle origini reatine del feudatario Tommaso Moroni, ma tutto il territorio dove erano attive le miniere. Attività che fusede di insediamenti romani, che, a partire dal II secolo a.C. avviarono lo sfruttamento delle miniere di ferro e rame che, forse, erano state sfruttate in precedenza anche dai Liguri. Intorno all’anno Mille la famiglia Nicelli, che dominava su buona parte della val Nure, si operò per la riattivazione dell’attività mineraria ferrierese. Lo sfruttamento dell’attività estrattiva conobbe un’ulteriore accelerazione nel XII secolo, favorito dalla mancanza di materiale ferroso che affliggeva tutta Europa; le miniere ferrieresi si ritrovarono in una situazione molto favorevole grazie alla presenza di ampi boschi utilizzabili per alimentare gli altoforni. Il cambiamento delle condizioni politiche dell’Ottocento portò ad un periodo di crisi dell’attività estrattiva, alla quale non seppe fare fronte neppure l’interessamento della duchessa Maria Luigia d’Austria che aveva voluto il potenziamento delle infrastrutture. Dopo l’unità d’Italia una società francese tentò invano di individuare nuove vene metallifere, a questo si aggiunse la mancata costruzione del proseguimento fino a Ferriere della ferrovia Piacenza-Bettola che velocizzò il declino delle attività estrattive. Le tante frazioni e conservano chiese e oratori, assolutamente da visitare. Da vedere anche alcune costruzioni militari come il castello Malaspina di Ferriere: costruito tra il XV ed il XVI secolo da Ghisello Malaspina, la cui famiglia aveva ottenuto l’investitura del feudo di Noceto nel 1423. Rimasto ai Malaspina fino all’estinzione del ramo, avvenuta nel 1624, divenne di proprietà della camera ducale fino al 1683 quando Ranuccio II Farnese infeudò nella zona i conti Corrado e Ippolito Landi di Rivalta che nel 1687 furono investiti a marchesi come contropartita per la cessione di Bardi e Compiano. Nel 1785 divenne di proprietà della famiglia Bacigalupi, per poi diventare sede del comune fino al trasferimento a Ferriere. Dopo anni di abbandono, il maniero è stato restaurato tra il 2008 ed il 2013. La Caminà di Brugneto: Casa-torre costruita presumibilmente nel XV secolo con funzioni difensive di presidio del confine tra i comuni di Pescremona, a cui apparteneva, e di Curletti. Presenta un portale eulitico piuttosto raro nei centri appenninici posti a nord dello spartiacque. Resti del castello di Pescremona: edificato nel 1257, sulla rupe del Gratra, nei pressi di Castelcanafurone, è documentato di proprietà, della famiglia Balbi. Crollato nel XVI secolo, rimangono visibili alcuni resti delle mura perimetrali.

FIORENZUOLA D’ARDA – Valle Arda

◾VIDEO: Fiorenzuola D’Arda

◾FRAZIONI: Baselicaduce, San Protaso

Siamo sulla Via Emilia romana. Nel 222 a.C. l’Emilia è ormai completamente romana e nel 218 Piacenza e Cremona diventano colonie latine. Fiorenzuola era una mansio, stazione di tappa sulla Via Emilia. Fiorenzuola rinacque intorno al Monastero e poi alla pieve, ove si sviluppò il borgo sulla pianta di un tipico castrum romano. Il Castrum Vetus di Fiorenzuola. Delle antiche torri è rimasta quella ora adibita a campanile della Collegiata. Il 29 luglio 923 fu il giorno più nero della storia di Fiorenzuola, teatro di una tra le più sanguinose battaglie dell’epoca, combattuta tra Berengario I, imperatore del Sacro Romano Impero e Re d’Italia e l’antagonista Rodolfo II di Borgogna. Nel 1586 Alessandro Pallavicino, erede e cugino di Sforza Pallavicino dovette cedere, dopo solo un anno di dominio, lo Stato Pallavicino ad Alessandro Farnese. Fiorenzuola fece parte dello Stato farnesiano, che comprendeva i ducati di Parma e Piacenza fino al 1731, anno della morte dell’ultimo duca Antonio Farnese. Seguì la dominazione dei Borboni, eredi e discendenti dei Farnese. Maria Luigia d’Austria, vedova dell’Imperatore Napoleone Bonaparte, sarà la Duchessa della Restaurazione governando il ducato dal 1814 al 1847. Alla sua morte, come stabilito da una clausola del Trattato di Vienna, il Ducato ritornò alla dinastia dei Borboni. Il comune è dotato di ben 4 porte di origine medievale. Palazzo Grossi è la preziosa testimonianza dell’architettura civile rinascimentale a Fiorenzuola. L’inaugurazione del ponte sull’Arda, la cui costruzione era stata sancita da Maria Luigia sin dal 14 luglio 1833, avvenne il 13 agosto 1837; i lavori cominciarono nel 1834 e terminarono nel 1836.

PAESI | G

GROPPARELLO – Valle Arda

◾VIDEO: Gropparello

◾FRAZIONI: Castellotti, Groppovisdomo, Gusano, La Valle, Lodola, Mandola, Montechino, Obolo, Sariano, Veggiola

Parte del territorio comunale è stato incluso nella riserva naturale geologica del Piacenziano a seguito dei cospicui ritrovamenti di reperti fossili risalenti al Pliocene, confluita nel parco regionale dello Stirone e del Piacenziano. Il nome Gropparello, indicante tutto il territorio comunale, deriva invece dal longobardo Groppo indicante una formazione montuosa di forma tondeggiante. Il toponimo Cagnano cadde infine in disuso prima della fine del XIX secolo. Nella tabula alimentaria traianea, ritrovata a Veleia nel 1747, sono contenuti riferimenti alla villa di Satrianus, la futura Sariano. Le prime testimonianze documentali nell’ottavo secolo vedono la zona, con l’eccezione della località di Sariano, sotto il controllo del monastero dei SS. Salvatore e Gallo di Val Tolla. A questo secolo risalgono anche le prime citazioni del castello, posto all’entrata del paese, che nel 780 fu donato alla chiesa piacentina dall’imperatore Carlo Magno. Il castello è poi citato in un documento dell’840 come appartenente al vescovo di Piacenza Seufredo II. Nel 1014 l’imperatore del Sacro Romano Impero Enrico II il Santo cedette al monastero di Val Tolla anche la zona di Sariano. Il territorio rimase sottomesso al monastero fino al 1535, quando avvenne la sua definitiva soppressione. Nel 1255 il castello fu distrutto da parte dell’esercito ghibellino agli ordini di Oberto II Pallavicino per essere poi immediatamente ricostruito, nonostante i ripetuti tentativi dello stesso Pallavicino di espugnarlo per una seconda volta. Il castello cambiò proprietà attorno al 1300 quando il vescovo di Piacenza Filippo Fulgosio lo lasciò ai suoi eredi, i quali si ritirarono a Gropparello nel 1335 dopo aver abbandonato la città. Nel 1464 il duca di Milano Francesco Sforza cedette il castello a Galeazzo Campofregoso, togliendolo quindi dalle disponibilità dei Fulgosio. In seguito i cambi di proprietà furono molteplici: tra i proprietari più importanti si ricorda la famiglia Anguissola che tenne il fortilizio per due secoli. Torre Gragnana: situata nella frazione di Sariano, venne costruita, come confermato da un’iscrizione in arenaria posta sul fronte principale, nel 1554 ad opera dei fratelli Antonio, Gabriele e Francesco Maria Gragnani con la duplice funzione ornamentali e difensiva a supporto dell’annessa villa. Castello di Gropparello: posto all’ingresso del paese su un picco di rocce ofiolitiche sovrasta un orrido sul cui fondo scorre il torrente Vezzeno. Di proprietà della chiesa piacentina a partire dall’840, fu teatro di scontri tra Guelfi e Ghibellini. Passato molte volte di mano, nel 1869 venne acquistato dal conte Ludovico Marazzani-Visconti che affidò il restauro all’architetto Camillo Guidotti, che con lo stile dell’epoca aggiunse strutture neogotiche ed apertura di finestre nel mastio. Il maniero è di proprietà della famiglia Gibelli. Castello di Gusano: conosciuto anche come castello dei Rossi o rocca dei Gruppetti, è posto in posizione isolata su di un picco. Castello di Montechino: posto sul monte Occhino, a picco sul torrente Riglio, fu costruito come avamposto strategico a difesa della valle. Fu inizialmente di proprietà dei Confalonieri, ai quali nel 1393 Gian Galeazzo Visconti concesse l’investitura feudale delle terre che già tenevano nel piacentino. Nel 1492 i Confalonieri vendettero il castello alla famiglia dei Nicelli, signori per secoli della val Nure. Castello di Sariano: di proprietà iniziale della famiglia Palastrelli. Castello di Tavasca: è testimoniato di proprietà di Guido Antonio Pallastrelli e dei suoi fratelli nel 1595; nel 1651 la camera ducale confiscò il castello alla famiglia Palastrelli, insieme a tutti i loro beni situati a Celleri, Tavasca e Rezzano. Castello di Veggiola: dopo aver ospitato un consistente numero di fuoriusciti guelfi provenienti da Piacenza durante le rivolte anti-viscontee del Trecento ed essere stato anche ripetutamente saccheggiato, venne ricostruito a partire dal 1550 dall’architetto e ingegnere imperiale Domenico Gianelli su commissione di Gian Francesco Della Veggiola, passando poi di mano tra varie famiglie nobili tra le quali i Visconti di Brignano, i Casati, i Barattieri e i Petrucci, subendo varie trasformazioni fino a assumere la fisionomia di dimora signorile.

PAESI | L

LUGAGNANO D’ARDA – Valle Arda

◾VIDEO: Lugagnano d’Arda

◾FRAZIONI: Antognano, Chiavenna Rocchetta, Diolo, Montezago, Prato Ottesola, Rustigazzo, Tabiano, Velleia, Vicanino

Parte del territorio comunale è compresa nel parco provinciale Monte Moria, area di salvaguardia naturalistica. Il parco è diventato famoso anche per essere stato il set di riprese del telefilm “La freccia nera”. Viene istituita la riserva Geologica del Piacenziano che include parte del territorio comunale lugagnanese, poi confluita, nel 2011, nel parco regionale dello Stirone e del Piacenziano. Nella zona di Veleia sono state rinvenute testimonianze risalenti all’età del ferro. Abitata successivamente da popolazioni celtiche, galliche e liguri, tra cui i Veleiati a cui si deve la fondazione dell’abitato di Veleia, la zona viene, poi, occupata pacificamente dai romani che nel 42 concedono la cittadinanza agli abitanti. Oltre a Veleia, altre proprietà terriere sono menzionate nella Tabula alimentaria traianea: il fundus Pollianus, corrispondente alla località di Polignano, Antoniano, corrispondente alla frazione di Antognano, il pagus Valerius con fundus Virianus, corrispondente alla località di Variano, situata nei pressi di Veleia. A partire dall’alto Medioevo, buona parte del territorio è sottomessa all’abbazia di Val Tolla, situata nei pressi di Monastero di Morfasso. Con la decadenza dell’abbazia diventano tributarie di Santa Maria Assunta di Castell’Arquato. Tra il XIII e il XIV secolo il comune di Piacenza estende la sua influenza sino alla zona lugagnanese. Ad esso subentrano, in seguito, prima i Visconti e, poi, gli Sforza, ai quali, nella persona di Guido Ascanio Sforza, viene assegnata la zona da Papa Paolo III nel momento della soppressione dell’abbazia di val Tolla. Entrato a far parte del Ducato di Parma e Piacenza, le sorti della zona iniziano a seguire quelle di Piacenza. Nel 1747 viene ritrovata in circostanze casuali, in un prato situato di fronte alla chiesa di Sant’Antonino, la tabula alimentaria traianea, iscrizione bronzea risalente all’epoca dell’imperatore Traiano: il ritrovamento innesca l’inizio, nel 1760, degli scavi che hanno permesso la riscoperta del centro di Veleia. Nel 1815 il comune di Macinesso, comprendente anche la zona degli scavi archeologici di Veleia, viene aggregato al comune di Lugagnano. Castello di Prato Ottesola: situato su un’altura in posizione dominante sulla valle del torrente Chiavenna, L’edificio è stato a lungo di proprietà dei conti Mancassola Pusterla, passando poi alla famiglia Fioruzzi. Castello di Rustigazzo: situato nella piazza centrale dell’omonima frazione, venne realizzato tra il duecento e il trecento e fu di proprietà della famiglia Anguissola Scotti. La fortificazione fu, in seguito, trasformata in abitazione privata in seguito all’acquisto da parte della famiglia Villa. Torre di Montezago: torre medievale in sasso originariamente parte di un più ampio castello, già centro dei nobili piacentini in fuga dalla città nell’XI secolo. La Torricella di Chiavenna Rocchetta: la sua funzione militare era strettamente legata allo scomparso castello di Chiavenna Rocchetta, già citato in un documento del 1339 e, poi, di proprietà delle famiglie Cattanei, Scotti e Sforza di Santa Flora.

PAESI | M

MORFASSO – Valle Arda

◾VIDEO: Morfasso

◾FRAZIONI: Casali, Greghi, Monastero, Pedina, Rusteghini, San Michele, Sperongia, Teruzzi, Olza, Variano, Labè, Costa, Malvisi, Ravazzoli, Ca’ Moglie, Levei, Rocchetta, Cornolo, Tiramani

Nella parte settentrionale del territorio comunale, al confine con il comune di Vernasca è presente un lago artificiale, il lago di Mignano, sorto con la costruzione dell’omonima diga. Parte del territorio comunale è compresa nel parco provinciale Monte Moria. Nell’VII secolo ad opera longobarda, viene fondato il monastero dei SS. Salvatore e Gallo di Val Tolla che, nei secoli successivi, occuperà un ruolo centrale dal punto di visto amministrativo e politico per tutta l’alta val d’Arda. Nel X secolo sorgono numerosi castelli, tra cui quello di Morfasso e quello di Sperongia, posti alle dipendenze del monastero, con la funzione di difendere l’autorità religiosa dagli attacchi dei potenti signori locali e la via di comunicazione che, proveniente dalla pianura padana, attraverso il passo del Pellizzone, Bardi e il passo della Cisa scendeva nel versante opposto dell’Appennino raggiungendo Pontremoli e proseguendo, poi, verso Roma. Santuario di Santa Franca: posto in località Colombello, in cui, in epoca medievale, nel 1214 era sorto un monastero femminile cistercense per opera di santa Franca. A circa 250 m di distanza dal santuario si trova la sorgente di acqua dalla quale si approvvigionava santa Franca e a cui sono attribuite proprietà curative. Antico Monastero di val Tolla, in località Chiesa Vecchia, è possibile visitare i resti dell’antica abbazia della Val di Tolla, intitolata ai santi Salvatore e Gallo. Nei pressi della frazione di Casali, sorge la “Rocca”, la sola falesia calcarea presente in Emilia-Romagna. Questa falesia è una palestra naturale per gli appassionati di arrampicata: fra parete nord e parete ovest, sono state tracciate più vie per la scalata. Nel 1953, sulla sommità della Rocca, furono ritrovati i resti di un castelliere. Si presume che queste rovine risalgano alle opere di difesa erette dalle antiche popolazioni liguri ai tempi della conquista romana.

PAESI | P

PONTE DELL’OLIO – Valle Nure

◾VIDEO: Ponte dell’Olio

◾FRAZIONI: Biana, Cassano, Castione, Folignano, Monte Santo, Sarmata, Torrano, Zaffignano

La val Nure era meta di pellegrini e mulattieri e Ponte dell’Olio era una tappa importante. Parte dei fondi della Basilica di Sant’Antonino di Piacenza sin dal 418, nell’alto Medioevo la zona era sede di un ponte di legno sul Nure, per passare sul quale era necessario il pagamento di un pedaggio. Dopo la metà del XII secolo, i pellegrini provenienti dal nord Europa e diretti in Spagna a Santiago di Compostela, salivano i sentieri dell’Appennino ligure passando per la val Nure e inevitabilmente a Ponte dell’Olio, allora chiamato Ponte Albarola. Vi sorgeva una piccola chiesa dedicata a San Rocco e gestita dai frati con annesso un hospitale: una struttura dedicata a fornire il ristoro, e non solo cure mediche, ai pellegrini. Nel Medioevo viene testimoniano il ruolo importante del paese come punto snodo alla confluenza delle due strade principali della pianura e della città all’inizio della valle, vi era un grande afflusso di viandanti e viaggiatori e molti scambi commerciali con la Ligurialungo mulattiere, strade, e sentieri appenninici. Nella prima metà del XVI secolo era fiorente l’esportazione illegale dei grani valnurensi, oltre a questo la zona era interessata dal commercio di olio e grani: nel territorio erano attivi sei torchi per l’olio e diversi mulini. Le merci trattate negli scambi commerciali consistevano principalmente in olio d’oliva, lino, sapone, miele, scorze di arancia, olio da brusar (olio per le lampade). Dopo la caduta di Alberto Scoto, nel 1324 la zona passò a Lancillotto Anguissola. A partire dal 1567 entrò a far parte dei domini dei Farnese, venendo inglobato nel Ducato di Parma e Piacenza. Per lo sviluppo del commercio fu necessario provvedere allo studio e alla realizzazione, tra il 1835 e il 1836, di un ponte in sasso per i passeggeri, che fu detto “di Maria Luigia d’Austria”, dal nome della duchessa di Parma e Piacenza, che ne aveva ordinato la costruzione. Castello di Folignano: nel 1319 la famiglia Copallati lo vendette ai figli di Riccardo Anguissola, fratello di Bernardo Anguissola, che è stato proprietario anche del castello di Riva. Nel 1504 il re di Francia infeudò il conte Pier Bernardino Anguissola dei feudi di Folignano e San Polo. Il castello rimase degli Anguissola fino alla fine dell’Ottocento. Il castello, in buone condizioni di conservazione, è stato trasformato in azienda agricola ed ospita il museo della pigiatura. Castello di Fratta: nel 1446 Stefano Nicelli ne ottenne l’investitura dai duchi di Milano, tuttavia pochi anni dopo sorse una disputa sull’effettiva proprietà dell’edificio che nel 1482 ritornò agli eredi dei Leccacorvi. In seguito l’edificio passò a Bernardino Marconi, poi ai Chiapponi e infine alla Camera Ducale farnesiana. Castello di Riva: posto in posizione strategica, lungo la strada che risale la val Nure, all’imbocco della vallata, è citato per la prima volta in una investitura del 1199. Castello di Torrano: venne distrutto nel 1321 ad opera di milizie al soldo di Galeazzo I Visconti, nei secoli successivi passò più volte di mano fino a entrare nelle proprietà della camera ducale e, poi, del demanio. Nel Novecento fu di proprietà del barone Zipperlen che procedette a effettuare lavori di ampliamento. Castello di Montesanto: costruito nei pressi della vetta del monte Santo, coinvolto nelle lotte tra guelfi e ghibellini, venne distrutto nel 1253 da Azzo Guidoboi, vicario di Oberto II Pallavicino. Nel 1414 fu concesso alla famiglia Anguissola dal re dei romani Sigismondo di Lussemburgo. Il castello, elevato a contea nel 1438, venne ricostruito dagli Anguissola nel 1446. Torre di Montesanto: conosciuta anche come torre di Molino Croce e situata sulle pendici dell’omonimo monte, si tratta dei resti di una struttura di avvistamento, originariamente posta al servizio del vicino castello, che permetteva il controllo su buona parte della media val Nure. Torrione di Castione: superstite di un più ampio castello risalente al X secolo e inizialmente di proprietà della famiglia Da Rizzolo.

PONTENURE – Valle Nure

◾VIDEO: Pontenure

◾FRAZIONI: Muradello, Paderna, Valconasso

Il toponimo Pontenure risale all’epoca romana: il capoluogo infatti era stato insediato per difendere il vicino ponte sul Nure: dalle parole Pontis e Nurae derivò poi il nome Pontenure. Nel 1216 venne occupato da truppe pavesi, cremonesi e parmigiane in seguito alla sconfitta delle truppe piacentine alleate ai milanesi. In seguito a quest’episodio vennero distrutti molti castelli della zona tra i quali quello situato nel capoluogo ed il castello di Paderna. Nel XIII secolo esisteva a Pontenure un ospedale a testimoniare l’importanza dell’insediamento. Nei primi anni del trecento Alberto Scotti, capo della fazione guelfa appena cacciato da Piacenza occupò la rocca di Pontenure. Nel 1316 le due fazioni si unificarono cedendo il paese a Galeazzo I Visconti che fece ricostruire le fortificazioni del castello, che era stato alla famiglia Mancassola nel 1314. Il castello fu poi raso al suolo nel 1337 da Azzone Visconti. Ne 1455 Zanino Nicelli venne investito del feudo di Muradello ricevendo poi dal duca di Milano Francesco Sforza il diritto di edificarvi un castello. Nel 1816 Pontenure ricevette la visita della duchessa Maria Luisa d’Asburgo-Lorena, ospite della famiglia Marazzani; sotto al suo governo le condizioni del paese conobbero un periodo di progressivo miglioramento, culminato nel 1833 con la costruzione del nuovo ponte sul Nure che andava a sostituirne un altro, ormai inadatto a sostenere il traffico che si sviluppava lungo la via Emilia. Dopo l’unità d’Italia il comune conobbe l’industrializzazione e nel 1918 la società Rizzi e C., già in attività dal 1908, acquisì la fornace Raggio diventando il punto di riferimento del sistema industriale locale. Il castello di Muradello, fortificazione risalente al Quattrocento costruita per volontà della famiglia Nicelli. Il complesso è parzialmente rimaneggiato e usato per scopi agricoli e abitativi. Il castello di Paderna, esistente sin dall’XI secolo, venne ceduto nel 1453 dai monaci del monastero di San Savino di Piacenza alla famiglia Marazzani dei cui discendenti è di proprietà. All’interno del fossato, ma isolato dagli altri corpi di fabbrica si trova il dongione, che mantiene un ingresso indipendente e che in origine era dotato di proprio ponte levatoio. La torre Canevaro, di fattura cinquecentesca posta nei pressi del ponte sul torrente Nure della via Emilia, prende il nome dalla famiglia Canevaro a cui arrivò per il lascito ereditario della nobile signora Savini. Il castello di Valconasso, a partire dall’inizio del XIII secolo fu di proprietà della famiglia Mancassola. Nel 1314 venne invece distrutto dalle forze di Galeazzo I Visconti che poi lo concesse di nuovo ai Mancassola, a cui rimase fino alla fine del Seicento, prima di passare più volte di mano. Il complesso, fortemente rimaneggiato, è stato riattato per un uso residenziale.

PAESI | S

SAN GIORGIO PIACENTINO – Valle Nure

◾VIDEO: San Giorgio Piacentino

◾FRAZIONI: Case Nuove, Centovera, Corneliano, Godi, Rizzolo, Ronco, San Damiano, Sant’Agata, Tollara, Viustino

Nel 948, in seguito all’autorizzazione concessa da Lotario II d’Italia ai canonici del duomo di Piacenza di costruire fortificazioni a difesa della pieve di San Giorgio, iniziarono i lavori di costruzione del castello. Oltre a quello del capoluogo altri castelli sorgono poi in località vicine come Godi. Negli anni successivi il castello venne distrutto prima dai populares nel 1090 e poi dalle miliize bergamasche e cremonesi al comando del marchese Lancia nel 1242[9]. Nel XIII secolo passò sotto il controllo della famiglia Anguissola, per poi divenire di proprietà della famiglia Scotti nel seicento. Nel 1604 fu, invece, edificata la Rocca, progettata forse dal Vignola e affrescata nell’Ottocento dal piacentino Giuseppe Badiaschi con il suo parco dotato di lago, di un tempietto neodorico e di un sistema di grotte unico nel piacentino. Il castello divenne di proprietà comunale tra il 1876, quando la famiglia Porcelli, che ne aveva acquistata una parte dagli Scotti, la vendette al comune e il 1978 quando fu acquisita la restante parte dall’Istituto della Madonna della Bomba che ne era divenuto proprietario in seguito alla morte dell’ultima discendente. Il castello di Montanaro: citato in un documento risalente al 1395 come di proprietà del monastero di San Savino di Piacenza, negli anni passò più volte di mano tra le famiglie nobili Cossadoca, Da Rizzolo, Dal Pozzo, Portapuglia. Dopo essere stato in parte rimaneggiato nel 1692 ad opera della famiglia Marazzani, divenne una dimora residenziale. Il castello di San Giorgio Piacentino: costruito a partire dal 948 a difesa della locale pieve dopo le discese degli ungari, fu distrutto una prima volta nel 1090 e, poi, ancora nel 1242 dalle milizie de marchese Lancia al servizio dell’imperatore Federico II. Divenuto di proprietà della famiglia Anguissola nel XIII secolo, passò agli Scotti nel Seicento. Tra il 1876 ed il 1978 è stato acquistato dal comune che lo ha adibito a propria sede. Il castello di Ronco: risalente all’XI secolo, fu teatro, sin dai primi anni dopo la costruzione, di lotte tra guelfi e ghibellini. Nei primi anni del XVI secolo fu ricostruito dalla famiglia Arcelli, la quale lo cedette, poi, alla famiglia Boccabarile, prima di divenire proprietà della famiglia Asinelli. Il castello di Rizzolo: edificato dall’omonima famiglia, nel 1391 subì importanti lavori di irrobustimento a scopo difensivo, voluti da Gian Galeazzo Visconti. Fu di proprietà dei Salvatico dal XVI secolo fino al 1866 quando passò alla famiglia Anguissola. Il castello di Tollara: risalente al periodo medievale, non viene quasi mai menzionato nelle cronache dei vari combattimenti avvenuti nella zona, a testimonianza di una sostanziale estraneità del forte rispetto a questi avvenimenti. Dopo essere stato di proprietà delle famiglie Da Rizzolo e Pusterla è stato convertito all’uso agricolo. Il castello di Viustino: già citato in un documento del 979 in cui l’imperatore Ottone II di Sassonia investiva i fratelli Lanfranco, Opizzo, Jacopo, Gherardo e Fero della sua proprietà, venne distrutto nel 1314 da Galeazzo I Visconti e, in seguito, ricostruito. La Rocca di San Giorgio: edificata, forse su progetto del Vignola, all’inizio del Seicento per volere di un membro del ramo di San Giorgio della famiglia Anguissola e inizialmente chiamata fortezza nuova in contrapposizione al più antico castello. Passata alla Camera Ducale farnesiana dopo l’estinzione del ramo famigliare, nel 1637 venne concessa alla famiglia Scotti, a cui rimase fino all’estinzione, avvenuta nell’Ottocento. Il castello di San Damiano: fu costruito nel 1436 ad opera di Bartolomeo Anguissola, la cui famiglia rimase proprietaria del castello fino al XIX secolo. Il Torrazzo di Centovera: torre edificata a opera della famiglia Anguissola di San Damiano, originariamente parte di un più ampio complesso castrense. La torre di Case Basse: torrione posto tra il capoluogo e la frazione di Centovera posto in una zona soggetta alle famiglie Anguissola e, dopo il 1630, Scotti.

PAESI | V

VERNASCA – Valle Arda

◾VIDEO: Vernasca

◾FRAZIONI: Bacedasco Basso, Borla, Castelletto, Mignano, Settesorelle, Trinità, Vezzolacca, Vigoleno

Il territorio di Vernasca, abitato fin dal neolitico, era occupato dalle tribù dei Liguri: tracce di castellieri sono state trovate a Rocchetta di Carameto, Casali di Morfasso e a Settesorelle. Le tribù Liguri vennero assoggettate dai Romani, poco prima della metà del II secolo a.C., dopo una lunga resistenza. In epoca longobarda vi sorse la Pieve di San Colombano. Il borgo, chiamato Lavernasco fu in possesso dell’Abbazia di Val Tolla un tempo posta nei pressi della località Monastero di Morfasso e fu fortificato nel X secolo: questo castello viene citato in un documento nel quale l’imperatore Enrico II lo concede come privilegio all’abbazia. Parte del territorio comunale è compreso nella Riserva naturale geologica del Piacenziano che contiene un cospicuo patrimonio di reperti fossili del pliocene. Il Castello di Vigoleno. Posto sul crinale tra la valle dell’Ongina e quella dello Stirone su un rilievo non elevato, domina le colline circostanti.

VELLEIA ROMANA – Valle Arda

◾VIDEO: Velleia Romana

◾FRAZIONI: frazione di Lugagnano d’Arda

È un sito archeologico affascinante situato in Emilia-Romagna, vicino a Lugagnano Val d’Arda. Fondata nel 158 a.C. dopo la sottomissione dei Liguri, divenne un fiorente municipium romano. La città era famosa per le sue terme, alimentate da acque bromoiodiche, e per la Tabula Alimentaria Traianea, una grande iscrizione in bronzo che regolava prestiti agli agricoltori per il sostentamento dei bambini. Il sito include resti di un foro, una basilica, terme e abitazioni, come la Casa del Cinghiale. Le statue e reperti rinvenuti sono conservati in musei vicini. La città fu abbandonata nel V secolo d.C., probabilmente a causa di frane. La zona di Veleia è abitata sin dalla preistoria, a testimonianza di ciò sono stati ritrovati i resti di alcuni sepolcri a cremazione, risalenti alla seconda età del ferro, a nord-est dei resti romani, oltre a questi sono stati ritrovati anche reperti risalenti all’età del bronzo. Il nome deriva da quello della tribù ligure dei Veleiates o Veliates, i quali furono i fondatori del primo nucleo del centro abitato. Inizialmente fondata dai Liguri Veleiati, venne, poi, conquistata dai romani diventando, durante gli ultimi anni della Repubblica romana, sede di un municipium e capoluogo di una zona medio-appenninica che si estendeva tra i fiumi Trebbia e Taro, grazie alla disponibilità di acque termali. Caduta in declino dalla fine del III secolo e successivamente abbandonata, la città è stata riscoperta a partire dal 1747 dopo il fortuito ritrovamento della tabula alimentaria traianea, a cui seguirono gli scavi per riportare alla luce i resti romani, operati a partire dal 1760. La tabula è inizialmente divisa in vari pezzi e venduta per essere fusa dall’arciprete di Macinesso, viene salvata dai canonici piacentini Giovanni Roncovieri e Antonio Costa, ai quali viene, poi, sottratta, per essere trasportata a Parma, alla corte di Filippo I di Parma nel 1760 per opera del segretario di stato Guillaume du Tillot. Con l’ingresso di Maria Luigia d’Austria a Parma, nel 1816 è finanziata una nuova serie di scavi che, pur non portando a ritrovamenti di rilievo, vedono la costruzione della palazzina della direzione degli scavi, il futuro antiquarium e di una strada che rende più agevole l’accesso alla località

VIGOLZONE – Valle Nure

◾VIDEO: Vigolzone

◾FRAZIONI: Albarola, Bicchignano, Borgo di Sotto, Cabina, Carmiano, Grazzano Visconti, Veano, Villò

La prima menzione del paese risale all’830 nelle carte di Sant’Antonino e della Cattedrale di Piacenza dove compare con il nome di Vicus Ussoni o Vicus Ursoni. Nel 1095 Lantelmo Confalonieri, capitano delle milizie piacentine in Terra Santa, ottenne l’investitura di vassallo vescovile ed inizia l’edificazione di un castello a Vigolzone. Il forte venne poi espugnato e successivamente distrutto nel 1242 da Enzo di Sardegna, di questo primo maniero rimangono soltanto i resti di una torre ad ovest del castello, la cui costruzione risale al trecento per opera del nobile Bernardo Anguissola. Il castello fu espugnato da Ludovico il Moro nel 1483 e poi nel 1521 dai dragoni (soldati a cavallo) francesi guidati dal generale Odet de Foix-Lautrec. Nel XIV secolo esisteva un centro abitato, la cui presenza è attestato anche da fonti più antiche, nella zona in cui sarebbe sorta la frazione di Grazzano Visconti, dove fu edificato un castello verso la fine del XV secolo. Nel 1395, infatti, il duca di Milano Gian Galeazzo Visconti emise a Pavia un editto che permetteva alla figlia Beatrice, sposa del nobile piacentino Giovanni Anguissola, di costruire un maniero. La famiglia Anguissola dominò la zona fino al 1806 quando i feudi imperiali furono aboliti da Napoleone. Durante l’Ottocento furono ritrovate, dalle vicinanze del greto del torrente Nure, reperti archeologici a dimostrare l’esistenza dell’antica Vicunia. Castello di Balzarelli: castello posto nelle vicinanze della frazione di Carmiano.Castello di Borgallo: distrutto nel 1244 da parte delle truppe di re Enzio. Prima della metà del XVI secolo la costruzione era già stata trasformata in dimora signorile, poi demolita nei primi anni del XX secolo. Castello di Grazzano Visconti: fortilizio costruito nel 1395 da Giovanni Anguissola, marito di Beatrice, sorella del duca di Milano Gian Galeazzo Visconti. Gli Anguissola rimasero signori del castello fino al 1870 quando, dopo la morte del marchese Filippo Anguissola, l’edificio passò, per tramite di sua madre Fanny, alla famiglia Visconti di Modrone. Il complesso venne restaurato ai primi del Novecento per volontà del conte Giuseppe Visconti di Modrone il quale fece costruire ex novo un piccolo borgo fortificato in stile neo-medievale; oggi rinomato e visitato borgo. Castello di Vigolzone: costruito nel Trecento per opera del nobile Bernardo Anguissola. Il castello fu, in seguito, espugnato da Ludovico il Moro nel 1483 e, poi, nel 1521 dai dragoni francesi guidati dal generale Odet de Foix-Lautrec. Castellone: situato nella frazione di Bicchignano e inizialmente noto con il nome di castello di Veano, è citato per la prima volta in un documento risalente al 1043 in cui il castello, così come tutto il feudo di Veano, veniva ceduto al monastero di san Savino di Piacenza. Costruito con lo scopo di controllare l’imbocco della val Nure in connessione con altri castelli posti nella vallata.

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