ZONE | Valle Boreca

L’ambiente è uno dei più  incontaminati, le valli sono scoscese e profonde, canaloni ricchi di vegetazione. I borghi sono piccoli disseminati lungo il territorio, meritevoli di attenzione e visita. Le case erano anche stalle, magazzini di prodotti come i cereali e le patate; le castagne erano il pane. Poi vi era il camino, focolare del nucleo familiare. Spesso si entrava in casa ci voleva la scala esterna che portava al primo piano perchè sotto vi era la cantina o la stalla riparo per gli animali ma anche ad uso riscaldamento.  Le case in sasso e i tetti erano fatti con lastre di arenaria, ne possiamo vedere ancora molti esempi. Le case erano molto vicine, quasi un modo per riscaldarsi a vicenda. A Bogli al di sotto delle stradine scorrono i fossi lastricati che incanalano e permettono il deflusso delle acque piovane. Il fatto che i paesini sono uniti tra di loro da antiche mulattiere, ancora oggi esistenti, indica un mondo interno di unione di questi paesi. Il paesino di Zerba è il capoluogo della maggior parte dei paesi della Valle Boreca, gli altri se li dividono i capoluoghi di Gorreto e Ottone. Le genti, intere generazioni, di questi luoghi hanno lavorato duro, una vita di ristrettezze. Lo sappiamo ma possiamo solo immaginare con quanta dignità hanno mantenuto tradizioni e modi di vivere spartani. Purtroppo lo scarso reddito agrario, la mancanza di strade, il taglio poco redditizio di una quantità impressionante di legna di faggio, avvenuto durante e dopo la guerra nelle immense ma non eterne foreste di questa zona, hanno indotto la maggior parte delle famiglie ad emigrare nelle città più importanti. Se si escludono Pej e Zerba, gli altri paesi sono quasi disabitati, pochissimi mantengono residenti, una o due famiglie ancora dedite alla pastorizia e al lavoro duro e difficile dei campi, anche a guardia del paese. Famiglie meritevoli della nostra sincera ammirazione perchè cercano di conservare tradizioni e il totale spopolamento. Quando sono assediati dalla neve e dal ghiaccio, soprattutto qualche decennio orsono, i paesi sono costretti all’aiuto di elicotteri, cosa che è andata scemando se non scomparsa visto che i paesi sono praticamente disabitati. Vedremo, ad esempio tra le Capanne di Cosola verso i due paesi di Bogli e Artana, molti escursionisti con sci e ciaspole, percorrere la strada di accesso. Non molto tempo fa durante il nefasto periodo pandemico (covid-19) la strada della Val Boreca è stata chiusa completamente, percorsa solo dai carabinieri e dagli addetti al trasporto sanitario, per dare soccorso alimentare, e di supporto psichico e sanitario ai pochi abitanti della valle. Cambia quasi tutto in estate, molte delle famiglie che mantengono le radici, si trovano per ravvivare la vita di questi paesini. Si organizzano feste e ci si raccoglie nelle piccole piazze o aie per scambiare i ricordi ma anche per progettare il possibile futuro di queste valli.

Valli Boreca, Dorbera e Terenzone

Le valli ai piedi del Monte Alfeo: la valle Boreca e le valli Dorbera e Terenzone

Avremmo potuto parlare solo della Val Boreca che, senza dubbio, è la più importante e conosciuta delle altre due, anche se, qui troviamo molte note interessanti meritevoli di visita.  Unire le tre valli è stata però una questione di intreccio ed unione di sentieri e di armoniosità dei percorsi che, quasi tutte ad anello, collegano i monti e le valli di questo territorio. La Val Boreca è soprattutto uno dei luoghi più nascosti e ricchi di fascino delle Quattro Province. I monti sono prevalentemente ricoperti da rigogliose faggete, facendone una valle quasi incontaminata. La Val Boreca è diventata famosa anche per un personaggio importante per la storia delle Quattro Province: Annibale Barca. I nomi dei borghi, seppure da annoverare nelle leggende di questi luoghi, hanno molti rimandi alla presenza cartaginese. Nei vari capitoli ne parliamo ampiamente. Personalmente amo queste valli, le ho amate fin dalla prima visita. Il ricordo va al gruppo di mountain-bike che ho frequentato per tanto tempo. Avevamo mountain bike scarne di accessori importanti, del resto erano i primi tempi, le MTB si erano da poco affacciate al mondo dell’escursionismo in bicicletta. Oggi ci permettono cose più importanti e con maggiore sicurezza. Le escursioni spesso richiedevano tanta fatica e maggiore attenzione, spesso dovevi spingere la bici, le valli sono strette e scoscese. Ma tutto ciò si tramutava in una grande soddisfazione. Una delle prime volte qui è stata con l’anello che da Ottone, via Campi porta alle pendici del Monte Alfeo (Pra di Cò), fino in cima a questo meraviglioso monte. La discesa è stata difficile ed impegnativa fino a Bertone. Passaggio al paese abbandonato di Campi Vecchio e ritorno finale. Lo volevo ricordare perchè a quel giro ha partecipato un amico che durante gli anni si è dimostrato tale e sempre con maggiore intensità. Poco tempo fa mi aveva svelato la sua grande voglia di visitare le sorgenti del Boreca. La mia promessa di aiutarlo in questa avventura non è stato possibile esaudirla. Te ne sei andato ma spero di rivederti nelle verdi praterie del monte Alfeo e se ci riuscirò alle sorgenti di queste meravigliose acque. Questa guida la dedico a Te, Franco Cattaneo, fai buon viaggio.

Il Monte Alfeo e la Val Boreca

Il Monte Alfeo, la cui vetta è facilmente distinguibile da ogni parte noi la guardiamo, una bellissima piramide con quei versante spoglio di vegetazione e l’altro rigoglioso di piante, non c’è dubbio che possiamo definirla una delle montagne più belle di questi luoghi, vera montagna sacra sulla cui cima scavando per il piedistallo dell’attuale statua della Madonna, venne trovato un bronzetto raffigurante un giovane offerente, attualmente conservato al museo civico di Piacenza. La bellezza di questa montagna però deve anche questa fama alla sottostante valle che ne circonda le pendici:la Vai Boreca dove scorre lo stesso Boreca racchiuso da due pareti che convogliano le sue acque in alcuni canaloni, dove appare e scompare, consegnando all’escursionista una moltitudine di piccoli angoli da esplorare ed anche quando passiamo una seconda volta dallo stesso posto ci possiamo accorgere che sarò diverso e che ci sarà qualcosa di nuovo. Ogni paesino di questa valle può raccontare decenni di storia e di vita quotidiana e fa tristezza vedere ora questi piccoli girelli praticamente disabitati e solo d’estate qui la vita ricomincia a fiorire per poi ritornare una valle dormiente nell’inverno; ogni anno però ci accorgiamo che la valle invecchia in un lento avvicinamento verso una morte certa. La valle si è spopolata parecchi anni fa e pochissime famiglie vi risiedono nel periodo invernale e tutto a partire soprattutto dal secondo dopo-guerra conseguente ad un isolamento dovuto alla totale carenza di adeguate vie di comunicazione. A parte la strada che da Ottone arriva alle Capanne di Cosola e passa da Zerba, uno dei pochissimi paesi a mantenere un poco di vita anche in inverno, le altre strade di accesso sono praticamente sterrate. Certo per noi biker anche se le poche strade in salita non sono tutte ciclabili nella totalità, è una vera manna nel percorrere questa moltitudine di singie treck in un ambiente selvaggio, ed arrivando in questi paesini praticamente disabitati ma dalla bellezza inestimabile (vedi la piccola chiesetta con cimitero di Pizzonero) non possiamo fare altro che rallegrarci da un lato ma rattristarci dall’altro. Tutti i paesini di questa valle Suzzi, Pizzonero, Belnome,Tartago Bogli, Artana, Pej, Capannette di Pej, Vesimo, Zerba, Cerreto e Valsigiara ed infine nella valle del torrente Dorbera troviamo Bertone, Campi, Cabosa e Truzzi conservano antichi valori di paesi contadini, valorizzati dai numerosi fossi e rii che portano acqua al Boreca: e scendendo impetuosi portavano energia per far girare le pesanti macine dei mulini, ed anche le turbine per la produzione di energia elettrica per l’illuminazione dei vari borghi, infine il Boreca. Il Boreca convoglia le sue acque in una diga, attraverso una condotta sotterranea, che fornisce l’energia per il funzionamento della centrale idroelettrica posta sul Trebbia, di fronte a Losso, ecco spiegato il fatto che attraversando il Boreca dal ponte sulla strada che ci porta a Tartago è asciutto. Tornando a noi biker possiamo dire con assoluta certezza che tutta la Vai Boreca è una intreccio fitta di sentieri e mulattiere che in un primo momento sembrano accessibili ma poi passo dopo passo si scoprono di assoluta bellezza. Da vedere e da ricordare olive alla visita a tutti i paesini indistintamente, è il Castello di Zerba; certo visiteremo ciò che rimane attraverso un panoramico sentierino, ma vi assicuro che una volta arrivati la spettacolo panoramico è mozzafiato e guardando in basso non possiamo che entusiasmarci nel vedere le anse che il Trebbia sviluppa in questo punto. Con il Monte Lesima e la Vai Trebbia condivide il presunto passaggio delle guarnigioni Cartaginesi e del suo condottiero Annibale. Da qui si dice che il nome di molti dei paesini della Val Boreca nella loro toponomastica richiamano i luoghi di origine di Annibale che non fanno altro che avvalorare l’ipotesi della presenza del condottiero. Da vedere inoltre le piccole chiese di Suzzi e Pizzonero con il loro piccolo cimitero per il quale bisogna passare per entrare nella chiesa. Poi ricordiamo Begli particolare per il fatto che è il paese degli avi di Arturo Toscanini ed in fondo al paese è ancora possibile ammirare la casa. Altro paesino da ricordare è Artana dove in inverno è abitata da una sola famiglia. Vesimo è tristemente famoso per un episodio avvenuto durante la seconda guerra mondiale per una bomba sganciata da Pippo” sulla balera durante una festa, e le numerose morti ne danno la conferma Da vedere infine il mulino sul Boreca sul sentiero che unisce Begli a Suzzi testimonianza dell’unico mezzo per procurarsi l’energia necessaria per la vita della valle.

Il Monte Alfeo

Sarà per la centralità, i suoi possenti contrafforti, ma l’Alfeo, con la sua fierezza discreta, rimane la montagna più rappresentativa – quasi simbolica – della Val Boreca. Più di duemila anni fa i progenitori dei montanari assistevano commossi al sorgere del sole dietro l’Alfeo. Fu così che misero lassù, una statuetta. E’ una delle montagne più belle e imponenti dell’Appennino ligure. Sorge sul lato sinistro della Val Trebbia, tra la val Boreca e la val Dorbera. Situato nel cuore delle quattro province fa parte del Gruppo del Monte Antola. Ha l’aspetto di una grande piramide isolata, con i fianchi ripidi. Il versante settentrionale, molto ripido e interamente boscoso, ospita le piccole frazioni della Val Boreca del comune di Ottone: Belnome, Tartago, Pizzonero e Suzzi. Sul versante meridionale, invece, dove si trova la frazione di Bertone, appartenente al Comune di Ottone, la vegetazione copre i fianchi della montagna fino a 1500 metri di altezza, per poi lasciare il posto ad estesi prati contornanti la vetta, sulla quale si trova una statua della Madonna con bambino che ci accoglie. Una cassetta delle lettere per metterci una preghiera. Luogo di arrivo ottimo per  una breve sosta e riprendersi dalla fatica fatta. La vetta è molto panoramica e ci regala forti emozioni, ai nostri piedi una vera mappa topografica. Dalla cima è possibile godere di una vista ampissima, che si apre a 360° e che si spinge, in condizioni di cielo terso, fino alla pianura padana (a nord) e al mar Ligure (a sud). Si riconoscono, da sinistra, il monte Lesima, grazie al pallone sommitale, e il Penice, per la selva di antenne che lo cinge; quindi sullo sfondo i monti Mosso, Lazzaro e l’inconfondibile profilo seghettato della Pietra Parcellara. Alla destra del solco scavato dal fiume Trebbia si individuano le dorsali dei monti Capra, a dividere la valle da quella del torrente Perino, e Osero, a separare quest’ultima dalla val Nure. Proseguendo verso est si scorge l’Aserei, con la striscia di pineta sommitale, e più lontano il monte Menegosa; oltre l’avvallamento del Mercatello si individuano il monte Carevolo, quindi le praterie del Crociglia e la parete rocciosa della Ciapa Liscia con i monti Bue e Maggiorasca in secondo piano; sullo sfondo il monte Penna. Verso oriente si possono apprezzare, in primo piano ai piedi del monte, i verdi pascoli di Prà di Cò, che rompono il pendio declinante verso il Trebbia. In direzione sud la vista spazia sull’alta val Trebbia, dai monti della val d’Aveto alla catena dell’Antola. Non a caso fu una montagna sacra (assieme al Penna ed al Penice) agli antichi e fieri abitatori di queste montagne, i Liguri, che la consideravano abitata e permeata del loro dio, signore della luce e protettore delle greggi. Su questa montagna un sonetto (vedi Monte Lesima) indica una certa considerazione, mentre sulle le antiche mappe, viene messo in evidenza rispetto ad altri monti più alti. Su diversi testi, considerazioni riportate su leggende, storie vere o tradizioni popolari, il monte veniva considerato anche un “covo di vipere” e “nido di acquile”.

Un bronzetto sul Monte Alfeo
E’ sull’Alfeo che nel 1954, che alcuni giovani esploratori, scavarono per il piedistallo dell’attuale statua della Madonna, in sostituzione della vecchia edicola. Fu così che venne trovato, alla profondità di circa un metro, un statua bronzea raffigurante un giovane offerente, attualmente conservato al museo civico di Piacenza. Poco discosto la sua base quadrangolare con segni di rottura corrispondenti alla pianta del piede destro e alla punta del sinistro. Lo scavo proseguì, si cercarono altri reperti con scarsa fortuna. Decisero di spostare di pochi metri la fondazione del peidistallo della statuta. Il bronzetto dell’Alfeo èriconducibile al II° – I° sec. a.C.  Presenta una figura di giovane offerente di tipo apollineo, ignuda, salvo un drappo che cade dalla spalla e dal braccio sinistro. Sulla mano destra una “patéra” una piatto con un tondo rialzato centralmente usato anche dai Romani nei sacrifici. L’antica tradizione ligure di offrire e di farlo sui monti, luoghi sacri e propiziatori. I monti erano anche i luoghi più vicini al cielo, quindi un modo di avere un rapporto diretto con gli dei. I bronzetti si seppellivano sulla sommità dei monti. Non a caso ne è stato ritrovato uno sul Monte Penice e uno sul monte Penna.

Il Monte Lesima

Monte Lesima

Il monte è inconfondibile da qualsiasi parte lo si voglia trovare, con la sua “palla” bianca, adibita a stazione radar. L’altezza del monte è di 1724 m, superato solo dal Monte Maggiorasca (1799 m), dal Monte Nero (1753 m) e dal Monte Penna (1735), tutte cime dell’Appennino Ligure e delle Quattro Province. La vetta però non è in corrispondenza della stazione radar, ma dal punto dove è posizionata la immensa croce in metallo. Dal monte si gode un bellissimo panorama che spazia dalla Valle Staffora alla Valle dell’Avagnone e la Val Trebbia e, seguendo il crinale, i Monti Tartago, Terme e la Cima Colletta. Proprio su questo crinale transitano il sentiero Europeo E7 che, proveniente da Piacenza, prosegue verso il Monte Chiappo fino al Monte Lavagnola. La sponda che volge ad est, ripida e rocciosa, è detta Rocca del Lupo (secondo la leggenda vi sarebbe precipitato un lupo): consegna le sue sponde prative verso il Monte Lesimina sopra l’abitato di Zerba, lungo la Costa del Gazzo. Il crinale dalla Cima Colletta al Monte Lesima è ricco di una fitta rete di sentieri quasi tutti segnalati dai segnavia bianco-rossi. La storia del monte è legata al condottiero Annibale: si dice che si ferì una mano: “Lesit Manu” e, da qui, il nome “Mons laesae manus”, e infine – il passo è breve – si arriva al toponimo di Lesima.

Una filastrocca dice

Lèsima Lesimìn
tutt’i monti i ghè fa inchin
non ghè che mont Alfè
che l’è ciu alto che ne lè

Sappiamo tutti, oggi, che non è vero, infatti il Lesima è alto 1724 metri mentre l’Alfeo è 1651.

Le valli

Detto anche Borrèca il Torrente Boreca è affluente di sinistra del Fiume Trebbia e svolge il suo corso molto incassato fino a raggiungere le acque del Fiume Trebbia. Raccoglie le acque dei numerosi fossi e rii che dal Monte Lesima portano al Monte Carmo e al Monte Alfeo. Le sue origini però si riconducono al Monte Carmo in quella zona ai piedi della Costa delle Scabbie Poranzi. Nel suo primo tratto volge verso nord poi, raccogliendo òe acque del Rio di Pej che proviene dal Passo del Giovà e, più avanti, quelle de Il Rio proveniente dal Monte Ronconovo e Alfeo. Con un paio di esse si getta nel Fiume Trebbia nei pressi dell’ansa che il Fiume Trebbia crea ai piedi del Castello di Zerba, nei pressi di Losso. Piccole è stretta valle è quella solcata dalle acque del Torrente Dorbera, il più corto dei tre. Il bacino che raccoglie le acque è delimitato dal Monte Zucchello al Monte Ronconovo e del Monte Alfeo. Il Torrente si getta nel Fiume Trebbia a Gorreto. Il Torrente Terenzone, secondo per lunghezza, prende le acque dai vari Rii e Fossi che nascono ai piedi del crinale tra il Monte Carmo e la località di Fascia, lembo del Parco dell’Antola. Tra le due frazioni Alpe e Varni prende il nome di Terenzone e scorrendo dritto fino a valle si getta tra Gorreto e Rovegno. A parte quelli citati, una innumerevole quantità di rii e fossi si gettano, dalle montagne più alte, nei torrenti, rendendo le valli ricche di acqua limpida e notevolmente pura. Molte di queste acque fornivano l’energia necessaria per far girare le pesanti macine dei mulini e dopo la prima Guerra, anche per far girare piccole turbine per la produzione di energia elettrica per l’illuminazione dei vari borghi. Qualcuna di esse è ancora visibile e lo faremo durante i nostri viaggi.

PAESI | A | B | C | D | E | F | G | I | L | M | N | O | P | R | S | T | V | Z

Paesi che compongono le valli Boreca, Dorbera e Terenzone e quelli della valle Trebbia inclusi negli itinerari

PAESI | A

ALPE

◾VIDEO: Artana

Frazione di Gorreto

Si fa riferimento nel 1252 in cui Rinaldo di Rovegno accensa i prati dai Monti di Alpe e di Barchi per due capponi. Nel 1260 i Marchesi Malaspina decisero di far pagare, agli uomini di Alpe, Lire 10 e due Genovini. Fece parte dei feudi malaspiniani fino alla estinzione dei feudi.

ARTANA

◾VIDEO: Artana

Frazione di Ottone

Artana era già parrocchia, ma nel 1525 una crudele pestilenza rese deserte le ville, ed Artana cessò di essere parrocchia. Alcuni documenti indicano una discrepanza visto che nel 1523 Artana non figurava nel catalogo delle parrocchie. Al centro del paese, quasi non si vede, vi è il primo medioevale luogo di culto, l’oratorio che ricalca, nonostante l’angusto spazio e l’aderenza con le vicine abitazioni, lo stile di tutti gli altri oratori delle alte valli. Nel 1678 Artana faceva 22 fuochi, cioè circa un centinaio di persone, e nel piccolo oratorio, sotto il titolo della Beata Vergine, il Rettore di Bogli celebrava ogni tre domeniche. Nel 1716 fu eretta in succursale di Bogli. Feudalmente Artana dipendeva dai marchesi Malaspina di Pregola. La chiesa non è in paese ma leggermente discostata, al suo fianco l’antico cimitero, svetta dominante il campanile. Nel periodo invernale la frazione è praticamente disabitata, mentre si rianima durante il periodo estivo. Per quanto riguarda la toponomastica si fà derivare Artana da Altana, gli studiosi indicano che altana è di origine latina mentre artana è di orgine ligure. Sembra più probabile accompagnarla al toponimo ligure “ar” che significa acqua corrente, e “tana” significa “luogo ricco di acque correnti” di ottima purezza. Infatti, al centro e al termine del paese sono presenti fonti di acqua copiose e purissime.

PAESI | B

BARCHI

◾VIDEO: Belnome

Frazione di Ottone

Nel 1197 Donadeo di Barco e Giovanni chierico di Barca (Val Trebbia) erano vassalli dei Marchesi Malaspina di Val Borbera e di Val Staffora. Per le origini toponomastiche “barco” o “bargo” sono di origine ligure che significa “capanno”. Altra teoria porta ad Annibale Barca, le affinità sono molte e sapendo del passaggio del condottiero dopo la battaglia di Val Trebbia. È una ipotesi secondo la quale Annibale dopo la battaglia, passò dalla Val Trebbia, per evitare la Via Emilia, presidiata dai Romani, valicò gli Appennini e si diresse in Toscana verso la Lunigiana, come è riportato dalle cronache di Polibio e di Tito Livio. Altra ipotesi riguarda invece le milizie del condottiero disertarono e si stabilirono in questi luoghi, sposandosi con le donne del luogo stabilendosi definitivamente. Non sono esperto ma allora cade l’ipotesi dell’origine del nome: dopo aver disertato accostarlo al loro condottiero mi sembra azzardato. Il paese è diviso in tre piccoli nuclei: Castàn, Catavàn, Garbàn.

BERTASSI

◾VIDEO: Belnome

Frazione di Ottone

Come per Barchi anche Bertassi è una parola di provenienza ligure come lo dimostra la desinenza “assi”, comune i molti paesi d’Oltrepò Pavese di Val Curone e di Val Borbera. Dipendeva dal feudo dei Mapaspina, dai quali, nel 1361, passò ai Visconti. Nel 1665 era feudo dei Centurione. Ecclesiasticamente dipendeva dalla Parrocchia Santa Maria di Pissino, piccolo paese ai piedi di Bertassi. Era ritenuta una delle più antiche della zona. L’antica chiesa rovinò per una frana. La sua riedificazione scatenò una lite tra chi voleva riedificarla nello stesso punto e chi la voleva in Bertassi. La questione fu risolata dal Vescovo Aresi che la fece costruire a Bertassi.

BELNOME

◾VIDEO: Belnome

Frazione di Ottone

La chiesa di San Fermo, con facciata settecentesca, interno ad unica navata, posta all’ingresso del paese. Un lavatoio a due arcate, si incontra appena fuori del paese andando per l’antica mulattiera che porta a Tartago. Sempre sul sentiero un ponticello che attraversa Il Rio ed una caratteristica cascatella. Nel ’58 vi abitava la “nonnina” 92enne Marianna Toscanini che, cameriera a Genova, conobbe Giuseppe Garibaldi. Immense foreste di castagni e più in alto nei contrafforti dell’Alfeo di faggete, circondano il paese. Infine, esclusivamente seguita da tradizione orale, il paese di Belnome (Bēnùmme) pare si chiamasse Merida, città spagnola dell’Estremadura, diventata fiorente durante l’Impero Romano.

BERTONE

◾VIDEO: Bertone

Frazione di Ottone

Il paese viene nominato in un documento del 1250 in cui si dice che Ogerino di Guglielmo di Bertone era eletto fratello e chierico della chiesa di San Piero di Casanova di Tortona. Feudo dei Malaspina passò nel 1665 a feudo dei Centurione Scotto. La chiesa di Bertone fu rifatta nel 1842. Per la toponomastica molto probabilmente deriva dall’antico ligure Bhers, veloce, ripido, quindi significherebbe paese scosceso.  Sul torrente si trovano i ruderi del mulino.

BOGLI

◾VIDEO: Bogli

Frazione di Ottone

D’inverno non vi abita nessuno, si anima solo in estate, con la neve è troppo difficile raggiungerlo. Le stradine interne passano strette tra le case, tutte lastricate e i numerosi tombini sotto le abitazioni, permettono ancora oggi il deflusso delle acque piovane. Appena prima del paese si incontra la chiesa con lo strano campanile dalla guglia a cipolla eseguita in mattoni. La chiesa, nel XII secolo, sorgeva in posizione più elevata rispetto ad oggi, la frana la distrusse e fu riedificata, tra il XVI e il XVII secolo, nella sua posizione odierna. In alcuni documenti del XIII secolo si ricorda come “Ecclesia de Monte Alfeo”. Al fianco della chiesa esiste il piccolo cimitero. Bogli è parola ligure che significa “secchio”, guardando la posizione del paese si nota che è quasi in un secchio. E’ il paese dei Renati e dei Toscanini (vedi paragrafo dedicato ai personaggi) e proprio al centro del paese esiste un oratorio dei Renati che ricalca la struttura architettonica degli altri oratori medioevali della nostra montagna. Nell’idioma locale è Buggi e certo potrebbe essere ricondotto a Bougie, altro porto famoso, stavolta in Algeria.
Castello o Hospitale
La località, è indicata su tutte le mappe come “Il Castello”, si trova sulla cuspide di un poggio che si eleva al termine di una delle ripide coste che digradano dalla dorsale Monte Carmo-Monte Legnà, sul versante della Val Boreca in posizione dominante sugli abitati di Bogli e Suzzi. Esattamente ai piedi del Poggio Rondino, da qui visibile con facilità, scorgendo delle rocce in una piccola zona aperta.

PAESI | C

CAMPI

◾VIDEO: Carpeneto

Frazione di Ottone

Tra Ottone e Gorreto troviamo, in località Rocca dei Corvi, la deviazione per Campi. Il nucleo originario del paese (Campi Vecchio) e noto per la coniazione dei falsi luigini alla metà del XVII secolo, fu abbandonato negli anni ‘50 a causa di una frana. Si trova sul sentiero che porta a Bertone. Nel luogo si trovano molti piccoli nuclei tra i quali: Botraia dove, nei pressi si trova il Mulino di Campi, Costa sede dell’Agriturismo Campi, Cabosa, Aglio, Truzzi e Cà di Cuccoli dove si trova la Chiesa di San Lorenzo di Campi. Il feudo di Campi era ampio e possiamo individuarlo dal Torrente Brugneto fino a Corte Brugnatella ai confini del territorio del monastero bobbiese di San Colombano. Sede di questo feudo era nel castello di Catrebbiasca. In un documento del 1197 sono nominati Ogerio, Ceso, Muso, Rolando e Girardo, tutti cinque di Campo e vassalli dei marchesi Malaspina. Nel 1361 Azzone e Federico, figlio di Corradino, marchese di Catrebbiasca detto Spadalunga, ambedue senza prole, cedettero i possedimenti a Galeazzo II Visconti. L’investitura al vassallo visconteo Stefanolo Porri. Ma le vicende e i passaggi non finirono qui e i Malaspina di Pregola rioccuparono il castello. Venduto poi ai Centurione. Del castello malspiniano, dopo la distruzione del castello di Catrebbiasca, avvenuta intorno al 1404, rimangono soltanto le fondamenta della torre, alcune muraglie verso valle e un piccolo vano sotterraneo, forse i resti di una cisterna

CARPENETO

◾VIDEO: Carpeneto

Frazione di Fascia

vedi Fascia

CASSINGHENO

◾VIDEO: Cassingheno

Frazione di Fascia

vedi Fascia

CERRETO

◾VIDEO: Cerreto

Frazione di Zerba

Scendendo lungo la provinciale, verso il fondovalle troviamo Cerreto, con case caratteristiche in pietra, segno dell’antica importanza. Al centro del paese sorge la chiesa di S. Rocco che in origine fu cella monastica appartenente a S. Pietro in Ciel d’Oro di Pavia, documentata nel XVII sec. L’edificio, in stile settecentesco, è stato rimaneggiato nel 1926. Il paese presenta numerose testimonianze dell’antico splendore, come la casa con angolo semicircolare. In centro paese si trova l’antico mulino. Macinava per lo più farina di castagne, e per un certo periodo, verso gli anni ’50 nel Novecento vi fu installata una turbina elettrica. Dalla forma molto insolita. Ristrutturato e per poterlo visitare bisogna chiedere al proprietario del Bed & Breakfast. In centro paese il bel lavatoio.

CODEVIGLIO

◾VIDEO: Cerreto

Frazione di Zerba

Poco sotto il paese troviamo Codeviglio, in dialetto “Codevin” ossia Cà de Vico, sarebbe luogo di origine latina, forse riconducibile ad un presidio di soldati romani che si fermarono qui. Poche case che mantengono il loro aspetto caratteristico.

PAESI | F

FASCIA

◾VIDEO: Fascia

◾ Le frazioni: Beinaschi, Carpeneto (sede comunale), Casa del Romano, Cassingheno, Fascia 

La fondazione di un primitivo insediamento abitativo potrebbe risalire al I o II secolo a seguito del ritrovamento di alcuni reperti presso l’odierno abitato. In particolare, lungo l’antico valico di Casa del Romano sono stati trovati i ruderi di un tempio religioso o cappella, forse di un preesistente complesso monastico fondato dai monaci di san Colombano di Bobbio in epoca longobarda lungo la strada che da Genova portava a Pavia. La prima citazione ufficiale del borgo risale al 12 febbraio del 1235 grazie al ritrovamento di un documento testamentario di una certa Beldì, moglie di Beltramo di Torriglia. Come per la maggior parte dei borghi di queste zone il paese fece parte dei Feudi Imperiali e subì il passaggio da Malaspina, ai Fieschi ed infine, nel 1786, era sotto la signoria dei Doria. Col nome di fascia in dialetto si intende un piccolo ripiano di terra o anche striscia tenuto da mura a secco. Il toponimo rimanda questa lavorazione a buona parte del territorio genovese. Fa parte del Parco Naturale Regionale del Monte Antola. Il capoluogo è posto nella frazione di Carpeneto dove si trova la parrocchiale di San Michele Arcangelo. Nel paese sono presenti varie cappelle, della Madonna della Guardia, di S. Maria adiacente la chiesa e di San Giuseppe vicino al cimitero e la Chiesa parrocchiale della Santissima Annunziata. Nella frazione di Cassingheno si trova la Chiesa parrocchiale di San Carlo. Caratteristiche sono alcune case dalla sezione arrotondata e dagli spioventi che fanno pensare che fossero costruite con tetti in paglia.

FONTANAROSSA

◾VIDEO: Fontanarossa

Frazione di Gorreto

Il paese è nettamente diviso in due parti da un fosso che si può dire abbia origine dalla fontana da cui sgorga. Nei documenti antichi è sempre scritto Fontana Rubea cioè fontana rossa, tuttavia si pensa che la parola Rossa sia invece Roggia. Dagli abitanti è chiamata “fontana fresca”. Questo paese è di origine antica. Sono stati trovati pezzi d’embrici di tipo romane ma di difficile datazione. Nel 1197 era soggetto ai Malaspina, e Muso, Ferrario, e Giovanni di Fontana Rossa “erano loro vassalli. Nel 1515 era sotto la signoria dei Doria e dei Pallavicini. Nel 1668 era dei Doria della Cabella: venti anni dopo ne era feudatario Girolamo Spinola, nel 1783 era di nuovo feudo dei Doria i quali costruirono il famoso palazzo che è tuttora esistente, anche se mancante della torre che è stata distrutta. Il Palazzo dei Doria fu per molto tempo “Corte di Giustizia”con prigioni e forca. Ancora nel secolo scorso le case erano basse, coperte di paglia come le altre della montagna: alla fine del secolo scorso per opera specialmente degli emigrati negli Stati Uniti il paese subì una profonda e bella ristrutturazione. rate. L’ufficio postale fu stabilito alla fine del secolo scorso per interessamento del rettore Don Cesate Rivabella. La parrocchia di Fontana Rossa è antica, probabile nel secolo XII. Fontana Rossa ha due chiese, la nuova nel paese (Beata Vergine Addolorata) e la vecchia fuori di esso (Santo Stefano) che sembra possa essere stata edificata dai saraceni. La nuova chiesa parrocchiale fu eretta sull’area dell’oratorio dei Santi Rocco e Maurizio per convenzione del 1742. Nella medesima convenzione si ordinava di edificare una nuova canonica presso la chiesa nuova e non nel bosco presso la vecchia perché luogo ove si commettevano delitti e stupri. Solo attraverso un sentiero raggiungiamo il paesino di Bosco dove troviamo la piccola chiesa della Madonna dei Miracoli. Con un sentiero si può raggiungere il mulino. Atti storici depositati presso l’Archivio di Stato di Genova indicano che a Fontanarossa e precisamente a Ferriere, possa essere nata Susanna da Fontanarossa, madre di Cristoforo Colombo, come del resto attesta anche un’iscrizione su marmo nel centro del paese.

PAESI | G

GORRETO

◾VIDEO: Gorreto

◾ Le frazioni: Alpe, Borgo, Bosco, Canneto, Fontanarossa, Pissino, Varni

Si trova lungo la val Trebbia. Le origini del comune risalgono al XIII secolo quando il paese fu posto sotto il controllo del feudo di Ottone, appartenente fin dall’epoca longobarda all’abbazia di San Colombano di Bobbio. In seguito divenne dominio della famiglia Malaspina che qui vi costruì un castello e le relative fortificazioni nella zona di confluenza dei torrenti Dorbera e Terenzone. Dal 1640 fu dal signore locale di Ottone, Morello Malaspina, ceduto alla famiglia genovese Centurione, nella persona di Luigi Centurione, che vi edificò il loro palazzo nella piazza principale di Gorreto. Era cinto di mura che si possono riscontrare nelle mappe e pianta del paese fatte da Matteo Vinzoni, cartografo della Repubblica di Genova, eseguita durante i rilievi di Val Trebbia sui domini della Repubblica, oggi non riscontrabili che in pochi segni. Il 17 luglio del 1908 si verificò un violento nubifragio con una piena straordinaria del Trebbia che devastò case e campagne, ma le distruzioni più imponenti si verificarono con l’alluvione della val Trebbia del 19 settembre 1953: l’onda di piena della Trebbia distrusse la strada e sommerse i piani bassi del paese, in alcuni punti l’acqua arrivò ad un’altezza di cinque metri. In paese si trova la bella Parrocchiale di Santa Caterina.

PAESI | O

OTTONE

◾VIDEO: Ottone

◾ Le frazioni: Artana, Barchi, Belnome, Bertassi, Bertone, Bogli, Campi, Cattribiasca, Croce, Fabbrica, Frassi, Gramizzola, La Cà, Losso, Moglia, Monfagiano, Orezzoli là, Orezzoli qua, Ottone Soprano, Pizzonero, Rettagliata, Rocca Corvi, Santa Maria, Semensi, Suzzi, Tartago, Toveraia, Traschio, Truzzi, Valsigiara

Si trova lungo la val Trebbia. Già insediamento celtico e poi romano facente parte del pago Moninas posto fra i municipi di Velleia e Libarna. Si trova sulla Val Trebbia al bivio della provinciale che risale la Val Boreca.  Il territorio entrò poi in epoca longobarda nei possedimenti dell’abbazia di San Colombano di Bobbio, fondata da San Colombano nel 614. Ottone deriva probabilmente da U’Tun, termine celtico che significa rivo. Un’altra ipotesi fa risalire la denominazione “Otona” all’imperatore germanico Ottone I di Sassonia che, dopo la fondazione del Sacro Romano Impero Germanico nel 962 d.C., diretto a Roma, probabilmente passò nel luogo. Dopo la caduta dei Longobardi ad opera di Carlo Magno, il Sacro Romano Impero verso il X secolo costituì i feudi imperiali, all’interno della Marca Obertenga, con lo scopo di mantenere un passaggio sicuro verso il mare, Infatti la Val Trebbia era passaggio obbligato verso Genova.  Obizzo Malaspina fortificò il paese con molti dei territori limitrofi nel 1164 con un possente maniero su concessione di Federico I° detto il Barbarossa. Qui vi eressero un castello successivamente divenne centro pievano ed il castello della Marca Obertenga, il feudo divenuto marchesato con il titolo di Croce di val Trebbia.  Nel 1540 subentrò Gian Luigi Fieschi che governò fino alla fine del XVI sec. quando subentrarono i Doria come contado o Feudo di Montagna, unendo al feudo di Croce anche i feudi di Cariseto e Casanova. L’antico nucleo di Ottone era, poco fuori all’attuale nucleo, dove ora sorgono la chiesa di S. Bartolomeo ed il cimitero, risparmiati dalla frana che distrusse il paese nei pressi del Rio Ottone. Nel XII sec. fu edificato un nuovo centro, sulla riva del Fiume Trebbia, dove ora sorge la chiesa di S. Marziano. Nel centro storico emergono i seguenti monumenti: il palazzo Doria, la chiesa di S. Martino, il palazzo Carboni, l’oratorio di S. Rocco, il palazzo del Municipio, il castello Malaspiniano. All’ esterno del paese il mulino dei Principi e, attraversato il Rio Ottone, l’antichissima chiesa di S. Bartolomeo.

PAESI | P

PEJ

◾VIDEO: Pej

Frazione di Zerba

È nominato nel 1263 come luogo di origine di un Giovanni professore, pellicciaio abitante di Genova. Faceva parte del Marchesato di Pregola. Caratteristico paese di montagna, il più elevato dell’Appennino Piacentino. In zona “Case della torre” esisteva un fortilizio del XIII sec., appartenuto ai Malaspina, di cui rimangono poche tracce. L’antico paese e la chiesa del 1523 furono distrutti da une frana nel 1719, la chiesa di S. Nicola di Bari fu riedificata per volontà del principe Doria nel luogo dove tuttora si trova. Appartenne alla diocesi di Tortona, ora di Bobbio-Piacenza, interno a croce latina affrescato da Clemente Salsa nel 1937. Nella piazza si trova un imponente lavatoio con abbeveratoio costituito da due arcate in pietra a vista con al cenno un bassorilievo che rappresenta S. Antonio Abate, testimonia di un antico splendore. Nel paese si trova il museo agricolo-contadino fondato da Giovanni Tambussi, con oggetti e modelli rappresentanti la vita quotidiana di un tempo ed un albergo -ristorante. Nei pressi del paese troviamo il mulino di proprietà privata. Per alcuni, Pej, è parola ligure e significa fontana; in effetti il paese è circondato da numerose sorgenti d’acqua che, come solito, fresca e pura. Per altri Pej deriverebbe dal nome “pero” alla latina. È il primo paese che incontriamo sulla tortuosa e stretta che percorre tutta la Val Boreca fino a Ottone.

PIZZONERO

◾VIDEO: Pizzonero

Frazione di Ottone

Dal toponimo ligure pizzo (lembo di terra) nero per l’aspetto geologico, costituito da un nucleo di case disposte su terrazze in forte pendenza. Per raggiungere Pizzonero si percorre la stessa strada per Suzzi, al bivio si prosegue con pochi minuti di mulattiera. Dalla parte opposta solo con sentiero da Belnome. Durante i mesi invernali è completamente disabitato. La villa di Pizzonero (Piscinèigheri) nel 1665 apparteneva alla parrocchia di Bogli.All’ingresso del paese, su un terrazzo dovuto ad una paleofrana, si erge l’oratorio di S. Bernardo d’origine medioevale, rimaneggiato nel XVII sec. e purtroppo recentemente quando è stato rifatto il tetto in tegole. Tipica facciata a capanna con torretta campanaria, come a Suzzi, per accedere alla chiesa è necessario transitare nel prospiciente cimitero, dove tutti sono posti nella nuda terra. Contrariamente agli altri villaggi non vi sono molte acque sorgive, anche se la fontana in paese è copiosa e fresca. Gli abitanti sono quasi tutti emigrati a Genova però, vent’anni  prima vi erano 15 alunni a frequentare la scuola. Ogni anno, il 20 agosto, si festeggia San Bernardo, patrono delle genti di montagna. Tipico delle Quattro Province la festa è accompagnata dalla musica tradizionale – con piffero e fisarmonica. Partendo da Belnome nel pomeriggio, si percorre il sentiero, direzione Pizzonero, suonando e cantando. Qui si cena e si balla fino a notte inoltrata; per il ritorna, muniti di torce, a Belnome.

PAESI | S

SAMBONETO

◾VIDEO: Samboneto

Frazione di Zerba

vedi Zerba

SUZZI

◾VIDEO: Suzzi

Frazione di Ottone

Nel medioevo era detto Suzio. Anche Suzzi può essere ricondotto al condottiero cartiginese: Sousse è un paese tunisino conosciuto come un antico porto. Restando sulla d.o orografica del Torrente Boreca, Suzzi è iò paese più vicino alle fonti del Torrente Boreca che nasce dalle pendici del M. Carmo. Raggiungere Suzzi è disagevole, si può raggiunge il paese in auto, passando da Gorreto, attraverso la strada-sterrata che porta al passo della Maddalena, al bivio si prosegue verso Suzzi. Nucleo di antiche case in pietra dai variopinti colori con fonti sorgive, circondato da terrazzamenti e pascoli. Nella stagione invernale è completamente disabitato, solo un anziano mantiene la “guardia”. A valle del paese sorge l’oratorio di S. Giovanni Battista, con annesso cimitero. Seguendo il sentiero per Bogli (121), sul Torrente Boreca vediamo mulino, ora in disfacimento, affiancato da una bella e copiosa cascata. Come gli altri paesi della valle ricchi di acque, all’inizio del secolo, si era dotato di una centralina idroelettrica che forniva l’energia, per l’illuminazione del paese.

PAESI | T

TARTAGO

◾VIDEO: Tartago

Frazione di Ottone

La leggenda vuole che il nome derivi da “Kartago”, nome che avrebbero dato i soldati cartaginesi di Annibali che probabilmente, disertando, si rifugiarono su questi monti. Potrebbe però anche derivare dal celtico “Tartos” (secco). Case rustiche con tetti in arenaria ed una bella chiesa dedicata a San Giovanni Battista. Le molte mulattiere di accesso rendevano Tartago importante punto di nodo da e per la Val Boreca, probabile passaggio di Liguri e Romani. Le antiche costruzioni, sono state restaurate dai proprietari mantenendo la loro tipicità; oggi anche un bellissimo Bed and Breakfast è nato, segno che la valle può riattivare un turismo, di nicchia, ma estremamente positivo ed interessante.

PAESI | V

VALSIGIARA

◾VIDEO: Vesimo

Frazione di Ottone

Siamo nei pressi della SS45 della Val Trebbia dove si trova la confluenza del torrente Boreca con il fiume Trebbia. Due piccoli nuclei: di sopra, il più antico e di sotto, il più recente. Anche qua troviamo le tipiche costruzioni in sasso di montagna. L’oratorio della Beata Vergine della Guardia del 1902 sorge vicino ai ruderi dell’antica costruzione.

VARNI

◾VIDEO: Vesimo

Frazione di Gorreto

Di fronte si trova il paesino di Varni. Raggiungere il paesino è sempre stato faticoso. Sebbene, come Alpe, si trovi nelle vallette del Terenzone, per raggiungerla bisogna passare dalla Val Trebbia. Nelle vicinanze della località Due Ponti, si prende la strada che porta alle Case del Romano, passato Fascia si trova la stradina per Varni. Oggi però è stata ripristinata una mulattiera che riuniva i due comuni. Con queste difficoltà di mobilità il paesino ha sempre avuto vita dura. Vita fatta di fatica, campi e animali. La luce elettrica non c’era e per lavare i panni si utilizzava una fonte fuori dal paese. Ci si doveva muovere a dorso di mulo o con le proprie gambe, il cavallo era una ricchezza.

VESIMO

◾VIDEO: Vesimo

Frazione di Zerba

Il paese durante l’ultima guerra, nella notte dal 20 al 21 agosto, per una bomba sganciata dall’aereo chiamato “Pippo”, sulla balera della festa, subì una carneficina con più di una decina di morti. Il monumento a ricordo nella parte alta del paese sopra la caratteristica fontana-lavatoio. Ècollocato ai piedi del M. Lesima ed è circondato da vasti terrazzamenti, un tempo tutti coltivati, ed ora nel più completo abbandono. Su una erta scalinata e come in tutti i villaggi di questa valle, in posizione defilata, sorge la chiesa di S. Colombano, di origine medioevale, modificata nel XVII secolo. rimaneggiato tra il XVII e il XIX sec., che presenta una possente torre campanaria. Tipiche case in pietra, animata da una trattoria dove si possono mangiare piatti semplici ma di tradizione.

PAESI | Z

ZERBA

◾VIDEO: Zerba

◾  Le Frazioni: Capannette di Pej, Conca d’Oro, Cerreto, Pej, Casa della Torre, Codeviglio, Samboneto, Vesimo 

È il più alto capoluogo della provincia di Piacenza. È il capoluogo della valle anche se alcuni villaggi dipendono da Ottone. La Repubblica Ligure con legge del 1797 aveva infatti riunito tutti i paesi della valle Boreca nel quarto cantone di Zerba appartenente alla 10a giurisdizione dei Monti Liguri Orientali. Difeso dai venti di tramontana provenienti dal Lesima, vi fioriscono le viole in pieno inverno. Il paese è formato da cinque piccoli nuclei. Villa Soprana, nella parte alta del paese, dove sorge la chiesa di S. Michele Arcangelo, fondata nel medioevo alle dipendenze di S. Pietro in Ciel d’Oro di Pavia, ricostruita nel 1817, subì modifiche nel primo novecento. Villa Lisamara dove si trova un piccolo lavatoio-abbeveratoio. Salendo dalla mulattiera verso la Costa del Gazzo si arriva su questo crinale spoglio dove si trova una bella croce. Villa Scarbione sede del municipio, Villa Stana e Villa Fontana il nucleo da quale si accede ai ruderi del Castello malaspiniano, situato in posizione strategica dove si può ammirare un bellissimo panorama della Val Boreca e della Val Trebbia. Da qui si può ammirare una delle anse che il Fiume Trebbia compone, punto di incontro di molti fotografi. Il fortilizio è ricordato in documenti del ‘300.  Nel luogo c’era forse un castelliere ligure utilizzato come luogo di controllo contro i Romani. Ne danno testimonianza gli otto bracciali (armille bronzee) ritrovati nel 1888 attribuiti al X sec. a.C. e conservati al museo archeologico di Milano. Restano alcuni tratti dei muraglioni e la base di una torre cilindrica con feritoie. Ha subito un restauro recente. Come Vesimo si trova ai piedi del Monte Lesima di fronte al Monte Alfeo. Zona popolata probabilmente già in era preistorica, poi dai Liguri e dai Celti, dai Galli e successivamente dai Romani. Secondo la leggenda Zerba, basata sulla toponomastica, fu fondata nel 218 a.c. da un gruppo di Cartaginesi che, dopo la Battaglia del Trebbia spostandosi verso la Lunigiana, disertò dall’esercito di Annibale e si rifugiò qui e negli altri luoghi della Val Boreca. Toponimi che si possono far risalire all’isola di Gerba (Djerba) nel golfo di Gabès in Tunisia. La tradizione vorrebbe che il toponimo derivasse, o comunque avesse la stessa origine, di quello dell’isola nordafricana Djerba. Più probabilmente deriva da gerbo, ossia terreno coperto di sterpaglie, terreno incolto. Le prime notizie scritte risalgono al 615 d.C., con le dipendenze monastiche dall’Abbazia di S. Colombano di Bobbio e successivamente da S. Pietro in Ciel d’Oro nell’850 d.C. Nel medioevo era detto Gerba. Nel 1164 il feudo fu concesso da Federico Barbarossa a Obizzo Malaspina del feudo di Oramala; nel 1266 a causa di divisioni famigliari il paese fu aggregato al marchesato di Pregola dei Malaspina del ramo dello Spino Secco. Nel 1361 lo donarono a Galeazzo II Visconti, nel 1371 i Porri, poi i Pinotti, nel 1640 a Luigi Centurione. Del comune, anche se fuori dal nostro territorio, fa parte anche Samboneto, posto non in valle Boreca come per tutte le altre frazioni ma nella Alta Valle Staffora. Da visitare la pieve di San Pietro. Il paese però ha importanza per quanto riguarda la viabilità antica, infatti era sulla via che collegava la Valle Staffora collegandosi alle vie che provenivano dalla Val Boreca e dal crinale posto al confine con la Val Trebbia. Vie che si collegavano alla Via del Sale alle Capanne di Cosola.

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