ZONE | Il Parco Regionale del Monte Antola

La zona di interesse copre interamente il confine del Parco dell’Antola che rappresenta una tra le zone più suggestive dell’entroterra genovese e dell’Appennino ligure. Comprende due vallate, Valli Scrivia e Trebbia, che nascono dai pendii del Monte Antola. Per gli amanti di ambienti salutari, Le Valli dell’Antola costituiscono inoltre un ambiente ideale per praticare attività sportive e del tempo libero grazie ad un fitta rete di itinerari escursionisti, spaziando dalla equitazione, alla canoa, all’arrampicata sportiva ed alpinismo, al  parapendio, al deltaplano, alle passeggiate invernali con sci da fondo ed infine alla mountain bike, sebbene i sentieri sono piu’ adatti ai bikers piu’ esperti.
Il monte Antola (1597 m), la cima più elevata del Parco, si trova sul crinale che raccorda l’Alta Valle Scrivia con l’Alta Val Trebbia. E’ uno storico crocevia di collegamento, attraverso percorsi e mulattiere che, nel corso di secoli, non a caso e’ posto sulla Via del Mare proveniente dai crinali sulle Valli Staffora e Curone, che ha permesso, per tanti anni, lo scambio delle merci preziose provenienti dai porti del genovese. Vale la pena affrontare la escursione verso la cima, particolarmente adatta a tutti partendo dalle Case del Romano, perche’ da qui è possibile fruire di uno stupendo panorama che, in buone condizioni di visibilità, spazia dal Mar Ligure ai massicci delle Alpi Nord-occidentali (Monviso, Rosa, Bianco). Scendendo brevemente si passa dal vecchio Rifugio e dalla piccola Cappella dominante il Lago del Brugneto, per arrivare al nuovo rifugio attrezzato con tutti i confort, e base di molte escursioni.

Valle Vobbia

Risalendo la Val Vobbia, il cui torrente confluisce nello Scrivia ad Isola del Cantone, si scopre, tra due torrioni naturali di puddinga, il Castello della Pietra, senza dubbio una delle maggiori attrattive della valle

Val Pentemina

La presenza di antichi borghi quali Pentema, Senarega, Chiappa, Casareggio e Tonno), di forte influenza contadina, rendono queste valli molto interessanti, arricchite dai numerosi mulini, e dalle case in pietra.

Val Brevenna

Solitaria e boscosa, ha inizio ad Avosso e termina oltre Senarega, ma rivela il suo vero aspetto a partire da Molino Vecchio (sede del Comune di Valbrevenna). Le acque del Brevenna, sgorgano abbondanti dalle sorgive alle pendici del M. Antola, hanno profondamente inciso le rocce, dando origine ad una valle stretta, allungata ma altrettanto verdissima. Dalla strada principale si dipanano una serie di tortuose stradine che conducono alle innumerevoli frazioni sparse, oggigiorno purtroppo quasi tutte disabitate, se si escludono i periodi estivi. Si denotano i segni di una antica antropizzazione. Valle che ha visto il fenomeno dello spopolamento tipico della valle Scrivia, ma qui, in proporzioni ancora più vistose. I Casoni, le abitazioni dai muri ormai avvolti dalla vegetazione, i campi terrazzati invasi dai rovi. Questo spopolamento è anche dovuto al fatto che la stretta valle non ha mai visto sbocco nelle valli contigue. Fin dall’antichità, i tracciati più frequentati passavano per Torriglia, e per Crocefieschi, aggirando e tagliando fuori la val Brevenna. Anche all’interno della stessa valle, le comunicazioni fra le diverse frazioni hanno sempre costituito un problema, e ancora oggi risultano difficoltose. Fino a pochi decenni or sono, l’unica via d’accesso alla valle era una mulattiera, che in località Prele, poco dopo Avosso, abbandonava il letto del fiume risalendo il versante sinistro. Attraversati i paesi di Temano, Frassineto e Frassinello, scendeva di nuovo al fianco del greto del torrente poco sotto Molino Vecchio. Oggi questo tratto rimane carrozzabile restando al fianco del greto.

Valle Scrivia

Abbiamo trattato la media Valle Scrivia nella guida che riguardava gli itinerari del Parco delle Capanne di Marcarolo, mentre la parte bassa è stata trattata nelle guide che riguardavano le Valli Curone, Grue e Ossona. Qui, da Isola del Cantone, all’imbocco della Val Vobbia, ci inoltriamo nella parte alta fino alle sue sorgenti poste ai piedi del Monte Prelà dove, sulla sua sponda opposta, nasce il Fiume Trebbia. Nel 1874, lo storico Emanuele Celesia nelle sue Passeggiate Appennine ricorda, così, con una sommaria descrizione, il percorso del torrente dalle sorgenti sino a quando si versa nel fiume Po presso Stradella: “bella e lieta valle si è quella cui solca lo Scrivia (Jria), il quale ha le sue scaturigini sui dossi dell’Antola, di Prelà, e di Fo sopra Torriglia, non che su quelli di Corsica e Spina nell’alto Bisagno…”. La Valle Scrivia, situata nell’immediato entroterra appenninico, è sempre stata una direttrice quasi obbligata per le comunicazioni con la pianura padana; la valle, pertanto, è stata oggetto di vari sforzi profusi dai diversi popoli, che ne avevano la giurisdizione, (Impero Romano, Repubblica di Genova, Impero Asburgico, Impero Francese e Terzo Reich) per il controllo delle strade che vi transitano. Gli antichi percorsi sono stati sostituiti, com’è naturale, dalle moderne vie di comunicazione, spesso costruite proprio sopra i primi. La memoria storica ci tramanda l’esistenza di una Via Postumia sullo spartiacque tra gli attuali comuni di Ronco e Voltaggio, ma è una ipotesi non suffragata da sufficienti elementi di certezza. Di sicuro la valle Scrivia era una delle più importanti vie di comunicazione per collegare Genova alla pianura Padana. Molte erano poi le mulattiere che collegavano ai gioghi posti sull’appennino ligure: la strada dei Giovi, dalla Val Polcevera; la strada che passa per il Colle della Vittoria, mulattiera percorsa dal Re Longobardo Liutprando con le preziose spoglie di Sant’Agostino; la strada che dalla Val Bisagno passa per Creto raggiungendo Montoggio; la strada che passa l’alta Val Bisagno presso il Passo del Fuoco, rimane sul crinale del M.Bano sopra alla Val Noci e scende sotto forma di sentiero a Montoggio; la strada che, sempre dalla Val Bisagno, passa dalla Scoffera e scende a Laccio-Montoggio; la “Strada della Salata (o Feudi Imperiali)”, che dal porto di Genova risaliva alle Baracche, rimaneva sul crinale tra Torrazza-S.Olcese-Crocetta d’Orero, scendeva a Casella, risaliva a Montemaggio e Crocefieschi e, passando attraverso le valli Vobbia e Sisola attraverso il passo denominato col toponimo di Salata; la strada che, attraverso il Passo di S. Fermo, accedeva alla Val Borbera dalla Val Vobbia; la strada che, passando per la Castagnola, metteva in comunicazione Borgo Fornari con Voltaggio.

Valle Trebbia

Proseguiamo il nostro viaggio che proveniva dalla valle Scrivia. Lo facciamo ripartendo da Torriglia che rimane il punto di collegamento tra la Valle Scrivia e la Valle Trebbia. Se percorriamo da Genova, la S.S. n. 45 fino al Passo della Scoffera, e risalendo per un breve tratto il corso del torrente Laccio, si accede, tramite la galleria di Buffalora, all’alta valle del Trebbia. Il tunnel oltrepassa l’esile costa che si stende dal M. Prelà al M. Lavagnola al. In questo tratto si trovano le due sorgenti del Torrente Scrivia e del Fiume Trebbia (Monte Prelà), non solo, qui transitano alcune dei cammini più importanti come la Via del Mare, i Sentieri Eurpei E7 ed E1 e la Alta Via dei Monti Liguri, questo ultimi incrociandosi ai piedi del Monte Lavagnola. Insomma uno snodo fondamentale dei cammini delle Quattro Province. Non è facile, data la complessità orografica della zona, venire a capo dell’intricata matassa di rivi e fossi, per individuare il rio principale, che lo lega alle sue sorgenti. L’alta valle del Trebbia è la zona che compone l’oggetto della guida ed appartiene alla provincia di Genova; il cui confine con la provincia di Piacenza risulta nelle vicinanze dell’abitato di Gorreto. L’attuale suddivisione risale al 1923, anno in cui una notevole parte di territorio che apparteneva alla provincia di Pavia, venne suddiviso fra Genova e Piacenza. Ci occuperemo delle valli che sfociano sulla sinistra orografica del fiume. La strada che porta a Donetta conduce al Lago del Brugneto diga costruita ai piedi del Monte Prelà. Ne abbiamo dedicato un paragrafo a parte. La strada poi prosegue e corre parallela alla valle Trebbia ma tenendo sempre la parte alta della valle proseguendo fino a Fascia limite della nostra guida. La strada incontra alcuni paesi tra i più belli di queste zone: Garaventa, Bavastri, Bavastrelli, Propata e Caprile giungendo fino alle Case del Romano. Dopo un pò di curve che caratterizzano l’intera valle (tranne che per la parte piacentina di pianura) si trova il paese di Montebruno, il più ricco, assieme a Torriglia, di storia della valle. Vi si trova un ponte a tre arcate, costruito dai Doria, che mantennero, a partire dal 1547, per molto tempo il feudo. Come la maggior parte dei feudi della Val Trebbia i passaggi nobiliari partono dai Malaspina per passare ai Fieschi e dopo la congiura del 1547 ai Doria. Il ponte porta al Santuario di Nostra Signora di Montebruno, eretto nel 1486, sul luogo dove apparve la Madonna ad un pastorello muto, che riacquistò la parola. Tra leggenda si pensa che la abbazia con quella di Torriglia formasse un consorzio che chiamarono di Patrania. A Montebruno sfocia il Torrente Brugneto che dopo aver alimentato il Lago omonimo sfocia nel Trebbia. Lasciata la strada a destra che porta al Valico del Fregarolo, poco più avanti raggiungiamo la località Due Ponti posti sul Trebbia e sul Cassingheno che qui getta le sue acque. Qui risultava l’antico confine del comune di Genova, infatti l’attuale suddivisione risale al 1923, anno in cui una notevole parte di territorio che apparteneva alla provincia di Pavia, venne suddiviso fra Genova e Piacenza. Lungo la tortuosa strada che risale la valle del Cassingheno vi si trovano quattro paesi, che, però, possono contare due piccoli primati. Il paese di Fascia, con i suoi 1118 m., è il comune più alto della Liguria, mentre il comune di Rondanina, posto sull’altro versante, è il più piccolo della regione. La strada poi, attraverso le Case del Romano e le Capanne di Carrega, mette in comunicazione l’alta val Trebbia con la val Borbera. Lasciate le strade (a destra) che portano a Fontanigorda e Casanova raggiungiamo Rovegno. Per raggiungere il paese dobbiamo lasciare per un attimo la SS45. All’inizio del paese vi sono i resti di una vecchia miniera di rame. Il metallo si estraeva già nell’XI sec. Sfruttata fino agli inizi del ‘900, fu successivamente abbandonata. Da Rovegno, proseguendo sul sentiero a mezza costa che parte dalla chiesa, si calca una strada romana, che raggiunge la «Fonte del Galletto», presso la quale sorge un edificio in pietra che nelle vecchie carte catastali è indicato come «taberna», probabile si una taverna romana. Il sentiero scende poi sulla SS45 in fronte al Torrente Terenzone che qui poggia le sue acque. Si prosegue e si raggiunge la strada che porta a Fontanarossa. Prima di raggiungere l’abitato, s’incontra la romanica di S. Stefano, costruita sui resti di una moschea saracena. Il borgo è dominato dal «palazzo», un massiccio edificio quadrato che appartenne ai Doria. Siamo finalmente a Gorreto nostro confine ma anche della Alta Val Trebbia. Qui troviamo il Palazzo Centurione. La zona tra Gorreto e Ottone è oggetto della guida precedente che riguardano la rete che scendono dal Monte Alfeo.

I Monti...

Morfologicamente si può suddividere lungo la direttrice Vobbia-Crocefieschi-Casella-Creto in una prima parte montana (ad Est), con valli strette ed incassate (Brevenna, Pentemina, Noci) ed una parte più ampia e pianeggiante (ad Ovest), che ha favorito gli insediamenti umani più rilevanti e la costruzione di ampie direttrici stradali. La parte montana del territorio presenta anche le cime più importanti, che hanno un peso cospicuo nell’ambito della catena appenninica: M. Antola (m 1597), M. Buio (m 1400) e M. Duso (m 1451). Nella parte pianeggiante, viceversa, le cime elevate sono più rare ed in ogni caso faticano a raggiungere i mille metri: M. Cravi (m 992), Biurca del Reopasso (m 959), M. Montemaggio (m 978) e M. Reale (m. 902). Prevalgono in questa parte forme più dolci ed arrotondate, dove la vegetazione è anche più rada. Le formazioni rocciose della zona montana sono i calcari marnosi dell’Antola, mentre ad Ovest sono diffusi i cosiddetti conglomerati di Savignone. I calcari che fanno capo al M. Antola sono una vasta placca di rocce sedimentarie che gli agenti atmosferici (vento e gelo) hanno lentamente demolito nel corso dei millenni, formando le vallate nelle quali scorrono lo Scrivia ed i suoi affluenti di destra. Il conglomerato è una curiosa formazione rocciosa costituita da ciottoli incoerenti cementati da una pasta fine (malta calcarea), che dà luogo a forme bizzarre quali le Rocche del Reopasso (le cui cime sono denominate “Lumaca” o “Grillo” e “Sedia del Diavolo”), sopra Crocefieschi. Queste rocce in epoca successiva sono andate a sovrapporsi ai calcari preesistenti, in particolare nella zona che da Savignone sale verso Nord, fino alla Val Borbera, alla Bassa Valle Scrivia (Sottovalle e Gavi) e alla Val Lemme (Voltaggio). Particolarmente interessante è il punto in cui queste due tipologie rocciose si incontrano sulla direttrice Savignone-Crocefieschi, con la dirupata e scoscesa dorsale M. Montemaggio-M. Suia da un lato e le dolci colline sopra Nenno e Vaccarezza dall’altro.

PAESI | A | B | C | D | E | F | G | I | L | M | N | O | P | R | S | T | V | Z

PAESI | B

BUSALLA

◾VIDEO: Busalla

◾Frazioni : Bastia, Camarza, Sarissola, Salvarezza, Semino

Un tipico centro di strada, che, fra la Scrivia e la collina del castello, si stende parallelamente al fiume, di cui, secondo una efficace rappresentazione del Vinzoni, sembra utilizzare il greto come strada carrettabile. Un centro nato anche in funzione dell’utilizzazione del valico dei Giovi. Attivo centro commercial, Busalla è stata scelta fin dal secolo scorso quale località privilegiata -di villeggiatura estiva delle famiglie borghesi genovesi, che hanno dato luogo ad un vasto fiorire di ville negli stili più disparati. Fin dall’epoca longobarda il territorio era inserito nei possedimenti dell’abbazia di San Colombano di Bobbio attraverso il controllo dell’abbazia di Precipiano. Nel 1239 era sotto il dominio feudale degli Spinola del ramo di Luccoli, che vi costruiranno un castello. Il feudo venne nel 1242 assediato dalle truppe genovesi che conquisteranno l’intero comprensorio, obbligando alla fuga e all’esilio Guglielmo Spinola, alleato di Federico II. Nel 1315 la lotta tra guelfi e ghibellini trasformò il territorio compreso tra Ronco Scrivia e Busalla in un vero e proprio campo di battaglia, tanto è vero che fu più volte saccheggiato nel 1392 e nel 1418. Nel XVI secolo il castello venne duramente devastato da armi nemiche e le sue fondamenta vennero messe a servizio per la costruzione del neo palazzo marchionale. Dal 1728 Busalla divenne parte integrante della Repubblica di Genova a seguito della cessione degli stessi Spinola.

PAESI | C

CASELLA

◾VIDEO: Casella

◾Frazioni : Avosso, Carpeneta, Cortino, Parata, Regiosi, Salvega, Stabbio

L’attrazione principale di Casella, dal punto di vista architettonico, è la centrale piazza XXV Aprile ai lati della quale troneggiano i due palazzi dei Fieschi. La sua piazza allungata e i due palazzi sono posti in direzione della via, tra la Crocetta di Orero e i castelli fliscani. Il toponimo attuale, che nel tempo ha sostituito quello di Redigabio (o Raudigabium), di origine longobarda, deriva probabilmente da “cassella”, nome con cui erano chiamate le case coloniche con stalla al pian terreno e abitazione al primo piano. Il primo documento storico su Casella, nel quale il paese è citato con l’antico toponimo longobardo di Redigabio, risale al 1196, ma il borgo ha probabilmente origini molto più antiche, riconducibili all’epoca romana, legate alla presenza di importanti vie commerciali, che qui si intersecavano: la strada di fondovalle (attuale SP 226), che con l’avvento dei Fieschi nel XIII secolo fu chiamata “Strada dei Feudi imperiali”, perché collegava tra loro i vari castelli fliscani della valle e la “via del Sale”, che collegava il porto di Genova con le città della pianura padana, ed era una delle più importanti tra le numerose vie del sale che collegavano la costa ligure con l’entroterra padano. Nel XIII secolo, come altri centri dell’alta valle Scrivia, passò a far parte dei feudi imperiali, possedimento della famiglia Fieschi, sotto l’egida degli Asburgo. Il dominio fliscano durò per circa cinque secoli, fino alla fine del Settecento quando i feudi imperiali furono soppressi da Napoleone Bonaparte, che con il suo esercito aveva occupato la Repubblica di Genova e tutta la Liguria. Del passato feudale resta oggi il palazzo Fieschi, con torre e corte interna, costruito nel XVII secolo, che si affaccia sull’attuale piazza XXV Aprile. Nel 1678 il grande feudo che dominava la zona fu diviso nei due territori autonomi di Savignone e di Crocefieschi: Casella fu posta sotto la giurisdizione savignonese.

CROCEFIESCHI

◾VIDEO: Crocefieschi

◾Frazioni : Crebaia, Crosi, Martellona, Preria, Strassera, Vallegge, Vallemara

Il paese è ancora strutturato attorno ad un corridoio centrale in pavé (macadam), che è l’anima commerciale dell’abitato. Da un punto di vista naturalistico l’attrazione principale di Crocefieschi sono le Rocche del Reopasso, formazioni di puddinga dai contorni alquanto originali, tanto da dar luogo ai nomi di “Lumaca” o “Grillo”, di “Biurca” (con le due-cime gemelle) e di “Carrega del Diavolo. L’attuale territorio comunale è stato sin dal Medioevo un crocevia per le carovane che si spostavano fra la costa ligure e la Pianura Padana, lungo la cosiddetta “Via della Salata”, quando il paese era ancora denominato Crux (“croce” in latino). Il toponimo, assegnato al paese nel 1750, deriva proprio da questa indicazione essendo formato dal termine “Croce” al quale, nel 1733, fu aggiunto il nome dei Fieschi, signori del luogo dal 1253. La prima citazione del borgo risale all’XI secolo quando fu fatto costruire dai vescovi della diocesi di Tortona un castello sul monte alle spalle del paese, oggi chiamato appunto monte Castello. Divenne dominio dei marchesi di Gavi dal 1140 fino al 1198, quando tornò nuovamente alla diocesi tortonese, come attestato da una bolla del papa Innocenzo III, datata 30 aprile 1198. Poco dopo, sempre nel XII secolo, il borgo passò sotto il dominio della famiglia Malaspina per volere dell’imperatore Federico Barbarossa, che volle punire la diocesi di Tortona per l’atteggiamento ostile verso di lui durante la sua campagna in Italia. Agli inizi del XIII secolo, grazie alla riconciliazione tra l’imperatore Barbarossa e la curia tortonese, il paese di Croce ritornò ai marchesi di Gavi. Il marchese Guglielmo lo cedette poco dopo al Comune di Genova.Intorno alla metà del XIII secolo il feudo di Savignone, comprendente anche Croce, passò sotto la signoria dei Fieschi, conti di Lavagna. I due feudi (Savignone e Croce) furono divisi amministrativamente nel 1678. Il dominio dei Fieschi si protrasse fino al 1797, quando i feudi imperiali furono soppressi da Napoleone Bonaparte. L’ultimo signore feudale fu Agostino Innocenzo Fieschi. I soldati francesi prima di poter occupare il paese furono a lungo osteggiati da un manipolo di ribelli capitanati da un certo Cavero, che avevano occupato l’impervia zona del Reopasso, alle spalle del borgo. La situazione si sbloccò solo quando un fiero sostenitore di Napoleone, Antonio De Ferrari, guidò nottetempo i soldati napoleonici attraverso i sentieri del Reopasso, cogliendo di sorpresa i ribelli del Cavero e i soldati austriaci che presidiavano il paese. Il paese fu saccheggiato, le case feudali devastate e i ribelli giustiziati nel bosco della Braia, oggi ritrovo dei villeggianti (il Cavero tuttavia riuscì a fuggire, riparando a Vienna, e ritornò in Italia solo dopo la caduta di Napoleone). In centro paese troviamo i Palazzi Fieschi. La costruzione fu voluta dai signori feudali Fieschi tra il XVI e XVII secolo. Oggi uno di essi è la sede municipale, l’altro, suddiviso in appartamenti, residenza privata.

PAESI | F

FASCIA

◾VIDEO: Fascia

◾Frazioni : Beinaschi, Carpeneto (sede comunale), Casa del Romano, Cassingheno, Fascia

La fondazione di un primitivo insediamento abitativo potrebbe risalire al I o II secolo a seguito del ritrovamento di alcuni reperti presso l’odierno abitato. In particolare, lungo l’antico valico di Casa del Romano sono stati trovati i ruderi di un tempio religioso o cappella, forse di un preesistente complesso monastico fondato dai monaci di san Colombano di Bobbio in epoca longobarda lungo la strada che da Genova portava a Pavia. La prima citazione ufficiale del borgo risale al 12 febbraio del 1235 grazie al ritrovamento di un documento testamentario di una certa Beldì, moglie di Beltramo di Torriglia. Come per la maggior parte dei borghi di queste zone il paese fece parte dei Feudi Imperiali e subì il passaggio da Malaspina, ai Fieschi ed infine, nel 1786, era sotto la signoria dei Doria. Col nome di fascia in dialetto si intende un piccolo ripiano di terra o anche striscia tenuto da mura a secco. Il toponimo rimanda questa lavorazione a buona parte del territorio genovese. Fa parte del Parco Naturale Regionale del Monte Antola. Il capoluogo è posto nella frazione di Carpeneto dove si trova la parrocchiale di San Michele Arcangelo. Nel paese sono presenti varie cappelle, della Madonna della Guardia, di S. Maria adiacente la chiesa e di San Giuseppe vicino al cimitero e la Chiesa parrocchiale della Santissima Annunziata. Nella frazione di Cassingheno si trova la Chiesa parrocchiale di San Carlo. Caratteristiche sono alcune case dalla sezione arrotondata e dagli spioventi che fanno pensare che fossero costruite con tetti in paglia.

PAESI | G

GORRETO

◾VIDEO: Gorreto e frazioni

◾Frazioni : Alpe, Borgo, Bosco, Canneto, Fontanarossa, Pissino, Varni

Le origini del comune risalgono al XIII secolo quando il paese fu posto sotto il controllo del feudo di Ottone, appartenente fin dall’epoca longobarda all’abbazia di San Colombano di Bobbio. In seguito divenne dominio della famiglia Malaspina che qui vi costruì un castello e le relative fortificazioni nella zona di confluenza dei torrenti Dorbera e Terenzone. Dal 1640 fu dal signore locale di Ottone, Morello Malaspina, ceduto alla famiglia genovese Centurione, nella persona di Luigi Centurione, che vi edificò il loro palazzo nella piazza principale di Gorreto. Era cinto di mura che si possono riscontrare nelle mappe e pianta del paese fatte da Matteo Vinzoni, cartografo della Repubblica di Genova, eseguita durante i rilievi di Val Trebbia sui domini della Repubblica, oggi non riscontrabili che in pochi segni. Il 17 luglio del 1908 si verificò un violento nubifragio con una piena straordinaria del Trebbia che devastò case e campagne, ma le distruzioni più imponenti si verificarono con l’alluvione della val Trebbia del 19 settembre 1953: l’onda di piena della Trebbia distrusse la strada e sommerse i piani bassi del paese, in alcuni punti l’acqua arrivò ad un’altezza di cinque metri. In paese si trova la bella Parrocchiale di Santa Caterina.

PAESI | I

ISOLA DEL CANTONE

◾VIDEO: Isola del Cantone e frazioni

◾Frazioni : Borlasca, Creverina, Griffoglieto, Marmassana, Mereta, Montecanne, Montessoro, Pietrabissara, Prarolo, Vobbietta, Piazza Noceto, Tosse, Borgo, Spinola, Cassissa, Alpe Cassissa

L’attuale territorio comunale deriva dall’unione dei due borghi di Isola e di Cantone. Insula è il nome antico latino e trae origine dalla posizione alla confluenza di due fiumi: lo Scrivia e il Vobbia. In tempi più recenti l’area di Campolungo, dove sorge la locale chiesa parrocchiale sulla sinistra dello Scrivia, ha assunto il nome di Isola mentre la rimanente è diventata Cantone. L’abitato sorse intorno ad un monastero benedettino, fondato nel 1216 lungo l’antica via Postumia e dedicato a San Michele Arcangelo. Appartenente a partire dal Medioevo ai marchesi di Gavi fu terra di scontri tra la Repubblica di Genova e la diocesi di Tortona per il dominio sul territorio. Soltanto nel 1218 si avviò una trattativa tra le due fazioni politiche, dividendo in due parti il feudo. La sezione sinistra del torrente Scrivia fu attribuita alla repubblica genovese – ad eccezione del borgo di Serravalle Scrivia mentre la parte destra del fiume a Tortona. Nel 1235 divenne unico feudo della famiglia Malaspina e dal 1256 passò agli Spinola facendo parte, sino al 1797, dei Feudi imperiali dell’alta valle Scrivia, soppressi da Napoleone Bonaparte in seguito. Nel 1797 con la nuova dominazione francese la municipalità rientrò dal 2 dicembre nel Dipartimento dei Monti Liguri Occidentali, con capoluogo Rocchetta Ligure, all’interno della Repubblica Ligure. Dal 28 aprile del 1798 con i nuovi ordinamenti francesi, Isola del Cantone divenne capoluogo del VII cantone della Giurisdizione dei Monti Liguri Occidentali e dal 1803 centro principale del VI cantone dei Monti Liguri Occidentali nella Giurisdizione del Lemmo. Annesso al Primo Impero francese dal 13 giugno 1805 al 1814 venne inserito nel Dipartimento di Genova. Nel 1815 fu inglobato nel Regno di Sardegna, così come stabilì il Congresso di Vienna del 1814, e successivamente nel Regno d’Italia dal 1861. Dal 1859 al 1926 il territorio fu compreso nel VIII mandamento di Ronco del circondario di Genova dell’allora provincia di Genova. Nel 1863 assunse l’odierna denominazione di Isola del Cantone. Al suo interno e quasi nascosto dalle rampe della autostrada, si vede il Castello Spinola.

PAESI | M

MONTEBRUNO

◾VIDEO: Montebruno

◾Frazioni : Caprili, Cassinetta, Conio di Mezzo, Croso, Lunga, Seppioni, Sottoripa, Tartogni, Zeppado

È situato lungo la SS. 45, sulla riva sinistra del fiume Trebbia, su un terreno in lieve pendio, poco a valle dalla confluenza del torrente Brugneto. Sulla opposta sponda del fiume Trebbia si innalza l’antico e storico Santuario. Il nome di Montebruno forse deriva dal fatto che il suo territorio era anticamente coperto da folti boschi che, con le ombre dei monti vicini, rendevano il paesaggio “bruno” ed oscuro. Nucleo di antico insediamento, fu feudo dei marchesi Malaspina, probabilmente già prima del 1164, data della assegnazione dei feudi da parte di Federico detto il Barbarossa, come riferisce lo storico Anton Ludovico Muratori; dell’antico castello posseduto dai Malaspina non è rimasta però alcuna traccia. La tradizione popolare racconta che esso sorgeva su di un poggio, sulla riva destra del Trebbia. Montebruno ebbe, fin dalle origini, funzione strategiche come il castello malaspiniano, e commerciali: stazioni di posta, locande fontane e mercato. Montebruno fu poi feudo dei Fieschi dalla seconda metà del sec. XIII fino al 1547. Passò quindi ai Doria-Pamphili nel 1548; questi ottennero il diritto di zecca nel 1668 e conservarono il possesso del borgo fino alla fine del XVIII secolo quando passò sotto la Repubblica di Genova. Ai Doria si deve la costruzione del ponte a quattro arcate che collega il centro con il Santuario di Nostra Signora di Montebruno, posto sulla riva destra del fiume. Il Santuario, con annesso Convento, fu eretto dagli Agostiniani in onore di S.M. Assunta di Montebruno a ricordo dell’apparizione della Vergine, nel 1478, ad un pastorello muto che riacquistò la parola. Architettonicamente esso risente dei diversi stili dell’età in cui fu costruito. L’interno del tempio e soprattutto gli archi a sesto acuto, ritraggono lo stile gotico. In seguito, ampliamenti e decorazioni sono stati eseguiti in epoca barocca mentre la facciata del 1897, con lesene e timpano.

MONTOGGIO

◾VIDEO: Montoggio

◾Frazioni : Acquafredda Inferiore, Acquafredda Superiore, Alboreta, Barche, Bargagliotti, Bromia, Cà, Cagliardo, Caiasca, Campelo, Campovecchio, Carpi, Carsegli, Casà, Casalino, Cascinette, Case Vecchie, Castiglione, Chiappa, Cognole, Colletta, Corneto, Costa Inferiore, Costa Superiore, Cravasco, Creto, Dego, Fasciou, Fontanasse, Fregaiasse, Gazzolo, Gorretta, Granara, Montemoro, Montoggio, Morasco, Noci, Poggio, Ponti, Prato grande, Prato lungo, Rione, Rivé, Sanguineto Inferiore, Sanguineto Superiore, Sella, Serrou, Terme, Trefontane, Valle calde, Veixe

A Montoggio la chiesa parrocchiale ospita numerose opere pittoriche dei maestri genovesi del Seicento. Su una collinetta alle spalle del paese rimane quel poco del castello dei Fieschi scampato all’ esplosione ordinata dai Doria dopo il fallimento e il tragico epilogo della congiura dei Fieschi. Vicino a Montoggio si trova il Santuario. delle Tre Fontane (lungo la strada per Melo), noto anche per l’annuale “sagra della patata”, durante la quale si vendono pregiate scale a pioli in tiglio. Attorno a Montoggio sono disseminati numerosissimi nuclei rurali, molti dei quali disabitati e soverchiati dall’incedere prepotente della vegetazione selvatica. Da Bromia si accede alla selvaggia ed incontaminata Val Pentemina, percorso da una stradina stretta fino a Pentema. Questo paesino, in particolare, costituisce uno degli ultimi esempi di centri rurali ancora intonsi dalla ristrutturazione indiscriminata e dalla speculazione edilizia, con le case tutte addossate ad un nucleo centrale formato dalla bella chiesa di S. Pietro ed i cui tetti, se osservati da una particolare angolazione in una giornata di sole, brillano di una luce dorata. Il Presepe è la principale attrattiva di Pentema. Particolare ed altrettanto interessante è il presepe di Pentema. Nel periodo natalizio il borgo torna indietro nel tempo, in questa occasione le vie e le case si popolano di figure a grandezza naturale che rappresentano con grande accuratezza gli usi, i costumi, gli ambienti e i mestieri in uso alla fine del XIX secolo, periodo di massima espansione del borgo. Il presepe così come le statue e gli ambienti tra le case e le cantine del paese, vengono realizzati da parte di un gran numero di volontari.

Castello di Montoggio
Nei pressi di Casella troviamo Montoggio dove, sull’altura, si trova il Castello di Montoggio. Torriglia e Savignone sono la culla della dinastia Fliscana, Montoggio: la loro tomba, ultimo loro rifugio. Le origini risalgono alle proprietà dei Vescovi di Tortona assieme a Savinionen, Patranian (Torriglia), Crucem (Crocefieschi). Il castello, fortemente armato, verso la metà del XVI secolo, era pressoché inespugnabile, data la sua posizione posta sul ciglio del monte che domina il paese sulle rive del Torrente Scrivia. Era circondato da bastioni importanti e da tre lati a picco sulla vallata. Dalla parte di ponente vi era l’ingresso costituito da un fortilizio armato che immetteva nella piazza d’armi, circondata da un muraglione merlato e composto di numerose feritoie che guardavano verso il declivio della montagna. La piazza d’armi terminava con un profondo fossato oltre il quale si ergeva il corpo principale del castello, costituito da una massiccia costruzione quadrata munita, agli angoli, da quattro grosse torri la cui pianta circolare volgeva verso l’esterno. All’interno del castello vi era un intreccio di gallerie, camminamenti, corridoi, feritoie, spalti e piombatoi. Al centro la torre, abitazione ed ultimo baluardo della famiglia. E’ in questo castello di Montoggio che Gian Luigi, il primogenito di Sinibaldo Fieschi, trascorreva la sua giovinezza, insieme alla madre, Maria della Rovere, vedova di Sinibaldo, e insieme ai suoi fratelli Gerolamo, Ottobuono, Camillo, Angela Caterina, Scipione che nacque, postumo, e Cornelio, figlio naturale, nato da Clementina di Torriglia. Durante l’epilogo della Congiura dei Fieschi, fu l’ultimo baluardo dei Fieschi. Il disastro fu totale e sanguinoso (vedi capitolo dedicato alla Congiura)

PAESI | P

PROPATA

◾VIDEO: Propata

◾Frazioni : Albora, Bavastrelli, Caffarena, Caprile

Risalendo da Montebruno incrociamo il paese, sede del Comune che comprende l’alto bacino del torrente Brugneto, affluente del Trebbia. E’ situato sul fianco sinistro della valle del Brugneto, mentre Caprile e Bavastrelli, sue frazioni, sorgono sull’opposto versante. Punto obbligato di passaggio dell’antico percorso che collegava le valli Treb¬bia e Borbera attraverso la Casa del Romano. Lungo questi percorsi, seguiti dalle mandrie condotte al pascolo e dagli emigranti diretti verso la pianura padana, sono rimasti i segni del secolare lavoro dell’uomo in strade e sentieri, luoghi di sosta, abbeveratoi e fontane, ripari per il bestiame nel periodo degli alpeggi, rustiche cappelle votive. Soprattutto il rifugio Musante in prossimità della vetta dell’Antola, oggi ammasso di rovine, ricordava, oltre ai pionieri dell’escursionismo e agli emigranti in viaggio stagionale verso Pavia, Milano, lungo la antica Via del Sale Lombarda, anche i ricordi della guerra con aggregazioni partigiane. Propata è oggi un villaggio quasi interamente ristrutturato. Propata, in dialetto, è Purpà e c’è chi dice che significhi borgata. Propata fu fondata intorno al X secolo dagli scampati alle incursioni saracene che giudicarono la località in posizione sicura, adatta all’attività agricola e pastorale per la presenza di pascoli, boschi, acque ed inoltre inserita in un più vasto sistema di percorsi che, attraverso la Val Trebbia, la metteva in collegamento sia con il mare che con la pianura padana. Segui le sorti di Torriglia e della Repubblica di Genova; possesso dei Malaspina e feudo dei Fieschi (sec. XIII), dopo il predominio del ducato di Milano divenne feudo dei Doria. Fu eretto a 3 comune autonomo verso la fine del secolo XVIII.

PAESI | R

RONCO SCRIVIA

◾VIDEO: Ronco Scrivia

◾Frazioni : Banchetta, Borgo Fornari, Cascine, Chiappari, Cipollina, Costa Lazzari, Curlo, Giacoboni, Isolabuona, Malvasi, Minceto, Panigasse, Pietrafraccia, Porale, Tana d’Orso e Vallecalda

Ronco Scrivia

Il toponimo Ronco, il quale deriverebbe dal verbo latino-medievale runcare – dissodare nuove terre sino ad allora incolte. Dei trascorsi romani giunge solo il toponimo Via Postumia, ancora oggi la via più antica del vecchio borgo di Villavecchia. In realtà da Ronco passava la via Zoia (variante bassa della Via Postumia). . Motivo di un certo interesse storico è senza dubbio il ponte che scavalca lo Scrivia presso la chiesa di S. Martino, che probabilmente collegava il fondovalle con il sentiero che conduce all’imponente M. Reale (m 902), dove sorge la grande cappella della Madonna di Loreto (1858). La proprietà del feudo imperiale di Ronco fu acquisita dalla famiglia Spinola, intrecciando la sua storia ai vicini borghi e villaggi dell’alta valle Scrivia. Come per Busalla da ricordare l’anno 1242 quando il podestà di Genova, sconfinò nelle terre ronchesi per assediarne i borghi e quindi sottometterli al potere genovese. Vittoriosi, i soldati genovesi conquisteranno gli importanti centri di Ronco, Savignone, Costapelata e Busalla. La dominazione della Repubblica di Genova a Ronco, ma anche in altre località dell’alta valle Scrivia, non ebbe però esito facile e duraturo, tanto che già nel 1249 la comunità feudale ronchese ritornò sotto la signoria degli Spinola.

 Borgo Fornari.
Testimonianza del passato feudale ronchese sono oggi le vestigia dei castelli di Ronco – poco più di un toponimo ormai – e di Borgo Fornari. Il castello controllava sia la via alta dello spartiacque fra Lemme e Scrivia, sia la strada diagonale della Castagnola, che metteva in comunicazione le due valli. Il nome primitivo di Borgo Fornari è Ceta, ne deriva la probabile appartenenza della piccola chiesetta di San Gregorio di Ceta posto sul crinale di San Gregorio che porta al Passo della Bocchetta; siamo sulla via Postumia. La zona deve comunque i suoi più pregevoli monumenti al periodo aureo del marchesato Spinola – metà del Seicento – quando il marchese ottenne il permesso dall’imperatore Ferdinando III d’Asburgo di battere moneta presso la locale zecca. Ad allora risalgono il palazzo marchionale, lo stesso ponte monumentale a lungo ritenuto dagli storici locali d’origine medievale.

RONDANINA

◾VIDEO: Rondanina

◾Frazioni : Conio Avena, Costalunga, Fontanasse, Giardino, Gorreto dei Ballini, Maiada, Retezzo

Dalla strada che porta a Propata, volgendo verso la Valle del Cassingheno si arriva a Rondanina. E’ il più piccolo comune della Liguria, poche case a ridosso del Bricco. L’abitato sorge a mezza costa alla base del fianco roccioso del Brie di Rondanina (mt. 1338) che è caratterizzato da strati orizzontali di roccia calcarea. La parola Rondanina deriva dall’antico “rondo”, rotondo. Per altri invece il nome si riferirebbe alle rondini che, in tempi passati, facevano i loro nidi molto numerose sotto i tetti delle case. Le origini del borgo le possiamo ricercare lontano nel tempo, forse tra gli abitanti della costa che ricercavano una esistenza più tranquilla. Il borgo, antico feudo dei Fieschi, conti di Lavagna, verso la metà del secolo XIII passò sotto la Repubblica di Genova. Fu poi aggregato a Bobbio e, fino al 1923, appartenne alla provincia di Pavia.

ROVEGNO

◾VIDEO: Rovegno

◾Frazioni : Canfernasca, Casanova, Crescione, Foppiano, Garbarino, Isola, Loco, Moglia, Pietranera, Spescia, Valle, Ventarola

Rovegno è un comune di antiche civiltà. Se ne accorsero nella preistoria i primi abitatori della Val Trebbia, che stabilirono qui le loro sedi, praticando la caccia e la pastorizia. Provano tutto ciò un’ascia di pietra dell’età neolitica, trovata nel territorio di Rovegno, reperti archeologici di età romana tardo-antica e frammenti di tegoloni usati anche per la copertura delle tombe. Tutto ciò fa supporre che a Rovegno vi sia stata una continuità abitativa, i cui reperti rinvenuti la fanno risalire al paleolitico antico. In tempi più recenti, la zona era abitata dalle tribù dei Casmonates e dei Marici e finite, come per tutte le tribù LIguri e non dell’appennino, sotto il dominio dei romani. Testimonianze importanti di origine pre-romana sono presenti nelle immediate vicinanze di Rovegno: il “complesso sacrale” che comprende un’area delimitata da massi e caratterizzata da un varco di accesso, il complesso delimitato e contraddistinto dalla presenza di un primitivo altare (Dolmen) e, nel fitto del bosco presso una sorgente; due massi a vaga forma di piramide e una grossa pietra, un tempo a comporre, con ogni probabilità, un monumento dalle dimensioni importanti. Numerose sono le leggende intrecciate al probabile passaggio di Annibale. Rovegno appartenne al Monastero di Bobbio e nel secolo XI divenne feudo dei Fieschi conti di Lavagna. Passato alla Repubblica di Genova verso la metà del secolo XIII, ne seguì le sorti. Fino al 1923 fu compreso nella provincia di Pavia. L’antica miniera del rame, già conosciuta tra il 1000. ed il 1100, è ancora ben visibile all’ingresso del paese per il colore rosso cupo della terra. Nuovamente sfruttata sino all’inizio del secolo è ora completamente abbandonata. La parrocchia di San Giovanni Evangelista è ottocentesca. A Casanova è ancora visibile il ponte “romano”.

PAESI | S

SAVIGNONE

◾VIDEO: Savignone

◾Frazioni : Isorelle, San Bartolomeo, Vaccarezza,Besolagno, Bosco, Canalbolzone, Costalovaia, Castellorosso, Cerisola, Cerreta, Costalovaia, Gabbie, Gualdrà, Inastrà, Inastrà di Montemaggio, Montemaggio, Moglia, Nacosta, Ponte di Savignone, Ponte San Bartolomeo, Prelo, Renesso, Sementella, Sorrivi, Vallecalda, Vittoria

Posto in una privilegiata posizione, Savignone sorge su una frana staccatosi in epoca antichissima dal sovrastante M. Pianetto e consolidatasi su un fondo di rocce conglomerate. Il paese è stato teatro di numerose vicende storiche: da sito del villaggio ligure-romano del “Reundou” a luogo di transito e sosta delle spoglie di Sant’Agostino, durante il trasporto delle reliquie del Santo dall’Africa a Pavia nel 725. Nella bella piazza centrale sono situate la chiesa costruita da Urbano Fieschi (1691) ed il palazzo marchionale dei Fieschi del ‘500. Dell’epoca feudale Savignone porta il ricordo nei ruderi del castello dei Fieschi (1200 circa). Attualmente in rovina, fu un tempo fortezza e residenza padronale nonché oggetto di battaglie ed assedi. È anche un luogo di leggende. Si trova incastrato su un roccione di puddinga – denominato “Conglomerato di Savignone” – che sovrasta da un’altezza di 150 metri il paese di Savignone. Posto sulla probabile via dei Feudi Imperiali, sicuramente sulla via percorsa dal Re Liutprando per portare a Pavia in San Pietro in Ciel d’Oro le reliquie di Sant’Agostino. Questa via porta direttamente attraverso Ponte Savignone al Santuario della Vittoria lungo la Via del Pertuso. Di proprietà del Comune di Tortona, passò a famiglie genovesi, dai Marabotto, agli Spinola e ai Fieschi. Rimase anche dopo la Congiura dei Fieschi quando i Doria si impossessarono della maggior parte delle proprietà fliscane. Con la decadenza delle vie, soprattutto quelle dell’Oltregiogo, il castello divenne inutile, abbandonato, rifugio per banditi. Divenne anche prigione, ed infine l’abbandono fu totale, fino allo stato attuale. Con qualche restauro si sta cercando di recuperarlo.

PAESI | T

TORRIGLIA

◾VIDEO: Torriglia

◾Frazioni : Bavastri, Buoni di Pentema, Casaleggio, Obbi, Cavorsi, Costafontana, Costalunga, Costapianella, Costazza, Donderi, Acquabuona inferiore, Acquabuona superiore, Poggio, Donetta, Fallarosa, Fascia di Carlo, Frevada, Garaventa, Laccio, Marzano, Olcesi, Passo della Scoffera, Pentema, Pezza, Ponte Trebbia, Porto, Riola, Serre di Pentema, Siginella, Tecosa, Tinello

È posta in un ricco territorio di boschi e pascoli, luogo di meta dei genovesi che amano il soggiorno in montagna; gustandosi i famosi “canestrelli”, possiamo ammirare le due chiese nella stessa piazza e i ruderi dell’antico Castello dei Fieschi. Secondo il Crosiglia, storico locale, il il torrione del Castello rsisteva prima del mille (torre romana) e avrebbe dato il nome alla brogata: Turia, quindi Torriglia, epoi Turrigia. Il più antico documento è un diploma del 927 con cui l’Imperatore Ottone II conferma al Monastero di di San Colombano di Bobbio le terre ed i castelli del territorio. Feudo dei Malaspina, Signori della Lunigiana, ai quali fu confermato da Federico II nel 1227. Fu poi acquistato dai Fieschi che lo tennero, salvo brevi interruzioni, fino alla congiura del 1547, contro la Repubblica di Genova, e più precisamente ai Doria che, dopo tale data passò sotto la loro protezione. Torriglia, con il suo territorio, formava un piccolo stato conosciuto sotto il nome “dominio imperiale dei monti liguri”, ed era governato con proprie leggi e statuti. Nei pressi del bivio per Pentema troviamo anche un sentiero a sinistra che porta al Pian della Torre, luogo dove sorgeva Torriglia Vecchia e l’antico castello.Torriglia si trova alla confluenza delle Valli Scrivia e Trebbia dove corrono il Torrente Scrivia e il Fiume Trebbia che, come già detto, nascono dalle pendici del Monte Prelà. Ragione per cui Torriglia e le zone limitrofe sono sempre state meta di passaggio di mercanti del sale, ma anche di pellegrini. Da ricordare è l’Abbazia di Patrania del quale si sa di certo che la fondazione è chiaramente di origine longobarda. Non essendoci, ai giorni nostri, vestigia architettoniche tangibili, rimangono delle ipotesi sulla collocazione. Gli studiosi tendono a definirla un consorzio tra le chiese di S. Maria di Montebruno e S. Maria e Sant’Onorato di Torriglia. La strada che risaliva la Val Fontanabuona da Sestri Levante fino alla Scoffera e che poi si divideva in due rami per le valli Scrivia e Trebbia era detta “via Patrania”. Quindi possiamo chiamare con questo nome anche questo tratto del nostro itinerario. Gli esperti ipotizzano che Patrania altro non sia stato il nome di Torriglia, meglio Torriglia vecchia che si trovava nei pressi della odierna Donetta.

PAESI | V

VALBREVENNA

◾VIDEO: Valbrevenna

◾Frazioni : Carsi, Carsassina, Casareggio, Caselline, Cavanne-roggione, Cerviasca, Chiappa, Clavarezza, Costa Clavarezza, Crosi, Frassinello, Frassineto, Gorra, Lavazzuoli, Mareta, Molino Vecchio (sede comunale), Nenno, Pareto, Porcile, Piancassina, Prele, Prosomentino, Roiale, Senarega, Ternano,Tonno

Il comune di Valbrevenna è sito in località Molino Vecchio e raduna una serie innumerevole di frazioni e frazioncine abbarbicate in punti a prima vista quasi irraggiungibili in tutta la boscosa vallata. In realtà ciascun paesino è collegato alla strada principale di fondovalle mediante strette stradine che risalgono tortuosamente fino ad essi e li generalmente muoiono. Questi villaggi (nel loro complesso se ne contano una cinquantina di cui quasi la meta completamente abbandonati d’inverno) costituiscono un microcosmo oramai sfiorito, che era vivacissima fino all’ultima guerra, dopo la quale anche i più restii decisero l’abbandono delle faticose e poco remunerative attività agricole, dell’allevamento e della forestazione. Tonno, Chiappa, “Piancassina, Aia Vecchia, Cerviasca, Mareta, Porcile, Frassineto: senza pretesa di esaustività si fanno alcuni nomi di località maggiormente rappresentative di genuinità. I paesini sono strutturati in maniera uniforme, con le classiche case rurali a scalino, addossate una sull’ altra, che sembrano volersi sostenere vicendevolmente di fronte alla frugalità e al rigore imposti da una terra sicuramente poco generosa.
In questi centri economicamente autarchici, il feudalesimo penetrò a fatica; di esso rimane infatti quale unico simbolo il castello dei Fieschi, che aveva tuttavia funzioni soprattutto amministrative. Più tangibile è la memori della presenza religiosa, con le rovine della chiesa di S. Andrea di Bovarizia tra Nenno e Caserza e con lo splendido Santuario della Madonna dell’Acqua, a metà della S.P.11. Questa bella chiesa sorge a metà del XVII sec. in seguito alla peste, in un loco talmente umido da meritare ampiamente il nome che porta. A fianco, della chiesa rimane l’edificio che ospitava i pellegrini ed i viandanti. Un meritorio tentativo di non disperdere la preziosa cultura contadina della Val Brevenna è stato fatto a Senarega con la creazione di un Museo Etnologico e la ristrutturazione del castello. Il Museo, sistemato in due locali del complesso di edifici che comprendono chiesa, canonica e castello dei Fieschi, è stato concepito quale luogo che integra la raccolta di oggetti contadini con l’illustrazione corredata da intelligenti didascalie della vita condotta e delle difficoltà quotidianamente incontrate dalle famiglie indigene.

VOBBIA

◾VIDEO: Vobbia

◾Frazioni :Alpe, Arezzo Ligure, Noceto, Salata, Vallenzona

Paese di frontiera, ai confini dei feudi dei Fieschi, degli Spinola e degli Adorno. Vobbia deve la sua fama principalmente a quel mirabolante capolavoro architetto-dico che è Castello della Pietra. Anticamente la unica via ragionevole di uscita (e di accesso) dalla valle era quindi quella di risalire il bacino fino al crinale ovest dove era possibile raggiungere la Cruxe (Croce), cioè Crocefieschi, posta in posizione dominante sullo spartiacque, sulla antica Via della Salata. Più tardi la bassa valle del Vobbia, da Isola del Cantone e Vobbia, è stata percorsa dalla attuale strada, tortuosa e scavata nella roccia dell’orrido, che conserva notevoli aspetti scenografici, alcune vestigia stradali medioevali, e la possibilità di accedere al castello della Pietra, importante presidio di origine medioevale della antica Via del sale tra Genova e la Pianura Padana. La famiglia nobile dei Fieschi, ultima che esercitò su tutto il territorio un dominio pressoché assoluto fino al 1797, anno della soppressione dei Feudi Imperiali.

Castello della Pietra (o “Castello da Pria” in genovese)
Costruito tra due escrescenze di puddinga, il Castello, eretto nel XIII sec. a guardia della Strada del Sale Di questi luoghi non si può non ricordare il castello. E’ un’antica fortificazione sita nel comune ligure di Vobbia, sito nell’omonima valle. Esso è il principale e più caratteristico monumento dell’entroterra genovese, polo d’attrazione culturale e paesaggistico del Parco naturale regionale dell’Antola ed inserito nella lista dei monumenti nazionali italiani. Situato in una pittoresca posizione elevata tra due speroni di conglomerato roccioso che ne costituiscono i naturali bastioni, domina la strada che fiancheggia il torrente Vobbia risalendone il corso da Isola del Cantone. Il castello è raggiungibile soltanto a piedi tramite un sentiero nel bosco, ed una scalinata, dopo venti minuti di suggestivo cammino partendo dalla strada provinciale. È possibile raggiungere il sito anche seguendo un altro percorso, un po’ più lungo, che parte dalla frazione Torre di Vobbia, detto Sentiero dei Castellani. Giovanni Battista Beroldo di Vobbia. Come la maggior parte dei castelli durante il medioevo è passato sotto la proprietà dei maggiori nobili del luogo, fino alla famiglia Beroldo che, nel 1979, lo donò poi al Comune di Vobbia. Castello visitabile nel periodo estivo. Dai suoi spalti, comunque, si domina la stretta ed incassata valle dove scorre il torrente Vobbia. Poco sotto il Castello si trova un altro gioiello di archeologia medioevale, il Ponte di Zan, sull’antica strada medioevale, in parte coperta dalla moderna strada provinciale.

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