ZONE | Valli Trebbia, Aveto e Tidone, Luretta

Inquadramento storico

Il territorio è ampio e ricco di diveristà geologiche. La storia di queti luoghi è molto simile. Dapprima territori dei Malaspina dati con l’editto del 1164 dal Re Longobardo Federico Barbarossa. I tanti feudi e gli altrettanti castelli sono stati ceduti o persi in battaglia da parte dei Fieschi. Dopo la congiura del 1547 i territori passarono in mano alla Repubblica di Genova. Con la destituzione dei Feudi Imperiali da parte di Napoleone i territori passarono in mano francese. Infine al Regno di Sardegna.

Valle Trebbia

E’ certamente l’aspetto naturale a conferire il maggior fascino alla val Trebbia, un lungo solco per la parte superiore appartenente alla Liguria che taglia l’Appennino in direzione di Genova. Il fiume Trebbia é uno dei pochi affluenti del Po a conservare spiccate caratteristiche di naturalità ed elevati livelli qualitativi delle acque, dalle sorgenti alla foce. Nasce dalle pendici del M. Prelà in territorio ligure, e confluisce nel Po presso Piacenza. A monte e a valle della confluenza dell’Aveto rivelano il notevole contributo idrico di questo suo principale affluente. Molta parte della storia di questa vallata é legata al monastero di Bobbio, sorto anche in funzione di prezioso punto di controllo per i traffici verso il Tirreno. Nell’ambito del sistema curtense, Bobbio con i suoi possedimenti, sparsi ovunque nell’Italia settentrionale, e con la sua capacità di conservare e sviluppare l’eredità culturale della classicità, ebbe un ruolo di fondamentale importanza nel Medioevo. Se la parte bassa della valle rientra negli schemi abituali delle assegnazioni feudali piacentine, oltre Bobbio più calcata rimase l’influenza genovese – leggibile ancor oggi – per i diritti che vi acquisirono le famiglie dei Doria e dei Fieschi, a loro volta eredi dei vasti possessi montani obertenghi. Per le sue prerogative ambientali la valle della Trebbia conosce oggi, dopo anni di spopolamento un lusinghiero sviluppo turistico. Dopo la creazione di un esteso parco fluviale si è dato corso alla costruzione della diga sul torrente Brugneto, progetto giudicato vantaggioso per il Genovesato ma fortemente avversato dagli abitanti della valle.

Valli Tidone, Luretta e Tidoncello

Valli Tidone, Luretta e Tidoncello

I territori della Val Tidone e della Val Luretta si estendono fra le provincie di Piacenza e Pavia, nella parte più occidentale dell’Emilia-Romagna. Dalla pianura piacentina, attraverso le dolci colline ammantate da vigneti fino alle cime degli Appennini, il paesaggio varia e si evolve offrendo al turista vallette a prati o a campi, declivi ricoperti da frutteti o boschi, tranquille borgate che affiorano tra il verde, piccoli abitati medioevali, mulini, pievi e santuari, rocche e castelli. Molteplici sono le strade che la solcano, non solo le comode carrozzabili, ma anche sentieri per lunghe e rilassanti passeggiate o percorsi studiati apposta per le mountain bike e i cavalli. Il visitatore è così guidato alla ricerca di quiete e bellezze, alla scoperta di valori storici, turistici e gastronomici. La valle rientra nel percorso della Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli Piacentini, essendo terra dalla tradizione culinaria di fama internazionale e produttrice di vini DOC di altissima qualità.
La storia – Questo territorio fu abitato fin dal neolitico, come testimoniano i reperti archeologici rinvenuti in tutta la vallata e oggi conservati nel museo archeologico della Rocca Comunale di Pianello. La sua è una storia di terra di confine: nei secoli antichi vi si alternarono Etruschi, Romani, Visigoti, Vandali, Unni, Longobardi e Carolingi. Nel secondo millennio fu coinvolta nelle lotte tra Guelfi e Ghibellini, prima, e teatro di una lunga alternanza tra Francesi e Austriaci, poi. Nel 1859 il territorio fu annesso al Piemonte che divenne Regno d’Italia nel 1861. A ricordare l’importanza strategica che ebbero la val Tidone e la Val Luretta rimangono i numerosi castelli: si può dire che ogni paese ne abbia uno. Ma non furono solo teatro di guerre: per secoli furono attraversate dai pellegrini che seguivano la via Francigena verso Roma, ecco il perché delle numerose collegiate, pievi e santuari.
Il Tidoncello è un piccolo torrente che scorre nella provincia di Piacenza, è affluente di destra del Tidone. Nasce sulle colline piacentine nel comune di Pecorara e si getta nel Tidone poco a valle del paese di Nibbiano. È formato dalla conflenza di due rami: il Tidoncello di Sevizzano che nasce alle pendici del Monte Lazzaro raccogliendo il Tidoncello di Busseto e il Tidoncello Merlingo, che scende dal Colle della Crocetta di Cicogni, i rami si uniscono nei pressi di Pecorara in località Molino di sotto. Dopo la confluenza dei due rami ha tre affluenti di destra: Rio Montemartino, Rio Bono e Rio Marzino; quattro di sinistra: Rio Perotti, Rio Lazzarello, Rio della Pozzacara e il Rio del Poggio delle Giare. Ha una portata limitata, lungo le sue sponde operavano diversi mulini tra cui il Mulino Reguzzo e il Mulino del Tombino.

Valle Aveto

Valle Aveto

La Val d’Aveto è una splendida area naturale situata in Liguria, nell’entroterra di Genova. È una valle incantevole, conosciuta per la sua natura incontaminata, i paesaggi mozzafiato e la sua ricca biodiversità. È perfetta per gli amanti del trekking e delle attività all’aperto, grazie ai numerosi sentieri che attraversano boschi di faggi, abeti e prati alpini. Uno dei punti più suggestivi della valle è il Monte Penna, da cui si può godere una vista panoramica eccezionale. Inoltre, il Lago delle Lame, un piccolo lago alpino, è un luogo ideale per rilassarsi immersi nella natura. La valle fa parte del Parco Naturale Regionale dell’Aveto, che protegge e valorizza le meraviglie naturali e culturali della zona. Ma non è solo natura! In Val d’Aveto troverai anche pittoreschi borghi, come Santo Stefano d’Aveto, dove è possibile assaporare la cucina tradizionale ligure e scoprire la cultura locale. È un luogo che combina pace e avventura, adatto a chi cerca una fuga dalla città. La valle ha una lunga storia che risale al Medioevo, quando i borghi della zona erano importanti centri agricoli e commerciali. Santo Stefano d’Aveto conserva ancora oggi le tracce del passato, con il suo castello e le antiche tradizioni culturali. Inoltre, il territorio è stato modellato dalla presenza dei monaci che hanno contribuito a sviluppare l’agricoltura e la gestione delle foreste.

Valli Boreca, Dorbera e Terenzone

Valli Boreca, Dorbera e Terenzone

Vedi anche la Valle Boreca. L’ambiente è uno dei più incontaminati, le valli sono scoscese e profonde, canaloni ricchi di vegetazione. I borghi sono piccoli disseminati lungo il territorio, meritevoli di attenzione e visita. Le case erano anche stalle, magazzini di prodotti come i cereali e le patate; le castagne erano il pane. Poi vi era il camino, focolare del nucleo familiare. Spesso si entrava in casa ci voleva la scala esterna che portava al primo piano perchè sotto vi era la cantina o la stalla riparo per gli animali ma anche ad uso riscaldamento. Le case in sasso e i tetti erano fatti con lastre di arenaria, ne possiamo vedere ancora molti esempi. Le case erano molto vicine, quasi un modo per riscaldarsi a vicenda. A Bogli al di sotto delle stradine scorrono i fossi lastricati che incanalano e permettono il deflusso delle acque piovane. Il fatto che i paesini sono uniti tra di loro da antiche mulattiere, ancora oggi esistenti, indica un mondo interno di unione di questi paesi. Il paesino di Zerba è il capoluogo della maggior parte dei paesi della Valle Boreca, gli altri se li dividono i capoluoghi di Gorreto e Ottone. Le genti, intere generazioni, di questi luoghi hanno lavorato duro, una vita di ristrettezze. Lo sappiamo ma possiamo solo immaginare con quanta dignità hanno mantenuto tradizioni e modi di vivere spartani. Purtroppo lo scarso reddito agrario, la mancanza di strade, il taglio poco redditizio di una quantità impressionante di legna di faggio, avvenuto durante e dopo la guerra nelle immense ma non eterne foreste di questa zona, hanno indotto la maggior parte delle famiglie ad emigrare nelle città più importanti. Se si escludono Pej e Zerba, gli altri paesi sono quasi disabitati, pochissimi mantengono residenti, una o due famiglie ancora dedite alla pastorizia e al lavoro duro e difficile dei campi, anche a guardia del paese. Famiglie meritevoli della nostra sincera ammirazione perchè cercano di conservare tradizioni e il totale spopolamento. Quando sono assediati dalla neve e dal ghiaccio, soprattutto qualche decennio orsono, i paesi sono costretti all’aiuto di elicotteri, cosa che è andata scemando se non scomparsa visto che i paesi sono praticamente disabitati. Vedremo, ad esempio tra le Capanne di Cosola verso i due paesi di Bogli e Artana, molti escursionisti con sci e ciaspole, percorrere la strada di accesso. Non molto tempo fa durante il nefasto periodo pandemico (covid-19) la strada della Val Boreca è stata chiusa completamente, percorsa solo dai carabinieri e dagli addetti al trasporto sanitario, per dare soccorso alimentare, e di supporto psichico e sanitario ai pochi abitanti della valle. Cambia quasi tutto in estate, molte delle famiglie che mantengono le radici, si trovano per ravvivare la vita di questi paesini. Si organizzano feste e ci si raccoglie nelle piccole piazze o aie per scambiare i ricordi ma anche per progettare il possibile futuro di queste valli.

Valle Perino

Valle Perino

Nel XII secolo viene costruito da parte del comune di Piacenza a Pradovera un castello, con lo scopo di controllare la zona di Appennino tra la val Trebbia e la val Nure e difendersi dalle potenti famiglie della zona, tra le quali spiccano i Nicelli. Nel corso del trecento la zona è teatro di scontri tra la fazione guelfa e quella ghibellina, fedele alla famiglia Pallavicino. La famiglia Nicelli, detentrice del predominio sulla zona di Bettola costruisce nel 1400 un’imponente fortificazione, il castello di Erbia con la funzione di avamposto per precludere l’accesso alla strada dalla val Trebbia alla val Nure. Nel 1438 Pradovera viene elevata a contea da parte del duca Filippo Maria Visconti con la concessione dell’investitura a Bartolomeo Anguissola. Nel 1519 la rocca viene scelta da parte di Pier Maria Scotti, detto il Buso, come base utilizzata dalle truppe a lui fedeli per condurre saccheggi nella zona. Nel cinquecento il castello di Pradovera è distrutto da parte di truppe francesi. In età napoleonica, con la creazione dei comuni la val Perino viene divisa tra i comuni di Travo, Coli e San Giovanni che, in seguito, si sarebbe unito con il comune di San Bernardino andando a formare il comune di Bettola. Nel 1867, con il regio decreto 4066, pubblicato in gazzetta ufficiale il 17 novembre, che sancisce la costituzione del comune di Farini, la frazione di Pradovera viene distaccata dal comune di Coli e assegnata al neonato comune. A partire dall’età moderna molti castelli della valle iniziano a essere abbandonati; l’abbandono genera un progressivo decadimento delle loro condizioni di conservazione generando una serie di crolli: nel XIX secolo va in rovina la rocca di Pradovera, negli anni sessanta del XX secolo crolla il castello di Villanova, mentre nei primi anni del XXI secolo crolla il castello di Erbia.

Valle Graveglia

Il territorio è circondato da diverse vette montane tra cui il monte Zatta e la città metropolitana di Genova, dalle cui pendici nasce il torrente Graveglia. Subì quasi certamente, come le altre valli vicine come ad esempio la val d’Aveto, dapprima il dominio dei potenti marchesi Malaspina e successivamente il dominio della famiglia di Lavagna i Fieschi dall’XI secolo, fino alla cessione verso la Repubblica di Genova dal XIII secolo. A testimonianza dei fatti rimangono ancora oggi la presenza di numerose torri risalenti al Medioevo e ponti in pietra, caratteristico quello del borgo di Nascio. Il comune più importante è Ne.

Valle Sturla

Il territorio della valle comprende i due comuni montani di Borzonasca e Mezzanego, compresi nel Parco naturale regionale dell’Aveto. Furono poi domini della famiglia nobiliare Fieschi, conti di Lavagna e già signori delle altre valli del levante genovese. Due passi importanti collegano altrettante valli: Il passo del Bocco verso la val Taro e il passo della Forcella, che la unisce alla val d’Aveto. La valle ha avuto nei secoli una notevole importanza grazie alla sua collocazione geografica: strategico crocevia commerciale delle merci a cavallo tra la costa tigullina, l’entroterra chiavarese e la val di Taro.  Ora sono attraversati dalla Alta Via dei Monti Liguri.

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Paesi e Cultura delle Valli Trebbia – Aveto – Tidone e Luretta sono in aggiornamento

PAESI | A

AGAZZANO – Valle Luretta

◾VIDEO: Agazzano

◾FRAZIONI: Bastardina, Boriona di Cantone, Castano, Castello Boffalora, Castello Bastardina, Grintorto, Marabello, Missano, Montebolzone, Passano, Rivasso, Sarturano, Tavernago, Verdeto, Vezzanone

Agazzano apparteneva al Pagus Lurate, citato nella Tabula alimentaria traianea del II secolo d.C. Nel dicembre del 218 a.C., la Battaglia della Trebbia, documentata dallo storico romano Polibio, interessò anche il territorio di Agazzano: l’esercito di Annibale, accampato nei pressi di Tavernago, riuscì a bloccare la fanteria romana nell’alveo paludoso del torrente Luretta: le truppe di Annibale riuscirono ad avere la meglio sulle ali dell’esercito romano costringendo le truppe del console Tiberio Sempronio Longo, che pure erano riuscite ad avanzare nel centro dello schieramento, ad una ritirata verso la città di Piacenza. Nel 1164 Federico Barbarossa distrusse molti castelli della zona di Agazzano e Piozzano. Nel XIII secolo il paese subì il saccheggio da parte del vicario imperiale di Federico II di Svevia. Agazzano divenne poi la capitale del feudo degli Scotti e, verso la metà del Duecento, Alberto Scoto fece iniziare la costruzione del castello. Gli Scotti restarono ad Agazzano fino al 1412 quando il duca di Milano Filippo Maria Visconti li spodestò, consegnando Agazzano alla famiglia Arcelli. Gli Scotti riuscirono a dimostrare la loro innocenza, anche se il castello tornò in loro possesso solo nel 1431 quando fu riacquistato da Alberto Scotti.In seguito il feudo della famiglia Scotti fu più volte confermato dai Farnese. A metà del XVIII secolo il castello passò alla famiglia Anguissola grazie al matrimonio tra il conte Giovanni e Margherita Scotti.
Il Castello di Agazzano è edificato nel 1224 da Alberto Scoto e rimaneggiato nel XVI secolo presenta una pianta rettangolare. Il castello è affiancato da un palazzo residenziale realizzato durante il Settecento ed è di proprietà privata degli eredi della famiglia Anguissola-Scotti.
Il Castello della Bastardina, eretto in epoca tardomedievale ad opera della famiglia Scotti a guardia di un incrocio tra due strade pedemontane dirette rispettivamente verso Piacenza e Pavia, in un luogo dover erano presenti altre fortificazioni sin dall’XI secolo.
Il Castello della Boffalora, costruito sul versante delle prime colline sorge isolato ed imponente sulla strada che collega Agazzano a Pianello Val Tidone. Nei documenti antichi viene denominato Flatus aurae ed ebbe una storia tormentata con diversi fatti di sangue come l’uccisione di Gerardo Rustici, suo proprietario, nel 1555 e passaggi di proprietà plurimi.
Il Castello di Castano: realizzato durante il XII. Originariamente di proprietà della famiglia Scotti, passò più volte di mano tra il quattrocento e il cinquecento sino ad entrare nelle disponibilità della famiglia Barattieri.
Il Castello di Grintorto: Borgo fortificato posto a picco sul torrente Tidone risalente al duecento. Parte del complesso è stata ristrutturata e ospita un ristorante.
Il Castello di Mirabello: castello che fece storicamente parte, insieme ai vicini manieri di Grintorto e della Bastardina, di un feudo concesso alla famiglia Trissino da Lodi. Dell’edificio originale rimangono una torre considerevolmente ribassata rispetto all’altezza originaria e alcune parti di muratura.
Il Castello di Passano: di proprietà nel XIII secolo della famiglia Da Torrano, passò nel 1339 agli Scotti ai quali rimase fino all’estinzione del ramo famigliare.
Il Castello di Rivasso: costruzione fortificata a pianta rettangolare realizzata in mattoni.
Il Castello di Sarturano: l’edificio è stato pesantemente rimaneggiato nel settecento trasformandolo in una villa signorile. Gli unici elementi superstiti del castello medievale si trovano sul lato nord-ovest dell’edificio dove è presente un duplice ingresso con ponte levatoio.
Il Castello di Vezzanone: originariamente in possesso della nobile casata dei Tredicini di Boffalora, presenta una struttura in pietra dotata di torri angolari di forma circolare.
La Torre di Buriana di Cantone: torre in sasso risalente al quattrocento, inizialmente parte di un castello controllato dalla famiglia Scotti di Mezzano, e poi inglobata in un complesso agricolo.
La Torre di Montebolzone: eretta in una data ignota, venne distrutta nel 1243, per mano di pavesi e tedeschi al servizio dell’imperatore Federico II di Svevia.
La Torre di Verdeto: Torre risalente al periodo bassomedievale, probabilmente al XV secolo, situata nel borgo di Verdeto.

PAESI | B

BOBBIO – Valle Trebbia

◾VIDEO: Bobbio e la festa Medievale

◾FRAZIONI: San Martino, Piancasale si trovano nella conca di Bobbio; San Salvatore e Telecchio verso sud; Cassolo, Mezzano Scotti e Bertuzzi verso nord e Arelli sopra e inferiore verso est. Le altre frazioni sono: Altarelli, Area o Areglia, Aregli, Avegni, Barberino, Bardughina, Bargo, Barostro, Bellocchi, Bocchè, Bracciocarella, Brada, Brignerato, Brodo, Bronzini, Brugnoni, Buffalora, Ca’ di Sopra, Cadelmonte, Cadonica, Caldarola, Callegari, Caminata, Campi, Campore, Canneto, Casarone, Casone, Castighino o Casteghino, Cavarelli, Ceci, Cento Merli, Cerignale, Cernaglia inferiore, Cernaglia superiore, Cognolo, Colbara, Colombara, Costa Tamborlani, Croce, Degara, Dezza, Embrici o Embresi, Erta, Fasso, Fognano, Fontanini, Fornacioni, Fosseri, Freddezza, Gazzola, Gerbidi, Gobbi, Gorazze, Gorra, Lagobisione, La Colletta di Monte Gazzolo, La Residenza, Le Rocche, Levratti, Longarini, Moglia, Mogliazze, Moglia dei Larbani, Nosia, Passo Penice, Passo Scaparina, Pianella, Pianazze, Pianelli, Poggio d’Areglia, Poggio di Santa Maria, San Cristoforo, Ponte, Ravannara, San Martino, Santa Maria, Sassi Neri, Schiavi, Scrocchi, Spessa, Squera, Tamborlani, Terme di Bobbio, Vaccarezza, Valle, Verneto, Zanacchi, Zucconi.

il pellegrino che arriva a Bobbio resta sorpreso dalla particolarità del lungo ponte, detto “il ponte gobbo”, che attraversa il fiume Trebbia, e dalla magnificenza dell’abbazia di San Colombano. Subisce il fascino degli antichi palazzi nobiliari affacciati sulle strette vie del borgo antico e si rilassa nella quiete delle piazzette che si aprono tra le case del centro storico. La vista si allarga sul monte Fenice che fa da corona alla ridente cittadina e l’animo si prepara a visitare i luoghi che raccontano di una storia che qui ha messo profonde radici.

San Colombano e il monastero di Bobbio
Era l’anno 614 quando il monaco irlandese Colombano arrivò a Bobbio, dopo aver percorso con i suoi monaci tutta l’Europa nella “peregrinatio pro Domino”, una vita di cammino per la diffusione della fede e per la fondazione di nuovi monasteri. Il re longobardo Agilulfo gli donò quel territorio e Colombano vi si insediò restaurando una chiesetta semi-diroccata dedicata a san Pietro. La donazione non fu tanto un atto di devozione, quanto una scelta dalla forte valenza politica perché così facendo il re affidava al monastero il controllo del territorio. Bobbio era allora un importante snodo commerciale, perché situata sulla via del sale, che da Piacenza, lungo la val Trebbia raggiungeva Genova, allora caposaldo dei bizantini, e sulla traiettoria verso la Toscana e quindi verso Roma. Dopo la morte di san Colombano, la piccola comunità conobbe un progressivo sviluppo e, in breve tempo, divenne un importante monastero che già nel 643 ospitava 150 monaci. Nato già ricco di documenti e di manoscritti antichi portati da Colombano, il monastero ne proseguì la preziosa opera di raccolta, tanto che nel 982 possedeva 700 codici e conservava 25 dei 150 manoscritti più antichi della letteratura latina esistenti al mondo, così da conquistarsi l’appellativo di “Montecassino dell’Italia del Nord”. La fama del santo irlandese e della sua comunità fu tale che molte chiese vennero dedicate a san Colombano anche in regioni distanti da Bobbio. L’ottima organizzazione economica e la conseguente rilevanza politica che l’abbazia assunse, ne fecero un feudo ricco e importante. Sui monti di Bobbio venivano allevati suini, vacche e soprattutto pecore, preziose per la produzione della pergamena, indispensabile per i monaci e il loro scriptorium. All’inizio dell’XI secolo, l’abate ottenne la dignità e la giurisdizione episcopale e Bobbio ascese a rango di città episcopale. La successiva nascita dei comuni ne determinò il declino.

BORGONOVO VAL TIDONE – Valle Tidone

◾VIDEO: Borgonovo Val Tidone e frazioni

◾FRAZIONI: Agazzino, Bilegno, Breno, Castellaro, Castellaro Arcelli, Castelnovo Val Tidone, Corano, Fabbiano, Mottaziana, Vairasco

Fondata dal Comune di Piacenza nel 1196 per difendersi dalle invasioni della vicina Pavia, nel corso dei secoli Borgonovo Val Tidone divenne dominio di nobili famiglie tra le quali i Visconti, i Piccinino, gli Sforza, i Farnese e i Zandemaria. D’interesse turistico segnaliamo la Rocca risalente al XIII secolo ma più volte rimaneggiata e ristrutturata in seguito ai danni subiti nelle numerose battaglie; attualmente è la sede del comune. La Collegiata di Santa Maria Assunta, risalente al XV secolo, è un edificio in stile gotico-lombardo interamente in mattoni a vista. Al suo interno è custodito un polittico in legno del 1474, opera dei fratelli Bongiovanni e Giovanni Bassiano De Lupis; degni di nota sono anche un ciborio e un’Annunciazione in bassorilievo. A Borgonovo ha sede l’ufficio turistico della Valtidone (tel.: 0523.861210). Nei dintorni numerosissime sono le testimonianze risalenti al medioevo. In località Bruso è gradevole la Chiesetta Romanica dei S.S. Filippo e Giacomo, databile intorno all’anno 1000, costruita su di un preesistente tempio pagano. In località Castelnuovo Val Tidone sorge un castello a pianta trapezoidale con tre torri angolari che, si dice, ospitò nel 1155 Federico Barbarossa; è visitabile solo su prenotazione per gruppi di minimo 25 persone. Castelletti molto ben conservati sorgono anche nelle vicine frazioni di Corano, grazioso borgo medievale, e Seminò.

BORZONASCA – Valle Aveto

◾VIDEO: Borzonasca

◾FRAZIONI: Acero, Brizzolara, Belpiano, Borzone, Caregli, Levaggi, Montemoggio, Sopralacroce, Temossi

Il territorio di Borzonasca è collocato nell’alta valle Sturla posta già sul versante genovese. Attraverso il passo della Forcella è possibile raggiungere la val d’Aveto e il territorio comunale di Rezzoaglio. Alcune parti del territorio è compreso nel Parco naturale regionale dell’Aveto. Del comune fa parte il bacino artificiale di Giacopiane, costruito sbarrando la valle del torrente Calandrino, che fornisce una centrale idroelettrica. Borzonasca è un borgo appartenuto alla famiglia Borzone dopo aver combattuto e perso a Roma con gli Orsini, si rifugiarono in questo posto. Nel comune e nelle frazioni sono presenti molte chiese e oratori. A Bertigaro la “cascata del fantasma”. La cascata si forma solamente nel periodo invernale, quando le temperature sono rigide, per un salto di circa 60 metri.

PAESI | C

CAMINATA – Valle Tidone

◾VIDEO: Caminata

◾FRAZIONI: Costiola, Cavaione, Moncasacco, Sarola

Piccolo e pittoresco borgo che conserva ancora l’antico aspetto medievale con torri, case di sasso, antiche botteghe e camminamenti sotterranei oggi murati. Deve il suo nome alle “Caminate”, costruzioni a metà tra il residenziale e il difensivo, dotate di camini con la duplice funzione di riscaldamento e segnalazioni. Fu dogana tra lo Stato Sabaudo e il Ducato di Parma e Piacenza. Da vedere, oltre al borgo con le caratteristiche case in sasso, vi è la chiesa di San Timoteo e Sinforiano, del XIX secolo, con all’interno pregevoli opere in ferro battuto e una Madonna lignea attribuita al fiammingo Jan Geernaert (XVIII sec.). Poco lontano, il lago di Trebecco è un invaso artificiale creato dall’imponente diga del Molato, uno sbarramento del 1928 ad archi multipli e speroni, alto 55 metri con un fronte di 180 metri e una lunghezza totale di 322. Lungo le sponde del lago è possibile compiere piacevoli escursioni.

CASTEL SAN GIOVANNI – Valle Tidone

◾VIDEO: Castel San Giovanni

◾FRAZIONI: Creta, Fontana Pradosa e Ganaghello

Detto la “Porta della Val Tidone” per la sua posizione strategica all’inizio dell’omonima valle, ha una storia documentata che risale ai tempi dei romani. In quell’epoca, infatti, sorgeva qui una stazione di posta.  Deve il nome alla sua possente rocca che svolse per secoli la funzione difensiva e di avamposto verso il pavese. Oggi di quell’imponente castello non rimane traccia, demolito definitivamente nel 1800. D’interesse turistico troviamo la rossa e svettante Collegiata di S. Giovanni in stile tardo gotico, risalente al XVIII secolo, dove è conservato un pregevole Crocefisso ligneo del 1496, opera di Giacomo del Maino e di suo figlio Giovanni Angelo. Le fanno da contorno altre due chiese, una dedicata a Santa Maria della Torricella, risalente al XVI secolo, e l’altra dedicata a S. Rocco, del XV secolo. Al centro del paese la piazza XX Settembre è sede del mercato il giovedì e la domenica. Su di essa si affacciano due imponenti palazzi ottocenteschi in stile umbertino. Poco fuori la città troviamo Villa Braghieri-Albesani, con ampio parco e sede del Museo del Cardinale Casaroli, e Villa Chiapponi, in stile liberty, con giardino e fontana.

CERIGNALE  – Valle Aveto

◾VIDEO: Cerignale

◾FRAZIONI: Bastardina, Cà d’Abrà, Carisasca, Cariseto, Casale, Castello, La Serra, Lisore, Madonna, Oneto, Ponte Organasco, Rovereto, Selva, Zermogliana

La storia del borgo è legata al feudo della fortezza di Cariseto. Documentato nel 972 e nel 1143 come pertinenza del Monastero di San Colombano di Bobbio. Nel 1052 l’imperatore Enrico III di Franconia concede il feudo ed il castello al monastero di S. Paolo di Mezzano, poi degli Scotti. Nel 1164 Federico Barbarossa lo infeudò a Obizzo Malaspina, che salvò l’imperatore dalle truppe nemiche, scortandolo da Pontremoli fino a Pavia. Nel 1540 passò ai Fieschi e nel 1547 ai Doria fino al 1797. Nel 1052, l’imperatore Enrico III concesse il feudo al Monastero di San Paolo di Mezzano Scotti (Bobbio), mentre, nel 1164, l’imperatore Federico Barbarossa lo concesse in feudo perpetuo ai Malaspina, possesso che durò fino al XVI secolo. La tradizione narra che, pochi anni dopo, Federico Barbarossa in persona, in fuga da Roma, passò per l’antica via medievale del Cifalco. Era il 1167 e, poiché la strada di Monte Bardone era stata sbarrata dai pontremolesi, l’imperatore pernottò nel castello di Cariseto, aiutato poi dai fedeli Malaspina a riprendere la strada tra queste montagne. Nel 1540 il feudo venne venduto a Gianluigi Fieschi per circa 10.000 scudi d’oro. Nel 1547 il Fieschi morì nella rivolta antispagnola che organizzò insieme ai francesi per il predominio su Genova contro Andrea Doria, episodio storico conosciuto come la Congiura di Gianluigi Fieschi. Così nella rivolta il castello di Cariseto fu distrutto dai genovesi ed il feudo concesso dopo la confisca di tutti i beni fliscani ai Doria. Antico Oratorio di Sant’Agostino, chiesa dell’XI secolo, rimaneggiato in tempi successivi, di cui ne rimangono i resti lungo l’antico tragitto Caminus Genuae, la cui strada passava con un tragitto più basso ed appena sopra il fiume Trebbia, rispetto alla statale attuale. Resti del Castello di Oneto, posto sulla via del Cifalco, è documentato fin dal 27 luglio 972 nel diploma imperiale di Ottone I, come feudo appartenente al monastero di Bobbio, concesso anch’esso nel 1164 da Federico Barbarossa al marchese Obizzo Malaspina. Borgo medioevale di Ponte Organasco, con il castello dell’XI secolo, che era a difesa dell’antico ponte romano sul Trebbia, oggi non più esistente. Appartenne ai Malaspina, poi ai Doria, nel XVII secolo ai Castelli, nel XVIII secolo ai Palazzi e agli Ansaldi.

COLI  – Valle Perino

◾VIDEO: Coli

◾FRAZIONI: Aglio, Agnelli, Averaldi, Barche, Boioli, Boioli di Perino, Bruni, Caminata Boselli, Cascine, Cimarini, Colombaia, Cornaro, Costa Caminata, Costiere, Faraneto, Ferrari, Filipazzi, Fontana, Forno Sopra, Fossoli, Gavi, Ghini, Marubbi, Molino Pellegri, Osera, Palazzo Torre, Peli, Perino, Pescina, Peveri, Piane d’Aglio, Poggio, Poggiolo, Ponte’ Sopra, Pradaglione, Pradella, Roncaiolo, Rosso, Rovere, Santa Cecilia, Scabiazza.

I due luoghi più importanti sono appunto la sede comunale e Perino posto nella valletta del torrente omonimo.

Il toponimo Coli deriva probabilmente da una popolazione ligure che si insediò nella zona nel I secolo d.C. Successivamente, la zona fu abitata anche in età romana; Coli potrebbe essere identificabile con il vicus Colianum Ambitrebio, citato all’interno della tabula alimentaria traianea, come dipendente dal pagus Bagienno, identificato da alcuni con Bobbio, a sua volta afferente al municipium di Veleia. In epoca feudale il territorio di Coli fu sottomesso alla famiglia Grassi, esponente della fazione ghibellina, che durante il XIII secolo fece costruire il castello dei Magrini, andandovi a risiedere e mantenendolo fino al 1441 quando il forte passò sotto il controllo della famiglia Nicelli. A partire dal XVI secolo il territorio entrò a far parte del Ducato di Parma e Piacenza. Il 17 luglio 1908 si verificò un violento nubifragio con una piena straordinaria della Trebbia che devastò case e campagne della zona di Coli, così come di tutta la valle Trebbia. Il 19 settembre 1953 si verificò un’ulteriore alluvione che causò a Coli, così come in tutta la val Trebbia dal genovesato al piacentino, distruzioni imponenti e ingenti danni. Le parrocchie dipendono dalla diocesi di Piacenza-Bobbio. Fino al 1989 la maggior parte delle parrocchie erano nella diocesi di Piacenza, tranne le parrocchie di Coli, insieme all’eremo di San Michele, e di S. Lorenzo di Rossopiana di Rosso che erano nella diocesi di Bobbio. All’interno della chiesa parrocchiale è custodita la Crux michaelica o croce di S. Michele, un’antica croce in pietra scolpita in precedenza collocata all’esterno, recuperata nel 1860, nelle acque del Curiasca dove era stata trasportata a causa di un evento franoso proveniente dai resti della crollata chiesa di San Michele della Spelonca. La chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, situata nella frazione di Aglio. Chiesa di origine longobarda inizialmente posta alle dipendenze del monastero di San Colombano, nel 1599 era dipendente dalla pieve di Travo. Nelle varie frazioni si trova chiese ed oratori che meritano una visita accurata. Le strutture fortilizie sono altrettanto meritevoli. Il castello dei Magrini, costruito intorno al duecento da parte della nobile famiglia ghibellina dei Grassi, passò alla famiglia Nicelli dopo che i Grassi si erano spostati nel vicino castello di Faraneto. Rimase formalmente di proprietà dei Nicelli fino al 1860, anche se l’edificio, già da tempo, aveva cessato la sua funzione residenziale e militare. Nel 1964 buona parte del castello crollò all’interno del greto del torrente sottostante. Dell’edificio restano soltanto i resti in rovina di una torre di avvistamento. Il Castello di Faraneto, edificato dalla famiglia Grassi che vi si ritirò dopo aver ceduto il castello dei Magrini alla famiglia Nicelli. Nel seicento venne abbandonato dalla famiglia che si spostò a Piacenza. Nel 1828 il nobile Francesco Grassi, una volta ottenuta la carica di podestà di Piacenza, si interessò del castello, facendone restaurare i dipinti e dotandolo di un oratorio realizzato in stile romanico. Nel 1917, acquistato dalla famiglia Platè, che lo trasformò in abitazione di campagna e in ricovero per attrezzi agricoli. L’edificio, che ha subito un restauro completo nei primi anni duemila. Torre di Macerato, ultima parte superstite di un più ampio castello risalente all’epoca alto-medioevale. Castello di Pozzo, con una torre merlata su pianta quadrata, il cortile del fortilizio è contornato da antiche case in sasso; era un avamposto al vicino castello di Macerato. Statua dell’Angelone, statua di santa Barbara opera dello scultore Luigi Orestano donata agli Scuola Allievi Ufficiali del Genio di Pavia e collocata sulla cima del passo Santa Barbara, valico che separa la val Trebbia dalla val Perino.

CORTE BRUGNATELLA/MARSAGLIA – Valle Trebbia

◾VIDEO: Corte Brugnatella

◾FRAZIONI: Botteri, Brugnello, Carana, Casaldrino, Castelvetto, Collegio, Confiente, Cornareto, Lago, Lama, Lupi, Marsaglia (sede comunale), Metteglia, Montarsolo, Ozzola, Pietranera, Pieve di Montarsolo, Poggio Rondino, Roncoli, Rossarola, Rovaiola, Sanguineto

La storia del borgo è legata al feudo della fortezza di Cariseto. Documentato nel 972 e nel 1143 come pertinenza del Monastero di San Colombano di Bobbio. Nel 1052 l’imperatore Enrico III di Franconia concede il feudo ed il castello al monastero di S. Paolo di Mezzano, poi degli Scotti. Nel 1164 Federico Barbarossa lo infeudò a Obizzo Malaspina, che salvò l’imperatore dalle truppe nemiche, scortandolo da Pontremoli fino a Pavia. Nel 1540 passò ai Fieschi e nel 1547 ai Doria fino al 1797. Nel 1052, l’imperatore Enrico III concesse il feudo al Monastero di San Paolo di Mezzano Scotti (Bobbio), mentre, nel 1164, l’imperatore Federico Barbarossa lo concesse in feudo perpetuo ai Malaspina, possesso che durò fino al XVI secolo. La tradizione narra che, pochi anni dopo, Federico Barbarossa in persona, in fuga da Roma, passò per l’antica via medievale del Cifalco. Era il 1167 e, poiché la strada di Monte Bardone era stata sbarrata dai pontremolesi, l’imperatore pernottò nel castello di Cariseto, aiutato poi dai fedeli Malaspina a riprendere la strada tra queste montagne. Nel 1540 il feudo venne venduto a Gianluigi Fieschi per circa 10.000 scudi d’oro. Nel 1547 il Fieschi morì nella rivolta antispagnola che organizzò insieme ai francesi per il predominio su Genova contro Andrea Doria, episodio storico conosciuto come la Congiura di Gianluigi Fieschi. Così nella rivolta il castello di Cariseto fu distrutto dai genovesi ed il feudo concesso dopo la confisca di tutti i beni fliscani ai Doria. Antico Oratorio di Sant’Agostino, chiesa dell’XI secolo, rimaneggiato in tempi successivi, di cui ne rimangono i resti lungo l’antico tragitto Caminus Genuae, la cui strada passava con un tragitto più basso ed appena sopra il fiume Trebbia, rispetto alla statale attuale. Resti del Castello di Oneto, posto sulla via del Cifalco, è documentato fin dal 27 luglio 972 nel diploma imperiale di Ottone I, come feudo appartenente al monastero di Bobbio, concesso anch’esso nel 1164 da Federico Barbarossa al marchese Obizzo Malaspina. Borgo medioevale di Ponte Organasco, con il castello dell’XI secolo, che era a difesa dell’antico ponte romano sul Trebbia, oggi non più esistente. Appartenne ai Malaspina, poi ai Doria, nel XVII secolo ai Castelli, nel XVIII secolo ai Palazzi e agli Ansaldi. Del comune fa parte l’abitato di Pieve di Montarsolo (vedi il filmato qui). Dove si può vedere l’oratorio dedicato a S. Giacomo. Nelle pressi si trova un piccolo parco dove un tempo vi erano alcuni imponenti roverelle, oggi ne rimane solo una imponente chiamata la “Rovere Grossa” purtroppo le condizioni sono irrecuparabili.

PAESI | F

FASCIA – Valle Trebbia

◾VIDEO: Fascia

◾FRAZIONI: Beinaschi, Carpeneto (sede comunale), Casa del Romano, Cassingheno, Fascia

Vedi anche la Valle Boreca.

La fondazione di un primitivo insediamento abitativo potrebbe risalire al I o II secolo a seguito del ritrovamento di alcuni reperti presso l’odierno abitato. In particolare, lungo l’antico valico di Casa del Romano sono stati trovati i ruderi di un tempio religioso o cappella, forse di un preesistente complesso monastico fondato dai monaci di san Colombano di Bobbio in epoca longobarda lungo la strada che da Genova portava a Pavia. La prima citazione ufficiale del borgo risale al 12 febbraio del 1235 grazie al ritrovamento di un documento testamentario di una certa Beldì, moglie di Beltramo di Torriglia. Come per la maggior parte dei borghi di queste zone il paese fece parte dei Feudi Imperiali e subì il passaggio da Malaspina, ai Fieschi ed infine, nel 1786, era sotto la signoria dei Doria. Col nome di fascia in dialetto si intende un piccolo ripiano di terra o anche striscia tenuto da mura a secco. Il toponimo rimanda questa lavorazione a buona parte del territorio genovese. Fa parte del Parco Naturale Regionale del Monte Antola. Il capoluogo è posto nella frazione di Carpeneto dove si trova la parrocchiale di San Michele Arcangelo. Nel paese sono presenti varie cappelle, della Madonna della Guardia, di S. Maria adiacente la chiesa e di San Giuseppe vicino al cimitero e la Chiesa parrocchiale della Santissima Annunziata. Nella frazione di Cassingheno si trova la Chiesa parrocchiale di San Carlo. Caratteristiche sono alcune case dalla sezione arrotondata e dagli spioventi che fanno pensare che fossero costruite con tetti in paglia.

FERRIERE – Valle Nure

◾VIDEO: Ferriere e frazioni

◾FRAZIONI:Boeri, Boschi e Brugneto, Casella, Noce e Tornarezza, Canadello, Casalcò, Casaldonato, Caserarso, Cassimorenga, Cassimoreno, Castagnola, Castelcanafurone, la quale comprende le località di Lovetti e Marchi, Cattaragna, Cerreto Rossi, Ciregna, Colla, Costa, Crocelobbia e Curletti, Centenaro, la quale comprende le località di Guerra, Villa, Platè, Codegazzi, Pettenati, Vaio, Tognini, Sconini, Groppo, Casetta, Castello, Cassano, Bareto, Costapecorella, Casagrande, Lommi, Pasquali, Perotti, Spiaggio, Bolgheri, Sangarino e Bosconure, Edifizi, Gambaro, Grondone Sopra e Grondone Sotto, Pertuso e Prelo, Retorto, Rocca, Rocconi e Rompeggio, Salsominore, San Gregorio, Selva, Solaro e Sarmadasco, Torrio, Tornarezza e Toazzo.

Vedi anche la Valle Nure

Il territorio comunale di Fontanigorda è condiviso tra l’alta val Nure e la val d’Aveto. Nel territorio comunale sono presenti tre laghi di origine glaciale: il lago Nero, il lago Bino e il lago Moo in diversi stadi di interramento, oltre a essi, sono presenti anche altri ambienti umidi, torbiere e prati, residui dell’interramento di laghi glaciali. La costruzione, negli anni ’20 del XX secolo, della diga di Boschi lungo il corso del torrente Aveto ha portato alla nascita di un lago artificiale, denominato lago di Boschi. Il toponimo è derivato dalle miniere per l’estrazione del ferro, attività particolarmente redditizia nei secoli scorsi; storicamente con il toponimo Ferriere non si indicava solamente il capoluogo, originariamente fondato nel XV secolo con il nome di Reate oppure Ariate a causa delle origini reatine del feudatario Tommaso Moroni, ma tutto il territorio dove erano attive le miniere. Attività che fusede di insediamenti romani, che, a partire dal II secolo a.C. avviarono lo sfruttamento delle miniere di ferro e rame che, forse, erano state sfruttate in precedenza anche dai Liguri. Intorno all’anno Mille la famiglia Nicelli, che dominava su buona parte della val Nure, si operò per la riattivazione dell’attività mineraria ferrierese. Lo sfruttamento dell’attività estrattiva conobbe un’ulteriore accelerazione nel XII secolo, favorito dalla mancanza di materiale ferroso che affliggeva tutta Europa; le miniere ferrieresi si ritrovarono in una situazione molto favorevole grazie alla presenza di ampi boschi utilizzabili per alimentare gli altoforni. Il cambiamento delle condizioni politiche dell’Ottocento portò ad un periodo di crisi dell’attività estrattiva, alla quale non seppe fare fronte neppure l’interessamento della duchessa Maria Luigia d’Austria che aveva voluto il potenziamento delle infrastrutture. Dopo l’unità d’Italia una società francese tentò invano di individuare nuove vene metallifere, a questo si aggiunse la mancata costruzione del proseguimento fino a Ferriere della ferrovia Piacenza-Bettola che velocizzò il declino delle attività estrattive. Le tante frazioni e conservano chiese e oratori, assolutamente da visitare. Da vedere anche alcune costruzioni militari come il castello Malaspina di Ferriere: costruito tra il XV ed il XVI secolo da Ghisello Malaspina, la cui famiglia aveva ottenuto l’investitura del feudo di Noceto nel 1423. Rimasto ai Malaspina fino all’estinzione del ramo, avvenuta nel 1624, divenne di proprietà della camera ducale fino al 1683 quando Ranuccio II Farnese infeudò nella zona i conti Corrado e Ippolito Landi di Rivalta che nel 1687 furono investiti a marchesi come contropartita per la cessione di Bardi e Compiano. Nel 1785 divenne di proprietà della famiglia Bacigalupi, per poi diventare sede del comune fino al trasferimento a Ferriere. Dopo anni di abbandono, il maniero è stato restaurato tra il 2008 ed il 2013. La Caminà di Brugneto: Casa-torre costruita presumibilmente nel XV secolo con funzioni difensive di presidio del confine tra i comuni di Pescremona, a cui apparteneva, e di Curletti. Presenta un portale eulitico piuttosto raro nei centri appenninici posti a nord dello spartiacque. Resti del castello di Pescremona: edificato nel 1257, sulla rupe del Gratra, nei pressi di Castelcanafurone, è documentato di proprietà, della famiglia Balbi. Crollato nel XVI secolo, rimangono visibili alcuni resti delle mura perimetrali.

 FONTANIGORDA – Valle Trebbia

◾VIDEO: Fontanigorda

◾FRAZIONI: Barcaggio, Borzine, Canale, Casone di Canale, Casoni, Cerreta, Due Ponti, Mezzoni, Reisoni, Vallescura, Villanova e Volpaie

Località di villeggiatura per gli abitanti di Genova, ma anche di molti cittadini francesi, i cui antenati partirono da Fontanigorda per lavorare nelle miniere del sud della Francia. Deriva il suo nome dall’abbondanza di acqua nel territorio, testimoniata tutt’oggi dalla presenza di quattordici fontane agli angoli delle strade. Dall’XI secolo divenne dominio della famiglia Malaspina – la prima testimonianza scritta dell’esistenza del comune risale al 1180 – e in seguito feudo dei conti di Lavagna i Fieschi. Divenuto in possesso dei genovesi Doria, entrò a far parte della Repubblica di Genova dal XIII secolo dopo il quale si intensificò lo sviluppo del paese, grazie soprattutto ai numerosi privilegi. Vicino alla chiesa parrocchiale di Fontanigorda è presente un’antica zona boschiva denominata Bosco delle Fate. Principalmente composto da faggi e castagni conserva un sentiero lastricato in ardesia su cui sono stati incisi i versi di Giorgio Caproni dedicati alla valle.

PAESI | G

GAZZOLA – Valle Luretta

◾VIDEO: Gazzola

◾FRAZIONI: Arola, Balletta, Canneto Sopra, Canneto Sotto, Castelletto, Castel Roveto, Croara, Lisignano, Momeliano, Montebisaggio, Monticello, Rezzanello, Rivalta, Tuna

Nella zona tra Rivalta, Croara ed il confinante comune di Rivergaro sono stati trovati reperti di epoca paleolitica datati tra i 100 000 e i 50 000 anni prima di Cristo. Il territorio fu sede di stanziamenti romani tra i quali il fundus Momelianus e Licinianus, i futuri Momeliano e Lisignano, citati all’interno della tavola alimentaria Traianea di Veleia. Nel 218 a.C. tra i corsi della Trebbia del Luretta viene combattuta la battaglia della Trebbia nella quale Annibale infligge una pesante sconfitta all’esercito romano guidato dal console Tiberio Sempronio Longo. Possesso dei Malaspina nel XII secolo, per iniziativa dei consoli del libero comune di Piacenza, all’inizio del secolo successivo fu liberata: in seguito fu coinvolta nelle guerre tra guelfi e ghibellini, nell’ambito di questi scontri, nel 1255, il podestà di Piacenza Oberto Pallavicini ordinò la distruzione dei castelli della zona. Nel 1302 Gazzola, insieme a Travo e Pigazzano, viene concessa a Riccardo Anguissola da parte di Alberto I d’Asburgo. In quegli anni il Castello di Rivalta diventa di proprietà della famiglia Landi, il castello viene poi distrutto nel 1322 da Galeazzo I Visconti, forse invaghitosi della moglie di Obizzo Landi. Nel 1372 i castelli della zona furono occupati dalle truppe del papa, in guerra con i Visconti. Entrata la zona nel Ducato di Parma e Piacenza, nel 1636 6 000 spagnoli assediarono il borgo di Rivalta nel corso della guerra contro Odoardo I Farnese. Il castello subì poi altri assedi nel 1746 da parte dei tedeschi e nel 1799 da parte delle truppe napoleoniche.

Torre di Canneto di Sopra: torre a pianta rettangolare caratterizzata da mura scarpate alle quali è addossato un edificio di costruzione successiva. Probabilmente costruita come avamposto al servizio del vicino castello di Rivalta.

Castello di Gazzola: adibito a sede del municipio, alla quale si accede da quello che era originariamente un cortile interno. Pesantemente rimaneggiato, la parte dell’edificio che mantiene l’aspetto originale medievale è quella che si affaccia sui campi retrostanti.
Castello di Lisignano: castello a pianta rettangolare con torrioni cilindrici agli angoli, circondato da un fossato alimentato dalle acque del torrente Luretta.
Castello di Momeliano: chiamato castel Basini dal nome dei proprietari, viene citato a partire dal XIV secolo: nel 1372 viene occupato dalletruppe papali e ospita il cardinale Pietro Buturicense. Negli anni successivi passa più volte di mano tra le famiglie Albanesi, Ceresa, Bottigella e Radini Tedeschi. Il forte divenne di proprietà dei Basini nell’Ottocento.
Torre di Momeliano: torre costruita con tutta probabilità durante il XV secolo, forse con una funzione di supporto al vicino castello. Originariamente l’edificio a pianta quadrata era circondato da un fossato su cui davano direttamente i muri perimetrali scarpati in sasso.
Castello di Rezzanello: ben conservata struttura a pianta trapezoidale, presenta torri di forma circolare agli angoli. Appartenne già dall’XI secolo ai monaci benedettini di San Savino.
Castello di Tuna: antichissimo fortilizio posto a supporto di una delle più antiche pievi del piacentino. Viene citato in un atto del 1471 con il quale il conte Bartolomeo Scotti acquistava un terreno sul quale sorgevano le rovine del castello. Documentato nel 1498 come Castelvecchio di Tuna, è stato in seguito completamente distrutto e di esso rimane soltanto la traccia storica.
Castel Roveto: situato nelle vicinanze della frazione di Momeliano, nel XIV secolo fu di proprietà di Nicolò Amici, i cui figli lo cedettero a Pietro Anguissola nel 1322. Nel 1368 passò alla famiglia Ferrari che nel 1680 avviò la costruzione dell’oratorio e, in seguito, rimaneggiò pesantemente il forte.

Castello di Rivalta Trebbia
Le prime notizie documentate indicano, nel 1048, la donazione di metà del castello da parte di Enrico II alla Abbazia di San Savino che divenne tenta anni dopo proprietaria dell’intero castello. Nel 1164 passò sotto la giurisdizione dei Malaspina. Dopo vari passaggi passò ai Landi. Col passare degli anni divenne una residenza signorile. Oggi si può visitare il piccolo borgo ai piedi del castello che ospita il Museo del Costume Militare, stanze di lusso per la ospitalità alberghiera. Una leggenda narra che in Castello si aggiri il fantasma del misterioso cuoco Giuseppe, ucciso nel Settecento dal maggiordomo di cui aveva insidiato la moglie. Si manifesterebbe accendendo e spegnendo interruttori. l’Interno del castello si può visitare seguendo le visite guidate. (qui il link al video)
Monticello (castello)
Si ha notizia certa della sua esistenza nel 1372, quando fu occupato dalle truppe papali in lotta contro i Visconti. Era difeso dagli Arcelli diventando, nel 1452, feudatari. Nel 1633 il duca Odoardo Farnese lo donò a Pier Luigi Borghi, presidente della Camera di Parma. Costruito in posizione strategica a scolta delle valli del Luretta e del Trebbia mostra ancora le caditoie dell’antico ponte levatoio. La costruzione a pianta quadrangolare con torri rotondeggianti una quadrata agli angoli, richiama i castelli di Momeliano e Rezzanello. Dalla porta fortificata si accede ai due cortili interni prospicienti i principali corpi di fabbrica un tempo adibiti ad abitazione ed ora in desolante stato di abbandono. Nella notte tra il 15 e il 16 aprile 1945 avvenne una violenta battaglia tra i partigiani comandati da Gino Cerri (Cicogna), asserragliati al suo interno e ingenti forze nazi-fasciste che lo avevano circondato, i cui esiti sono narrati in un cartello esplicativo sulla strada, a poca distanza dalle mura.

GOSSOLENGO – Valle Trebbia

◾VIDEO: Gossolengo e frazioni

◾FRAZIONI: Caratta, Quarto, Settima, Partitore, Quartazzola, Ciavernasco, Banco, I Pilastri, Lanzafame, Bardinezza, Caratta, Baselica

Centro rurale citato in documenti bobbiesi del XI secolo con il nome di Ursalingi. Secondo la tradizione popolare, il nome Gossolengo deriverebbe da “osso lungo”, il femore di un grosso mammifero rinvenuto in un fossato. Il reperto sarebbe stato ritenuto appartenente al corpo di un elefante africano, animale raffigurato anche nello stemma comunale, in quanto la zona fu interessata dal passaggio delle truppe di Annibale in occasione della battaglia della Trebbia. Il linguista e glottologo Giovan Battista Pellegrini in “Toponomastica Italiana” evidenzia invece l’origine germanica del toponimo, suggerita dalla presenza del suffisso “engo”, di matrice gotica e successivamente longobardizzato. Sul fiume Trebbia fu combattuta, il 18 dicembre del 218 a.C., la Battaglia della Trebbia tra le legioni romane del console Tiberio Sempronio Longo e le truppe cartaginesi di Annibale conclusasi con la vittoria di questi ultimi. Nell’alto medioevo la zona fu di proprietà dei monaci benedettini del Monastero di San Savino e della Cattedrale di Piacenza, ma anche nella zona ebbero ampi possessi e privilegi di uso di acque e mulini locali. Nel XII secolo fu edificato il castello. Nel 1314 la zona di Gossolengo fu teatro di una battaglia tra il signore di Piacenza Alberto Scoto e i Visconti desiderosi di espandersi al di sotto del Po. Nel 1536 vi fu una battaglia tra i Farnese signori di Parma e Piacenza e truppe spagnole che arrivarono ad espugnare il castello. Nel 1630 nella zona imperversò per cinque mesi la peste che fece numerose vittime. Tra il 1636 e il 1637 subì, insieme a quasi tutto il piacentino, saccheggi da parte delle truppe francesi e spagnole. Nel 1647 la località e il fortilizio erano possesso dei monaci di S. Sisto. Tra la fine del 1746 e l’inizio del 1747 una nuova epidemia di peste si abbatte su Gossolengo. Nel 1796 Gossolengo, insieme alla città di Piacenza, fu occupato dalle truppe napoleoniche, queste ultime nel 1799 si scontrarono con le truppe austro-russe i una zona situata tra i comuni di Gossolengo e Gazzola nella battaglia della Trebbia, vinta dagli austro-russi comandati dal generale Suvorov. Dopo la vittoria questi ultimi dettero alle fiamme Gossolengo insieme ad altri villaggi della zona. Nel 1877, in località Ciavernasco di Settima venne rinvenuto, da un contadino durante l’aratura, il famoso Fegato Etrusco, piccolo oggetto in bronzo usato per la divinazione. Attualmente è conservato nel Museo Civico di Piacenza presso Palazzo Farnese.

GRAGNANO TREBBIENSE – Valle Luretta

◾VIDEO: Gragnano Trebbiense

◾FRAZIONI: Caminata San Sisto, Campremoldo Sopra, Campremoldo Sotto, Casaliggio, Gragnanino, Madonna del Pilastro

Il toponimo Gragnano potrebbe derivare dlla presenza di campi di gran. La spiga di grano è presente all’interno dello stemma comunale. Il suo territorio, come i vicini comuni di Gossolengo, Gazzola, e Agazzano, vide la battaglia della Trebbia in cui, secondo il racconto dello storico romano Polibio, nel dicembre del 218 a.C. Annibale inflisse una pesante sconfitta al console romano Tiberio Sempronio Longo. Nel medioevo il feudo di Gragnano fu governato dai Malaspina, dai Piccinini e poi dagli Scotti. La zona fu teatro di aspri scontri tra guelfi e ghibellini; nell’ambito di queste contese, nel 1220 il castello di Campremoldo. Nel 1624 il pieno possesso della zona di Campremoldo Sopra e Sotto e dei castelli fu concesso al conte Annibale Scotti. A seguito dell’unità d’Italia, nel 1862, il comune cambiò il proprio nome da Gragnano a Gragnano.
Santuario della Madonna del Pilastro. Santuario seicentesco costruito su una preesistente cappella sorta nel luogo di un’apparizione mariana nei confronti di una giovane ragazza sordomuta avvenuta nel trecento nei pressi di un pilastro con dipinta un’immagine della Vergine Maria.
Castello di Casaliggio: successivamente trasformato per un uso rurale.
Castello di Gragnanino: nel 1255 subì la distruzione ad opera di Oberto Pallavicino, venendo poi ricostruito e diventando di proprietà della famiglia Scotti a partire dal 1288.
Castello di Gragnano: originariamente era conosciuto come Gragnano Sottano. L’unica notizia certa è che nel 1558 l’edificio era di proprietà del cavalier Alberico Barattieri.
Castelvecchio: la costruzione più antica della zona di Campremoldo. Dell’edificio originale rimane un corpo con tracce di un ponte levatoio.
Castelbosco: situato nelle vicinanze del centro abitato di Campremoldo Sopra; nel 1482 venne ricostruito a opera di Antonio Maria Scotti.
Castellaro: originariamente posto nelle vicinanze della chiesa di San Pietro a Campremoldo Sopra, del forte non rimangono tracce, se non nel toponimo.
Castelmantova: situato nei pressi di Campremoldo Sotto, fu costruito nel XV secolo da parte di Francesco Borla, il quale aveva ottenuto la concessione dal duca di Milano.
Caminata di San Sisto: fattoria rurale fortificata che passò nel 1433 tra i possedimenti del monastero di San Sisto di Piacenza venendo, in seguito a ciò, presidiato dai frati del monastero.

GORRETO – Valle Trebbia

◾VIDEO: Gorreto

◾FRAZIONI: Alpe, Borgo, Bosco, Canneto, Fontanarossa, Pissino, Varni

Vedi anche la Valle Boreca. Si trova lungo la val Trebbia. Le origini del comune risalgono al XIII secolo quando il paese fu posto sotto il controllo del feudo di Ottone, appartenente fin dall’epoca longobarda all’abbazia di San Colombano di Bobbio. In seguito divenne dominio della famiglia Malaspina che qui vi costruì un castello e le relative fortificazioni nella zona di confluenza dei torrenti Dorbera e Terenzone. Dal 1640 fu dal signore locale di Ottone, Morello Malaspina, ceduto alla famiglia genovese Centurione, nella persona di Luigi Centurione, che vi edificò il loro palazzo nella piazza principale di Gorreto. Era cinto di mura che si possono riscontrare nelle mappe e pianta del paese fatte da Matteo Vinzoni, cartografo della Repubblica di Genova, eseguita durante i rilievi di Val Trebbia sui domini della Repubblica, oggi non riscontrabili che in pochi segni. Il 17 luglio del 1908 si verificò un violento nubifragio con una piena straordinaria del Trebbia che devastò case e campagne, ma le distruzioni più imponenti si verificarono con l’alluvione della val Trebbia del 19 settembre 1953: l’onda di piena della Trebbia distrusse la strada e sommerse i piani bassi del paese, in alcuni punti l’acqua arrivò ad un’altezza di cinque metri. In paese si trova la bella Parrocchiale di Santa Caterina.

PAESI | M

MEZZANEGO –  Valle Aveto

◾VIDEO: Mezzanego

◾FRAZIONI: Borgonovo Ligure, Case Zatta, Corerallo, Isola di Borgonovo, Passo del Bocco, Pontegiacomo, Porciletto, Prati di Mezzanego (sede comunale), San Siro Foce, Semovigo e Vignolo

Alcune parti del territorio è compreso nel Parco naturale regionale dell’Aveto. La sede comunale è situata nella frazione di Prati di Mezzanego. Il territorio di Mezzanego è situato nella valle Sturla sulla sponda che poggia verso il mar Ligure. La storia del toponimo del comune attesta le origini antiche dell’insediamento: sembra, infatti, che il nome originario del comune sia Vicus mezzanicum, riferito al fatto che il territorio si collocava fra due strade, una sottocosta e una in fondo valle collegandosi con il paese di Summun vicus (l’attuale frazione di Semovigo). Il borgo fu nativamente feudo della famiglia Fieschi di Lavagna che nell’XI secolo dotarono il paese di un castello. Nel 1145 la Repubblica di Genova, già in lotta con la famiglia fliscana, assediò il borgo distruggendo i due castelli presenti e negli scontri rimase ucciso Ansaldo Fieschi. Conquistato quindi dalla repubblica genovese, fu sottoposto al capitanato di Chiavari seguendone le sorti. Molte sono le chiese poste nel comune e nelle varie frazioni. Il Castello Rocca presso l’abitato di Borgonovo Ligure, già luogo di dimora del celebre bandito Vincenzo Zenoglio “il Crovo” nel XVI secolo. Il castello in stile medievale presso la frazione di Vignolo.

MONTEBRUNO – Valle Trebbia

◾VIDEO: Montebruno

◾FRAZIONI: Caprili, Cassinetta, Conio di Mezzo, Croso, Lunga, Seppioni, Sottoripa, Tartogni, Zeppado

Montebruno sorge lungo l’antica strada che univa Genova a Piacenza (Caminus Genuae). Successivamente il territorio fece parte dei possedimenti dell’abbazia di Patrania, fondata dai monaci colombaniani di Bobbio. Il suo antico toponimo (Castrum Montisbruni) viene testimoniato nel 1164 su un documento con cui Federico Barbarossa concedette il territorio al marchese Obizzo Malaspina, che vi costruì un castello. Così come accade per la maggior parte dei feudi posti in val Trebbia, divenne successivamente dominio dei conti Fieschi di Lavagna che ottennero il feudo fino alla congiura dei Fieschi del 1547, data per il quale il territorio feudale divenne proprietà della famiglia genovese Doria ottenendo, dal 1668, il diritto di zecca e conservando il borgo fino alla fine del XVIII secolo, quando il territorio passò alla Repubblica di Genova. Il Santuario di Nostra Signora di Montebruno e chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta presso il capoluogo. Fu costruito sul finire del XV secolo di architettura gotica con decorazioni barocche. Il Ponte Doria sul fiume Trebbia. Il ponte viene citato dal 1455 nelle carte geografiche della Repubblica di Genova del cartografo Matteo Vinzoni. Anticamente fu un transito obbligatorio per i mercanti o i pellegrini provenienti dalla val Trebbia o dalla val Fontanabuona e ancora oggi è il simbolo per eccellenza di Montebruno. Recentemente restaurato permette di raggiungere a piedi il santuario di Nostra Signora di Montebruno al di là della Trebbia.

PAESI | N

NE – Valle Graveglia

◾VIDEO: Ne

◾FRAZIONI: Arzeno, Botasi, Caminata, Castagnola, Chiesanuova, Frisolino, Graveglia, Nascio, Piandifieno, Pontori, Reppia, Sambuceto, Santa Lucia, Statale, Gaggia e Zerli

La sede comunale è situata nella frazione di Conscenti. Come potete notare è uno dei comuni italiani con il nome più corto. Il territorio comunale di Ne è interamente compreso nella val Graveglia a est di Genova. La geologia della valle per la sua conformazione presenta aspetti geologici di notevole interesse, come ad esempio il monte Zatta luogo di incontro di molti sentieri escursionistici. Parte del suo territorio rientra nei confini del Parco naturale regionale dell’Aveto. Secondo alcune fonti locali a partire dall’VIII secolo la valle di Ne fu munita di alcuni castelli dagli Obertenghi per porre rimedio ai continui attacchi e incursioni dei Saraceni che, nonostante la non vicinanza con la costa, si protrassero fino al X secolo. A partire dall’XI secolo l’intero comprensorio neese fu sottomesso al dominio della famiglia Fieschi di Lavagna, che qui costruirono un castello presso Roccamaggiore. Tante frazioni per altrettante chiese ed oratori meritevoli di considerazione. La miniera di Gambatesa, tra le più grandi d’Europa, è visitabile con il supporto di un trenino – utilizzato in passato dai minatori come mezzo di trasporto durante la fase attiva della miniera— con vagoni adibiti al trasporto dei passeggeri. Dal luglio 2008 la gestione della miniera è stata affidata all’Ente Parco dell’Aveto. Nella località di Gosita, presso la frazione di Zerli, fino al 15 novembre 2018 (data del suo crollo definitivo) era presente un esemplare di quercia roverella di circa 300 anni, avente una circonferenza di 5 metri e una chioma di 39 metri.

NIBBIANO – Valle Tidone

◾VIDEO: Nibbiano

◾FRAZIONI: Corticelli, Genepreto, Pieve Stadera, Sala Mandelli, Strà, Tassara, Trebecco, Trevozzo, Diga del Molato

Antico borgo medioevale, centro di soggiorno estivo, sorge alla confluenza fra i torrenti Tidone e Tidoncello, circondato da un’ampia cerchia di colli punteggiati da piccoli borghi. Già abitato in epoca preistorica e romana, Nibbiano conserva ancora l’aspetto del borgo medioevale, di cui rimangono suggestivi scorci.  Vi segnaliamo il Castello, risalente al 1029 e oggi visitabile solo esternamente, gli edifici che si affacciano sulla piazzetta del centro, la torre quadrangolare e la Chiesa di S. Pietro che custodisce un autorevole dipinto seicentesco. Tutto il territorio di Nibbiano è costellato di preziose testimonianze storiche che è possibile visitare seguendo la suggestiva Strada dei Mulini. Questa è un percorso di 12 km percorribile in macchina o piedi (in circa 5 ore): usciti dal centro abitato s’incontra Trebecco, borgo ameno eretto su uno sperone di roccia, dove sorge una chiesetta del XVI secolo e sono conservati resti dell’antico castello. Proseguendo in direzione di Trevozzo s’incontrano il mulino Lentino, di origine medievale e sede del Museo Civiltà della Macinazione, e il mulino Gobbo. Deviando a sinistra per Genepreto si può visitare il castello e godere d’una stupenda veduta verso Piacenza. Ripresa la statale per Trevozzo, s’incontrano i mulini Ceppetto e Rizzo. Lungo una strada bassa, superato il borgo di Casanova, si giunge al mulino Nuovo e, tornati sulla principale, il mulino Ferro. Qui si devia per Corticelli, dove sorge un fortilizio a pianta quadrangolare di cui si hanno notizie sin dal 1028. Passando accanto al mulino Noce del Gallo si giunge a Trevozzo, dove sorgono i mulini Fornace e Labò, un castello, con le sue belle torri angolari e un giardino utilizzato per ospitare concerti, e la chiesa della SS Maria Assunta, risalente al XVIII secolo, che ospita un antico organo e stupendi affreschi. Deviando a sinistra si giunge a Sala Mandelli, dove spiccano l’antico castello dell’XI-XII secolo e la Chiesa di Sant’Andrea in stile neogotico. Cambiando senso di marcia, in direzione Borgonovo Val Tidone, s’incontrano i mulini Branzini e Botteghe e si giunge a Strà, dove sorgono il moderno Santuario della Beata vergine Madre delle Genti, il mulino Rosso e il mulino Bucellari. Imboccando a destra la provinciale 45 si passa per le località di Tassara, Stradera e Torre Gandini. Fuori dalla Strada dei Mulini, ma assolutamente da non perdere, è il Santuario Santa Maria del Monte, del 1152, posto su un’altura di 625 metri da cui si gode uno splendido panorama; è chiamato anche “Madonna delle Formiche” per un singolare fenomeno naturale che si ripete ogni anno: tra agosto e settembre sciami di formiche alate volano, per l’accoppiamento, attorno alla chiesa e al campanile.

PAESI | O

OTTONE – Valle Trebbia

◾VIDEO: Ottone

◾FRAZIONI: Artana, Barchi, Belnome, Bertassi, Bertone, Bogli, Campi, Cattribiasca, Croce, Fabbrica, Frassi, Gramizzola, La Cà, Losso, Moglia, Monfagiano, Orezzoli là, Orezzoli qua, Ottone Soprano, Pizzonero, Rettagliata, Rocca Corvi, Santa Maria, Semensi, Suzzi, Tartago, Toveraia, Traschio, Truzzi, Valsigiara

Già insediamento celtico e poi romano facente parte del pago Moninas posto fra i municipi di Velleia e Libarna. Si trova sulla Val Trebbia al bivio della provinciale che risale la Val Boreca.  Il territorio entrò poi in epoca longobarda nei possedimenti dell’abbazia di San Colombano di Bobbio, fondata da San Colombano nel 614. Ottone deriva probabilmente da U’Tun, termine celtico che significa rivo. Un’altra ipotesi fa risalire la denominazione “Otona” all’imperatore germanico Ottone I di Sassonia che, dopo la fondazione del Sacro Romano Impero Germanico nel 962 d.C., diretto a Roma, probabilmente passò nel luogo. Dopo la caduta dei Longobardi ad opera di Carlo Magno, il Sacro Romano Impero verso il X secolo costituì i feudi imperiali, all’interno della Marca Obertenga, con lo scopo di mantenere un passaggio sicuro verso il mare, Infatti la Val Trebbia era passaggio obbligato verso Genova.  Obizzo Malaspina fortificò il paese con molti dei territori limitrofi nel 1164 con un possente maniero su concessione di Federico I° detto il Barbarossa. Qui vi eressero un castello successivamente divenne centro pievano ed il castello della Marca Obertenga, il feudo divenuto marchesato con il titolo di Croce di val Trebbia.  Nel 1540 subentrò Gian Luigi Fieschi che governò fino alla fine del XVI sec. quando subentrarono i Doria come contado o Feudo di Montagna, unendo al feudo di Croce anche i feudi di Cariseto e Casanova. L’antico nucleo di Ottone era, poco fuori all’attuale nucleo, dove ora sorgono la chiesa di S. Bartolomeo ed il cimitero, risparmiati dalla frana che distrusse il paese nei pressi del Rio Ottone. Nel XII sec. fu edificato un nuovo centro, sulla riva del Fiume Trebbia, dove ora sorge la chiesa di S. Marziano. Nel centro storico emergono i seguenti monumenti: il palazzo Doria, la chiesa di S. Martino, il palazzo Carboni, l’oratorio di S. Rocco, il palazzo del Municipio, il castello Malaspiniano. All’ esterno del paese il mulino dei Principi e, attraversato il Rio Ottone, l’antichissima chiesa di S. Bartolomeo.

PAESI | P

PECORARA

◾VIDEO: Pecorara

◾FRAZIONI: Bazzarri, Brevì, Busseto, Caprile, Cicogni, Cognoli, Corneto, Costalta, Geneprino, Lazzarello, Marzonago, Montemartino, Morasco, Poggio Moresco, Praticchia, Roncaglie, Sevizzano, Vallerenzo

Posta al centro della Val Tidone, Pecorara sorge in posizione panoramica, tranquilla, contornata da zone boschive ricche di percorsi naturalistici che richiamano centinaia di turisti nel periodo estivo e natalizio. In paese di sicuro interesse è la chiesa di San Giorgio, ma anche il territorio circostante merita di essere esplorato. Località Cicogni è meta turistica e base per numerose escursioni. In frazione Vallerenzo sorge l’ex Oratorio della Madonna della Misericordia di San Lodovico risalente al X secolo e recentemente ristrutturato; è possibile vistarlo liberamente chiedendo le chiavi presso gli uffici del comune. Da località Praticchia si può partire per visitare il giardino botanico alpino di Pietra Corva (tel. 0383.580597) che ospita splendide varietà di piante d’alta quota che si sono adattate alle condizioni climatiche dell’Appennino. Vale la pena fare una camminata lungo i sentieri della Pietra Corva stessa, montagna di origine vulcanica dalle pietre nerissime e frastagliate. Un’altra ottima escursione parte dall’abitato di Bazzarri per raggiungere il Santuario della Torrazza, una chiesetta arroccata su un’altura; il panorama è molto bello e permette di osservare la parte bassa della vallata del Tidoncello. Non molto lontano da Pecorara, sul territorio di Pianello Val Tidone, sorge la suggestiva Rocca d’Olgisio, di cui vi abbiamo già parlato sopra.
Tra i numerosi eventi che si tengono a Pecorara, vi segnaliamo: la Sagra del Fungo e del Tartufo che si tiene la prima domenica di ottobre, la Sagra della Pasta Frolla che si tiene la prima domenica di agosto e la Sagra della “Galina Grisa” (gallina grigia) organizzata il primo maggio e la terza domenica di settembre in località Cicogni.

PIACENZA

◾VIDEO: Piacenza

◾FRAZIONI: Borghetto, Gerbido, I Vaccari, La Verza, Le Mose, Montale, Mortizza, Mucinasso, Pittolo, Quarto, Roncaglia, San Bonico, Vallera

È il capoluogo di provincia emiliano più occidentale, sorto a fianco del ponte sul Po su un crocevia di strade che portano a Milano, Torino, Bologna e in Liguria: questo lo rende un importante nodo stradale e ferroviario e centro di commerci e scambi. A sud le prime colline si elevano a poca distanza dalla città stessa e sono solcate dai fiumi Trebbia e Nure che scorrono al suo fianco. Insediamento preistorico di origini documentate, e fondata come colonia romana nel 218 a. C., si presenta con un centro con strade che si intersecano ad angolo retto, tipico delle città romane, e dalle quali si diramano vie irregolari sviluppatesi nel Medioevo che raggiungono il perimetro delle mura cinquecentesche, recentemente abbattute per far posto a nuovi insediamenti. Il centro si presenta con monumenti prevalentemente medioevali che gli conferiscono un aspetto severo: fra i tanti spiccano il palazzo comunale detto il Gotico, i cui lavori iniziarono nel 1281; la basilica del Santo Antonino del sec. XI; la basilica di San Savino; la chiesa di Sant’Eufemia e di Santa Brigida del sec. XII e il Duomo, iniziato nel dodicesimo secolo i cui lavori si protrassero per tutto il secolo successivo e che evidenzia i segni della architettura gotica. Piacenza è sempre stata una città di grande importanza culturale e storica. La città e la sua provincia sono crocevia tra quattro regioni (Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna) e luogo di passaggio di itinerari storici e di pellegrinaggi. Lo era e lo è anche per la maggior parte, oltre che in epoca antica, anche dei cammini italiani odierni più importanti. È il punto di incontro tra la via Francigena e la via Postumia. Per arrivare ai tempi dello splendore della via Francigena dobbiamo fare un viaggio nel tempo di circa mille anni. È una città severa e orgogliosa, ma accogliente e ospitale: già nel sec. XV vi si contavano fino a trenta ospizi per viandanti. Rispetto alla via Postumia il balzo nel tempo è di altri mille anni circa. Ma ancor più notevole è che qui c’era l’antico porto romano sul Po (le memorie storiche ricordano un emporium, cosa alquanto logica presso un centro portuale ove giungevano merci). Il re longobardo Liutprando mantenne i privilegi del porto con un documento del 715 e Carlo Magno li ribadì per tre importanti motivi quali l’importanza della strada romana consolare Placentia-Ticinum, il porto con la riscossione della gabella e la presenza del castello e del recetto con funzione di avamposti prossimi alla città. Nel sec. XVII è ricordata, inoltre, nei diari dei viaggiatori di passaggio, come la “città rossa”, per il colore caratteristico dei mattoni dei numerosi palazzi nobiliari, austeri all’esterno ma fastosi e celebrativi negli interni, testimonianza di una nobiltà locale forte e gelosa dei suoi privilegi. Piacenza, insieme a Cremona, è la più antica colonia latina nell’Italia settentrionale. Nell’anno 218 a. C. seimila veterani romani fondano la colonia di “Placentia”, sulla riva destra del Po, in luogo ameno e piacevole dalla quale deriva il nome; nell’inverno dello stesso anno la città è messa a dura prova durante la seconda guerra punica, quando il cartaginese Annibale sconfigge l’esercito romano nella sanguinosa battaglia sul fiume Trebbia. In età repubblicana e imperiale, Piacenza diventa un importante municipio e un fiorente porto fluviale e, a partire dal 187 a. C., il console Marco Emilio Lepido fa costruire la via Æmilia che porta a Rimini e, dal raccordo con la via Flaminia, a Roma. Nel corso del Medioevo, Piacenza cade sotto il dominio dei barbari e viene toccata dalla guerra tra gli invasori Goti e le truppe romane d’Oriente. La vera ripresa inizia nel sec. IX con il predominio dei Franchi, ma è dall’anno 1000 che si assiste alla rinascita demografica, civile ed economica. Nel 990 l’itinerario romeo dell’arcivescovo Sigerico, che da Canterbury andava a Roma, tocca Piacenza, confermandola importante tappa della via Francigena. La fine del sec. XI vede anche una ripresa dello spirito filo-papale: nel 1095 Urbano II sceglie di bandire da Piacenza la prima Crociata per la liberazione della Terra Santa. La città diventa libero Comune nel 1126 e scende in campo con la Lega Lombarda contro il Barbarossa che firma qui gli accordi preliminari per la pace di Costanza del 1183. Il Medioevo piacentino è tuttavia turbolento e punteggiato da una serie di lotte intestine con frequenti cambi di supremazia. Dalla seconda metà del sec. XIII in poi si susseguono alla guida del territorio gli Scotti, i Pallavicino, Alberto Scoto, mercante e potente banchiere, i Visconti e gli Sforza fino al 1499. Nel 1521 Piacenza e il suo contado passano allo Stato della Chiesa e nel 1545 papa Paolo III Farnese istituisce il ducato di Parma e Piacenza, affidandolo al figlio Pier Luigi, che verrà assassinato nel 1547 da un complotto di nobili piacentini.
Tuttavia i Farnese, spostando la capitale del ducato da Piacenza a Parma, recuperano il possesso della città e dello stato piacentino che detengono fino al 1731. Successivamente sono i Borbone a governare il ducato fino al 1859, ma conoscerà, a riprese, le dominazioni austriaca, francese, napoleonica, fino alla reggenza (1816-1847) di Maria Luigia d’Austria, vedova di Napoleone I. Nel 1848 la Piacenza è la prima, in Italia, ad unirsi con plebiscito al Regno di Sardegna e, nel 1859, le truppe austriache abbandonano definitivamente la città che si unisce al Piemonte e quindi al Regno d’Italia.
Sant’Antonio a Trebbia
Quartiere della città di Piacenza, posto sulla periferia occidentale, sulla Via Emilia Pavese.  In centro paese la Chiesa di Sant’Antonio. Le Case di Rocco sono erano invece diventate un luogo di passaggio e di dogana. Abbandonata l’originale funzione verso la metà del XVIII secolo, l’edificio è caduto in stato di abbandono e si presenta in cattive condizioni di conservazione.

PIANELLO VAL TIDONE – Valle Tidone

◾VIDEO: Pianello Val Tidone

◾FRAZIONI: Arcello, Azzano, Cà del Diavolo, Careggio, Casa Bruciata, Casanova, Case Comaschi, Case Gazzoli, Case Gramonti, Case Rebuffi, Castellaro Cigala, Chiarone, Fontanese, Fravica, Gabbiano, Gadignano, Morago, Pradaglia, Rocca d’Olgisio, Rocca Pulzana, Santa Giustina, Torre Gandini, Trevozzo, Vaie, Valle

Sito alla confluenza del torrente Chiarone nel Tidone, Pianello è luogo d’insediamenti fin dall’età neolitica. Quest’area fu abitata ininterrottamente attraverso i secoli e numerosi sono i reperti oggi custoditi nel suo museo archeologico, ospitato nell’interessante Rocca “dal Verme” (X sec.). Graziosa è la Chiesa di S. Maurizio e S. Colombano, costruita nel 1250 e ampliata nel 1377, che presenta una pianta a croce divisa in tre navate e una facciata barocca in laterizi risalente al 1712.
Nei dintorni la Rocca d’Olgisio (vedi il filmato qui) è uno dei complessi fortificati più antichi e suggestivi del Piacentino. Alcune leggende lo fanno risalire al 550 d.C.; le prime notizie certe giungono a noi dall’anno 1037, anno in cui i monaci di San Savino ne entrarono in possesso. E’ protetto da sei cinte murarie, di epoche differenti. Al suo interno si possono visitare il mastio, l’oratorio, il pozzo, i saloni affrescati e un loggiato cinquecentesco; all’esterno interessanti sono le grotte delle sante (Faustina e Liberata), dei coscritti e del cipresso.
Altri resti di fortificazioni si trovano nelle località di Arcello, Castellaro, Fontanese.

PIEVE DI MONTARSOLO

◾VIDEO: Pieve di Montarsolo

◾FRAZIONI: frazione di Corte Brugnatella

PIOZZANO – Valle Luretta

◾VIDEO: Piozzano

◾FRAZIONI: Bosnasco, Canova, Castelvecchio, Castelbosbo, Castelmantova, Cuccavello, Damessano, Groppo Arcelli, La Torre, La Valorosa, Lardarò, Montebello, Montecanino, Monteventano, Pavarano, Pomaro, San Gabriele, San Nazaro, Vej, Vidiano Soprano

Il territorio fu abitato sin dalla preistoria: i primi insediamenti nella zona si devono ai liguri. In epoca romana, nella tabula alimentaria traianea vengono citate le località di Vicus Pomarius (divenuta successivamente Pomaro), Canianum (Montecanino) e Vidiano. Nel 1164 la zona di Piozzano fu invasa dalle truppe di Federico Barbarossa il quale, supportato anche da un contingente di soldati pavese, rase al suolo i manieri di Monteventano e Montecanino. A seguito della discesa del Barbarossa il controllo sul territorio piozzanese venne affidato conti di Lomello, originari di Pavia. Sia il castello di Monteventano sia il castello di Montecanino vennero ricostruiti negli anni successivi, periodo in cui la zona fu di nuovo teatro di combattimenti tra guelfi e ghibellini. Nel 1242 il castello di Pomaro venne distrutto da parte delle truppe di Obizzo Malaspina, evento a seguito del quale il forte non venne mai più riedificato. Nel 1255 fu il castello di Groppo Arcelli a venire raso al suolo, a seguito dell’attacco sferrato dalle truppe di Oberto Pallavicino, mentre nel 1268 il castello di Monteventano subì la distruzione per la seconda volta da parte di truppe ghibelline. Entrato successivamente a far parte del Ducato di Milano, così come gran parte del piacentino, nel 1408 Monteventano venne infeudato da parte del duca Giovanni Maria Visconti ai conti Arcelli; quattro anni più tardi il successore di Giovanni Maria, Filippo Maria Visconti, concesse alla famiglia Arcelli anche Piozzano. Nel 1467 il duca di Milano Galeazzo Maria Sforza inserì i centri di Piozzano, Vidiano Soprano, Pomaro, S. Gabriele, Bosonasco, Montebello e Groppo all’interno della contea di Borgonovo, che era stata creata dal padre, Francesco Sforza, nel 1451 e assegnata a Sforza Secondo Sforza, figlio naturale del duca e, quindi, fratellastro di Galeazzo. Negli anni successivi, l’investitura su Piozzano e Monteventano fu rinnovata alla famiglia Arcelli; nel 1518 Antonio Alberto Arcelli, allora feudatario, fu condannato alla pena capitale e, in seguito, ucciso a Piacenza dopo essere stato accusato di aver coniato moneta falsa. Nel XVI secolo la zona di Piozzano entrò a far parte del Ducato di Parma e Piacenza, sul cui trono ascese la famiglia Farnese, la quale nel 1633 concesse il feudo di Piozzano alla famiglia Peveri Fontana. Nel 1636 il castello di Piozzano subì la distruzione ad opera di truppe spagnole; a seguito di ciò venne costruito nei pressi di Piozzano un nuovo castello, denominato Casanova in contrapposizione al precedente edificio. Il piozzanese rimase alla famiglia Peveri Fontana fino al periodo compreso tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, quando ad essa subentrò la famiglia Rizzi.
Castello di Bosonasco: castello medievale successivamente rimaneggiato pesantemente rispetto al suo aspetto originale e trasformato in casa colonica.
Castello di Casanova: l’edificio ha subito pesanti modifiche, le principali riguardanti le costruzioni più alte, abbattute poiché pericolanti.
Castello di Cuccavello: inizialmente di proprietà della famiglia Landi, passò in seguito agli Arena, che già estendevano il loro potere su Montecanino, a cui rimase fino al 1697 quando, con l’estinzione della casata, arrivò tramite un’eredità alla famiglia Arcelli.
Castello di Groppo Arcelli: complesso di secondaria importanza dal punto di vista militare, è stato in gran parte demolito nel corso del tempo, con la costruzione, nel luogo in cui sorgeva, della chiesa parrocchiale.
Castello di L’Ardara: complesso locato su un promontorio circondato da pareti scoscese su tre quarti dei lati, si presenta in buone condizioni di conservazione grazie a un restauro, pur se con un aspetto profondamente rimaneggiato rispetto all’originale.
Castello di Montecanino: costruito nell’XI secolo, venne distrutto negli anni ’60 del XII secolo dal Barbarossa. In seguito venne ricostruito passando più volte di mano fino a diventare di proprietà degli Scotti nel 1528. Nei secoli successivi cadde in rovina e, quando nel XIX secolo fu acquistato dai Casati erano presenti solo alcuni resti.
Castello di Monteventano: situato sulla cima da cui prende il nome. Fu assediato e conquistato da Federico Barbarossa e, poi, dai ghibellini guidati da Ubertino Landi che lo incendiarono. Successivamente fu sotto il controllo della famiglia Arcelli, dal XIV al XVII secolo.
Castello di Pavarano: posto sulla sommità dell’omonimo monte, appartenne agli Arcelli nel XIV secolo, per poi passare agli Sforza ai quali rimase fino alla fine del XVII secolo.
Castello di Poggiolo: costruzione intermedia tra castello e dimora nobiliare, venne realizzata durante il Cinquecento in seguito alla caduta in rovina del Castelvecchio di Piozzano.
Castelvecchio: conosciuto anche come castello di Piozzano, fu di proprietà del monastero di San Savino di Piacenza, per poi essere assegnato come possesso dei conti di Lomello, passando in seguito agli Arcelli, quindi ai Veggiola, e, per estinzione della loro discendenza maschile, ai Paveri Fontana. Nel 1636 venne conquistato e distrutto dagli spagnoli.
Castello di Valorosa: situato nei pressi della frazione di Montecanino, che lo domina dall’alto, si compone di un edificio realizzato in pietra, una solitaria torre con ponte levatoio e un corpo laterale più recente.
Castello di Vei: dopo pochi anni dopo la sua edificazione venne trasformato per usi rurali subendo una graduale decadenza.
Residenza fortificata di Damessano: complesso rurale fortificato costruito nel basso medioevo a partire da una torre o un piccolo fortilizio preesistenti.
Torre Rizzi: complesso caratterizzato da una torre, costruita tra il 1430 e il 1440 su iniziativa della famiglia Da Veggiola, a cui poi venne aggiunta una costruzione fortificata.

PONTE ORGANASCO – Valle Trebbia

◾VIDEO: Ponte Organasco

◾FRAZIONI: frazione di Cerignale

PAESI | R

REZZOAGLIO – Valle Aveto

◾VIDEO: Rezzoaglio e frazioni

◾FRAZIONI: Alpepiana, Brignole, Brugnoni, Cabanne, Ca’ degli Alessandri, Ca’ de Bertè, Calcinara, Calzagatta, Cardenosa, Casaleggio, Cascine, Cerisola, Cerro, Codorso, Cognoli, Costafigara, Ertola, Esola, Farfanosa, Garba, Ghierto, Gropparolo, Isoletta, Lago delle Lame, Lisorastro, Magnasco, Mandriole, Mileto, Molini, Monte, Noci, Parazzuolo, Pian di Fontana, Pianazze, Piandomestico, Villa Piano, Prato della casa, Priosa, Rezzoaglio Basso, Rocca, Roncopiano, Salto, Sbarbari, Scabbiamara, Segaglia, Tecchia, Ventarola, Vicomezzano, Vicosoprano, Villa Cella, Villa Cerro, Villanoce

Il nome dialettale usato dagli abitanti “Rusagni” deriva dal latino “rus agni” ovvero “villaggio degli agnelli”, derivante dall’intensa attività pastorizia svoltasi in tutta la valle nei secoli passati. L’insediamento del comune nacque principalmente per motivi commerciali; il territorio comunale, infatti, si sviluppa lungo la strada che univa la val Fontanabuona a Piacenza. Nel XII secolo vi fu creato il monastero di San Michele de Petra Martina (poi di San Lorenzo), l’odierno abitato di Villa Cella, luogo di passaggio di mulattieri lungo a via di val d’Aveto. Anche questo comune ha subito il passaggio dei nobili malaspiniani a quelli fliscani ed infine alla Repubblica di Genova. Da vedere sono la chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo nel capoluogo comunale che fu costruita nella seconda metà del XVIII secolo. Le tante frazioni conservano parrocchiali ed oratori meritevoli di visita. Il palazzetto Della Cella nella frazione di Cabanne. Residenza nobiliare dei signori locali Della Cella, la costruzione della casa-fortezza è risalente al XVI secolo e, secondo le fonti storiche, fu eretta su preesistenti edifici appartenuti ai signori nobiliari da Antonio Doria. Quest’ultimo divenne infatti signore feudale del feudo di Santo Stefano d’Aveto e la costruzione di tale edificio a Cabanne fu voluta per riscuotere i pedaggi da chi proveniva dalla strada che immetteva in valle Sturla. Ponte di Esola. Risalente al 1825 fu eretto in stile romanico dagli stessi abitanti della frazione per attraversare con maggiore sicurezza il sottostante fiume Aveto. Ad unica arcata presenta al centro un’effigie della Vergine Maria con riportante la scritta in lingua latina Ne tibi si grave- Dicere: Mater ave. Alcuni castelli e torri ormai ridotti a rudere come quelli del castello di Rezzoaglio, la casa-torre di Brignole, della casa-torre di Casoni del Piano, il castello di Esola, il castello di Mileto. Ed infine i castelletti della Moglia. Del comune fa parte l’area protetta del Lago delle Lame, presso l’omonima foresta all’interno del parco naturale regionale dell’Aveto. Fa parte del Parco naturale regionale dell’Aveto.

RIVALTA TREBBIA – Valle Trebbia

◾VIDEO: Rivalta Trebbia e il Castello

◾FRAZIONI: frazione di Gazzola

RIVERGARO – Valle Trebbia

◾VIDEO: Rivergaro e frazioni

◾FRAZIONI: Acquesio, Ancarano, Bassano, Ca’ Buschi, Cisiano, Diara, Fabiano, Larzano, Mirafiori, Mandrola, Niviano, Ottavello, Pieve Dugliara, Pozzolo, Rallio di Montechiaro, Roveleto Landi, Suzzano

Rivergaro è situato nella bassa Val Trebbia, nella zona dei Colli piacentini, nel punto in cui la pianura finisce e la valle comincia a stringersi. Importante la posizione strategica di Rivergaro, a controllo dell’accesso alla val Trebbia via di comunicazione con il mare. In epoca longobarda nella zona vi operano i monaci dell’Abbazia di San Colombano di Bobbio. Federico il Barbarossa (1164) concesse al Marchese Obizzo Malaspina anche il castello di Rivergaro. In questo periodo iniziarono le lotte tra guelfi e ghibellini, quando nella città di Piacenza avevano la meglio i guelfi o popolari, i nobili ghibellini trovavano rifugio nei castelli del contado. Nel castello di Rivergaro, distrutto da Carlo VIII di Francia nel 1495, si asserragliarono per un anno i nobili guidati da Obizzo Malaspina nel 1233, inseguiti da Guglielmo Landi e Alberto Fontana. La proprietà della rocca fu contesa per secoli fino all’avvento dei Visconti che imposero una figura singolare e nuova: il capitano del Divieto, uomo di fiducia scelto al di fuori delle dispute locali per riscuotere le gabelle e amministrare l’ordine pubblico, che non riuscì a placare la guerra civile in atto tra la nobiltà fino a che nel 1548 tutta la zona divenne possesso degli Anguissola-Scotti. Oltre al già citato castello di Roveleto Landi, del comune fanno parte anche altri castelli tra cui quello di Montechiaro, situato non lontano dalla località Rallio di Montechiaro, che appartenne ai Malaspina, fu assalito dai popolari nel 1234, quando i nobili ghibellini trovarono rifugio tra le sue mura. Passò agli Anguissola e ai Morando. Presenta una struttura particolare con al centro un imponente mastio a base quadrata circondato da tre cinte murarie, la più interna alta 15 metri di forma esagonale, le altre ellittiche. Il Castello di Ottavello citato come proprietà del conte Martino Zanardi Landi in un documento del 1358. Castello di Ancarano, ha una parte antica con due torrioni rotondi e una torre rinascimentale. Rocca di Niviano, di proprietà dei Malaspina sin dal XII secolo, nel 1462 vide una sanguinosa battaglia in cui Ludovico III Gonzaga, inviato da Francesco Sforza, sedò la rivolta dei popolari (7000 contadini) guidati da Onofrio Anguissola. Il Castello di Larzano costruito prima del XIV secolo, appartenne alla famiglia reggiana dei Cassoli per poi passare agli Anguissola nel 1677 e tornare ai Cassoli rimanendovi di proprietà fino all’estinzione del ramo famigliare. Di Fabiano rimane, di un edificio costruito con funzione di avamposto rimane, una torre dall’altezza modesta che è stata inglobata da costruzioni rurali. Torri di vedetta di Bassano, costruite alla fine del settecento in località Bassano e Bassano Sotto con funzioni di controllo dell’accesso alla valle.

Roveleto Landi
Il castello era compreso nella giurisdizione di Rivalta e sembra, nel secolo XII, di proprietà dei Malaspina. Nel ‘300 passò ai Landi che lo possedettero fino al 1448 ma anche in epoche successive. Da documenti di archivio, risulta l’esistenza di un torrione, di proprietà dei conti Riva, almeno fino alla fine del 1600. Singolari le dicenze riportate dai vecchi che ci tramandano il fatto che le donne del luogo per alcuni giorni erano tenute a filare lana e canapa per il feudatario.
Pieve Dugliara
La Chiesa parrocchiale di San Pietro apostolo è stata fondata in epoca romana dal vescovo di Piacenza San Savino attorno al IV secolo una delle più importanti della zona.
Rallio di Montechiaro
In paese troviamo la bella chiesa di Sant’Ilario. Nel luogo esisteva un castello andato distrutto nel 1234 dai popolani. Appartenuto agli Anguissola nel 1324 data di acquisto anche del castello di Montechiaro appartenuto ai Malaspina. Appartenne poi ai Morando cultori d’arte che diedero prosperità al territorio.

ROCCA d’OLGISIO – Valle Tidone

◾VIDEO: Rocca d’Olgisio e dintorni

◾FRAZIONI: frazione di Pianello Val Tidone

ROTTOFRENO – Valle Luretta

◾VIDEO: Rottofreno e frazioni

◾FRAZIONI: Centora, San Nicolò a Trebbia, Sant’Imento

Il paese di Rottofreno, situato a 10 Km da Piacenza, è capoluogo comunale e quindi sede del municipio.  Una leggenda vorrebbe il suo nome legato alle imprese del famoso generale cartaginese Annibale, protagonista della seconda guerra punica, condotta contro Roma dal 218 al 201 a.C. con una memorabile spedizione in Italia. Nel corso della battaglia del Trebbia, il celebre condottiero fu costretto a fermarsi nella cittadina a causa della rottura del morso (il cosiddetto freno) del suo cavallo. Questo racconto ebbe tanto credito che ispirò anche lo stemma comunale di Rottofreno, dove è appunto raffigurata la testa di un cavallo con il freno rotto. In realtà, il toponimo deriva dalle parole germaniche roth (“gloria”) e fridu (“amicizia, pace, sicurezza”), quindi Rothfrid che significa “amico della gloria”. Il nome, latinizzato in Rotofredus, venne poi tramandato nei secoli e storpiato progressivamente in Rottofreno. Le notizie sulle sue origini sono piuttosto scarse. In un documento datato 4 giugno 996, si fa menzione del locum e castrum Rotofredi, che dunque, già all’epoca, era un importante centro rurale dotato di castello ubicato ai margini della via Postumia. Nel 1174, la Chiesa di San Michele e l’Ospedale di Sant’Elena di Rotofredo sono in possesso del celebre monastero di S. Michele della Chiusa, a Susa. Del castello odierno si hanno notizie a partire dal XVI sec., quando assunse importanza strategica come baluardo di difesa del ducato farnesiano: in esso, nel 1544, vi si rifugiò Filippo Strozzi, costretto a desistere dal tentativo di occupare Milano in nome del re di Francia. Durante la guerra proclamata dal duca Odoardo Farnese contro la Spagna nel 1635, il castellano Cristoforo Ferrari, intimorito dalle forze spagnole assedianti, comandate dal generale napoletano Gambacorta, consegnò il fortilizio al nemico; il traditore venne poi condannato alla decapitazione. Il castello subì gravi danni ad opera delle artiglierie nel corso di una grande battaglia svoltasi nel 1799. Riadattato sommariamente, in seguito non ebbe più funzioni militari. Attualmente, l’edificio, alterato in epoca imprecisata anche per l’apertura di finestre, è di proprietà privata.
San Nicolò a Trebbia
San Nicolò a Trebbia è divenuto, soprattutto negli ultimi tre decenni, il centro abitato più popolato ed importante dell’intero territorio comunale. Il forte sviluppo è certamente dovuto alla sua vicinanza alla città di Piacenza, da cui è separato dal ponte della SS10 “Emilia Pavese” sul fiume Trebbia. L’origine di San Nicolò è abbastanza incerta e i primi “scritti” risalgono al periodo dell’Alto Medioevo quando, in questo luogo, erano presenti due “hospitali” (il primo presso l’attuale chiesa parrocchiale dedicata a San Nicola di Bari, il secondo presso la località “La Noce”) per i pellegrini che si recavano a Roma percorrendo la Via Francigena.
Castellazzo di Sopra: fortilizio minore sorto nelle vicinanze di San Nicolò, nel XIX secolo, già in condizioni di degrado, fu di proprietà di Stefano Arata.
Castellazzo di Sotto: edificio di proprietà della famiglia Radini Tedeschi in epoca medievale, durante il ducato farnesiano, secondo la tradizione, ospitò per diverse volte i duchi Farnese nel periodo autunnale. Il castello, trasformato in residenza, mantiene alcuni elementi tipici dell’architettura medievale ed è circondato da una peschiera realizzata a partire dall’originario fossato.
Castello di Rottofreno: citato per la prima volta in un documento risalente al 996, nel cinquecento presentava pianta quadrata ed era circondato da una cinta muraria dotata di torri rotonde sugli angoli. Sul lato sud era presente un ingresso con ponte levatoio. Entrato nei possedimenti della camera ducale nel 1752, è successivamente diventato proprietà privata.
Castello di Santimento: citato per la prima volta in un documento del 1291 in cui viene segnalato come proprietà di Giovanni e Umberto Palmieri, è caratterizzato da una struttura rettangolare. L’edificio ha subito nel tempo diverse modifiche rispetto al progetto originale.

ROVEGNO – Valle Trebbia

◾VIDEO: Rovegno

◾FRAZIONI: Canfernasca, Casanova, Crescione, Foppiano, Garbarino, Isola, Loco, Moglia, Pietranera, Spescia, Valle, Ventarola

Il primo documento ufficiale in cui appare per la prima volta il nome di Rovegno è un atto notarile, datato al 19 giugno 863. Fin dall’epoca longobarda divenne territorio dell’abbazia bobbiese di San Colombano e successivamente possedimento dei Feudi imperiali nel Contado di Ottone. Dominato dai conti Fieschi di Lavagna dall’XI secolo al XIII secolo, a partire dalla metà di tale secolo divenne proprietà della Repubblica di Genova; dipendendo sempre dal contado di Ottone il feudo venne poi inserito al passaggio ai Doria nella giurisdizione degli “Stati di Montagna” dei Doria e dipese quindi dal marchesato e poi dal Principato di Torriglia fino all’abolizione nel 1797 dei feudi imperiali. Chiesa parrocchiale di San Giovanni Evangelista nel capoluogo. L’attuale struttura della chiesa parrocchiale di Rovegno fu edificata a partire dal 1821 e consacrata nel 1878. Miniera di rame del monte Linajuolo, già conosciuta in tempi remoti, tra il 1000 e il 1100, era a detta degli esperti una delle più ricche di minerale in Italia. Venne nuovamente sfruttata ancora fino agli inizi del ‘900 fino al totale abbandono. Oltre alla cuprite, la calcantite e l’azzurrite, vi era anche la presenza di minerali di calcopirite e malachite, con l’estrazione in misura minore di ferro e zinco ed anticamente anche oro, utilizzato dalla Repubblica di Genova per la coniatura del suo genovino. Il “Bosco di Annibale” (o Bosco del “Giarin”), deve il suo nome al passaggio ed al soggiorno di Annibale e delle sue truppe in val Trebbia, secondo varie leggende pare che il cartaginese, alleato con le tribù liguri dei Casmonates e dei Marici. Punto panoramico di Colla, raggiungibile da sopra la località Poggio, percorrendo il sentiero per il “Dolmen” e del “Bosco di Annibale”, sovrasta una scarpata di rocce, da dove l’ampia visuale si apre sulla vallata. Ponte medioevale di Casanova, sul torrente Pescia. L’antico ponte ad arco in pietra è ubicato nel territorio frazionario di Casanova, nei pressi del confine amministrativo con Fontanigorda, vicino ad un antico mulino e sotto l’area delle Vallegge con le cascate del Pescia. Vi sono alcuni mulini importanti tra cui il Mulino di Casanova detto “del Principe”, sotto il borgo di Canfernasca sul torrente Pescia. Il Mulino di Foppiano, utilizzato fin dall’antichità per la macinatura delle castagne e per la farina, dalla primitiva ruota in legno nel 1915 venne sostituita dalla ruota di ferro. Il Mulino di Spescia, posto in basso al paese sul torrente Tagliana. Ruderi del castello medievale, edificato dai marchesi Malaspina, presso la frazione di Casanova. Resti del Fortilizio del Castelluzzo di Pietranera sul poggio omonimo.

PAESI | S

SANTO STEFANO d’AVETO – Valle Aveto

◾VIDEO: Santo Stefano d’Aveto

◾FRAZIONI: Allegrezze, Alpicella d’Aveto, Amborzasco, Ascona, Casoni, Casafredda, Cornaleto, Costapelata, Gavadi, Gramizza, La Villa, Montegrosso, Pievetta, Rocca d’Aveto e Villaneri

Siamo nel pieno del Parco dell’Aveto dove il borgo è capitale. Tante sono le possibilità, dal paese e dalle diverse frazioni, di fare diverse escursioni naturalistiche: verso il monte Groppo Rosso, al monte Roncalla, ai monti Bue e Maggiorasca, al monte Penna, al monte Aiona. Salendo di quota, già nella frazione di Rocca d’Aveto la neve è più frequente, fino ad arrivare al Prato della Cipolla e al monte Bue dove le nevicate sono decisamente più frequenti e abbondanti per questo che è stato costruito un rinomato impianto sciistico. Nel XII secolo il feudo di Santo Stefano e l’intera valle furono ceduti alla famiglia Malaspina da Federico Barbarossa. Questi ultimi dotarono il villaggio e il territorio circostante di numerose fortificazioni e castelli, tra cui l’ancora presente castello malaspiniano presso il paese. Successivamente, nel 1495, i conti Fieschi di Lavagna, già presenti nelle altre valli adiacenti, comprarono il feudo e tale vendita a Giovanni Luigi Fieschi.Nel 1547, a seguito della celebre e storica congiura dei Fieschi, contro la famiglia genovese Doria, il territorio (così come quasi tutti i feudi di val trebbia passati dai Malaspina ai Fieschi)) fu assoggettato a questi ultimi, nella persona dello stesso ammiraglio Andrea Doria, e inglobato quindi nei territori della Repubblica di Genova. Da vedere la chiesa parrocchiale di Santo Stefano-santuario della Madonna di Guadalupe nel capoluogo. Sono da visitare anche tutte le parrocchiali poste nelle tante frazioni dislocate nel territorio. Fa parte del Parco naturale regionale dell’Aveto.

SARMATO – Valle Tidone

◾VIDEO: Sarmato

◾FRAZIONI: Pontetidone, Veratto, Madonna del Caravaggio

La storia di Sarmato è strettamente legata a quella del suo castello che alcune leggende fanno risalire al V secolo; distrutto e rimaneggiato svariate volte, deve la sua forma attuale alla ricostruzione del 1216 seguita a un attacco dei Pavesi. A questo luogo si lega un episodio della vita di San Rocco da Montpellier che, pellegrino di ritorno da Roma, si ammalò di peste e trovò rifugio proprio nel bosco vicino a Sarmato. Ogni giorno un cane rubava una pagnotta dalle cucine del castello e si allontanava tenendola in bocca; Gottardo Pallastrelli, signore del maniero, si accorse di questo fatto e seguì il cane che lo condusse fin dal santo cui era destinata la pagnotta. Gottardo ospitò Rocco nel suo castello per assisterlo nella malattia e, quando il santo partì, orami guarito, decise di rinunciare a tutti i suoi beni per divenire anch’esso pellegrino. Oltre al castello, oggi privato e visitabile solo su prenotazione (tel. 0523 887305), a Sarmato si trovano la fontana e la grotta di san Rocco sulla quale è stata edificata, nel XVI secolo, l’omonima chiesetta di San Rocco. D’interesse turistico vi è anche la chiesa di Santa Maria Assunta, dell’VIII secolo, l’oratorio della Madonna di Caravaggio, del XIX secolo, e l’oratorio di San Carlo. In località Ponte Tidone sorge un complesso fortificato del XIII secolo, oggi possesso di una grande azienda agricola.

PAESI | T

TORRIGLIA – Valle Trebbia-Scrivia

◾VIDEO: Torriglia

◾FRAZIONI: Bavastri, Buoni di Pentema, Casaleggio, Obbi, Cavorsi, Costafontana, Costalunga, Costapianella, Costazza, Donderi, Acquabuona inferiore, Acquabuona superiore, Poggio, Donetta, Fallarosa, Fascia di Carlo, Frevada, Garaventa, Laccio, Marzano, Olcesi, Passo della Scoffera, Pentema, Pezza, Ponte Trebbia, Porto, Riola, Serre di Pentema, Siginella, Tecosa, Tinello, Trebbiola

Torriglia e Donetta
È posta in un ricco territorio di boschi e pascoli, luogo di meta dei genovesi che amano il soggiorno in montagna; gustandosi i famosi “canestrelli”, possiamo ammirare le due chiese nella stessa piazza e i ruderi dell’antico Castello dei Fieschi. Nei pressi del bivio per Pentema troviamo anche un sentiero a sinistra che porta al Pian della Torre, luogo dove sorgeva Torriglia Vecchia e l’antico Castello.Torriglia si trova alla confluenza delle Valli Scrivia e Trebbia dove corrono il Torrente Scrivia e il Fiume Trebbia che, come già detto, nascono dalle pendici del Monte Prelà. Ragione per cui Torriglia e le zone limitrofe sono sempre state meta di passaggio di mercanti del sale, ma anche di pellegrini. Da ricordare è l’Abbazia di Patrania del quale si sa di certo che la fondazione è chiaramente di origine longobarda. Non essendoci, ai giorni nostri, vestigia architettoniche tangibili, rimangono delle ipotesi sulla collocazione. Gli studiosi tendono a definirla un consorzio tra le chiese di S. Maria di Montebruno e S. Maria e Sant’Onorato di Torriglia. La strada che risaliva la Fontanabuona da Sestri Levante fino alla Scoffera e che poi si divideva in due rami per le valli Scrivia e Trebbia era detta “via Patrania”. Quindi possiamo chiamare con questo nome anche questo tratto del nostro itinerario. Gli esperti ipotizzano che Patrania altro non sia stato il nome di Torriglia, meglio Torriglia vecchia che si trovava nei pressi della odierna Donetta.

TRAVO – Valle Trebbia

◾VIDEO: Travo

◾FRAZIONI: Bobbiano, Caverzago, Cernusca, Denavolo, Donceto, Due Bandiere, Fellino, Fiorano, Marchesi, Montalbero, Pigazzano, Pillori, Quadrelli, Scrivellano, Statto, Viserano

PAESI | Z

ZIANO PIACENTINO – Valle Tidone

◾VIDEO: Ziano Piacentino

◾FRAZIONI: Albareto, Costiola di Vicomarino, Fornello, Luzzano, Montalbo, Seminò, Vicobarone, Vicomarino

Il suo territorio è immerso tra dolci colline ammantate di vigneti. Vi si producono vini rossi come il Gutturnio, il Bonarda, il Barbera e bianchi come il Malvasia, l’Ortrugo, il Pinot Grigio. Nel Medioevo Ziano ebbe un’importanza strategica ancora oggi testimoniata dai numerosi resti di castelli e fortificazioni. Del castello, menzionato in un documento del 1029, rimane soltanto qualche tratta di muro e le costruzioni in pietra che un tempo vi erano addossate. Interessante è una visita alla frazione di Vicobarone, dove sorge la chiesa di San Colombano con opere dei pittori Scaramuzza e Polinari; qui ha sede il Museo della civiltà contadina.  Nella frazione di Seminò sorge un castelletto fondato attorno al mille come Sanctum Miniatum; seppur ampiamente ristrutturato, mantiene ancora oggi la sua fisionomia con due corpi di fabbrica. Sempre nei dintorni, degni di nota sono il castelletto di Montalbo, che domina la valle da una collinetta, e il castello di Vicomarino, oggi trasformato in dimora annessa a un’azienda agricola.

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