ZONE | Valle Scrivia

Tutta la valle è intrisa di storia romana e medievale. Stiamo parlando di una delle più importanti valli delle Quattro Province. Nasce dal Monte Prelà e si getta nel Fiume Po nei pressi di Castelnuovo Scrivia.  Lungo il Torrente Scrivia si è scritta una delle pagine più importanti di queste zone. I Romani la usarono per gli spostamenti militari con l’’apertura della Via Postumia. Ne abbiamo in Libarna uno dei centri romani più importanti del nord Italia. A Tortona vi era la deviazione più importante che portava le milizie verso est lungo la Pianura Padana e percorrere al fianco del Fiume Po la Via Emilia Lepidi, per poi raggiungere Acquileia. Ma Tortona è stata anche la via di svincolo della via ÆmiliaAemilia Scauri (poi Julia Augusta) che proveniva dalla Val Bormida e dalla romana Acqui Terme. Nella valle Scrivia si svilupparono notevoli centri di strade provenienti da altre valli e conseguenti vie di comunicazione.
Gli elementi  – strada, castello e borgo – che si ritrovano in tutti i centri più importanti della Valle Scrivia, rappresentano la sintesi del centro medievale di strada. I castelli della Valle Scrivia risultano essere sorti soprattutto in funzione del controllo degli itinerari più facili ed obbligati e in posizione dominante rispetto ad un villaggio quasi sempre preesistente e che già sfruttava possibilità commerciali offerte dal passaggio delle vie di comunicazione. Importante è l’isola di Precipiano (isola in quanto situata alla confluenza del Borbera nello Scrivia-oggi Villa Cauvin), sede di un castello e di un monastero. L’itinerario, per chi vuole iniziare un giro turistico, parte da alcuni paesi posizionati lungo il Torrente Scrivia. Castelnuovo Scrivia  è posta sulla sponda destra del Torrente Scrivia. La sua storia ha origine antiche di epoca romana: il paese è sorto per volontà degli Ostrogoti di Teodorico, ma le vicende più rilevanti risalgono al periodo medioevale, quando il borgo assume notevole importanza. Al centro c’è la piazza, con la Chiesa Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo, posta di fronte al Palazzo Pretorio (Castello dei Torriani e dei Bandello).

La Bassa e media Valle Scrivia

Tortona è il centro più importante di queste zone. Ha origini antiche che risalgono al periodo romano: gli scavi archeologici di Libarna, nei pressi di Serravalle, lo testimoniano. Entrando nel centro storico della città, si assapora un’aria medioevale: palazzi, chiese e piazze compongono una città viva, dai mille colori. Si possono ammirare le numerose chiese, come la cattedrale di Santa Maria Assunta, posta nella Piazza del Duomo, la Chiesa di Santa Maria dei Canali, la più antica della città, la Chiesa di San Giacomo, di origini medioevali, l’imponente Basilica della Madonna della Guardia, voluta da San Luigi Orione (sepolto qui), con la statua della Madonna posta sul campanile, punto di riferimento non solo dei pellegrini, ma anche dai viaggiatori “autostradali”. I palazzi sono altrettanto importanti: il Palazzo Vescovile con il Museo Diocesano che, tra l’altro, conserva il Codice Purpureo di Sarezzano, Palazzo Guidobono, dimora signorile, la torre del Castello, unica superstite della fortezza che sovrastava la città. Le origini romane sono segnalate anche dalle antiche mura. Si prosegue e si incontra Villalvernia, paese che visse i suoi momenti più tragici durante la seconda Guerra Mondiale, allorché un pesante bombardamento vi portò morte e distruzione. Il borgo antico, posto nella parte alta del paese, conserva l’antica Parrocchiale situata sul Castello, che ospita la tomba del Tenente Generale Passalacqua, Marchese di Villavernia, insignito della medaglia d’Oro al valor militare. Cassano Spinola: come ci indica il nome del comune, il paese è stato residenza dalla nobile famiglia degli Spinola, di cui rimane testimonianza nel Palazzo Millelire, scelto in seguito all’abbandono del castello per una residenza più signorile. Il Palazzo della Guacciorna è dotata di una vasta estensione di terreno, anche questa di proprietà dalla casata genovese, venne acquistata da Claudio Spinola nel 1652 per il prezzo di 2535 scudi. Passò in seguito ai Marchesi De Maria di Genova e da questi alla famiglia del senatore Pietro Tortarolo, attuale proprietaria. Ciò che interessa il nostro percorso è località San Bartolomeo. Qui vediamo una “Casa-Torre” di epoca medievale, passaggio di mercanti. Dal ponte possiamo scorgere i resti del precedente ponte romano. Stazzano, immerso in un verdeggiante paesaggio collinare, fu probabile luogo di sosta o di un possedimento della “gens Statiti” in età romana. Viene successivamente ceduto come feudo a vari signori, assegnato a Tortona che a lungo, anche se con alterne vicende, ne terrà il controllo. Del passato feudale rimangono da vedere i resti (una torre e parte delle cortine) del castello, originario del sec. X, divenuto nel tempo residenza estiva, ma anche luogo di rifugio dei vescovi di Tortona. Accanto si trova il Santuario ottocentesco del Sacro Cuore, opera dell’architetto Giulio Leale, nativo di Cassano Spinola, che fu eretta quando il castello venne trasformato in seminario. Quello di Nostra Signora del Montespineto, invece, nelle forme attuali, è un edificio seicentesco, ma, secondo la tradizione, ha sostituito una chiesa precedente costruita dagli abitanti ai tempi di Federico Barbarossa come ringraziamento per lo scampato pericolo. Interessante è anche la chiesa cinquecentesca di San Giorgio che conserva le reliquie del santo. Una menzione particolare merita il Museo Civico di Storia Naturale di Villa Gardella, fondato nel 1980 per iniziativa del Gruppo Naturalisti di Stazzano: ricchissimo di minerali, fossili, resti antropologici, raccoglie una collezione ornitologica, anfibi, pesci, molluschi, insetti e custodisce il più grande erbario della provincia di Alessandria. Serravalle Scrivia paese situato presso la confluenza del Borbera nello Scrivia. Erede della antica città romana di Libarna, dopo la distruzione della stessa appartenne ai vescovi di Tortona durante il Medioevo, fino a quando questi non lo cedettero al Comune di Tortona, in cambio della difesa delle loro terre. Il toponimo Serravalle lo si ritrova per la prima volta in un atto pubblico datato 1140, attraverso il quale i Comuni di Tortona e di Genova concordarono i loro confini. Ebbe la influenza delle più importanti famiglie nobili di questi luoghi tra cui gli Spinola, quindi ai Visconti, poi agli Adorno e infine entrò nei possedimenti dei Savoia. Dove ora vediamo le antenne c’era un castello distrutto dai Francesi. È un importante nodo stradale tra la Pianura Padana e il mar Ligure, e lo divenne soprattutto nel 1935 quando venne inaugurata la Camionale Genova-Serravalle, ora parte dell’Autostrada A7. Il Santuario di Monte Spineto si trova in posizione dominante tra la valle Scrivia e la val Borbera. Nel 1633 sulla sommità del Monte Spineto incominciò la costruzione del Santuario di Nostra Signora del Monte Spineto voluto dal vescovo di Tortona Paolo Arese. Il nome del monte si riferisce al biancospino dove avvennero eventi miracolosi. Due eventi di saccheggio colpirono queste zone ed ogni volta gli abitanti si rifugiarono sul monte invocando la Madonna; la prima volta costruirono un piccolo luogo di culto, la seconda si posò una colomba su di un biancospino, fiorito fuori stagione,  ed una ragazza muta riacquistò la voce. Per ringraziamento si costruì la chiesa disponendo l’altare nel luogo dove era posizionato il biancospino del miracolo.

Alta Valle Scrivia - prima parte

Arquata Scrivia: come per Serravalle Scrivia, il comune ha preso le influenze della romana Libarna, essendo posizionato sulla via Postumia, ma di tutto ciò non rimane niente. Infatti il paese conserva solo una sua forte impronta medievale. Sorge ai piedi della ben visibile torre facente parte del castello ora demolito, mentre il palazzo del comune era il vecchio palazzo degli Spinola. Di particolare interesse è la “casa del Tranquillo” o “casa gotica”, un particolare edificio risalente al sec. XIV, con una caratteristica struttura portante in legno e decorazioni in laterizio. Arquata Scrivia con il suo castello e il Palazzo Spinola e la vicina frazione di Rigoroso aprivano la porta sia verso la Valle Scrivia, quella più tortuosa e stretta, sia alla Val Lemme. Quest’ultima in epoca romana, con la Via Postumia, in epoca medievale con la Via della Bocchetta. Il Santuario di Montaldero sorge su di un pianoro panoramico, sotto la cima dove sorgeva il castello medievale di Montaldo. Dapprima era un pilone su cui era posizionata l’effigie della Vergine, già trasformato in edicola, poi lasciò il posto alla costruzione di un oratorio campestre. Nel 1815 l’oratorio fu ampliato divenendo un vero e proprio santuario. Rigoroso: durante l’Impero Romano era sul tracciato della via Postumia anteriore, nell’Ottocento venne costruita la strada regia e poi l’attuale Statale 35. La frazione è divisa in alcune borgate. Nel 1536 ebbe uno statuto, come parte della podesteria di Gavi e quindi parte della Repubblica di Genova, a differenza di Arquata Scrivia che era parte dei Feudi Imperiali genovesi, nel 1797 passò sotto Arquata Scrivia e sotto la Repubblica Ligure di cui ne seguì le sorti. Nei pressi di Rigoroso vi passava un acquedotto romano di cui tuttora rimangono alcuni resti. Rigoroso fu conteso tra i vescovi di Tortona e la Repubblica di Genova venne poi definitivamente annessa alla Repubblica di Genova intorno al 1300 di cui ne farà parte fino al 1797 per poi passare alla Repubblica Ligure fino al 1805. La chiesa parrocchiale dedicata a Sant’Andrea apostolo, secondo le fonti storiche, venne edificata prima del XII secolo dai monaci di San Colombano di Bobbio; l’edificio è infatti menzionato in una bolla papale del 1196 di papa Celestino III come dipendenza dall’abbazia di Precipiano. In seguito venne riedificata una prima volta nel 1500 e poi, ancora, nel ‘700. Il 16 agosto 1965 vennero inaugurati i restauri dal cardinale di Genova-Bobbio Giuseppe Siri.
Isola del Cantone: l’attuale territorio comunale deriva dall’unione dei due borghi di Isola e di Cantone. Insula è il nome antico latino e trae origine dalla posizione alla confluenza di due fiumi: lo Scrivia e il Vobbia. In tempi più recenti l’area di Campolungo, dove sorge la locale chiesa parrocchiale sulla sinistra dello Scrivia, ha assunto il nome di Isola mentre la rimanente è diventata Cantone. L’abitato sorse intorno ad un monastero benedettino, fondato nel 1216 lungo l’antica via Postumia e dedicato a San Michele Arcangelo. Appartenente a partire dal Medioevo ai marchesi di Gavi fu terra di scontri tra la Repubblica di Genova e la diocesi di Tortona per il dominio sul territorio. Soltanto nel 1218 si avviò una trattativa tra le due fazioni politiche, dividendo in due parti il feudo. La sezione sinistra del torrente Scrivia fu attribuita alla repubblica genovese – ad eccezione del borgo di Serravalle Scrivia – mentre la parte destra del fiume a Tortona. Nel 1235 divenne unico feudo della famiglia Malaspina e dal 1256 passò agli Spinola facendo parte, sino al 1797, dei Feudi imperiali dell’alta valle Scrivia, soppressi da Napoleone Bonaparte in seguito.Nel 1797 con la nuova dominazione francese la municipalità rientrò dal 2 dicembre nel Dipartimento dei Monti Liguri Occidentali, con capoluogo Rocchetta Ligure, all’interno della Repubblica Ligure. Dal 28 aprile del 1798 con i nuovi ordinamenti francesi, Isola del Cantone divenne capoluogo del VII cantone della Giurisdizione dei Monti Liguri Occidentali e dal 1803 centro principale del VI cantone dei Monti Liguri Occidentali nella Giurisdizione del Lemmo. Annesso al Primo Impero francese dal 13 giugno 1805 al 1814 venne inserito nel Dipartimento di Genova. Nel 1815 fu inglobato nel Regno di Sardegna, così come stabilì il Congresso di Vienna del 1814, e successivamente nel Regno d’Italia dal 1861. Dal 1859 al 1926 il territorio fu compreso nel VIII mandamento di Ronco del circondario di Genova dell’allora provincia di Genova. Nel 1863 assunse l’odierna denominazione di Isola del Cantone.  Al suo interno e quasi nascosto dalle rampe della autostrada, si vede il Castello Spinola.

Area Archeologica di Libarna

L’origine della città di Libarna è da ricondurre al tracciamento della via Postumia da Genova ad Aquileia, nel 148 a.C., anche se probabilmente sono i provvedimenti dell’89 a.C. (con i quali si concede la cittadinanza latina alle popolazioni locali) a determinare l’avvio di un vero e proprio processo di urbanizzazione. È posta alla confluenza tra Scrivia e Borbera, nel punto in cui questa, superato il difficile tratto appenninico, raggiunge la pianura. In ogni caso il sito, ad oggi, è uno dei pochi che con certezza ci può ricondurre alla via Postumia e l’unico della tratta Piacenza-Genova. Il cambio nella strategia dei traffici (già agli inizi dell’età imperiale), conseguente al tracciamento delle vie Æmilia Scauri e Iulia Augusta, che interessavano più direttamente i territori della Liguria occidentale (Vada Sabatia), portò a un progressivo declino e abbandono del sito. Un’altra ipotesi suggerisce che fin dall’alto medioevo, dopo la caduta dell’impero romano, al tempo delle invasioni barbare e poi saracene, più sicuro arroccarsi nei castelli, al riparo delle mura, o in stretti borghi addossati alle colline. Libarna, così distesa nella piana dello Scrivia – forse anche soggetta a periodiche inondazioni – non consentiva la minima difesa. La “riscoperta” della città avviene in occasione dell’apertura della “strada regia” Torino-Genova (1820-1825) e della realizzazione delle linee ferroviarie Genova-Novi-Torino (1850-1852) e Genova-Milano (1912). Solo nel 1924, con l’imposizione del vincolo archeologico, cessarono le distruzioni e si intrapresero interventi di recupero e restauro dei monumenti. Per quel che riguarda l’ordine generale del disegno urbano, con l’esperienza delle colonie romane, si possono rintracciare alcuni componenti principali della città: il reticolato delle strade che si incrociano ad angolo retto e il foro in posizione centra, gli spazi ed edifici per lo svago e il tempo libero (terme, il teatro e l’anfiteatro etc.). Risulta di esemplare chiarezza l’organizzazione delle aree abitative con isolati di forma quadrata. L’origine del popolamento della piana di Libarna risale alla media età del ferro (VI-V secolo a.C.), quando la creazione di un emporio etrusco a Genova nella prima metà del VI secolo a.C. attiva lungo la valle della Scrivia una direttrice commerciale verso la Pianura Padana e le aree transalpine. A controllo del percorso, sulla collina del castello di Serravalle Scrivia sorgeva un villaggio di Liguri, attivo ancora nel III-II secolo a.C.; l’area dei sepolcreti si estendeva in pianura lungo rive del rio della Pieve. L’importanza dell’insediamento protostorico è confermata dall’origine preromana del nome (Libarna) della città romana, che compare in alcune fonti antiche, quali Plinio, l’Itinerariurn Antonini e la Tabula Peutingeriana; del centro preromano essa eredita il ruolo e la funzione di punto strategico lungo la grande arteria di traffico che doveva essere la via Postumia. Il collegamento con la grande strada consolare è all’origine dello sviluppo di Libarna, che era quindi destinata a svilupparsi come centro di commercio e di transito funzionale alla sosta di viaggiatori e al deposito di merci lungo la strada che univa Genova ad Aquileia. Un tempo esistevano le porte della città – una a nord e l’altra a sud – poste esattamente sulla via principale, in entrata e uscita, della via Postumia.

Alta Valle Scrivia - seconda parte

Ronco Scrivia: il toponimo Ronco, il quale deriverebbe dal verbo latino-medievale runcare – dissodare nuove terre sino ad allora incolte. Dei trascorsi romani giunge solo il toponimo Via Postumia, ancora oggi la via più antica del vecchio borgo di Villavecchia. In realtà da Ronco passava la via Zoia (variante bassa della Via Postumia). La Via Zoia collegava Genova a Como passando per Milano. La proprietà del feudo imperiale di Ronco fu acquisita dalla famiglia Spinola, intrecciando la sua storia ai vicini borghi e villaggi dell’alta valle Scrivia. Come per Busalla da ricordare l’anno 1242 quando il podestà di Genova, sconfinò nelle terre ronchesi per assediarne i borghi e quindi sottometterli al potere genovese. Vittoriosi, i soldati genovesi conquisteranno gli importanti centri di Ronco, Savignone, Costapelata e Busalla. La dominazione della Repubblica di Genova a Ronco, ma anche in altre località dell’alta valle Scrivia, non ebbe però esito facile e duraturo, tanto che già nel 1249 la comunità feudale ronchese ritornò sotto la signoria degli Spinola. Testimonianza del passato feudale ronchese sono oggi le vestigia dei castelli di Ronco – poco più di un toponimo ormai – e di Borgo Fornari. Il castello controllava sia la via alta dello spartiacque fra Lemme e Scrivia, sia la strada diagonale della Castagnola, che metteva in comunicazione le due valli. Il nome primitivo di Borgo Fornari è Ceta, ne deriva la probabile appartenenza della piccola chiesetta di San Gregorio di Ceta posto sul crinale di San Gregorio che porta al Passo della Bocchetta; siamo sulla via Postumia. La zona deve comunque i suoi più pregevoli monumenti al periodo aureo del marchesato Spinola – metà del Seicento – quando il marchese ottenne il permesso dall’imperatore Ferdinando III d’Asburgo di battere moneta presso la locale zecca. Ad allora risalgono il palazzo marchionale, lo stesso ponte monumentale a lungo ritenuto dagli storici locali d’origine medievale.
Busalla un tipico centro di strada, che, fra la Scrivia e la collina del castello, si stende parallelamente al fiume, di cui, secondo una efficace rappresentazione del Vinzoni, sembra utilizzare il greto come strada carrettabile. Un centro nato in funzione dell’utilizzazione del valico dei Giovi. Fin dall’epoca longobarda il territorio era inserito nei possedimenti dell’abbazia di San Colombano di Bobbio attraverso il controllo dell’abbazia di Precipiano. Nel 1239 era sotto il dominio feudale degli Spinola del ramo di Luccoli, che vi costruiranno un castello. Il feudo venne nel 1242 assediato dalle truppe genovesi che conquisteranno l’intero comprensorio, obbligando alla fuga e all’esilio Guglielmo Spinola, alleato di Federico II. Nel 1315 la lotta tra guelfi e ghibellini trasformarono il territorio compreso tra Ronco Scrivia e Busalla in un vero e proprio campo di battaglia, tanto è vero che fu più volte saccheggiato nel 1392 e nel 1418. Nel XVI secolo il castello venne duramente devastato da armi nemiche e le sue fondamenta vennero messe a servizio per la costruzione del neo palazzo marchionale. Dal 1728 Busalla divenne parte integrante della Repubblica di Genova a seguito della cessione degli stessi Spinola.

Alta Valle Scrivia - terza parte

Casella: il toponimo attuale, che nel tempo ha sostituito quello di Redigabio (o Raudigabium), di origine longobarda, deriva probabilmente da “cassella”, nome con cui erano chiamate le case coloniche con stalla al pian terreno e abitazione al primo piano. Il primo documento storico su Casella, nel quale il paese è citato con l’antico toponimo longobardo di Redigabio, risale al 1196, ma il borgo ha probabilmente origini molto più antiche, riconducibili all’epoca romana, legate alla presenza di importanti vie commerciali, che qui si intersecavano: la strada di fondovalle (attuale SP 226), che con l’avvento dei Fieschi nel XIII secolo fu chiamata “Strada dei Feudi imperiali”, perché univa tra loro i vari castelli fliscani della valle e la “via del Sale”, che collegava il porto di Genova con le città della pianura padana. Nel XIII secolo, come altri centri dell’alta valle Scrivia, passò a far parte dei feudi imperiali, possedimento della famiglia Fieschi, sotto l’egida degli Asburgo. Il dominio fliscano durò per circa cinque secoli, fino alla fine del Settecento. Del passato feudale resta oggi il palazzo Fieschi, con torre e corte interna, costruito nel XVII secolo. Nel 1678 il grande feudo che dominava la zona fu diviso nei due territori autonomi di Savignone e di Crocefieschi: Casella fu posta sotto la giurisdizione savignonese.
Torriglia e Donetta: Torriglia è posta in un ricco territorio di boschi e pascoli, luogo di meta dei genovesi che amano il soggiorno in montagna; gustandosi i famosi “canestrelli”, possiamo ammirare le due chiese nella stessa piazza e i ruderi dell’antico Castello dei Fieschi. Nei pressi del bivio per Pentema troviamo anche un sentiero a sinistra che porta al Pian della Torre, luogo dove sorgeva Torriglia Vecchia e l’antico Castello.Torriglia si trova alla confluenza delle Valli Scrivia e Trebbia dove corrono il Torrente Scrivia e il Fiume Trebbia che, come già detto, nascono dalle pendici del Monte Prelà. Ragione per cui Torriglia e le zone limitrofe sono sempre state meta di passaggio di mercanti del sale, ma anche di pellegrini. Da ricordare è l’Abbazia di Patrania del quale si sa di certo che la fondazione è chiaramente di origine longobarda. Non essendoci, ai giorni nostri, vestigia architettoniche tangibili, rimangono delle ipotesi sulla collocazione. Gli studiosi tendono a definirla un consorzio tra le chiese di S. Maria di Montebruno e S. Maria e Sant’Onorato di Torriglia. La strada che risaliva la Fontanabuona da Sestri Levante fino alla Scoffera e che poi si divideva in due rami per le valli Scrivia e Trebbia era detta “via Patrania”. Quindi possiamo chiamare con questo nome anche questo tratto del nostro itinerario. Gli esperti ipotizzano che Patrania altro non sia stato il nome di Torriglia, meglio Torriglia vecchia che si trovava nei pressi della odierna Donetta.

PAESI | A | B | C | D | E | F | G | I | L | M | N | O | P | R | S | T | V | Z

Valle dalla soria antica posta sulle rotte romane e commerciali lungo tutto il medioevo

PAESI | A

ARQUATA SCRIVIA

◾VIDEO: Arquata Scrivia e frazioni

◾ Le frazioni: Rigoroso, Varinella, Vocemola, Sottovalle, Campora, Moriassi, Pessino, Traveghero, Val d’Arquata

Come per Serravalle Scrivia, il Comune ha preso le influenze della romana Libarna, essendo posizionato sulla via Postumia, ma di tutto ciò non rimane niente. Infatti il paese conserva solo una sua forte impronta medievale. Sorge ai piedi della ben visibile torre facente parte del castello ora demolito, mentre il palazzo del Comune era il vecchio palazzo degli Spinola. Di particolare interesse è la “casa del Tranquillo” o “casa gotica”, un particolare edificio risalente al sec. XIV, con una caratteristica struttura portante in legno e decorazioni in laterizio. Arquata Scrivia con il suo castello e il Palazzo Spinola e la vicina frazione di Rigoroso aprivano la porta sia verso la Valle Scrivia, quella più tortuosa e stretta, sia alla Val Lemme: in epoca romana con la Via Postumia, in epoca medievale con la Via della Bocchetta.

PAESI | B

BUSALLA

◾VIDEO: Busalla (in aggiornamento)

◾Le frazioni: Bastia, Camarza, Sarissola, Salvarezza, Semino

Un tipico centro di strada, che, fra la Scrivia e la collina del castello, si stende parallelamente al fiume, di cui, secondo una efficace rappresentazione del Vinzoni, sembra utilizzare il greto come strada carrettabile. Il centro è nato in funzione dell’utilizzazione del valico dei Giovi. Fin dall’epoca longobarda il territorio era inserito nei possedimenti dell’abbazia di San Colombano di Bobbio attraverso il controllo dell’abbazia di Precipiano. Nel 1239 era sotto il dominio feudale degli Spinola del ramo di Luccoli, che vi costruiranno un castello. Il feudo nel 1242 venne assediato dalle truppe genovesi che conquisteranno l’intero comprensorio, obbligando alla fuga e all’esilio Guglielmo Spinola, alleato di Federico II. Nel 1315 la lotta tra guelfi e ghibellini trasformò il territorio compreso tra Ronco Scrivia e Busalla in un vero e proprio campo di battaglia, tanto è vero che fu più volte saccheggiato nel 1392 e nel 1418. Nel XVI secolo il castello venne duramente devastato da armi nemiche e le sue fondamenta vennero messe a servizio per la costruzione del neo palazzo marchionale. Dal 1728 Busalla divenne parte integrante della Repubblica di Genova a seguito della cessione degli stessi Spinola.

PAESI | C

CASELLA

◾VIDEO: Casella

◾Le frazioni: Avosso, Carpeneta, Cortino, Parata, Regiosi, Salvega, Stabbio

Casella: il toponimo attuale, che nel tempo ha sostituito quello di Redigabio (o Raudigabium), di origine longobarda, deriva probabilmente da “cassella”, nome con cui erano chiamate le case coloniche con stalla al pian terreno e abitazione al primo piano. Il primo documento storico su Casella, nel quale il paese è citato con l’antico toponimo longobardo di Redigabio, risale al 1196, ma il borgo ha probabilmente origini molto più antiche, riconducibili all’epoca romana, legate alla presenza di importanti vie commerciali, che qui si intersecavano: la strada di fondovalle (attuale SP 226), che con l’avvento dei Fieschi nel XIII secolo fu chiamata “Strada dei Feudi imperiali”, perché univa tra loro i vari castelli fliscani della valle e la “via del Sale”, che collegava il porto di Genova con le città della pianura padana. Nel XIII secolo, come altri centri dell’alta valle Scrivia, passò a far parte dei feudi imperiali, possedimento della famiglia Fieschi, sotto l’egida degli Asburgo. Il dominio fliscano durò per circa cinque secoli, fino alla fine del Settecento. Del passato feudale resta oggi il palazzo Fieschi, con torre e corte interna, costruito nel XVII secolo. Nel 1678 il grande feudo che dominava la zona fu diviso nei due territori autonomi di Savignone e di Crocefieschi: Casella fu posta sotto la giurisdizione savignonese.

CASSANO SPINOLA

◾VIDEO: Cassano Spinola

◾Le frazioni: Gavazzana, Guacciorna, Santa Maria di Castiglione, Selva, Giochini

Cassano Spinola: come ci indica il nome del comune, il paese è stato residenza dalla nobile famiglia degli Spinola, di cui rimane testimonianza nel Palazzo Millelire, scelto in seguito all’abbandono del castello per una residenza più signorile. Il Palazzo della Guacciorna è dotato di una vasta estensione di terreno, anche questa di proprietà dalla casata genovese, venne acquistata da Claudio Spinola nel 1652 per il prezzo di 2535 scudi. Passò in seguito ai Marchesi De Maria di Genova e da questi alla famiglia del senatore Pietro Tortarolo, attuale proprietaria. Ciò che interessa il nostro percorso è località San Bartolomeo. Qui vediamo una “Casa-Torre” di epoca medievale, passaggio di mercanti. Dal ponte possiamo scorgere i resti del precedente ponte romano.

CASTELNUOVO SCRIVIA

◾VIDEO: Casetelnuovo Scrivia

◾Le frazioni: Gerbidi, Ova, Pilastro, Secc

Castelnuovo Scrivia è posta sulla sponda destra del Torrente Scrivia. La sua storia ha origine antiche di epoca romana: il paese è sorto per volontà degli Ostrogoti di Teodorico, ma le vicende più rilevanti risalgono al periodo medioevale, quando il borgo assume notevole importanza. Al centro c’è la piazza, con la Chiesa Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo, posta di fronte al Palazzo Pretorio (Castello dei Torriani e dei Bandello).

CROCEFIESCHI

◾VIDEO: Crocefieschi

◾Le frazioni:

Il paese è ancora strutturato attorno ad un corridoio centrale in pavé (macadam), che è l’anima commerciale dell’abitato. Da un punto di vista naturalistico l’attrazione principale di Crocefieschi sono le Rocche del Reopasso, formazioni di puddinga dai contorni alquanto originali, tanto da dar luogo ai nomi di “Lumaca” o “Grillo”, di “Biurca” (con le due-cime gemelle) e di “Carrega del Diavolo. L’attuale territorio comunale è stato sin dal Medioevo un crocevia per le carovane che si spostavano fra la costa ligure e la Pianura Padana, lungo la cosiddetta “Via della Salata”, quando il paese era ancora denominato Crux (“croce” in latino). Il toponimo, assegnato al paese nel 1750, deriva proprio da questa indicazione essendo formato dal termine “Croce” al quale, nel 1733, fu aggiunto il nome dei Fieschi, signori del luogo dal 1253. La prima citazione del borgo risale all’XI secolo quando fu fatto costruire dai vescovi della diocesi di Tortona un castello sul monte alle spalle del paese, oggi chiamato appunto monte Castello. Divenne dominio dei marchesi di Gavi dal 1140 fino al 1198, quando tornò nuovamente alla diocesi tortonese, come attestato da una bolla del papa Innocenzo III, datata 30 aprile 1198. Poco dopo, sempre nel XII secolo, il borgo passò sotto il dominio della famiglia Malaspina per volere dell’imperatore Federico Barbarossa, che volle punire la diocesi di Tortona per l’atteggiamento ostile verso di lui durante la sua campagna in Italia. Agli inizi del XIII secolo, grazie alla riconciliazione tra l’imperatore Barbarossa e la curia tortonese, il paese di Croce ritornò ai marchesi di Gavi. Il marchese Guglielmo lo cedette poco dopo al Comune di Genova.Intorno alla metà del XIII secolo il feudo di Savignone, comprendente anche Croce, passò sotto la signoria dei Fieschi, conti di Lavagna. I due feudi (Savignone e Croce) furono divisi amministrativamente nel 1678. Il dominio dei Fieschi si protrasse fino al 1797, quando i feudi imperiali furono soppressi da Napoleone Bonaparte. L’ultimo signore feudale fu Agostino Innocenzo Fieschi. I soldati francesi prima di poter occupare il paese furono a lungo osteggiati da un manipolo di ribelli capitanati da un certo Cavero, che avevano occupato l’impervia zona del Reopasso, alle spalle del borgo. La situazione si sbloccò solo quando un fiero sostenitore di Napoleone, Antonio De Ferrari, guidò nottetempo i soldati napoleonici attraverso i sentieri del Reopasso, cogliendo di sorpresa i ribelli del Cavero e i soldati austriaci che presidiavano il paese. Il paese fu saccheggiato, le case feudali devastate e i ribelli giustiziati nel bosco della Braia, oggi ritrovo dei villeggianti (il Cavero tuttavia riuscì a fuggire, riparando a Vienna, e ritornò in Italia solo dopo la caduta di Napoleone). In centro paese troviamo i Palazzi Fieschi. La costruzione fu voluta dai signori feudali Fieschi tra il XVI e XVII secolo. Oggi uno di essi è la sede municipale, l’altro, suddiviso in appartamenti, residenza privata.

PAESI | I

ISOLA DEL CANTONE

◾VIDEO: Isola del Cantone e frazioni – prima parte

◾VIDEO: Isola del Cantone e frazioni – seconda parte

◾Le frazioni: Borlasca, Creverina, Griffoglieto, Marmassana, Mereta, Montecanne, Montessoro, Pietrabissara, Prarolo, Vobbietta, Piazza Noceto, Tosse, Borgo, Spinola, Cassissa, Alpe Casissa

L’attuale territorio comunale deriva dall’unione dei due borghi di Isola e di Cantone. Insula è il nome antico latino e trae origine dalla posizione alla confluenza di due fiumi: lo Scrivia e il Vobbia. In tempi più recenti l’area di Campolungo, dove sorge la locale chiesa parrocchiale sulla sinistra dello Scrivia, ha assunto il nome di Isola mentre la rimanente è diventata Cantone. L’abitato sorse intorno a un monastero benedettino, fondato nel 1216 lungo l’antica via Postumia e dedicato a San Michele Arcangelo. Appartenente a partire dal Medioevo ai marchesi di Gavi, fu terra di scontri tra la Repubblica di Genova e la diocesi di Tortona per il dominio sul territorio. Soltanto nel 1218 si avviò una trattativa tra le due fazioni politiche, dividendo in due parti il feudo. La sezione sinistra del torrente Scrivia fu attribuita alla repubblica genovese – a eccezione del borgo di Serravalle Scrivia – mentre la parte destra del fiume a Tortona. Nel 1235 divenne unico feudo della famiglia Malaspina e dal 1256 passò agli Spinola facendo parte, sino al 1797, dei Feudi imperiali dell’Alta Valle Scrivia, soppressi da Napoleone Bonaparte in seguito. Nel 1797 con la nuova dominazione francese la municipalità rientrò dal 2 dicembre nel Dipartimento dei Monti Liguri Occidentali, con capoluogo Rocchetta Ligure, all’interno della Repubblica Ligure. Dal 28 aprile del 1798 con i nuovi ordinamenti francesi, Isola del Cantone divenne capoluogo del VII cantone della Giurisdizione dei Monti Liguri Occidentali e dal 1803 centro principale del VI cantone dei Monti Liguri Occidentali nella Giurisdizione del Lemmo. Annesso al Primo Impero francese, dal 13 giugno 1805 al 1814 venne inserito nel Dipartimento di Genova. Nel 1815 fu inglobato nel Regno di Sardegna, così come stabilì il Congresso di Vienna del 1814, e successivamente nel Regno d’Italia dal 1861. Dal 1859 al 1926 il territorio fu compreso nel VIII mandamento di Ronco del circondario di Genova dell’allora provincia di Genova. Nel 1863 assunse l’odierna denominazione di Isola del Cantone. Al suo interno e quasi nascosto dalle rampe dell’autostrada, si vede il Castello Spinola.

PAESI | M

MONTOGGIO

◾VIDEO: Montoggio

◾Le frazioni: Acquafredda Inferiore, Acquafredda Superiore, Alboreta, Barche, Bargagliotti, Bromia, Cà, Cagliardo, Caiasca, Campelo, Campovecchio, Carpi, Carsegli, Casà, Casalino, Cascinette, Case Vecchie, Castiglione, Chiappa, Cognole, Colletta, Corneto, Costa Inferiore, Costa Superiore, Cravasco, Creto, Dego, Fasciou, Fontanasse, Fregaiasse, Gazzolo, Gorretta, Granara, Montemoro, Montoggio, Morasco, Noci, Poggio, Ponti, Prato grande, Prato lungo, Rione, Rivé, Sanguineto Inferiore, Sanguineto Superiore, Sella, Serrou, Terme, Trefontane, Valle calde, Veixe

A Montoggio la chiesa parrocchiale ospita numerose opere pittoriche dei maestri genovesi del Seicento. Su una collinetta alle spalle del paese rimane quel poco del castello dei Fieschi scampato all’ esplosione ordinata dai Doria dopo il fallimento e il tragico epilogo della congiura dei Fieschi. Vicino a Montoggio si trova il Santuario. delle Tre Fontane (lungo la strada per Melo), noto anche per l’annuale “sagra della patata”, durante la quale si vendono pregiate scale a pioli in tiglio. Attorno a Montoggio sono disseminati numerosissimi nuclei rurali, molti dei quali disabitati e soverchiati dall’incedere prepotente della vegetazione selvatica. Da Bromia si accede alla selvaggia ed incontaminata Val Pentemina, percorso da una stradina stretta fino a Pentema. Questo paesino, in particolare, costituisce uno degli ultimi esempi di centri rurali ancora intonsi dalla ristrutturazione indiscriminata e dalla speculazione edilizia, con le case tutte addossate ad un nucleo centrale formato dalla bella chiesa di S. Pietro ed i cui tetti, se osservati da una particolare angolazione in una giornata di sole, brillano di una luce dorata. Il Presepe è la principale attrattiva di Pentema. Particolare ed altrettanto interessante è il presepe di Pentema. Nel periodo natalizio il borgo torna indietro nel tempo, in questa occasione le vie e le case si popolano di figure a grandezza naturale che rappresentano con grande accuratezza gli usi, i costumi, gli ambienti e i mestieri in uso alla fine del XIX secolo, periodo di massima espansione del borgo. Il presepe così come le statue e gli ambienti tra le case e le cantine del paese, vengono realizzati da parte di un gran numero di volontari.

Castello di Montoggio
Nei pressi di Casella troviamo Montoggio dove, sull’altura, si trova il Castello di Montoggio. Torriglia e Savignone sono la culla della dinastia Fliscana, Montoggio: la loro tomba, ultimo loro rifugio. Le origini risalgono alle proprietà dei Vescovi di Tortona assieme a Savinionen, Patranian (Torriglia), Crucem (Crocefieschi). Il castello, fortemente armato, verso la metà del XVI secolo, era pressoché inespugnabile, data la sua posizione posta sul ciglio del monte che domina il paese sulle rive del Torrente Scrivia. Era circondato da bastioni importanti e da tre lati a picco sulla vallata. Dalla parte di ponente vi era l’ingresso costituito da un fortilizio armato che immetteva nella piazza d’armi, circondata da un muraglione merlato e composto di numerose feritoie che guardavano verso il declivio della montagna. La piazza d’armi terminava con un profondo fossato oltre il quale si ergeva il corpo principale del castello, costituito da una massiccia costruzione quadrata munita, agli angoli, da quattro grosse torri la cui pianta circolare volgeva verso l’esterno. All’interno del castello vi era un intreccio di gallerie, camminamenti, corridoi, feritoie, spalti e piombatoi. Al centro la torre, abitazione ed ultimo baluardo della famiglia. E’ in questo castello di Montoggio che Gian Luigi, il primogenito di Sinibaldo Fieschi, trascorreva la sua giovinezza, insieme alla madre, Maria della Rovere, vedova di Sinibaldo, e insieme ai suoi fratelli Gerolamo, Ottobuono, Camillo, Angela Caterina, Scipione che nacque, postumo, e Cornelio, figlio naturale, nato da Clementina di Torriglia. Durante l’epilogo della Congiura dei Fieschi, fu l’ultimo baluardo dei Fieschi. Il disastro fu totale e sanguinoso (vedi capitolo dedicato alla Congiura)

PAESI | R

RONCO SCRIVIA

◾VIDEO: Ronco Scrivia (in aggiornamento)

◾Le frazioni: Banchetta, Borgo Fornari, Cascine, Chiappari, Cipollina, Costa Lazzari, Curlo, Giacoboni, Isolabuona, Malvasi, Minceto, Panigasse, Pietrafraccia, Porale, Tana d’Orso e Vallecalda

Il toponimo Ronco deriverebbe dal verbo latino-medievale runcare, “dissodare nuove terre sino ad allora incolte”. Dei trascorsi romani giunge solo il toponimo Via Postumia, ancora oggi la via più antica del vecchio borgo di Villavecchia. In realtà da Ronco passava la via Zoia, variante bassa della Via Postumia. La proprietà del feudo imperiale di Ronco fu acquisita dalla famiglia Spinola, intrecciando la sua storia ai vicini borghi e villaggi dell’Alta Valle Scrivia. Come per Busalla da ricordare l’anno 1242, quando il podestà di Genova sconfinò nelle terre ronchesi per assediarne i borghi e quindi sottometterli al potere genovese. Vittoriosi, i soldati genovesi conquisteranno gli importanti centri di Ronco, Savignone, Costapelata e Busalla. La dominazione della Repubblica di Genova a Ronco, ma anche in altre località dell’Alta Valle Scrivia, non ebbe però esito facile e duraturo, tanto che già nel 1249 la comunità feudale ronchese ritornò sotto la signoria degli Spinola.

Borgo Fornari
Testimonianza del passato feudale ronchese sono oggi le vestigia dei castelli di Ronco – poco più di un toponimo ormai – e di Borgo Fornari. Il castello controllava sia la via alta dello spartiacque fra Lemme e Scrivia, sia la strada diagonale della Castagnola, che metteva in comunicazione le due valli. Il nome primitivo di Borgo Fornari è Ceta: ne deriva la probabile appartenenza della piccola chiesetta di San Gregorio di Ceta posto sul crinale di San Gregorio che porta al Passo della Bocchetta; siamo sulla via Postumia. La zona deve comunque i suoi più pregevoli monumenti al periodo aureo del marchesato Spinola alla metà del Seicento, quando il marchese ottenne il permesso dall’Imperatore Ferdinando III d’Asburgo di battere moneta presso la locale zecca. Ad allora risalgono il palazzo marchionale e lo stesso ponte monumentale, a lungo ritenuto dagli storici locali d’origine medievale.

PAESI | S

SAVIGNONE

◾VIDEO: Savignone

◾Le frazioni: Canalbolzone, Gabbie, Isorelle, Montemaggio, Ponte, San Bartolomeo, Besolagno, Sorrivi, Vaccarezza

Posto in una privilegiata posizione, Savignone sorge su una frana staccatosi in epoca antichissima dal sovrastante M. Pianetto e consolidatasi su un fondo di rocce conglomerate. Il paese è stato teatro di numerose vicende storiche: da sito del villaggio ligure-romano del “Reundou” a luogo di transito e sosta delle spoglie di Sant’Agostino, durante il trasporto delle reliquie del Santo dall’Africa a Pavia nel 725. Nella bella piazza centrale sono situate la chiesa costruita da Urbano Fieschi (1691) ed il palazzo marchionale dei Fieschi del ‘500. Dell’epoca feudale Savignone porta il ricordo nei ruderi del castello dei Fieschi (1200 circa). Attualmente in rovina, fu un tempo fortezza e residenza padronale nonché oggetto di battaglie ed assedi. È anche un luogo di leggende. Si trova incastrato su un roccione di puddinga – denominato “Conglomerato di Savignone” – che sovrasta da un’altezza di 150 metri il paese di Savignone. Posto sulla probabile via dei Feudi Imperiali, sicuramente sulla via percorsa dal Re Liutprando per portare a Pavia in San Pietro in Ciel d’Oro le reliquie di Sant’Agostino. Questa via porta direttamente attraverso Ponte Savignone al Santuario della Vittoria lungo la Via del Pertuso. Di proprietà del Comune di Tortona, passò a famiglie genovesi, dai Marabotto, agli Spinola e ai Fieschi. Rimase anche dopo la Congiura dei Fieschi quando i Doria si impossessarono della maggior parte delle proprietà fliscane. Con la decadenza delle vie, soprattutto quelle dell’Oltregiogo, il castello divenne inutile, abbandonato, rifugio per banditi. Divenne anche prigione, ed infine l’abbandono fu totale, fino allo stato attuale. Con qualche restauro si sta cercando di recuperarlo.

SERRAVALLE SCRIVIA

◾VIDEO: Serravalle Scrivia e frazioni

◾Le frazioni: Ca’ del Sole, Crenna Inferiore, Crenna Superiore, Lastrico, Libarna, Zerbe

Serravalle Scrivia paese situato presso la confluenza del Borbera nello Scrivia. Erede della antica città romana di Libarna, dopo la distruzione della stessa appartenne ai vescovi di Tortona durante il Medioevo, fino a quando questi non lo cedettero al Comune di Tortona, in cambio della difesa delle loro terre. Il toponimo Serravalle lo si ritrova per la prima volta in un atto pubblico datato 1140, attraverso il quale i Comuni di Tortona e di Genova concordarono i loro confini. Ebbe la influenza delle più importanti famiglie nobili di questi luoghi tra cui gli Spinola, quindi ai Visconti, poi agli Adorno e infine entrò nei possedimenti dei Savoia. Dove ora vediamo le antenne c’era un castello distrutto dai Francesi. È un importante nodo stradale tra la Pianura Padana e il mar Ligure, e lo divenne soprattutto nel 1935 quando venne inaugurata la Camionale Genova-Serravalle, ora parte dell’Autostrada A7. Il Santuario di Monte Spineto si trova in posizione dominante tra la valle Scrivia e la val Borbera. Nel 1633 sulla sommità del Monte Spineto incominciò la costruzione del Santuario di Nostra Signora del Monte Spineto voluto dal vescovo di Tortona Paolo Arese. Il nome del monte si riferisce al biancospino dove avvennero eventi miracolosi. Due eventi di saccheggio colpirono queste zone ed ogni volta gli abitanti si rifugiarono sul monte invocando la Madonna; la prima volta costruirono un piccolo luogo di culto, la seconda si posò una colomba su di un biancospino, fiorito fuori stagione, ed una ragazza muta riacquistò la voce. Per ringraziamento si costruì la chiesa disponendo l’altare nel luogo dove era posizionato il biancospino del miracolo.

STAZZANO

◾VIDEO: Stazzano e frazioni

◾Le frazioni: Albarasca, Case Costa, Monterosso, Vargo Monte Spineto Castello e Santuario

Stazzano, immerso in un verdeggiante paesaggio collinare, fu probabile luogo di sosta o di un possedimento della “gens Statiti” in età romana. Viene successivamente ceduto come feudo a vari signori, assegnato a Tortona che a lungo, anche se con alterne vicende, ne terrà il controllo. Del passato feudale rimangono da vedere i resti (una torre e parte delle cortine) del castello, originario del sec. X, divenuto nel tempo residenza estiva, ma anche luogo di rifugio dei vescovi di Tortona. Accanto si trova il Santuario ottocentesco del Sacro Cuore, opera dell’architetto Giulio Leale, nativo di Cassano Spinola, che fu eretta quando il castello venne trasformato in seminario. Quello di Nostra Signora del Montespineto, invece, nelle forme attuali, è un edificio seicentesco, ma, secondo la tradizione, ha sostituito una chiesa precedente costruita dagli abitanti ai tempi di Federico Barbarossa come ringraziamento per lo scampato pericolo. Interessante è anche la chiesa cinquecentesca di San Giorgio che conserva le reliquie del santo. Una menzione particolare merita il Museo Civico di Storia Naturale di Villa Gardella, fondato nel 1980 per iniziativa del Gruppo Naturalisti di Stazzano: ricchissimo di minerali, fossili, resti antropologici, raccoglie una collezione ornitologica, anfibi, pesci, molluschi, insetti e custodisce il più grande erbario della provincia di Alessandria.

PAESI | T

TORRIGLIA

◾VIDEO: Torriglia

◾Le frazioni: Acquabuona inferiore, Acquabuona superiore, Bavastri, Buoni di Pentema, Candini, Casaleggio, Cavorsi, Costafontana, Costalunga, Costapianella, Costazza, Donderi, Donetta, Fallarosa, Fascia di Carlo, Frevada, Garaventa, Gurre, Laccio, Marzano, Obbi, Olcesi, Passo della Scoffera, Pentema, Pezza, Poggio, Ponte Trebbia, Porto, Riola, Serre di Pentema, Siginella, Tecosa, Tinello

È posta in un ricco territorio di boschi e pascoli, luogo di meta dei genovesi che amano il soggiorno in montagna; gustandosi i famosi “canestrelli”, possiamo ammirare le due chiese nella stessa piazza e i ruderi dell’antico Castello dei Fieschi. Secondo il Crosiglia, storico locale, il il torrione del Castello rsisteva prima del mille (torre romana) e avrebbe dato il nome alla brogata: Turia, quindi Torriglia, epoi Turrigia. Il più antico documento è un diploma del 927 con cui l’Imperatore Ottone II conferma al Monastero di di San Colombano di Bobbio le terre ed i castelli del territorio. Feudo dei Malaspina, Signori della Lunigiana, ai quali fu confermato da Federico II nel 1227. Fu poi acquistato dai Fieschi che lo tennero, salvo brevi interruzioni, fino alla congiura del 1547, contro la Repubblica di Genova, e più precisamente ai Doria che, dopo tale data passò sotto la loro protezione. Torriglia, con il suo territorio, formava un piccolo stato conosciuto sotto il nome “dominio imperiale dei monti liguri”, ed era governato con proprie leggi e statuti. Nei pressi del bivio per Pentema troviamo anche un sentiero a sinistra che porta al Pian della Torre, luogo dove sorgeva Torriglia Vecchia e l’antico castello.Torriglia si trova alla confluenza delle Valli Scrivia e Trebbia dove corrono il Torrente Scrivia e il Fiume Trebbia che, come già detto, nascono dalle pendici del Monte Prelà. Ragione per cui Torriglia e le zone limitrofe sono sempre state meta di passaggio di mercanti del sale, ma anche di pellegrini. Da ricordare è l’Abbazia di Patrania del quale si sa di certo che la fondazione è chiaramente di origine longobarda. Non essendoci, ai giorni nostri, vestigia architettoniche tangibili, rimangono delle ipotesi sulla collocazione. Gli studiosi tendono a definirla un consorzio tra le chiese di S. Maria di Montebruno e S. Maria e Sant’Onorato di Torriglia. La strada che risaliva la Val Fontanabuona da Sestri Levante fino alla Scoffera e che poi si divideva in due rami per le valli Scrivia e Trebbia era detta “via Patrania”. Quindi possiamo chiamare con questo nome anche questo tratto del nostro itinerario. Gli esperti ipotizzano che Patrania altro non sia stato il nome di Torriglia, meglio Torriglia vecchia che si trovava nei pressi della odierna Donetta.

I Castelli di Torriglia

Lungo a via troviamo il castello di Torriglia. Sovrastanti il borgo di Torriglia rimangono i resti dell’antico castello eretto, secondo alcune fonti locali, intorno o dopo l’anno 1000. Il primo documento ufficiale che certifica l’esistenza del castello è una bolla papale del 1153 del pontefice Anastasio IV. Nel 1180 divenne proprietà della famiglia Malaspina che conservarono tale possedimento fino al 1250 con l’approvazione dell’imperatore Federico II di Svevia (nipote del Barbarossa); nella seconda metà del XIII secolo venne assoggettato alla famiglia Fieschi conti di Lavagna. Dopo la celebre Congiura dei Fieschi, episodio storico che avvenne nello stesso anno, la proprietà su Torriglia e sul locale castello passeranno alla famiglia Doria che creò un marchesato, poi principato indipendente. Il castello per i Malaspina non fu, per il passaggio dei mercanti, così importante come quelli posizionati nelle Valli Staffora e Trebbia. Il castello di Torriglia vecchia è posizionato sulla altura sovrastante Donetta ai piedi del Monte Prelà nota come “Cian della Torre” o “Torriglia Vecchia”. Donetta era chiaramente sulla via commerciale e ciò farebbe pensare a una sorta di ‘sistema’ per il controllo stradale, articolato in due punti fortificati, uno dei quali posto sul crinale, l’altro ubicato in corrispondenza del passaggio della strada presso il borgo di Torriglia. Mentre per il castello sovrastante Torriglia rimane abbastanza, di quello di Torrglia Vecchia rimangono poche mura.

TORTONA

◾VIDEO: Torriglia

Tortona è il centro più importante di queste zone. Ha origini antiche che risalgono al periodo romano: gli scavi archeologici di Libarna, nei pressi di Serravalle, lo testimoniano. Entrando nel centro storico della città, si assapora un’aria medioevale: palazzi, chiese e piazze compongono una città viva, dai mille colori. Si possono ammirare le numerose chiese, come la cattedrale di Santa Maria Assunta, posta nella Piazza del Duomo, la Chiesa di Santa Maria dei Canali, la più antica della città, la Chiesa di San Giacomo, di origini medioevali, l’imponente Basilica della Madonna della Guardia, voluta da San Luigi Orione (sepolto qui), con la statua della Madonna posta sul campanile, punto di riferimento non solo dei pellegrini, ma anche dai viaggiatori “autostradali”. I palazzi sono altrettanto importanti: il Palazzo Vescovile con il Museo Diocesano che, tra l’altro, conserva il Codice Purpureo di Sarezzano, Palazzo Guidobono, dimora signorile, la torre del Castello, unica superstite della fortezza che sovrastava la città. Le origini romane sono segnalate anche dalle antiche mura. Si prosegue e si incontra Villalvernia, paese che visse i suoi momenti più tragici durante la seconda Guerra Mondiale, allorché un pesante bombardamento vi portò morte e distruzione. Il borgo antico, posto nella parte alta del paese, conserva l’antica Parrocchiale situata sul Castello, che ospita la tomba del Tenente Generale Passalacqua, Marchese di Villavernia, insignito della medaglia d’Oro al valor militare. Cassano Spinola: come ci indica il nome del comune, il paese è stato residenza dalla nobile famiglia degli Spinola, di cui rimane testimonianza nel Palazzo Millelire, scelto in seguito all’abbandono del castello per una residenza più signorile. Il Palazzo della Guacciorna è dotata di una vasta estensione di terreno, anche questa di proprietà dalla casata genovese, venne acquistata da Claudio Spinola nel 1652 per il prezzo di 2535 scudi. Passò in seguito ai Marchesi De Maria di Genova e da questi alla famiglia del senatore Pietro Tortarolo, attuale proprietaria. Ciò che interessa il nostro percorso è località San Bartolomeo. Qui vediamo una “Casa-Torre” di epoca medievale, passaggio di mercanti. Dal ponte possiamo scorgere i resti del precedente ponte romano. Stazzano, immerso in un verdeggiante paesaggio collinare, fu probabile luogo di sosta o di un possedimento della “gens Statiti” in età romana. Viene successivamente ceduto come feudo a vari signori, assegnato a Tortona che a lungo, anche se con alterne vicende, ne terrà il controllo. Del passato feudale rimangono da vedere i resti (una torre e parte delle cortine) del castello, originario del sec. X, divenuto nel tempo residenza estiva, ma anche luogo di rifugio dei vescovi di Tortona. Accanto si trova il Santuario ottocentesco del Sacro Cuore, opera dell’architetto Giulio Leale, nativo di Cassano Spinola, che fu eretta quando il castello venne trasformato in seminario. Quello di Nostra Signora del Montespineto, invece, nelle forme attuali, è un edificio seicentesco, ma, secondo la tradizione, ha sostituito una chiesa precedente costruita dagli abitanti ai tempi di Federico Barbarossa come ringraziamento per lo scampato pericolo. Interessante è anche la chiesa cinquecentesca di San Giorgio che conserva le reliquie del santo. Una menzione particolare merita il Museo Civico di Storia Naturale di Villa Gardella, fondato nel 1980 per iniziativa del Gruppo Naturalisti di Stazzano: ricchissimo di minerali, fossili, resti antropologici, raccoglie una collezione ornitologica, anfibi, pesci, molluschi, insetti e custodisce il più grande erbario della provincia di Alessandria. Serravalle Scrivia paese situato presso la confluenza del Borbera nello Scrivia. Erede della antica città romana di Libarna, dopo la distruzione della stessa appartenne ai vescovi di Tortona durante il Medioevo, fino a quando questi non lo cedettero al Comune di Tortona, in cambio della difesa delle loro terre. Il toponimo Serravalle lo si ritrova per la prima volta in un atto pubblico datato 1140, attraverso il quale i Comuni di Tortona e di Genova concordarono i loro confini. Ebbe la influenza delle più importanti famiglie nobili di questi luoghi tra cui gli Spinola, quindi ai Visconti, poi agli Adorno e infine entrò nei possedimenti dei Savoia. Dove ora vediamo le antenne c’era un castello distrutto dai Francesi. È un importante nodo stradale tra la Pianura Padana e il mar Ligure, e lo divenne soprattutto nel 1935 quando venne inaugurata la Camionale Genova-Serravalle, ora parte dell’Autostrada A7. Il Santuario di Monte Spineto si trova in posizione dominante tra la valle Scrivia e la val Borbera. Nel 1633 sulla sommità del Monte Spineto incominciò la costruzione del Santuario di Nostra Signora del Monte Spineto voluto dal vescovo di Tortona Paolo Arese. Il nome del monte si riferisce al biancospino dove avvennero eventi miracolosi. Due eventi di saccheggio colpirono queste zone ed ogni volta gli abitanti si rifugiarono sul monte invocando la Madonna; la prima volta costruirono un piccolo luogo di culto, la seconda si posò una colomba su di un biancospino, fiorito fuori stagione,  ed una ragazza muta riacquistò la voce. Per ringraziamento si costruì la chiesa disponendo l’altare nel luogo dove era posizionato il biancospino del miracolo.

PAESI | V

VILLALVERNIA

◾VIDEO: Villalvernia

◾Le frazioni:

Villalvernia, paese che visse i suoi momenti più tragici durante la seconda Guerra Mondiale, allorché un pesante bombardamento vi portò morte e distruzione. Il borgo antico, posto nella parte alta del paese, conserva l’antica Parrocchiale situata sul Castello, che ospita la tomba del Tenente Generale Passalacqua, Marchese di Villavernia, insignito della medaglia d’Oro al valor militare.

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