ZONE | Valli Taro e Ceno

PAESI E CULTURA IN AGGIORNAMENTO

Valle Taro

Situata in Emilia-Romagna nella provincia di Parma, è una valle incantevole attraversata dal fiume Taro. Questa valle è famosa per i suoi paesaggi verdi, i borghi storici e i prodotti tipici, come i funghi porcini di Borgotaro, che hanno ottenuto il marchio IGP. La valle offre anche numerose opportunità per escursioni, passeggiate lungo il fiume e visite a riserve naturali come l’Oasi dei Ghirardi. Inoltre, è attraversata dalla storica Via Francigena, che collegava Canterbury a Roma, rendendola un luogo di passaggio per pellegrini e viaggiatori.

Val Ceno

E’ attraversata dal fiume Ceno, da cui prende il nome. Questa valle è caratterizzata da paesaggi suggestivi, antichi borghi e un’atmosfera tranquilla, ideale per chi desidera staccare dalla vita frenetica. La valle è anche rinomata per le sue tradizioni culinarie, in particolare i prodotti locali come i salumi e i formaggi. Inoltre, la zona offre numerosi percorsi escursionistici e ciclabili per esplorare la bellezza naturale della valle. Tra le attrazioni naturali si possono trovare boschi, colline e prati verdi che la rendono una meta ideale per chi cerca un contatto autentico con la natura.

Famigli Dé Rossi

è un antico casato nobiliare originario di Parma, distintosi nel Rinascimento come una delle più eminenti e influenti realtà aristocratiche dell’Emilia occidentale. Le prime attestazioni documentarie risalgono al XII secolo, con la figura di Orlando, detto “del Rosso”, da cui deriverebbe l’adozione del cognome “de’ Rossi”. Lo storico Bonaventura Angeli individua nel padre di Orlando un certo Sigifredo, figlio di Bernardo, e ricostruisce retroattivamente l’albero genealogico della famiglia fino a un Guido, che – secondo quanto afferma l’Angeli – avrebbe militato sotto Ottone I di Sassonia. Tuttavia, tale ipotesi non trova conferma né in Pompeo Litta Biumi, che indica in Orlando il capostipite della stirpe, né negli scritti di Federico Rossi, figlio di Pier Maria III, il quale, negli “Elogia” dedicati agli antenati, definisce Orlando come «certissimus prolis caput», ovvero il sicuro capostipite della discendenza. Nel corso dei secoli e in Val di Taro, numerosi membri della famiglia ricoprirono incarichi di rilievo nelle istituzioni civili, militari ed ecclesiastiche: furono podestà, vicari imperiali, condottieri di fama, letterati, vescovi, cardinali. Già dal XIV secolo i Rossi furono inclusi nel patriziato veneto, segno del loro prestigio anche al di fuori dell’ambito regionale. A partire dal XVII secolo, alcuni esponenti del ramo marchionale furono elevati al rango di Grandi di Spagna, uno dei più alti titoli della nobiltà iberica, a conferma dell’estensione sovranazionale del loro peso politico e del riconoscimento ottenuto presso le principali corti europee.

Polissena Maria Landi

È stata una figura storica di rilievo, figlia di Federico Landi, IV Principe di Valditaro, e signora di Bardi e Compiano nel contesto del “Seicento Borgotarese”. Portatrice del titolo di Principessa di Valditaro, la sua figura si inserisce nelle dinamiche storiche dei feudi Landi in Alta Val Taro, legata anche alle vicende di resa del territorio.

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PAESI E CULTURA IN AGGIORNAMENTO

PAESI | A

ALBARETO – Valle Taro

◾VIDEO: Albareto

◾FRAZIONI: Bertorella, Boschetto, Buzzò, Cacciarasca, Campi, Case Bozzini, Caselle, Case Mazzetta, Case Mirani, Codogno, Folta, Gotra, Il Costello, Lazzarè, Le Moie, Montegroppo, Pieve di Campi, Pistoi, Ponte Scodellino, Roncole, San Quirico, Spallavera, Squarci, Torre

un piccolo borgo in Val di Taro parmense a pochi chilometri da Borgotaro e da Bedonia, lungo la “Strada del Fungo Porcino”. Da qui si arriva ai Passi Cento Croci e del Bocco che segnano il confine tra Emilia e Liguria. Le bande sul simbolo del comune provengono dallo stemma della famiglia dei Fieschi di Lavagna, signori di Albareto fino al 1574. Da Vedere la Chiesa di Santa Maria Assunta ed i dintorni ricchi di vegetazione che aiutano al relax.

PAESI | B

BARDI – Valle Ceno

◾VIDEO: Bardi

◾FRAZIONI: Assirati, Bazzini, Bergazzi, Berlini, Bertonazzi, Boccolo, Bosini, Bre, Brugnoli, Caberra di Costageminiana, Cacrovoli, Caneto, Cantiga di Costageminiana, Caprile, Carpana, Casanova, Case Ini, Case Soprane, Cavallare, Cerreto, Chiesabianca, Cogno di Gazzo, Cogno di Grezzo, Comune Soprano, Costa, Credarola, Cremadasca, Diamanti, Dorbora, Faccini, Faggio di Pione, Fantoni, Ferrari, Filippini, Franchini, Frassineto, Gabriellini, Gazzo, Geminiano, Granelli, Granere, Gravago, Grezzo, Lezzara, Lobbie, Moglie, Monastero di Gravago, Noveglia, Osacca, Panigaro, Pareto, Piana Gazzo, Pianelletto, Pieve di Gravago, Pione, Ponteceno di sopra, Romei, Roncole, Rossi, Rugarlo, Saliceto, Santa Giustina, Segarati, Sidolo, Tanugola, Taverna, Tiglio, Vicanini, Vischetto di Là, Vosina, Noceto, Venezia, Lame, Cansanldi. Arcisa, Boriani, Molino Castelletto, Monticelli, Ghiaia, Tra Rio, Belli, Prato Femmine, Bazzini, Mazzaron, Poggiolo, Bellagamba, Orsara, Franchini, Chiastre, Centoni, Linguada, Madonna del monte, Pietra Nera, Casermure, Guselli, Lubbia, Sorba, Landino.

Secondo la storia il toponimo Bardi deriverebbe dall’appellativo che contraddistingueva la nobiltà longobarda — i cosiddetti arimanni — un gruppo dei quali si stabilì qui attorno al 600 d.C. La prima attestazione di una Silva arimannorum vicinissima a Bardi, un bosco affidato agli uomini liberi legati direttamente al re, è dell’898 e si riferisce probabilmente alla fascia tuttora prevalentemente boschiva nei pressi di Cogno di Gazzo. Il monastero di Bobbio, come risulta dai vari diplomi imperiali e dalla Carta di Wala possedeva la corte di Boccolo (Bocolo o Boculo o Boculum), che si estendeva in tutto il territorio di Bardi e oltre. L’abitato è dominato dall’imponente castello costruito in posizione sopraelevata su uno sperone di diaspro rosso. La prima testimonianza scritta della presenza di un castello è data da una pergamena datata 869. Nell’agosto 898 un bardigiano, Andrea figlio di Dagiverto vende al Vescovo di Piacenza Everardo metà della “Rocha” di Bardi. Nel gennaio del 1000 il vescovo di Piacenza Sigifredo si trasferisce a Bardi, essendo il feudo diventato patrimonio ereditario dei Vescovi di Piacenza. Nella prima metà del XIII secolo il vescovo cedette il castello e le terre circostanti ad un gruppo di nobili locali conosciuti come Conti di Bardi. Nel 1251 in seguito ad una ribellione i Pallavicino, signori di Piacenza, espugnarono e distrussero il castello. Il 19 marzo 1257 il feudo fu acquisito da Ubertino Landi dei Landi di Piacenza, conti ghibellini, che rimasero tra alterne vicende signori di Bardi per i successivi quattro secoli. Ubertino Landi riedificò e fortificò il castello facendone un baluardo pressoché inespugnabile. Nel 1269 i guelfi assediarono il castello che si arrese dopo mesi per penuria di viveri. Il castello passò alla città di Piacenza fino all’ottobre 1307, quando Ubertino II Landi ottenne dall’imperatore Arrigo VII di Lussemburgo il castello di Bardi, Borgo Val di Taro e Compiano. Nel 1381 Gian Galeazzo Visconti riconobbe la signoria dei Landi che ottennero nel 1415 una completa autonomia. Il castello, progettato inizialmente come presidio militare, venne successivamente ampliato e modificato per adattarsi alla funzione di capitale di un piccolo stato libero esteso a buona parte dell’alta Val Ceno e dell’alta Val Taro. Nel 1429 Filippo Maria Visconti conquistò il castello, successivamente affidato al condottiero di ventura Niccolò Piccinino che lo tenne dal 1438 al 1448. Nel 1448 ritornarono i Landi. Nel 1551 l’imperatore Carlo V eresse il feudo a marchesato e i Landi ottennero il diritto di battere moneta con una loro zecca. Agostino Landi fu nominato marchese di Bardi e principe di Borgotaro. Ad Agostino successe Manfredo, morto improvvisamente in Spagna prima delle nozze con Giovanna di Aragona, a cui si deve l’impianto attuale del castello. Dopo il marchese Claudio nel 1589 il castello passò a Don Federico, che istituì nel 1616 per diploma dell’imperatore Mattia un collegio di notai in Bardi con la facoltà di concedere la Laurea di abilitazione e l’anello. Il collegio venne abolito con le Leggi Napoleoniche nel 1805. A Don Federico e a sua figlia Polissena il castello deve una risistemazione complessiva del cortile, la costruzione del portico dell’oratorio, la grande Sala dell’Armeria, la raccolta dei quadri e la biblioteca. A Polissena successe il figlio Andrea III Doria-Landi, che nel 1682, grazie alla mediazione dell’ambasciatore conte Fabio Perletti presso la corte imperiale, cedette Bardi a Ranuccio II Farnese, duca di Parma. Nelle frazioni si trovano i resti o le memorie di varie rocche medievali, abbandonate o distrutte nei secoli: il castello di Gravago, il castello di Lacore, il castello di Pione, il castello di Pietracervara, il castello di Pietragemella, il castello di Pietra Nera e il castello di Sidolo.

BEDONIA – Valle Ceno

◾VIDEO: Bedonia

◾FRAZIONI: Anzola, Alpe, Borio, Bruschi di Sopra, Bruschi di Sotto, Calice, Campore, Caneso, Carniglia, Casaleto, Casalporino, Casamurata, Case Gelana, Castagna, Castagnola, Castellaro, Cavadasca, Cavignaga, Ceio, Cese di Romezzano, Chiesiola, Cognole, Cornolo, Costa Alta, Costa Belvedere, Costa della Romana, Costa di Borio, Custi, Drusco, Follo, Fontanabonardi, Fontanachiosa, Fontanino, Foppiano, Forana, Fornolo, Illica, Le Coste, Libbia, Liveglia, Marazzano, Masanti di Sopra, Masanti di Sotto, Momarola, Montarsiccio, Montevacà, Monti, Moronera, Nociveglia, Piane di Carniglia, Pilati, Ponteceno, Porcile, Prato, Revoleto, Rio Grande, Rio Merlino, Rio Pansamora, Romezzano, Roncole, Salarolo, San Marco, Scopolo, Segalino, Selvola, Serra, Setterone, Spora, Strepeto, Tasola, Tomba, Travaglini, Volpara

Già abitata dai celti liguri prima della colonizzazione dei romani, in loco sono state ritrovati dei reperti archeologici relativi al neolitico. Il villaggio fu uno degli ultimi nell’area ad essere soggiogato dalla forza delle legioni di Roma in data 167 a.C. quando il proconsole Marco Fulvio Nobiliore riuscì a sottomettere gli abitanti mettendo a ferro e fuoco la vicina foresta del Monte Penna, deportando molti residenti nel territorio del Sannio. Sotto il dominio romano la città prese il nome di Bitunia (da cui il nome moderno) e con tale nome viene citata anche nella Tavola Alimentaria voluta dall’imperatore Traiano e ritrovata a Velleia. Il borgo viene citato nuovamente in un documento dell’VIII secolo quando un gruppo di homines di Bedonia entra in conflitto col vescovo di Piacenza per dei diritti sulle terre coltivabili in zona “Breia” ancora oggi esistente, amministrate da case massericae di cui si possono ritrovare antiche tracce nelle frazioni di Casalporino, Casaleto e Casale d’Illica Durante il primo medioevo, l’area dell’abitato venne fortemente influenzata dalla presenza dei monaci dell’abbazia di Bobbio che realizzarono gli insediamenti di Porcile e Calice e, dopo essere stato feudo dei vescovi di Piacenza che vi istituirono in loco un arciprete a loro rappresentanza, il borgo passò quindi nell’orbita del comune di Piacenza. Data la posizione in prossimità di diverse regioni, la città di Bedonia si trovò ben presto ad essere contesa lungamente tra il comune di Piacenza e le nobili famiglie dei Lusardi e dei Landi verso la fine del XII secolo, per poi venire definitivamente assegnata a questi ultimi nella persona di Agostino nel 1551 che inglobò l’abitato nel cosiddetto Stato Landi. La città venne quindi venduta ai Doria genovesi sul finire del Seicento. Tornata in mano alla famiglia Landi sulla fine del XVII secolo, passò quindi ai Farnese, entrando così nell’orbita del Ducato di Parma dal 1682, stato con cui condivise gran parte della propria storia successiva. Castello di Pietracravina: edificato sul monte Ragola probabilmente per volere della famiglia Granelli, tra il 1260 e il 1276 fu conteso in numerose battaglie da guelfi e ghibellini, ma fu infine riconquistato dai Granelli alleati dei Landi, che ne furono investiti nel 1405, nel 1412 e nel 1454; abbandonato in epoca imprecisata, scomparve completamente.

BERCETO – Valle Taro

◾VIDEO: Berceto

◾FRAZIONI: Bergotto, Boschi, Cantoniera Tugo, Casa Brusini, Casa Dolfi, Casaselvatica, Case Pesci, Castellonchio, Cavazzola, Corchia, Casacca, Fugazzolo, Ghiare, La Cornaccina, La Costa, Lozzola, Pagazzano, Pian Farioli, Pietramogolana, Preda, Roccaprebalza, Tra La Riva, Valbona, Villa di Sotto

Tappa fondamentale della Via Francigena. Nel X secolo Berceto fu attraversata dall’arcivescovo di Canterbury Sigerico, che la menzionò come XXXIII Sce Moderanne nel suo itinerario. La fondazione certa dell’odierno centro abitato è tuttavia successiva e legata alla tradizione e alla figura di san Moderanno, patrono comunale: nel 718 il vescovo di Rennes partì in pellegrinaggio verso Roma, fermandosi a Reims, ove acquistò alcune reliquie di san Remigio. Secondo la leggenda, percorrendo la via di Monte Bardone, che collegava Parma con la Lunigiana, giunse nei pressi del passo della Cisa e vi si fermò per riposarsi, appendendo a una pianta le reliquie, che tuttavia dimenticò alla ripresa del cammino; non appena se ne accorse, ritornò sui suoi passi, ma, dopo aver ritrovato l’albero a cui si era appoggiato, non riuscì a raggiungere il ramo su cui aveva attaccato il suo prezioso carico, cresciuto prodigiosamente; la pianta si riabbassò solo quando il vescovo promise di lasciare le reliquie a Berceto.[13] L’anno seguente il re dei Longobardi Liutprando fondò nei pressi del luogo del miracolo il monastero di Bercetum e ne nominò priore Moderanno. Nell’879 il re d’Italia Carlomanno di Baviera assegnò l’abbazia e le sue terre alla diocesi di Parma che ne esercitò il controllo attraverso i canonici del Capitolo della Cattedrale di Parma. Nel 1313 l’imperatore del Sacro Romano Impero Enrico VII di Lussemburgo assaltò e diede alle fiamme il paese di Berceto e il suo maniero, che assegnò al cardinale Luca Fieschi. Nel 1331 il re Giovanni I di Boemia, figlio di Enrico VII, investì del feudo i fratelli Rolando, Marsilio e Pietro Rossi, ai quali nel 1337 subentrò Azzo da Correggio. Negli anni successivi i Rossi rientrarono a Berceto, nel cui castello nacque nel 1413 Pier Maria II; già nel 1420 le truppe del duca di Milano Filippo Maria Visconti conquistarono il maniero. Nel 1441 Pier Maria Rossi riacquistò dal Visconti Berceto, che passò nel 1482 al figlio Bertrando e nel 1502 al nipote Troilo I, il quale lo annetté alla contea di San Secondo. Nel 1635 Troilo IV de’ Rossi fu dichiarato reo di ribellione dal duca di Parma Odoardo I Farnese, che confiscò tutte le sue terre e lo costrinse all’esilio; il fratello Scipione I, che servì a lungo il regno di Spagna, nel 1657 riuscì con l’aiuto del re Filippo IV a convincere il duca Ranuccio II ad annullare il decreto del 1635, a fronte tuttavia di un pesantissimo indebitamento, che nel 1666 lo costrinse a cedere Berceto e gli altri feudi appenninici alla Camera ducale di Parma. Nel 1707 il duca Francesco Farnese assegnò Berceto ai marchesi Boscoli, che lo permutarono con Ravarano; nel 1736 subentrarono i conti Tarasconi Smeraldi, che ne mantennero il possesso fino all’abolizione dei diritti feudali decretata da Napoleone nel 1805. Da visitare il duomo di San Moderanno. Edificato originariamente quale chiesa del monastero di Bercetum, oggi distrutto, fondato nel 719 dal re dei Longobardi Liutprando, il duomo fu completamente ricostruito in forme romaniche nel XII secolo e profondamente modificato tra il 1480 e il 1502. Santuario della Madonna delle Grazie: edificato originariamente nel XV secolo come oratorio di un ospizio per pellegrini. Il Santuario della Madonna della Guardia sul passo della Cisa. Castello di Berceto: edificato originariamente nel 1221 dal Comune di Parma, il castello fu a lungo conteso da guelfi e ghibellini; distrutto nel 1313 dall’imperatore Enrico VII di Lussemburgo, che ne investì il cardinale Luca Fieschi, fu assegnato nel 1331 ai conti Rossi, ai quali nel 1337 subentrò Azzo da Correggio; riconquistato dai Rossi, fu teatro nel 1413 della nascita di Pier Maria II de’ Rossi, che lo riacquistò nel 1441 dopo la conquista, avvenuta nel 1420, da parte del duca di Milano Filippo Maria Visconti; il condottiero rinforzò e abbellì il maniero, che lasciò in eredità al figlio Bertrando; alienato nel 1666 alla Camera ducale di Parma, il castello nel 1707 fu acquistato dai marchesi Boscoli, ai quali nel 1736 subentrarono i conti Tarasconi Smeraldi, che lo mantennero fino all’abolizione dei diritti feudali decretata da Napoleone. Fortino di Maria Luigia: noto anche come Fortino di Maria Luigia, fu progettato per lo stato parmense nella prima metà del XIX secolo, con i lavori che iniziarono nel 1846, doveva servire come baluardo di controllo, tra due regni diversi, quello appunto di Parma, e quello di Pontremoli, Filattiera ed Aulla. Castello di Pietramogolana: edificato prima del 674 su uno sperone di roccia a picco sul fiume Taro, grazie alla sua posizione strategica il castello fu a lungo conteso dal Comune di Parma, dalla diocesi cittadina e dai Platoni, ai quali si aggiunsero nel XIII secolo i Pallavicino, i Sanvitale, i Rossi e i Terzi; dal 1460 il maniero appartenne quasi ininterrottamente fino al 1627 ai conti Sanvitale. Castello di Roccaprebalza: edificato entro il XIII secolo per volere dei vescovi di Parma, il castello, collocato su uno sperone di roccia a picco sulla val Manubiola, passò nel 1355 ai Rossi, che lo mantennero quasi ininterrottamente fino al 1666. Casacca: minuscolo borgo d’origine romana, Casacca è composta da un palazzo, una chiesa risalente al XIII secolo e sette abitazioni, tutti realizzati in pietra e coperti da tetti in lastre di arenaria; a lungo disabitati, gli edifici furono recuperati agli inizi del XXI secolo.

BORE – Valle Ceno

◾VIDEO: Bore

◾FRAZIONI: Bellaria, Castiglione dei Turchi, Felloni, Ferrari, Fiori, Franchi-Salvi, Metti, Mortarelli, Orsi, Pereto, Pozzolo, Pratogrande, Raffi, Ralli, Rovina, Silva, Zani, Zermani

Il territorio comunale di Bore coincide praticamente con la valle del Cenedola. Il territorio di Bore è abitato si dall’epoca romana, quando i centri principali della val Cenedola erano Metti e Pozzolo, come si deduce dalla Tabula alimentaria traianea. Terra di scontri fra Longobardi e Bizantini nel VI secolo, in seguito prevalsero i primi che proseguirono la conquista fino alla marittima ligure. Nel IX secolo venne devastata dagli Ungari. A scopi difensivi venne costruita presso la località di Metti una rocca, detta rocca degli Orsi, probabilmente nel luogo dove ora sorge il piccolo nucleo di Orsi. Nei secoli successivi la vallata fu feudo dei marchesi Pallavicino di Pellegrino prima e degli Sforza-Fogliani poi, sino a che nel 1546 la valle non fu sottoposta all’autorità di un console per ordine del duca di Parma Pier Luigi Farnese. La nascita del capoluogo comunale è abbastanza recente e dovuta allo “Stradone per Genova” iniziato da Guillaume du Tillot e inaugurato nel tratto che conduce a Bardi il 2 giugno 1773 dal duca Ferdinando di Borbone e dalla moglie Maria Amalia d’Asburgo-Lorena. Casa Borella è ubicata in località Fiori è un’antica corte attorno alla quale sorgono diversi corpi di fabbrica, di interesse un portale a tutto sesto che si affaccia sul cortile. Compreso nel complesso della casa vi è un piccolo oratorio in sasso detto dei Fiori costruito nel 1711 e ristrutturato recentemente. La restante parte della struttura è abbandonata e in rovina.

BORGO VAL DI TARO – Valle Taro

◾VIDEO: Borgo Val di Taro

◾FRAZIONI: Banca, Barca, Barzana di Sotto, Baselica, Belforte, Bissaio, Boceto, Bozzi, Brattesini, Brunelli, Caffaraccia, Ca’ Franchi, Caprendino, Case Maroni, Casembola, Case Scodellino, Case Vighen, Casoni, Ca’ Valesi, Cavanna, Cianica, Colombaia, Corriago, Costadasi, Frasso, Galla, Ghiare, Giacopazzi, Gorro, Grifola, Il Mulino, Il Poggio, La Costella, Laghina, Lavacchielli, Le Querciole, Le Spiagge, Magrano, Meda, Monticelli, Ostia Parmense, Poggio, Pontolo, Porcigatone, Pozzo, Roccamurata, Rovinaglia, San Martino, San Pietro, San Vincenzo, Tiedoli, Tolara, Tombone, Valdena, Valleto.

La valle del Taro, in epoca preromana, era abitata dai Liguri velleiati. La resistenza dei liguri velleiati fu vinta nel 157 a.C. dalle legioni romane al comando del proconsole Mario Fulvio Nobiliore, in uno scontro che avvenne, pare, attorno al monte Penna. Durante l’epoca barbarica la Valle del Taro fu occupata dai Longobardi fin dall’epoca dell’invasione in Italia o almeno dal regno di Agilulfo. Tra il VIII e il X secolo anche nell’area dell’alta valle del Taro, così come in molte zone di transito, sorsero i monasteri colombaniani detti regi perché beneficiavano delle donazioni imperiali. Questi monasteri avevano giurisdizione su vasti territori e proprio dall’abbazia di San Colombano di Bobbio, fondato da san Colombano., dipendeva Torresana, antico nome di Borgo Val di Taro. Con l’aiuto della famiglia dei Malaspina favorirà l’espandersi di questa potente famiglia nel valtarese. I Platoni, impossibilitati a controllare le terre di cui erano signori, nella prima metà del XII secolo, giurarono fedeltà e vassallaggio al Comune di Piacenza adottandone leggi e statuti che regoleranno la vita della comunità borgotarese anche nei secoli futuri. Burgus Vallistari, di parte guelfa, rimane nell’orbita di Piacenza, anch’essa guelfa, fino al 1317, quando Galeazzo I Visconti divenne signore di tutto il vescovado piacentino. Da quel momento è tutto un susseguirsi di signorie che esercitano il loro potere in nome del Duca di Milano o contro di lui: la Chiesa di Giovanni XXII, Francesco Scotti, Azzo Visconti, Borromeo dei Borromei, i Piccinini, i Landi. Nel XIII secolo fa la sua comparsa nel valtarese la potente famiglia genovese dei Fieschi, che per tutto il Quattrocento e il Cinquecento contenderà alla famiglia piacentina dei Landi il potere sulla Repubblica di Borgo Val di Taro, lasciando evidenti segni di buon governo come attestano i numerosi capitoli tra i Fieschi e la Comunità di Borgo Val di Taro. I Fieschi abbandoneranno definitivamente il Borgo nel 1547, dopo la fallita congiura di Gianluigi Fieschi contro la Repubblica di Genova, alla quale parteciparono molti borgotaresi e pontremolesi. Castello di Borgo Val di Taro: edificato originariamente nel XII secolo probabilmente dal Comune di Piacenza, passò nel 1243 ai Fieschi, ma nel 1257 fu conquistato dai Landi, che ne mantennero quasi ininterrottamente il possesso fino al 1414, quando i Fieschi se ne riappropriarono; espugnato nel 1429 dalle truppe di Filippo Maria Visconti, fu concesso a Niccolò Piccinino, che lo ampliò e rinforzò; riassegnato a Obietto Fieschi nel 1444, nel 1477 fu occupato da Manfredo Landi col favore di Galeazzo Maria Sforza; riconquistato dai Fieschi nel 1488, fu completamente ricostruito e notevolmente rinforzato su progetto del maestro Martino da Lugano. Espugnato da Pier Luigi Farnese in seguito al fallimento della congiura di Gianluigi Fieschi del 1547, dopo l’uccisione del Duca fu occupato dalle truppe imperiali guidate da Ferrante I Gonzaga e assegnato nel 1551 ad Agostino Landi, che fece abbattere la cinta muraria del paese danneggiando anche il castello; espugnato nel 1578 da Ottavio Farnese chiamato dai borghigiani ribellatisi ai Landi, fu rinforzato nel 1610 ma nuovamente occupato per alcuni mesi nel 1636 da Giovanni Andrea II Doria, marito di Maria Polissena Landi.

PAESI | C

COMPIANO – Valle Taro

◾VIDEO: Compiano

◾FRAZIONI: Barbigarezza, Breia, Caboara, Casello, Cereseto, Costa, Farfanaro, Isola, Paradiso, Piano delle Moglie, Ponte di Compiano, Premassato,Rio, Roncodesiderio, Sambuceto, Strela, Sugremaro, Trario, Villa

completamente circondato da mura, strettamente legato al suo castello, facente parte del cosiddetto Stato Landi e sede di zecca. Attorno al Mille fu terra dei Malaspina sino al XII secolo. Il castello, ubicato su di uno sperone roccioso che domina la Val di Taro, la prima menzione del maniero è del 1141 quando il castello era proprietà dei Malaspina, nei secoli passò di mano più volte: prima fu dei Landi, poi di Filippo Maria Visconti, per tornare nuovamente ai Landi. Divenuto possesso diretto dei Farnese fu trasformato in carcere nel XIX secolo e, successivamente, divenne proprietà del comune di Compiano. A metà del XVI secolo Compiano entrò a far parte dei territori controllati dagli spagnoli venendo elevato al rango di contea da Carlo V che in seguito lo restituì ai Landi. Passato nel 1626 ai Doria divenne possesso dei Farnese all’interno del ducato di Parma e Piacenza perdendo progressivamente di importanza.

PAESI | F

FORNOVO DI TARO – Valle Taro

◾VIDEO: Fornovo di Taro

◾FRAZIONI: Banzola, Cafragna, Camporosso, Case Borgheggiani, Caselle, Case Rosa, Case Stefanini, Citerna, Citerna Vecchia, Faseto, Fornace, La Costla, La Magnana, Le Capanne, Neviano de’ Rossi, Osteriazza, Piantonia, Piazza, Provinciali, Respiccio, Riccò, Roncolongo, Salita-Riola, Sivizzano, Spagnano, Triano, Villanova, Vizzola

Nel 1495 vi si svolse la famosa battaglia di Fornovo, combattuta tra le truppe alleate formate da una coalizione antifrancese voluta dal Pontefice Alessandro VI, Massimiliano d’Austria Re dei Romani, Fernando d’Aragona, Enrico VII d’Inghilterra, Firenze, Milano, Venezia, guidate da Francesco II Gonzaga e i francesi di Carlo VIII. Lo Sperandio disegnò una bella medaglia rappresentante Francesco II Gonzaga a cavallo a Fornovo con la fiera iscrizione: Ob Restitutam Italiae Libertatem. All’inizio del secolo scorso (1905) venne costituita la Società Petrolifera Italiana (S.P.I.). Il paese divenne, in questo modo, il maggior centro italiano per la produzione e la lavorazione del petrolio, arrivando negli anni ’30 a coprire circa l’80% del fabbisogno nazionale. Villa Carona: Il castello fu costruito nel XIII secolo dai Rossi. Si hanno le prime notizie di un forte a Carona nel 1248, quando Bernardo Rossi fortificò il borgo per difendersi dai Guelfi. Ereditato insieme al feudo di Berceto da Troilo I de’ Rossi alla morte dello zio Bertrando, entrò a far parte dei domini dei Rossi di San Secondo sino a che Scipione I de’ Rossi, oberato dai debiti contratti, non lo cedette nel 1666 al comune di Parma che lo lasciò in stato di abbandono.

PAESI | M

MEDESANO – Valle Taro

◾VIDEO: Medesano

◾FRAZIONI: Felegara, Miano, Ramiola, Roccalanzona, Sant’Andrea Bagni, Santa Lucia, Varano dei Marchesi, Visiano

A margine del centro, in posizione dominante sulla val di Taro, si erge il Poggio, su cui nel XII secolo fu edificato il castello, probabilmente sui resti del Castrum Medexani romano. Alle palafitte fecero seguito altri stanziamenti, ma furono i Romani a creare lungo la Via Aemilia Scauri il primitivo centro urbano di Medesano. In tarda età imperiale il Castrum Medexani, forse collocato sulla cima dell’attuale Poggio, fu probabilmente fortificato per via della posizione strategica a presidio dell’accesso alla valle del Taro, che con la via romana consentiva l’attraversamento della catena appenninica. La strada e la località accrebbero notevolmente la propria importanza soprattutto nei secoli che seguirono l’invasione dei Longobardi, avvenuta nel 586. La strada, detta in seguito via Francigena, fu percorsa nel 990 dall’arcivescovo di Canterbury Sigerico, che indicò in Metane la XXXV tappa del suo Itinerario. Tra il 1140 e il 1145 il marchese Oberto I Pallavicino costruì il primo castello sulla cima dell’attuale Poggio, a presidio della vallata, e vi insediò il figlio Delfino, che ne 1150 subì l’assalto delle soldatesche del fratello Guglielmo; il maniero fu distrutto e presto riedificato, ma nel 1162 fu nuovamente devastato dai piacentini aiutati dai borghigiani. Nel 1189 l’imperatore Federico Barbarossa confermò i diritti feudali al marchese Oberto I. Dopo molte vicissitudini e cambi di proprietà,  nel 1395 la fortificazione fu riconquistata dai Pallavicino, ma nel 1403 fu saccheggiata con il borgo adiacente da Niccolò Pallavicino, loro discendente; il castello fu allora espugnato dai da Correggio, ma nel 1416 il duca di Milano Filippo Maria Visconti impose loro di restituirlo ad Antonio Pallavicino; Galeazzo da Correggio si rifiutò e fu attaccato dai milanesi; messo alle strette, preferì dare alle fiamme il maniero piuttosto che consegnarlo intatto al nemico. Il castello fu successivamente ricostruito e Medesano divenne feudo milanese sotto Ludovico il Moro. Castello di Medesano: Costruito sul Poggio tra il 1140 e il 1145 per volere di Oberto I Pallavicino, a causa della sua posizione strategica fu attaccato e distrutto più volte fin dalle origini; conteso per tutto il XIII secolo tra i guelfi e i ghibellini parmigiani. Castello di Varano Marchesi: edificato probabilmente già nell’XI secolo, il castello di Varano de’ Marchesi fu assegnato nel 1249 al marchese Oberto II Pallavicino, i cui discendenti lo mantennero quasi ininterrottamente fino al 1782, quando, in seguito all’estinzione del ramo della casata, ne furono investiti i marchesi Bergonzi. Castello di Roccalanzona: fu alienato nel 1028 alla chiesa di San Pietro di Paderna e nel 1043 al monastero di San Savino di Piacenza; a lungo conteso fra i Pallavicino e i Vinciguerra di Varano de’ Melegari, nel 1418 fu assegnato ai Rossi. Castello di Sant’Andrea: edificato nella seconda metà del XIII secolo dai Pallavicino di Ravarano, il castello di Sant’Andrea Bagni fu demolito nel 1295 e successivamente ricostruito dai da Cornazzano, che lo alienarono nel 1356 ai Rossi; occupato nel 1408 da Ottobuono de’ Terzi, fu in seguito restituito da Niccolò III d’Este ai Rossi, che lo persero nuovamente nel 1428 in favore di Rolando il Magnifico; espugnato nel 1441 da Niccolò Piccinino, che lo cedette ai da Cornazzano, fu riconquistato nel 1449 da Pier Maria II Rossi, ma nel 1482, durante la guerra dei Rossi, se ne appropriò il marchese di Varano de’ Melegari Gian Francesco Pallavicino, che lo trasmise ai suoi discendenti; completamente abbandonato e degradato, nel 1804 ne risultavano visibili solo le fondamenta, riscoperte agli inizi del XXI secolo. Castello di Miano: edificato in epoca medievale, il castello di Miano fu assegnato nel 1189 al marchese Oberto I Pallavicino; conquistato dai guelfi parmigiani nel 1267 e demolito nel 1297, fu ricostruito e restituito nel 1360 ai Pallavicino; attaccato nel 1427 da Pier Maria I de’ Rossi, fu completamente distrutto e mai più riedificato.

PAESI | P

PELLEGRINO PARMENSE – Valle Ceno

◾VIDEO: Pellegrino Parmense

◾FRAZIONI: Aione di Sopra, Aione Sotto, Berzieri, Besozzola, Careno, Casalicchio, Casalino, Casa Veronica, Castellaro, Cavallo, Ceriato, Grotta, Iggio, Mariano, Marubbi, Montanari, Pietra Nera, Pietraspaccata, Rigollo, Valico Sant’Antonio, Santini, Stuzzano, Varone, Vigoleni, Volpi.

I Romani fondarono i fundi (tenute agricole) di Carigenum (Careno), Gragnanos (Gragnano), Marianum (Mariano) e infine Luciliani (Lusignani) alle pendici del monte Santa Cristina. In seguito i Longobardi si stanziarono nella zona del castello, ove sono state rinvenute alcune vestigia dell’antico popolo. Nel 981 l’imperatore del Sacro Romano Impero Ottone II di Sassonia investì del feudo di Pellegrino, che elevò al rango di marchesato, l’obertengo Adalberto di Baden, che avviò la costruzione del castello; i suoi due figli Umbertino e Bertoldo diedero origine all’importante casata dei Pallavicino. Nei secoli seguenti il territorio fu più volte conteso dai parmigiani e dai piacentini. Proprio per pacificare i due fronti nel 1198 il cardinale Pietro Capuano, diacono di Santa Maria in Via Lata, si recò a Borgo San Donnino, ma mentre attraversava la valle dello Stirone fu assalito da Guglielmo Pallavicino di Oberto, che lo spogliò di tutte le sue sostanze; il cospicuo bottino consentì al marchese di ricostruire completamente il maniero, rendendolo a lungo inespugnabile. Il marchese Oberto II Pallavicino, feroce condottiero ghibellino, nel 1249 fu investito dall’imperatore Federico II di Svevia di numerosi castelli del Parmense, che costituirono il primo nucleo del potente Stato Pallavicino; sottomise inoltre i guelfi parmigiani che, non riuscendo a impadronirsi del castello, furono costretti a riconoscergli una pensione di 1000 lire imperiali. Nel 1428 le truppe del duca di Milano Filippo Maria Visconti, guidate dal capitano di ventura Niccolò Piccinino, ebbero la meglio sulle difese del maniero; il marchese Manfredo Pallavicino fu arrestato e costretto sotto tortura a confessare di aver congiurato contro il duca, che lo condannò a morte e incamerò tutti i suoi beni. Nel 1438 il feudo di Pellegrino, ridotto a contea, fu assegnato al Piccinino, che fortificò la rocca con una nuova cinta muraria; al conte succedettero i figli Francesco e Jacopo. Nel 1449 il condottiero Alessandro Sforza conquistò il castello, che nel 1472 fu acquistato da Gabriella Gonzaga, moglie di Corrado Fogliani, fratello per parte di madre del duca Francesco Sforza; il duca Galeazzo Maria Sforza elevò nuovamente a marchesato il feudo di Pellegrino e lo assegnò al cugino Lodovico Fogliani, al quale concesse inoltre la facoltà di aggiungere al proprio il cognome Sforza. L’ultimo marchese Giovanni Fogliani Sforza d’Aragona, privo di figli maschi, nel 1759 rinunciò ai propri feudi in favore di Federico Meli Lupi di Soragna, figlio di sua sorella; il marchesato passò alla sua morte al figlio Carlo, che nel 1805 fu costretto a rinunciare a Pellegrino a causa dei decreti napoleonici relativi all’abolizione dei diritti feudali. Il castello è in posizione dominante il borgo, innalzato originariamente nel 981 per volere di Adalberto di Baden, capostipite dei Pallavicino e ha seguito le sorti del borgo; passò nel 1817 ai Pettenati, che lo rivendettero durante la prima guerra mondiale spogliandolo di ogni arredo; utilizzato per anni come falegnameria, quindi passò nel 1990 all’imprenditore Camillo Catelli, che completò i lavori recuperando anche la cappella e la torre e arredò con mobili antichi le sale.

PAESI | S

SOLIGNANO – Valle Taro

◾VIDEO: Solignano

◾FRAZIONI: Barbieri, Boio, Bottioni, Canova, Carpadasco, Case Gabelli, Case Oppici, Castelcorniglio, Costa Pallavicino, Filippi, Fopla, Fosio, Marena, Massari, Masereto, Murolo, Oriano, Prelerna, Rubbiano, Specchio, Spiaggio.

Il territorio nell’Alto Medioevo fu concesso al capitolo della Cattedrale di Parma, tali diritti vennero confermati successivamente da Ottone II sulla fine del X secolo. In seguito il territorio passò sotto il controllo del marchese Bonifacio di Toscana, padre di Matilde di Canossa. Castello di Solignano: edificato a picco sulla val Taro intorno al 1000 per volere del Capitolo della Cattedrale di Parma, il castello fu concesso in enfiteusi a Bonifacio di Canossa nel 1039; assegnato nel 1249 al marchese Oberto II Pallavicino, fu attaccato invano nel 1405 dalle truppe di Ottobuono de’ Terzi; incamerato dal duca Filippo Maria Visconti nel 1441 e ceduto a Niccolò Piccinino nel 1442, fu riconquistato nel 1448 da Giovan Lodovico Pallavicino; completamente abbandonato dopo il XVI secolo, cadde in rovina; dell’antica struttura si conservano soltanto alcuni ruderi seminascosti dalla vegetazione. Castello di Castelcorniglio: edificato entro il 1226 a difesa della bassa val Ceno, controllata dai parmigiani, dalle ingerenze piacentine, il castello di Corniliolum passò successivamente al marchese Manfredo Pallavicino, figlio di Oberto; assegnato nel 1430 a Niccolò Piccinino, nel 1450 fu restituito ai Pallavicino di Scipione; acquisito dai conti Valeri alla fine del XVIII secolo e successivamente dai conti Rugarli, acquistato poi dalla famiglia Zanetti, che lo ristrutturò completamente. Castello di Prelerna: dipendente dal vicino maniero di Solignano, fu successivamente occupato dai marchesi Pallavicino; fu assegnato nel 1442 a Niccolò Piccinino; riconquistato nel 1448 da Orlando Pallavicino, fu in seguito abbandonato e cadde in degrado. Castello di Specchio: assegnato nel 1249 al marchese Oberto II Pallavicino, fu ceduto nel 1442 a Niccolò Piccinino, per tornare nel 1450 ai Pallavicino di Scipione; da tempo abbandonato e in rovina, fu acquisito dai conti Valeri alla fine del XVIII secolo e successivamente dai conti Rugarli; acquistato nella seconda metà del XIX secolo dalla famiglia Zanetti, se ne perse in seguito ogni traccia.

PAESI | T

TERENZO – Valle Taro

◾VIDEO: Terenzo

◾FRAZIONI: Bardone, Bocchetto, Boschi di Bardone, Campero, Cà Sana, Case Castellani, Case Cattani di Casola, Cassio, Castello, Castello di Casola, Cazzola, Cella di Palmia, Corniana, Fornace, Goiano, Lesignano Palmia, Lughero di Casola, Marzano, Ozzanello, Palmia, Puilio di Casola, Selva Castello, Selva del Bocchetto, Selva Grossa, Selva Stazione, Villa, Villa di Casola, Viola.

La prima testimonianza certa dell’esistenza di un insediamento abitato sul luogo dell’odierno Terenzo risale tuttavia soltanto all’11 giugno del 948, quando il re d’Italia Lotario II fece dono di “Treuntio” o “Trevuntio” al vescovo di Parma. Nel 1294 una catastrofica frana travolse e distrusse quasi completamente il borgo, all’epoca molto più esteso dell’attuale; il paese fu presto riedificato e già nel 1329 ospitò l’imperatore del Sacro Romano Impero Ludovico il Bavaro e le sue truppe di ritorno da Roma. Nel 1365 fu fondato all’interno del paese uno xenodochio per pellegrini e zoppi. Il borgo fu nuovamente distrutto nel 1552, quando per rappresaglia le truppe imperiali diedero fuoco alle abitazioni; si salvarono soltanto la chiesa di Santo Stefano, ricostruita in forme romaniche nel 1494, la casa dei frati e l’osteria. Nuovamente ricostruito, il paese fu in seguito assegnato ai conti Bajardi, che ne mantennero l’investitura fino al 1805, quando i decreti napoleonici sancirono l’abolizione dei diritti feudali. Il centro abitato di Terenzo cadde in crisi a partire dal 1808, quando furono avviati i lavori di costruzione della strada della Cisa per volere di Napoleone spostando il traffico di persone e merci dalla val Sporzana alla val di Taro, isolando Terenzo, che successivamente iniziò a spopolarsi. Castello di Selva Smeralda: Identificabile probabilmente col fortilizio di Niviano di Rosi, raffigurato nell’affresco di Benedetto Bembo della Camera d’Oro del castello di Torrechiara, il castello di Selva Smeralda apparteneva nel XIII secolo alla famiglia Draghi; conquistato in epoca imprecisata dai Rossi, che lo mantennero quasi ininterrottamente fino alla fine del XV secolo, fu in seguito acquisito dal colonnello Lorenzo Smeraldi di Parma; saccheggiato nel 1552 durante la guerra di Parma, il maniero, abbandonato dalla casata, rimase comunque in possesso ai conti Tarasconi Smeraldi fino al 1805; acquistato successivamente dalla famiglia Folli e poi dagli ungheresi Orbàn, fu completamente restaurato e trasformato in un agriturismo; oggi dell’antica costruzione si conservano quasi intatti il mastio e alcuni edifici in pietra adiacenti. Castello di Corniana: ceduto ai conti Rossi nel 1355, fu ricostruito in pietra agli inizi del XV secolo; confiscato nel 1635 dal duca Odoardo I Farnese, fu restituito a Scipione I de’ Rossi nel 1657, ma alienato per debiti nel 1666 alla Camera Ducale di Parma, che lo riassegnò nel 1689 ai marchesi Boscoli. Castello di Casola: appartenente all’epoca ai marchesi Pallavicino, dipendeva nel XIV secolo dal vicino castello di Ravarano; successivamente abbandonato, cadde in rovina già agli inizi del XVI secolo e nel 1568, sui ruderi del suo edificio principale, fu costruita la chiesa di Sant’Apollinare. Si conservano, sulla cima del rilievo nei pressi del centro abitato, alcuni resti della torre di avvistamento, rinvenuti alla fine del XX secolo con la riapertura del sentiero della via Francigena. Castello di Bardone: edificato per volere dei conti Rossi nel XIV secolo sulla sommità di un rilievo a pochissima distanza dal borgo di Bardone, il castello, dotato di un mastio centrale e di tre torri lungo la cinta muraria, alla morte del conte Pier Maria II nel 1482 passò di volta in volta ai figli e nipoti. Ereditato dai Rossi di Corniglio, fu incamerato nel 1593 dal duca Ranuccio I Farnese e assegnato nel 1667 ai conti Cantelli; nuovamente incamerato nel 1751, fu riassegnato nel 1781 ai conti Galantino, che lo mantennero fino al 1805. Castello di Palmia: edificato entro l’XI secolo per volere di una delle casate de Comitatu Parmensi, il castello di Palmia fu alienato nel 1054 da Alberto da Viarolo al suo familiare Rodolfo da Viarolo; pervenuto in seguito ai da Palmia, nel 1343 fu acquistato dai conti Rossi; assegnato nel XVI secolo ai conti Bajardi, che ne mantennero il possesso fino al 1805, fu radicalmente alterato nei secoli. Dell’antico importante maniero medievale sopravvive solo la parte inferiore di un torrione, all’interno di una corte in pietra sviluppata su due ali; al suo interno è conservato un affresco risalente al XV secolo.

TORNOLO – Valle Taro

◾VIDEO: Tornolo

◾FRAZIONI: Casale Valtaro, Santa Maria del Taro, Tarsogno

Occupato da insediamenti dei Liguri in epoca preromana, il territorio di Tornolo viene menzionato per la prima volta nell’XI secolo, in occasione della donazione del feudo da parte del vescovo di Piacenza alla chiesa di San Savino. Nei secoli successivi numerose famiglie vantarono diritti sul territorio: i Malaspina, i Fieschi e infine i Landi i quali lo incorporarono nello Stato Landi seguendone il destino quando nel 1682 fu ceduto da Andrea III Doria Landi ai Farnese. Ponte dei Priori: è un ponte in pietra sul fiume Taro costruito nella località di Santa Maria. Di origini medioevali consta di due arcate in pietra e di un pilone centrale rinforzato con bastioni a forma di triangolo. È situato appena a monte della confluenza nel fiume Taro del suo primo affluente: il torrente Tarola. Il ponte, soggetto alle piene rovinose del fiume, è stato più volte ristrutturato, già nel 1765 il priore Ferioli si prodigava nell’interesse degli abitanti affinché la seconda arcata del ponte venisse restaurata. L’ultimo intervento di consolidamento è stato realizzato nel 2010.

PAESI | V

VALMOZZOLA – Valle Taro

◾VIDEO: Valmozzola

◾FRAZIONI: Arsina, Branzone, Bondi, Carzia, Cascina, Casa Matta, Case Gatto, Case Lamini, Casella, Castellaro, Castoglio, Corrieri, Costa, Costadasino, Dongola, Galella, Granara, Groppo San Siro, La Valle, Lennova, Maestri, Mariano, Mercati, Mormorola (sede comunale), Pieve di Gusaliggio, Roncotasco, Rovere, Rovina, San Martino, San Siro, Sorbetta, Sozzi, Stazione Valmozzola, Tessi, Vettola, Case Croci, Oppiedolo, Padella, Casale, Vei Sotto, Vei Sopra.

La storia antica della Val Mozzola è legata alla storia della rocca di Gusaliggio del feudo degli Obertenghi, una delle principali dinastie del medioevo, dalla quale derivarono le famiglie Estense, Malaspina e Pallavicino. Secondo il manoscritto Historia Pallavicina, con atto datato all’anno 981 l’imperatore Ottone II concesse ad Adalberto I Pallavicino Gusaliggio e la Val di Mozzola. La rocca di Gusaliggio fece da teatro al prologo e al triste epilogo dell’avventura del feroce condottiero Oberto II Pallavicino. Guido Platoni, podestà di Gusaliggio e Val Mozzola, deve aver dato l’ordine al notaio Guglielmo Ferrario di Bardi di trarre copia del documento datato 26 luglio 1298 dalle imbreviature del notaio Gandolfo Ferrari. Si trattava della cessione in feudo di alcuni terreni situati a Tusca (Tosca) fatta da Ubertino Landi ai fratelli Antonio e Oberto di Tusca. In seguito il feudo passò ai marchesi Pallavicino di Pellegrino. Nel 1428 il capitano di ventura Niccolò Piccinino, per conto del duca di Milano Filippo Maria Visconti, conquistò il castello di Pellegrino e arrestò il marchese Manfredo Pallavicino, che sotto tortura confessò di aver congiurato contro il duca; quest’ultimo lo condannò a morte, incamerò tutti i suoi beni e nel 1438 ne investì il Piccinino. Nel 1450 la rocca di Gusaliggio fu riassegnata ai Pallavicino. Nel 1472 il duca di Milano Galeazzo Maria Sforza concesse il feudo di Val di Mozzola al cugino Lodovico Fogliani, al quale concesse la facoltà di aggiungere al proprio il cognome Sforza; il marchese, figlio di Corrado Fogliani d’Aragona e di Gabriella Gonzaga, era infatti marito di Margherita Pallavicino, ultima discendente della casata dei Pallavicino di Val di Mozzola. L’ultimo marchese Giovanni Fogliani Sforza d’Aragona, ambasciatore e capo del governo nel Regno di Napoli e viceré di Sicilia, non avendo discendenti diretti, adottò e nominò suo erede il nipote Federico Meli Lupi di Soragna, figlio di sua sorella Lucrezia. Federico assunse dunque il casato Fogliani Sforza d’Aragona e le dignità gentilizie dello zio materno. Nel 1805 il figlio Carlo fu costretto a cedere i suoi beni a causa dei decreti napoleonici relativi all’abolizione dei diritti feudali. La rocca di Gusaliggio fu poi acquistata dalla famiglia Conti, che dopo alcuni anni la smantellò, per realizzare nella vicina Pieve di Gusaliggio il palazzo di famiglia; quest’ultimo in seguito fu utilizzato quale sede del municipio di Valmozzola, prima del suo trasferimento agli inizi del XX secolo a Mormorola.

VARANO DEI MELEGARI – Valle Ceno

◾VIDEO: Varano dei Melegari

◾FRAZIONI: Al Monte, Bertinelli, Boccolo, Boschi, Case Rosse, Case Turni, Faeto, Fontanelle, Gallo, Il Monte, Le Aie, Legnago, Maneia, Mazzini, Molino, Montesalso, Ombasini, Pagano, Pecorini, Pianelli, Piani Riva, Ponte Dordia, Ponte Vetrioni, Pradarolo, Riviano, Scarampi, Serravalle, Vianino, Viazzano, Volta.

Verso il III secolo a.C. la zona ospitava alcuni insediamenti dei Liguri, che nel II secolo a.C. assorbirono la cultura dei Celti, dei quali si conservano i resti di una necropoli in prossimità della frazione di Vianino. L’arrivo dei Romani frazionò il territorio varanese nelle due diverse giurisdizioni di Parma e Velleia, che furono collegate alla vallata attraverso nuove strade; risale proprio all’età imperiale l’origine del nome di Varano, derivato dalla gens Varia, che era proprietaria di numerose terre nei pressi del torrente Ceno. Nel V secolo, in seguito al crollo dell’impero romano, la zona fu occupata dai Goti, ai quali subentrarono nel VI secolo i Longobardi. Nell’XI secolo l’importante famiglia dei Pallavicino estese i propri domini sulla zona, che fu inglobata nel vasto Stato Pallavicino, formalmente dipendente dal Sacro Romano Impero ma di fatto gestito in piena autonomia dai marchesi, che riedificarono il castello di Varano. Il maniero, strategico per la sua posizione, fu ricostruito nel 1208 per volere del Comune di Parma. Nel 1249 l’imperatore del Sacro Romano Impero Federico II di Svevia investì il marchese Oberto II Pallavicino del feudo di Varano. Nel 1405 Rolando il Magnifico entrò in guerra con i Rossi e i Terzi per il controllo di alcuni luoghi strategici della pianura parmense; il castello fu allora conquistato da Ottobuono de’ Terzi, che lo consegnò ai Visconti. Nel 1431 Rolando Pallavicino fu investito del feudo di Varano dal duca Filippo Maria Visconti. Nel 1480 il castello passò agli Sforza e fu subito alienato dal duca Gian Galeazzo al marchese Gianfrancesco I Pallavicino di Zibello. Nel 1526, alla morte del marchese Bernardino, il feudo fu frazionato tra i suoi due figli Pallavicino e Gian Francesco, i cui eredi si spartirono il territorio fino al 1588, quando lo Stato Pallavicino fu soppresso dal duca Alessandro Farnese, che ne annetté il territorio al ducato di Parma e Piacenza; i marchesi tuttavia conservarono il possesso del castello e mantennero alcuni privilegi sulla zona, tra cui la facoltà di promulgare leggi, amministrare la giustizia e nominare le cariche pubbliche. Nel 1782 morì l’ultimo marchese Ercole Pallavicino, arciprete della pieve di Cusignano, estinguendo il ramo di Varano della casata; tutti i suoi beni furono ereditati dai marchesi Bergonzi, che mantennero i diritti feudali fino al 1805, quando gli editti napoleonici sancirono la loro abolizione. Il monumento storico più importante di Varano de’ Melegari è il castello medievale, edificato originariamente forse nell’XI secolo, menzionato nella Cronaca Pallavicina del 1087 e ricostruito nel 1208 dai marchesi Pallavicino; caduto nelle mani dei Visconti agli inizi del XV secolo, il maniero fu fortificato e adeguato alle esigenze belliche dell’epoca; riconquistato da Rolando Pallavicino nel 1452, rimase all’importante casata fino al 1805, quando se ne impossessò la nobile famiglia Grossardi; acquistato dalla famiglia Levacher, nei primi anni del XX secolo fu restaurato internamente dall’ingegner Rolando Levacher; alienato alla famiglia Tanzi nel 1965, il castello fu acquistato nel 2001 dal Comune di Varano de’ Melegari che lo aprì al pubblico. Oltre alle numerose sale interne, la fortezza conserva le antiche prigioni, che nel 1442 ospitarono Annibale I Bentivoglio, liberato rocambolescamente il 6 giugno del 1443 da Galeazzo Marescotti e altri quattro guelfi bolognesi.

VARSI – Valle Ceno

◾VIDEO: Varsi

◾FRAZIONI: Baghetti, Bianchi, Busi, Casa Carnevale, Ca’ Pesatto, Casa Tron, Case Marianna, Contile, Corticella, Ferrè, Franchini, Golaso, Groppo, Lagadello, Leonardi, Lubbia Sopra, Lubbia Sotto, Manini, Marsaia, Michelotti, Minassi, Molinazzo, Peracchi, Peretti, Perotti, Pessola, Pietracavata, Pietrarada, Ponte Vetrioni, Rocca Barborini (Rocca Vecchia), Rocca Nuova, Scaffardi, Scortichiere, Sgui, Tognoni, Tosca, Villora, Volpi.

Il primo insediamento umano stabile di cui si conservano le testimonianze appartiene all’età del bronzo: nei pressi della frazione di Rocca si trovano i resti del villaggio protostorico di Groppo Predellara, sorto nel XVII secolo a.C. e abitato fino al 1200 a.C. circa. In epoca romana la zona della media val Ceno estesa fino a Bardi era detta pagus Salutaris, distretto cui appartenevano quelli che nella Tabula alimentaria traianea di Velleia sono indicati come saltus praediaque Varisto, ossia i boschi e i fondi di “Varisto” o “Varissio”, antico nome di Varsi. Nel 1445 Obietto Fieschi conquistò il maniero e lo assegnò in dote alla sorella Donella, che sposò il marchese di Fosdinovo Spinetta Malaspina. Negli anni seguenti il territorio fu conteso dalle famiglie Malaspina e Scotti e nel 1469 Galeazzo Sforza lo assegnò alla seconda; tuttavia nel 1473 i fratelli Tristano e Giovanni Scotti furono accusati di tradimento dal duca di Milano e i loro beni furono confiscati; il castello e le sue pertinenze furono poi acquistati dal conte di Fombio Alessio Scotti. Nel 1720 Varsi fu acquistata dai conti Rugarli, che ne mantennero la potestà fino all’abolizione dei diritti feudali sancita da Napoleone nel 1805 nell’ex ducato di Parma e Piacenza. Il castello dopo una breve parentesi di possesso da parte dei Malaspina, fu ceduto nel 1303 al conte di Fombio Giovanni Scotti, che lo ricostruì su un impianto quadrangolare, con torri angolari circolari e, all’interno, il mastio centrale, l’abitazione del castellano e la nuova pieve di San Pietro Apostolo; conteso tra il 1445 e il 1469 dalle famiglie Scotti e Malaspina, fu poi assegnato da Galeazzo Sforza alla prima; alienato nel 1720 ai conti Rugarli, dopo il 1805 il maniero fu acquistato dalla famiglia Corsini, alla quale seguirono gli Zanetti e infine i Moruzzi, attuali proprietari di un’ala residua; quasi completamente demolito verso la fine del XIX secolo, oggi rimangono dell’antico forte solo tre torri angolari, il corpo posteriore abitativo, modificato nel XX secolo, e l’ala centrale a esso perpendicolare, realizzata nel XVIII secolo. Castello di Golaso: edificato originariamente forse già nel VI o VII secolo, fu trasformato intorno al XVI o XVII secolo in una signorile casa-forte tardo-rinascimentale, sede di una tenuta agricola; acquistato in epoca imprecisata dai conti Rugarli, fu alienato agli inizi del XIX secolo alla famiglia Corsini, tuttora proprietaria dell’ampia struttura. Castello di Pessola: edificato probabilmente intorno alla metà del XIII secolo da Armando da Pessola, fu da questi alienato nel 1271 al Comune di Piacenza; acquisito successivamente dai marchesi Pallavicino di Pellegrino, fu assegnato nel 1348 a Niccolò Piccinino; concesso in feudo nel 1472 a Ludovico Sforza Fogliani, fu ereditato nel 1759 da Federico Meli Lupi di Soragna; abbandonato da tempo, cadde in completa rovina fino alla sua completa scomparsa tra il XIX e il XX secolo. Città d’Ombria: posizionata nei pressi della frazione di Tosca all’interno di una faggeta alle pendici del monte Barigazzo, Città d’Ombria è un sito archeologico di origine ancora non completamente chiara; fondato probabilmente tra il III e il II secolo a.C. dai Liguri o dagli Umbri, l’insediamento fu quasi certamente fortificato nel VI o VII secolo dai Bizantini; le rovine, rinvenute durante una campagna di scavi condotta nel 1861 dall’archeologo Alessandro Wolf, appartengono, secondo le indagini svolte nel 2012, alla seconda fase costruttiva; si conservano i resti di due tratti delle mura di cinta e la base quadrata di un torrione d’angolo, mentre sono scarsissimi i reperti provenienti dall’interno della città.

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