
È posta sul passo di collegamento tra la Valle Staffora e la Val Borbera, con possibilità di scendere in alcuni paesi della Val Boreca. Un tempo esisteva un piccolo rifugio, importante per i viaggiatori che percorrevano le strade della Via del Sale. Nel dopoguerra, è stato costruito un capiente albergo (poi restaurato), che ingloba anche una chiesetta dedicata a San’Anna. Fausto e la sua famiglia ci accolgono sempre con un sorriso, con una bevanda o un pasto caldo.
Passo di importanza secondaria ma deve il suo nome alla antica Via dei Feudi Imperiali che qui veniva chiamata anche Via della Salata. Collega la Val Sisola (Borbera) alla Val Vobbia ed è la porta per Genova passando per la Crocetta di Orero.
Dopo il Colle di Cadibona è il valico più basso dell’Appennino Ligure per il collegamento tra la riviera Ligure e l’entroterra. Costituisce il collegamento tra la val Polcevera e la valle Scrivia, antico valico al pari della romana Via Postumia, nonchè punto focale di questo itinerario. Con il valico di Trensasco è la porta per Genova. Da qui parte la via per il Santuario della Vittoria, proveniente da Savignone, e che dal passo del Pertuso porta alla via del torrente Secca.
Si trova sulla antica Via del Sale chiamata “Via dei Feudi Iperiali” (o Via della Salata). Posto tra la val Polcevera e la valle Bisagno, divisa in tante frazioni, costituisce di fatto l’entrata in Genova.
Il colle è posto a quota 1050 m s.l.m. lungo la Strada provinciale SP 73 che collega il passo del Turchino con San Pietro d’Olba, attraversando l’alta valle del torrente Orba. Fino all’epoca moderna il colle era chiamato Giovo di Masone, oggi questo è indicato sulle mappe, al bivio per Cappelletta di Masone. La reale altitudine del valico però, se si considera il vecchio sentiero che risale da Arenzano e Crevari attraverso il passo della Gava, è di 1061 m s.l.m. ed è quella riportata in alcune carte IGM. Si può arrivarci dal Cian de Toe.
Ampia sella pianeggiante sullo spartiacque principale appenninico, posta tra il Bric Prato d’Ermo e il Bric Marino. Il termine “giovo” (dal latino iugum) è molto frequente nell’Appennino settentrionale, col significato appunto di passo o valico.
Luogo di passaggio dei mulattieri che percorrevano la Via di Marcarolo o Cabanera. Nei pressi si trova la Pietra del Grano un grande masso presso il quale nel medioevo si incontravano mercanti provenienti dalle regioni padane per scambiare grano (da cui il nome del luogo) e vino con i mercanti figuri che fornivano loro i prodotti tipici della costa (principalmente sale e olio). La via (Cabanera o Marcarolo) proveniva dalle Capanne di Marcarolo
Posto tra il Bric Geremia e il Passo del Turchino era un piccolo passaggio lungo la Via del Sale in alternativa al Giovo di Masone. Porta di accesso per la località di Canellona e per la località di Voltri.
Viene da pensare che per raggiungere Libarna si dovesse passare per la Valle Scrivia, passando per l’attuale Passo dei Giovi. Il Giustiniani riteneva passasse dai Giovi puntando poi per la Valle Scrivia, quindi da Ronco, Isola del Catone, Arquata, Libarna e Serravalle. Il Tacchella ipotizza una via anteriore sul tracciato che conosciamo (Fiaccone, Libarna), ed una via posteriore attraverso la Valle Scrivia, differenziando quindi una via di crinale con una di fondo valle.
Quando i commerci dalle Capanne di Marcarolo si spostarono ai centri della pianura, quali Tortona, Piacenza e Milano, le piste più frequentate raggiungevano direttamente il valico di Crocetta d’Orero da vari luoghi. Il tracciato che da Righi arriva a Trensasco è quello di maggior impatto paesaggistico poichè costeggia le antiche mura di Genova ai piedi delle imponenti fortificazioni costruite tra il Settecento e l’Ottocento: il Castellaccio, il Puin e il Forte Diamante ai piedi del quale, al Passo Giandino, è ancora visibile l’antico selciato della mulattiera. In alcune mappe recenti è indicato come Gandino.
Un valico storico poiché passava la romana Via Postumia, fatta costruire nel 148 a.C. dal console romano Postumio Albino e una delle Vie del Sale. La strada fu aperta nel 1585 su un tracciato di valico diverso da quello dell’antica Via Postumia. Nel 1771 il doge Giovanni Battista Cambiaso ammodernò il tracciato della strada, che fu resa idonea al passaggio di carri e carrozze per tutta la sua estensione da Sampierdarena a Novi Ligure: la strada, fu quindi anche detta “Via Cambiagia”. La strada perse importanza in seguito alla costruzione della regia strada dei Giovi aperta nel 1823P. punto di incontro della SP160 proveniente da Voltaggio e la genovese SP5, siamo quindi sullo spartiacque tra la regine Piemonte e Liguria monumento a Coppi e Cappella ricovero. Al passo è presente un’area attrezzata per la sosta, dalla quale si gode di una splendida veduta dei monti circostanti e del Mar Ligure. Da qui passa, oltre alla Alta Via dei Monti Liguri anche il Sentiero Europeo E/1. Data la quota, il passo è caratterizzato da nebbie fitte durante il periodo autunnale e nevicate frequenti nel periodo invernale. Caratteristico il fenomeno della galaverna, una sorta di gelo che aderisce ai rami degli alberi, aumentandone progressivamente volume e peso sino alla loro rottura e conseguente distacco.
Il passo si trova sullo spartiacque ligure-padano, a 674 metri sul livello del mare, tra l’alta val Bisagno e l’alta valle Scrivia. È un passo storicamente molto importante, dato che vi transitava la strada statale 45 di Val Trebbia che collega Genova a Piacenza. Per molti secoli ha rappresentato il confine fra la Repubblica di Genova ed il Principato di Torriglia. Veniva usato come transito dei mulattieri sulle antiche Vie del Sale.
E’ un valico dell’Appennino Ligure posto a 926 m s.l.m., crocevia tra la val d’Aveto, la val Trebbia e la val Fontanabuona. Sul Passo transita la Alta Via dei Monti Liguri. E’ noto perchè in prossimità del passo nascono il Malvaro e, soprattutto, l’Aveto, un affluente del Trebbia.
Dal Monte Penice al Monte Alpe il passo è breve: ci si arriva dai Tre Passi dalla via più facile che parte proprio dietro il sentiero di fianco all’Oratorio dell’Ospedaletto. Posto sul crinale che proviene dal Monte Penice, dà vita, attraverso la Costa d’Alpe sul quale transita il sentiero omonimo, alle dorsali delle valli dell’Oltrepò Pavese collinare. Dal monte si gode la vista sulla Val Tidone e sulla Valle Staffora con vista sui Monti Penice, Alfeo, Lesima, Chiappo, Ebro, Boglelio e Giarolo, in un’infinita foto panoramica. Le notizie e la storia che riguardano il monte sono legate profondamente alla Riserva Naturale costituita per salvaguardare il territorio, la fauna e la flora di questo luogo davvero unico. Legato da un breve crinale che parte dalla Costa d’Alpe, il Monte Calenzone (1151 m) volge verso la Val Tidone tra i boschi attorno a Zavattarello e al piccolo, ma panoramico anfiteatro su Romagnese, chiusa, dall’altro lato della Val Tidone, dalla Costa di Lazzarello fino al Monte di Pietra Corva.
Dal Passo del Bozale passava un’antica mulattiera che collegava Chiavari e la Val d’Áveto, e che cadde in disuso solo quando fu aperto il valico stradale della Forcella. Sul passo si trova la piccola Cappella del Bozale.
Si trova sulla antica “Via di Marcarolo”, una delle più antiche vie commerciali tra l’Oltregiogo e la Lombardia. Il Giustiniani, al principio del XVI secolo pone in risalto il fatto che alle Capanne di Marcarolo “si fa quasi ogni giorno mercato tra Genoesi et Lombardi”. Esattamente ai piedi del Monte Orditano dove, ai suoi piedi, si trova la Colla di Praglia, strada che unisce le Capanne di Marcarolo alla Val Polcevera attraverso Campomorone-Pontedecimo.
E’ un valico appenninico posto tra il comune di Masone e il comune di Mele oltrepassato dalla strada provinciale 456 del Turchino che collega Isola d’Asti a Genova Voltri attraverso Acqui Terme. Il toponimo del colle, con tutta probabilità riprende quello del monte Turchino, un’altura di 672 m che divide le valli dei torrenti Gorsexio e Ceresolo dalla valle Stura. L’importanza del passo del Turchino, come via di comunicazione tra mar Ligure e pianura piemontese risale quindi a tempi relativamente recenti e, con la strada carrozzabile del Turchino, la ferrovia e l’autostrada, si pose di diritto come via di accesso al mar Ligure.
Il punto è importante: dalla nostra sinistra arrivano la Via del Mare e il sentiero E7. Dritti a noi prosegue la AV e il Sentiero Europeo E1. Non possiamo però farci scappare la possibilità di fare pochi passi a destra per la vetta del Monte Lavagnola. Sulla piccola cima si trova un grande cippo eretto in ricordo sia ai partigiani che ai combattenti della Repubblica di Genova che scacciarono l’invasione Asburgica e Sabauda. Stiamo parlando del 1747. La panchina ci permette di godere del panorama.
Sul passo si trova una cappelletta, il Rifugio Monte degli Abeti e una fontana. Si incrocia la larga sterrata che proviene, da sinistra, dal Lago delle Lame e prosegue verso Borzonasca.
luogo di unione di molti sentieri e sterrate tra cui, le più importanti la sterrata che proviene dal Passo del Chiodo e il sentiero che risale alla vetta del Monte Penna. maestosità della Foresta del Monte Penna
Il valico veniva considerato già al tempo dei Romani come limite tra il sistema alpino e il sistema appenninico, perché in questo tratto dello spartiacque l’abbassamento della catena montuosa, che nella zona ha carattere uniforme. Nonostante fosse già stato sfruttato dagli 8.000 soldati di Magone Barca nel corso della seconda guerra punica durante la ritirata dell’esercito cartaginese dalla pianura padana del 203 a.C], la prima vera strada di valico fu aperta dal console romano Marco Emilio Scauro nel 109 a.C, la via Aemilia Scauri. Già all’epoca della campagna d’Italia di Napoleone Bonaparte (1796-1797) sul colle sorgevano alcune fortificazioni. I francesi allargarono la strada che oltrepassa il valico e costruirono sotto la bocchetta una galleria di circa 300 metri, il cui ingresso nord è posto alla quota di 435 m s.l.m.. Nella seconda metà degli anni ottanta del XIX secolo venne realizzato sul colle un sistema di sbarramento con la costruzione di una serie di forti (complesso difensivo della Tagliata e del forte di Altare), oggi abbandonati: forte Tecci e forte Cascinotto, entrambi sul versante alpino del passo. Sul forte Tecci venne aperto nel 1889 l’Osservatorio meteorologico-sismico della fortezza di Altare.
Il passo di Fregarolo è un passo secondario ma deve la sua importanza al fatto che si trova sulla via antica del Gifarco (o Cifarco). Collega l’alta val d’Aveto con l’alta val Trebbia tra le frazioni di Casoni di Fontanigorda e di Cabanne di Rezzoaglio sul versante padano della città metropolitana di Genova.